Alimentazione e dipendenza: “Una tira l'altra”.

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Quali i fattori alla base di una dipendenza alimentare?


Una patatina tira l’altra, come le ciliegie, ma soprattutto come altri cibi pieni di grassi: non  si riesce a limitarli e si continua a mangiare.
La voglia continua di un particolare cibo e la sua ricerca spasmodica dipendono da fattori psicologici e puramente chimici, ovvero la loro composizione.
La dipendenza può essere fisica e psichica, e qui si delinea anche il problema obesità.

La dipendenza è  collegata a fattori psicologici e crea una forma di dipendenza simile a quella da fumo, alcol, droghe.

Come agisce il cibo?


I circuiti nel cervello relativi alla sensazione di fame, all’appetito e al desiderio di cibo vengono correlati agli ormoni prodotti nel corpo.
Quindi, la maggior parte delle persone molto stressate mangiano in eccesso, cercando nel cibo la soluzione per sentirsi meglio, ed è accertato che avere a disposizione cibo desiderabile ci fa sentire meglio. Questo probabilmente è anche parte del problema alla radice del fenomeno dell’obesità.

La compulsiva ricerca del piacere, guidata dall’eccessivo funzionamento della regione del cervello, è regolata dalla dopamina, un neurotrasmettitore i cui livelli aumentano prima e durante un’attività piacevole.

I percorsi della dopamina collegano il sistema limbico,( che si occupa delle emozioni),  con l’ippocampo, che invece è responsabile della memoria.


In questo modo, le attività piacevoli vengono collegate a ricordi intensi e allettanti.
Il problema sorge quando il ricordo e il desiderio di ripetere l’attività piacevole (in questo caso rappresentata dal cibo), prendono il sopravvento sulla libertà di scelta nella vita della persona.
Quando la dopamina sale oltre i limiti, rompe i freni inibitori: la funzionalità dei lobi frontali, responsabili del controllo e della forza di volontà, è ridotta in chi soffre di dipendenza, con il risultato di avere un rinforzo del comportamento disfunzionale.

A cosa è legato il desiderio di ripetere l’attività piacevole, legata all’assunzione di particolari cibi?

La risposta sta nella produzione di un ulteriore neurotrasmettitore: SEROTONINA.
E’ uno dei più importanti neurotrasmettitori (canale di comunicazione del cervello) che regola anch’esso il desiderio di cibo, senso di sazietà (l’appetito) , l’umore, il sonno, il dolore, l’aggressività, l’ansia e molto altro.

 

Se da un lato sale la dopamina, dall’altro scende la serotonina.
Quando questa sostanza non è presente nei livelli adeguati, nel nostro inconscio nasce il desiderio di cibi che entrano velocemente nel circolo sanguigno sottoforma di zuccheri, come ad esempio i carboidrati ad alto indice glicemico (IG) e tutti gli alimenti raffinati (pane bianco, pasta, dolci, patatine, cracker, caramelle, cereali, bibite dolci, pasta, dolci, succhi di frutta…).

La serotonina è legata all’insulina e al triptofano, in quanto l’insulina fa sì che il triptofano entri nel cervello e che poi si trasformi in serotonina per farci sentire bene.

 

 

Parallelamente alla produzione ormonale esiste anche un collegamento con l’assunzione di determinati cibi (patatine, pop corn, noccioline, cioccolatajunk food) che scatenano in chi li assapora il bisogno di averne ancora e ancora…
Alcuni di questi sono veri e propri “agenti di carica” ( mi piace definirli così), o più propriamente “comfort food” in quanto sono capaci di creare dipendenza, assuefazione,influenzare il cervello, e regalare effimere sensazioni di piacere, convalidando il nesso sussistente tra cibo ed emozioni.

E’ stato provato come cibi ad alto contenuto di grassi,  aumentano il desiderio di consumarne continuamente e sempre di più, e sembrerà strano, ma anche i cibi a basso contenuto di grassi o addirittura senza grassi, provocano la medesima risposta.
Sono identificati anche come carboidrati complessi e sono ricchi di zucchero.
Tra questi:  pane, pasta, cereali, che solitamente sono senza grassi, subiscono un processo di raffinazione in modo da avere un gusto estremamente piacevole, tale da mantenere la morbidezza e renderli Caboidrati ad alto IG.
Tutti i cibi sottoposti a raffinazione hanno una digestione brevissima perciò entrano immediatamente nel sangue, aumentando velocemente l’insulina e regalandoci effimere sensazioni di benessere.

Dieta a basso contenuto di grassi o senza grassi= carboidrati ad alto IG= insulina elevata= eccesso di peso.

 

Perchè le Diete Falliscono - La Cruda Verità

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(la maggior parte delle informazioni sono state elaborate dal libro citato sopra)

Quali sono i cibi che creano dipendenza?

Dipendenza da Cibo

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Due grandi categorie:

1)      Cibi naturali :

–          Sottocategoria:

 a) Innocui:

  • Le patate, insieme a pomodorini e broccoli, creano una sorta di dipendenza perché questi alimenti  contengono solanina e alfa-cachonina, che favoriscono l’azione dell’acetilcolina, sostanza chimica vitale per la formazione della memoria.
    le patatine fritte sembrano creare una vera e propria dipendenza.
  • Fave: contengono LDopa, che rilascia dopamina. Si potrebbe dire di essere “dopati” nel senso stretto del termine
  •  Acqua: diminuisce la produzione degli ormoni dello stress oltre ad avere le rinomate funzioni vitali, depurative ed essenziali nei processi metabolisici-fisiologici.
  • Cereali : rilasciano lentamente il glucosio, carburante del cervello, assicurando maggiore autonomia.
  • Alimenti nervini: caffè e cioccolata.                 

–>  Caffè: trasmette dopamina, che stimola l’attenzione e provoca sensazioni gratificanti (ma alla lunga può provocare stati ansiogeni), ma  può provocare ed enfatizzare ancora di più stati infiammatori o creare stati di tachicardia o insonnia in chi è più è predisposto.

→ Cioccolato: è un neurostimolante e contiene componenti che contribuiscono ad accrescere il buon umore, hanno proprietà calmanti e distensive.
Risaputo però il suo effetto ingrassante nonostante le proprietà antiossidanti ed equilibratori della pressione arteriosa, soprattutto per quanto riguarda la tipologia FONDENTE.

–          Sottocategoria b) Tossici: zucchero!!

Ci gratifica; regala all’insulina un picco straordinario.
Ma tutte le cose che vanno in alto sono destinate a riscendere, e lo stesso vale per il nostro umore, l’efficienza, la dinamicità.

è     Meglio non abbuffarsi di alimenti contenenti zuccheri raffinati, di dolci da forno, creme pasticciere, dolciumi fritti, perché sono difficili da digerire, ci rendono sonnolenti, e per niente operativi.

2) Junk food:

dolci, salatini e tentazioni di gola, soprattutto quando si è molto stanchi, assonnati o insonni.
L’attitudine ad abbuffarsi, quando si accumulano ore di sonno, è stata riscontrata dall’ American Academy of Sleep Medicine.

Dal confronto tra risonanze magnetiche di volontari abituati a una dieta sana: la privazione di  sonno, protratta per qualche giorno consecutivo, ha innescato l’attrazione per cibi  generalmente non consumati nell’alimentazione quotidiana.
La ricerca spiegherebbe perchè alcune persone che conducono una vita irregolare, non prestando attenzione al buon risposo notturno, siano più predisposte al sovrappeso legato a una dieta sbilanciata.

Perché ci si sofferma sui cibi pieni di grassi?     


Il Dipartimento Drug Discovery and Development dell’Istituto italiano di Tecnologia, con uno studio atto a capire i motivi che risiedono dietro a questa dipendenza.
In base a quanto dimostrato, non sono tanto gli zuccheri e le proteine contenuti in questi alimenti, ma sono gli endocannabinoidi ad avere un ruolo fondamentale sulla voglia dei cibi grassi.
Mangiare cibi grassi è come farsi una canna!

L’assunzione di grassi, fin da quando il gusto viene percepito in bocca, fa partire un segnale che arriva al cervello e da lì torna all’intestino sotto forma di stimolo per produrre endocannabinoidi (composti simili a quelli presenti nella marijuana).

Gli endocannabinoidi, a loro volta, inviano al cervello segnali volti a richiedere l’assunzione di altri grassi.
Un circolo vizioso che chiarisce perché il desiderio possa essere difficilmente soddisfatto.

Per riportare un esempio pratico : se mangiamo un paio di patatine fritte, queste sembrano non saziarci mai e viene un’incredibile voglia di mangiarne ancora, è colpa di queste sostanze. È un po’ come se la patatine fritte fossero una sorta di droga.

Alimenti e genetica. Cosa dice la nutri genomica?

Andando un po’ sulla nutrigenetica (alimentazione correlata al DNA) sembra che la passione delle popolazioni europee per cibi grassi e alcol è scritta nel DNA.

È quanto dimostra uno studio elaborato dall’università scozzese di Aberdeen e pubblicato sulla rivista “Journal of Neuropsychopharmocology”, dove viene spiegato che questo “interruttore genetico“, contenuto all’interno del DNA europeo, rende letteralmente irresistibili i cibi gustosi e grassi, il vino e la birra.

La proprietà di questo interruttore, infatti, è proprio quella di spegnere o accendere il gene Galanina che si trova nell’ipotalamo, ovvero una delle parti più importanti del nostro cervello, quella che regola l’appetito.

“Negli europei questo interruttore funziona troppo e quindi ci induce a consumare grassi e alcol oltre la giusta misura.
Gli asiatici invece, nel proprio DNA possiedono una versione più tranquilla di questo interruttore. E quindi, a tavola riescono a non farsi travolgere dalle tentazioni e a mantenere un certo controllo”.

Nutrigenomica, Gruppi Sanguigni e Dieta

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Infine…

Abbiamo sempre sentito e ripetuto frasi del genere: “ ma io non posso fare a meno del pane! E mi piacciono le patatine!”
Sfortunatamente ci sono ancora troppe persone che credono di non poter fare a meno di questi cibi.

Ma non è vero! Accade solo perchè la chimica vitale non è ottimale.
La sola dipendenza è costituita dalla volontà di curare se stessi mangiando cibi che aumentino la serotonina. Tutto accade a livello subcosciente.
Il circolo vizioso si attiva quando ci sentiamo depressi, irritabili, ansiosi, stressati, facili all’ira, stanchi e cerchiamo un sollievo emotivo.
La maggior parte di noi non sa perchè desidera dolci al cioccolato, maccheroni al formaggio, patatine fritte, bagel oppure caffeina e alcol.
Diamo semplicemente per scontato il fatto di essere deboli, dipendenti o senza forza d volontà. Non è vero!

E’ solo l’effetto collaterale dei bassi livelli di serotonina.

Il segreto sta sempre nell’equilibrio.

Dott.ssa Valeria Crea

 

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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