Alzheimer – Lo zucchero può causare degenerazione cerebrale e demenza

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Consumare cibi ad alto indice glicemico, come lo zucchero e carboidrati raffinati, danneggia il cervello aumentando il rischio di Alzheimer e demenza

In Italia sono almeno 600.000 i malati di Alzheimer senza contare coloro che soffrono delle altre forme di demenza. Secondo l’ADI (Alzheimer’s Disease International) nel 2015 oltre 9,9 milioni di nuovi casi di demenza ogni anno, cioè un nuovo malato ogni 3,2 secondi. [1]

La principale causa di questo enorme aumento viene attribuita all’aumento dell’età media della popolazione ma se analizziamo più nel dettaglio molte altre motivazioni più profonde emergono. Già avevamo parlato di come l’esposizione all’alluminio, presente in molti farmaci, vaccini, cibi e metodi di cottura, sia stato scientificamente legato all’insorgenza del morbo di Alzheimer. [2]

Avevamo già parlato anche come alcuni farmaci, le benzodiazepine, comunemente utilizzati per l’insonniaansia e disturbi depressivi, aumentano il rischio di demenza e accelerano il declino cognitivo, come mostrano i risultati di uno studio francese che osserva come basta usarli per più di 3 settimane per danneggiare il cervello e aumentare il rischio di Alzheimer dell’80%. [3]

Ma quello che riguarda ancora di più tutta la popolazione è il consumo di dolci, pane, pasta, zucchero ed altri cibi ad alto indice glicemico. Il collegamento tra lo zucchero e il morbo di Alzheimer è stato già identificato nel 2005, quando la malattia è stata provvisoriamente soprannominata “diabete di tipo 3”. A quel tempo infatti i ricercatori avevano scoperto che il cervello produce l’insulina necessaria per la sopravvivenza delle cellule cerebrali, ma una proteina tossica chiamata ADDL rimuove i recettori per l’insulina dalle cellule nervose, rendendo così i neuroni resistenti all’insulina, e come le ADDL si accumulano, la memoria comincia a deteriorarsi. [4]

Molti ricercatori hanno addirittura definito l’Alzheimer come uno stato avanzato del diabete tipo 2. inoltre i diabetici hanno un rischio raddoppiato di sviluppare la malattia di Alzheimer. Un nuovo studio condotto da ricercatori della Albany University di New York, mostra che il morbo di Alzheimer potrebbe essere la fase finale del diabete di tipo 2. Il Dott. Edward McNay che ha condotto lo studio ha affermato:

“Le persone che sviluppano il diabete devono realizzare che questo è qualcosa di più che controllare il loro peso o la loro dieta. E’ anche il primo passo sulla strada del declino cognitivo. In un primo momento non saranno in grado di tenere il passo con i loro figli mentre giocano, ma nel giro di 30 anni non li potranno nemmeno riconoscere”. [5]

Infatti il 70% delle persone che hanno il diabete tipo 2 sviluppano nel corso degli anni l’Alzheimer. In un altro studio recente, 7 ricercatori hanno utilizzato le scansioni cerebrali per osservare 150 persone di mezza età che erano a rischio di Alzheimer, ma non mostravano segni di esso, in via preliminare dello studio. Le scansioni del cervello hanno rivelato che una maggiore resistenza all’insulina è stata collegata a meno zucchero in parti chiave del cervello, spesso affette dal morbo di Alzheimer. [6] L’insulina è l’ormone che aiuta il corpo ad usare lo zucchero presente negli alimenti che mangiamo, e lo converte in energia o lo immagazzina. L’insulino-resistenza è quando la risposta del corpo ad un livello normale di ormone si riduce, creando un bisogno di più insulina. Insomma anche se c’è insulina non si riesce a far entrare lo zucchero nelle cellule. Questo è importante nella malattia di Alzheimer, perché nel corso della malattia c’è una progressiva diminuzione della quantità di zucchero nel sangue utilizzato in alcune regioni del cervello. Le regioni cerebrali finiscono con sempre meno zucchero e quindi non riescono più a svolgere processi complessi, come la formazione dei ricordi.

Quello che deve essere chiaro è che il consumo di zucchero e cibi ad alto indice glicemico stimola l’insulino-resistenza e quindi danneggia il cervello.

L’insulino-resistenza spesso precede il diabete e può essere dovuta a fattori genetici, ma si verifica spesso con l’obesità, aumento di peso, lo stress e la sedentarietà. La dieta gioca un ruolo cruciale perché gli alimenti ad alto indice glicemico inducono dei picchi di livelli di glucosio nel sangue, che necessitano di una drastica risposta insulinica. Picchi troppo alti e frequenti possono portare a insulino-resistenza. Il consumo di cibi ad alto indice glicemico danneggia quindi il cervello, la memoria e le funzioni cognitive come dimostrato in uno studio pubblicato su Neuroscience. [7]

Un studio pubblicato sul New England Journal of Medicine dimostra che anche un lieve aumento della glicemia, un livello di circa 105 o 110, è associato ad un elevato rischio di demenza. [8] Il dottor Perlmutter ritiene che un livello di zucchero nel sangue di 92 o superiore è troppo alto, e che il livello ideale di zucchero nel sangue a digiuno è intorno a 70-85, con 95 come massimo.

Secondo il Dr. David Perlmutter, famoso neuroscienziato autore di “The Grain Brain” il consumo di cereali raffinati danneggia il cervello causando infiammazione e afferma che la nozione che il cervello abbia bisogno di zucchero è una notizia vecchia. Il grasso, in particolare i corpi chetonici, sono il vero carburante per il cervello che è infatti composto per almeno il 60% da grassi. Infatti uno studio ha valutato l’efficacia terapeutica dei corpi chetonici nel trattamento dell’Alzheimer. [9]

Consigli per trattare l’Alzheimer

  • Rimuovere tutti gli zuccheri e farine raffinate
  • Assumere grassi sani (olio di oliva, olio di cocco, omega 3, avocado)
  • Consumare cibi biologici dato che alcuni pesticidi possono causare danni cerebrali
  • Rimuovi il glutine (contenuto in grano, farro, orzo, segale) e i latticini che possono causare permeabilità intestinale e quindi danni al sistema nervoso
  • Fai esercizio fisico che abbassa l’indice glicemico ed allontana l’insulino-resistenza

Riferimenti
[1] Sanità: ricerca Censis-Aima, 600.000 i malati di Alzheimer in Italia, il 18% vive da solo con la badante
[2] University of British Columbia: L’alluminio è strettamente legato al morbo di Alzheimer
[3] ANTIDEPRESSIVI – ANSIOLITICI: Dopo 6 mesi aumentano il rischio di Alzheimer dell’80%!
[4] Alzheimer’s — A Disease Fed by Sugar
[5] How Alzheimer’s Could Be Type 2 Diabetes
[6] Association of Insulin Resistance With Cerebral Glucose Uptake in Late Middle–Aged Adults at Risk for Alzheimer Disease
[7] Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility
[8] Glucose Levels and Risk of Dementia
[9] Ketone bodies as a therapeutic for Alzheimer’s disease

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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Commento su questo post

  1. franco romano says:

    ho letto tutto il programma estato molto interesante grazie del avertimento

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