L’acufene è un disturbo uditivo che si manifesta come una sensazione acustica, in alcuni casi molto fastidiosa, avvertita anche se apparentemente nessuna sorgente esterna l’abbia generata. E’ avvertito sotto forma di fischi, ronzii, fruscii, sibili e altri innumerevoli suoni e può interessare un solo orecchio, entrambi o più genericamente può essere localizzato al centro della testa. L’acufene è solitamente registrato alle frequenze uguali o superiori a 3000 Hz con un’intensità compresa tra 3-5 dB. Dati diffusi dal Ministero della Salute nel gennaio 2014, stimano che circa il 10% della popolazione nazionale abbia esperienza diretta di questo tipo di fastidio, con maggiore concentrazione per la popolazione di età compresa tra i 45 e i 75 anni di età.

 

Classificazione

L’acufene è solitamente un fenomeno soggettivo, tale da non poter essere misurato oggettivamente. La condizione è spesso valutata clinicamente su una semplice scala da “lieve” a “catastrofico” in base agli effetti che esso comporta, come ad esempio l’interferenza con il riposo e il e sulle normali attività quotidiane.

Se viene individuata una causa di fondo, il suo trattamento può portare a miglioramenti. In caso contrario, in genere si ricorre ad un approccio psicologico e psicoterapico come attestato da alcuni articoli dal 2013 ad oggi.

L’acufene si distingue in oggettivo e soggettivo:
– L’acufene oggettivo è una condizione in cui i rumori sono generati all’interno del corpo e trasmessi all’orecchio, per esempio attraverso lo spasmo del muscolo tensore della membrana timpanica. È una condizione rara e generalmente il trattamento è riconducibile ad una causa effettiva.
– L’acufene soggettivo come le allucinazione acustiche sono, invece, un fenomeno fantasma.
Questo disturbo, d’altra parte, consiste in una percezione acustica disorganizzata di vario tipo. I rumori all’interno dell’orecchio possono essere percepiti come unilaterali, bilaterali o all’interno del cranio.

La classificazione spesso proposta fra acufeni oggettivi e soggettivi in base alla possibilità di oggettivare (cioè di registrare direttamente con strumenti biomedici, la presenza di acufeni) non appare sufficientemente realistica, in quanto a oggi non esiste ancora, tranne che in rarissimi casi, tale possibilità. Altri propongono, in quanto più rispondente alle differenti possibilità terapeutiche, la suddivisione degli acufeni in audiogeni (o endogeni) e non audiogeni (o esogeni): infatti le moderne tecniche di valutazione della funzionalità uditiva permettono di rilevare anche minime alterazioni dell’apparato uditivo e di tracciare correlazioni attendibili con la presenza di acufeni.

– Gli acufeni audiogeni sono quelli ad alta probabilità di insorgenza da un danno o una disfunzione dell’apparato uditivo a livello della chiocciola o delle vie nervose uditive: in questi casi l’orecchio registra e trasmette rumori provenienti patologicamente dal proprio interno.

– Gli acufeni non audiogeni sono quelli che originano in patologie e disfunzioni situate al di fuori dell’apparato uditivo, in altri organi o apparati, come quello vascolare, muscolare, articolare, che vengono solo percepiti dall’orecchio come può fare un semplice microfono e quindi trasmessi al sistema nervoso.

 

Possibili cause

L’acufene (o tinnitus) non è classificabile come una malattia, ma è considerabile come una condizione che può derivare da una vasta pluralità di cause.

Le cause possono essere, nella fattispecie, di origine:

  • Neurologica (come ad esempio la sclerosi multipla);
  • Vascolare;
  • Traumatica;
  • Derivante da disturbi dell’ATM;
  • Infezioni (in particolare dell’orecchio medio e interno);
  • Stress emotivo;
  • Allergie (in particolari di origine nasale, che potrebbero compromettere il drenaggio di fluidi quali muco e catarro e determinare così un ristagno nell’orecchio medio e nella tromba di Eustachio).

Dalle evidenze scientifiche si consta che i meccanismi neurofisiologici coinvolti nella patogenesi dell’acufene sono molteplici e coinvolgono diversi substrati anatomo-fisiologici. La causa esatta e la neurofisiopatologia dell’acufene sono ancora idiopatiche (sconosciute).

 

Possibili nuovi approcci farmacologici

Un farmaco è allo studio e potrebbe essere approvato a breve: OTO-313 è una formulazione di N-metil-D-Aspartato (NMDA) attualmente in fase di sviluppo per il trattamento dell’acufene.

L’acufene è spesso descritto come un ronzio nelle orecchie, ma può anche suonare come un ruggito, un clic, un sibilo. Le persone con acufeni gravi possono avere problemi di udito, di concentrazione, di lavoro e di sonno.

Al momento non esiste una cura per l’acufene e non esistono farmaci approvati dalla FDA per il trattamento di questa condizione debilitante. Dati clinici storici ed emergenti forniscono supporto per la valutazione degli antagonisti dei recettori NMDA, compresa la gaciclidina, per il trattamento dell’acufene.

L’obiettivo del programma OTO-313 è di sviluppare una formulazione di gaciclidina ad esposizione prolungata che fornirà un ciclo di trattamento attraverso una singola iniezione intratmpanica (IT).

Uno studio clinico di Fase 1 sulla sicurezza è stato completato con successo utilizzando OTO-311 senza che si siano osservati problemi di sicurezza.

 

Trattamenti

Gli acufeni sono attualmente curabili in una percentuale elevata dei casi, anche se disporre di cure non vuol dire poter garantire la guarigione definitiva, essendo comunque possibili recidive come per molte patologie mediche non chirurgiche.

Oggi le principali risorse per la cura dei sintomi dell’acufene sono rappresentate dalle tecniche riabilitative (quali la Tinnitus Retraining Therapy , TRT), da trattamenti farmacologici mediante neurofarmaci, da trattamenti che mirano alla risoluzione dell’idrope cocleare  e recentemente anche con esercizi di rilassamento e “pressori” specifici, di sovente prescritti dagli otorinolaringoiatri.

Trattamenti complementari che potrebbero avere un riscontro attendibile sono l’agopuntura e le terapie manuali, le quali hanno le facoltà di poter valutare attentamente clinicamente le possibili relazioni e implicazioni esistenti tra i sintomi riportati e le condizioni del soggetto. Numerosi studi sono tutt’oggi in corso per poter comprovare le reali possibilità di un approccio integrato. Importante sarà la collaborazione tra otorinolaringoiatra, odontoiatra, psicologo e terapista manuale, con l’obiettivo comune di ristabilire una corretta fisiologia acustica e vestibolare.

Riferimenti Scientifici

1) Guidelines for the grading of tinnitus severity, su otohns.net. URL consultato il 31 dicembre 2009 (archiviato dall’url originale il 24 giugno 2010).

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4) Daniele Manfredini. “Tinnitus in Temporomandibular Disorders Patients: Any Clinical Implications From Research Findings?” Evid Based Dent. 2019 Mar;20(1):30-31. doi: 10.1038/s41432-019-0012-y.

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