Apre il Supermercato che vende solo prodotti sfusi! No imballaggi No spreco!

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supermercato senza imballaggi

Si chiama Original Unverpackt e purtroppo per ora si trova solo a Berlino, in questo speciale supermercato il cibo è venduto solo ed esclusivamente senza alcun tipo di imballo, i clienti si portano direttamente i loro contenitori e buste, prendono e pagano solo quello che acquistano e che effettivamente gli serve.

All’interno del supermercato non vi sono i prodotti delle grandi marche ma solo alimenti di provenienza regionale e, nella maggior parte dei casi, biologica. Le fondatrici Sara Wolf e Milena Glimbovski, che l’hanno realizzato grazie ad una raccolta fondi, dicono che il merito è della crescente domanda di prodotti e servizi che si occupano di sostenibilità.

Un segnale importante non solo per un impatto ecologico e ambientale, ma anche educativo alimentare, ovvero tutto quello che è sfuso non è prodotto da grandi industrie e quindi a lunga conservazione, il che vuol dire che non ha neppure chimica additiva per il mantenimento.

Un nuovo modo di fare la spesa all’insegna del necessario e del rispetto dell’ambiente: la presenza dei dispenser permette infatti di scegliere la giusta quantità di prodotto senza lasciarsi influenzare dal packaging e dai nomi dei grandi marchi ma privilegiando la qualità ed evitando gli sprechi di cibo. Allo stesso tempo il non utilizzo di confezioni permette di ridurre il numero di imballaggi che sono difficili da riciclare, ridurre i costi del prodottoe risparmiare le materie prime e la quantità di acqua ed energia adoperate per la loro produzione.

Il Food Wastage Footprint, uno studio pubblicato dalla Food & Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO) sull’impatto che ha lo spreco di cibo e i rifiuti alimentari su clima, terra, acqua e biodiversità, stima che l’impronta ecologica globale dei rifiuti alimentari è equivalente a oltre 3 miliardi di tonnellate di CO2 e polveri sottili inquinanti.

Sono convinto che presto questo modo di fare la spesa si diffonderà in tutto il mondo: tutti siamo più attenti alla qualità e alla provenienza dei prodotti e preferiamo acquistare merce locale non trattata piuttosto che cibi industriali contenenti chissà cosa e prodotti chissà dove. Il nostro Pianeta ci ringrazierà: meno pesticidi, erbicidi, sostanze plastiche, inceneritori e discariche, e quindi acqua, aria e terra più pulite e sane e quindi un uomo più forte.

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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50 Commenti su questo post

  1. Alberto Diaz cool

  2. finalmente…

  3. Marisa Faion says:

    Design in pui… ah gli italiani….

  4. Marisa Faion says:

    Design in pui… ah gli italiani….

  5. Io ho aperto un negozio di vendita sfusa….niente imballaggi e niente sprechi…..

  6. Io ho aperto un negozio di vendita sfusa….niente imballaggi e niente sprechi…..

  7. e pensare che un tempo anche i nostri mercati erano cosi,io abitando in terni classe 1968,da figlio ricordo bene che si andava con la cosi detta “sporta”busta robusta e capiente forse in canapa,il pane si metteva sempre nello stesso sacchetto,c’erano i barattoloni di spezie legumi ecc.. e con un oggetto tipo quello che ci si prende il mangime dai sacchi che fungeva anche da misura venivi servito,il tutto si metteva in un trasportino a rotelle

    • Donata says:

      Sì, io lo ricordo ancora meglio di te, dato che ho 4 anni di più 🙂 Tutti i negozi dovrebbero essere così, altroché! 🙂

      • h says:

        peccato che meno imballaggi hai più spreco hai di prodotti alimentari

  8. e pensare che un tempo anche i nostri mercati erano cosi,io abitando in terni classe 1968,da figlio ricordo bene che si andava con la cosi detta “sporta”busta robusta e capiente forse in canapa,il pane si metteva sempre nello stesso sacchetto,c’erano i barattoloni di spezie legumi ecc.. e con un oggetto tipo quello che ci si prende il mangime dai sacchi che fungeva anche da misura venivi servito,il tutto si metteva in un trasportino a rotelle

  9. e pensare che un tempo anche i nostri mercati erano cosi,io abitando in terni classe 1968,da figlio ricordo bene che si andava con la cosi detta “sporta”busta robusta e capiente forse in canapa,il pane si metteva sempre nello stesso sacchetto,c’erano i barattoloni di spezie legumi ecc.. e con un oggetto tipo quello che ci si prende il mangime dai sacchi che fungeva anche da misura venivi servito,il tutto si metteva in un trasportino a rotelle

  10. Vediamo se stavolta ce la fanno

  11. Purché sia assicurata l igiene..

  12. Rosi Abbate says:

    Esiste a Palermo. ?

  13. A Roma è un orrore vedere le TASTATINE che ogni donnina dà a frutta e verdura per sentire se è matura… non pensano che così facendo danneggiano il prodotto…

  14. per quello lo fanno anche se è confezionata….l’importante che mettono il guanto ….

  15. dopo 2 mila anni.. era ora

  16. Marina Bella says:

    Anch’io non sopporto quando non si usano i guanti!!!

  17. Marina Bella says:

    Anch’io non sopporto quando non si usano i guanti!!!

  18. un’ottima soluzione. Ma bisognerebbe imporre per legge che gli imballaggi dovrebbero essere uno solo e dello stesso materiale, e riciclabile

  19. Ho sentito che a Palermo l’hanno aperto!

  20. Sino alla fine degli anni 60 a fare la spesa si andava con le borse di tela e l’unica cosa che veniva incartata era la carne e il formaggio (nella famosa carta gialla..). Per il pane si usava una borsa speciale fatta di cotone. Per il latte si andava con il pentolino di alluminio da 1 lt.
    .
    .
    .
    …..e poi arrivò la plastica..

  21. Il male di questo secolo è che c’è troppa igiene..

  22. Rosi Abbate says:

    Grazie Caterina A G Nicodemo

  23. Rosi Abbate says:

    E ha rovinato tutto

  24. Da piccola andavo a fare la spesa così. E fin ora da noi esiste Bio Spajz dove ancora ti pesano i cereali, noci etc.

  25. Certo che se i pacchettini li aprono i commessi per far vedere che sono sfusi, e’ una presa in giro…
    La legislazione italiana va controcorrente, i supermercati non possono aprire gli ortaggi davanti al pubblico ma lo devono fare a negozio chiuso e sigillarli in pacchetti. Anche i B&B devono fornire tutte monodosi sigillate persino l’olio…
    La cosa più scandalosa sono le bottiglie di acqua minerale soprattutto quelle piccole e che contengono acqua di scarsa qualità.

  26. Be certo meglio qualche tossinfezione .. Soprattutto per anziani .. Malati .. Bambini ..

  27. Dan Arapaima says:

    Ne esiste uno simile in Italia, con diversi negozi a Torino, uno a Roma, e non so in quali altre città. Si chiama “Leggero” e sarebbe una grande idea.. Se non fosse che ha prezzi spropositati.

  28. i guanti…. mica siamo a COMO… siamo a ROMA. Voi quante ne contate che li mettono? io mi trovo sempre da sola e voi?

    • Linda says:

      No, io abito in una cittadina del Veneto e qua li mettono tutti, sì è immediatamente ripresi, altrimenti

  29. Peccato che sia a…Berlino…

  30. Allora siamo in due! Spesso ci guardo e quelle più indisciplinate sono proprio le vecchiette quelle che per scegliere una mela tastano tutta la cassetta e per aprire la bustina di plastica si leccano le dita…non posso litigare con il mondo! Ormai non dico più nulla!!

  31. Ritorno al passato

  32. Davide Nuvoli says:

    Penso che su molte cose possano già intervenire direttamente i consumatori senza dover necessariamente aspettare che anche nella propria città arrivi questo genere di distribuzione. Se i clienti sono già muniti di sportine o di contenitori per alimenti, come nell’articolo sopra, è già possibile chiedere al negoziante di non utilizzare contenitori usa e getta o sportine. Il negoziante ne sarà sicuramente felice sia per l’ambiente che per il risparmio che si porta anche al cliente. Cose che i nostri nonni facevano e fanno tutt’ora…

  33. san says:

    guarda che nei paesi la verdura e la frutta si vende , nei mercati, SFUSA…. SOPRATTUTTO QUI A SUD

  34. Maria Angela says:

    PESA LA SPESA
    Primo negozio in Sicilia di prodotti alimentari sfusi alla spina.
    Via Vittorio Veneto, 24 Milazzo (ME) .

  35. Ula says:

    E’ aperto da circa un anno! Siamo sempre così in ritardo? Sicuramente un esempio positivo da seguire.

  36. mauro says:

    Esistono in italia gia da anni.
    http://www.negozioleggero.it

  37. Giuseppe says:

    Praticamente un fruttivendolo solo un po’ più figo. Mannaggia quanto siamo polli…

  38. Flavia says:

    Il principio può essere buono ma in pratica non é appicabile a tutti gli alimenti. I rischi di contaminazione sono ben più gravi del rischio chimico dell imballaggio stesso che è sottoposto a cogenza normativa Reg. CE 1935/04. Ci vuole più riciclo e più controllo sui produttori di packaging, formazione e informazione. Demonizzare il packaging e sottovalutare gli effetti del no packaging anche rispetto ad un Haccp é un approccio sbagliato. Suggerisco di informarsi bene prima di scrivere certo articoli Riccardo Lautizi

    • Norberto Fumagalli says:

      E io che ho un’ industria di packaging, ora che faccio? Mando tutti a casa?

  39. Barbara Branzanti says:

    Banane in Germania,la chiamiamo frutta a km 0????? Per favore…….e poi non ho capito,la frutta e la verdura imballata viene dalle grandi industrie?!?! Cioè? quando vai dall’agricoltore a comprare le fragole le vende dentro a cestini di plastica per alimenti, quando compri la verdura dall’agricoltore la mette in cassette di plastica o di legno……gli imballaggi sono necessari in molti casi. Gli agrumi bio sono venduti nelle reti, anche questi agrumi provengono dalle grandi industrie? Io abito in Romagna e molti negozi a vendita sfusa sono nati e tanti già’ chiusi.

  40. Certo che non tutto si può vendere sfuso.
    Produciamo panettoni artigianali senza conservanti che hanno una durata massima di 30 giorni.
    Per questo riusciamo a rifornire solo le piccolissime pasticcerie della città di Milano.
    Potremmo servire anche altre piccole realtà in tutta italia ed Europa ma diventa difficile la logistica.
    In ogni caso quel tipo di prodotto si secca al contatto con l’aria, indipendentemente dalla presenza di conservanti.
    Quindi non è per forza che tutto ciò che è insacchettato è industriale!
    E poi come diceva qualcuno prima, se la roba arriva insacchettata e viene spacchettata dai commessi la sera o prima di aprire, è una bella presa per i fondelli….

  41. Lorenzo Bianchi says:

    La mia compagna ha aperto da tre anni un negozio (Le Sfuse) a Gavirate in provincia di Varese, alimenti Bio e, per quanto possibile, km zero. Bilancio: grande fatica per stare a galla, scelta di ridurre progressivamente i prodotti sfusi perché i clienti preferiscono i prodotti già confezionati. Possibilmente anche già cucinati…ti accorgi del fatto che, passato l’entusiasmo iniziale, le persone tornano a soluzioni “fast”, alla faccia della riduzione dell’impatto sull’ambiente ecc. Bisogna crederci,non mollare la presa, ma quanta fatica!

    • dioni says:

      Ciao Lorenzo, grazie per la tua condivisione. Purtroppo hai ragione, finché non c’è un risveglio di coscienza non si è sensibili all’importanza di una vera alimentazione, all’ambiente e a sostenere progetti come il tuo invece di dare soldi alle multinazionali che invece si basano sull’uso smodato di pesticidi, deforestazione e sfruttamento dell’ecosistema. Buona fortuna e un abbraccio!

  42. valeria says:

    si ma io lo vedo bene per i detersivi per esempio. perchè un flacone di plastica ti dura anche anni e lo puoi riempire ogni volta senza che il prodotto abbia danni. O anche per shampoo, balsami, etc. Questo diminuirebbe molto i rifiuti in plastica. Ma per gli alimenti ho dubbi… la data di produzione, le scadenze, tenere gli alimenti senza involucro magari non è il massimo, cambiano o si deteriorano prima . mah i dubbi sono molti

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