L’antica cura autentica per la depressione

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La depressione è un’epidemia globale ed è dovuta al fatto che la vita in questa società è deviata rispetto alla nostra evoluzione genetica. La depressione è una delle maggiori cause di suicidio, con più di un milione di vittime ogni anno in tutto il mondo. In Italia circa 2 milioni di persone soffrono di depressione, e questo dato cresce di generazione in generazione.

Questa patologia priva le persone del sonno, dell’energia, del desiderio sessuale e le rende incapaci di godere dei piaceri della vita. Stephen Ildari, autore del libro: ”The depression cure” afferma che questa malattia distrugge il desiderio di amare, lavorare, giocare eliminando così la voglia di vivere. Se trascurata potrebbe arrecare danni permanenti al cervello. Inoltre può mandare in tilt il circuito di dolore del cervello al punto che molti dei pazienti di Ildari parlano della depressione paragonandola a tormento, angoscia e tortura guardando alla morte come ad un “mezzo per sfuggirne”. Lui stesso lo racconta in un intervento al “Ted Talks”.

Ma la depressione non è una malattia “naturale” non è un male inevitabile per l’essere umano. Egli sostiene che, come molte altre malattie, sia una conseguenza del forte stress, dell’industrializzazione, di una incompatibilità dello stile di vita moderno con la nostra evoluzione genetica.

Secondo i suoi  studi questo disturbo è il risultato di un prolungato stato di stress. Il nostro cervello in condizione di stress innesca alcuni meccanismi di difesa, che ai nostri antenati servivano per affrontare predatori e altri pericoli. Queste situazioni dovrebbero risolversi in tempi brevissimi.

“Il problema per molte persone nel mondo occidentale è la risposta del corpo allo stress, che va avanti per settimane, mesi e persino anni. Quando questo succede risulta estremamente tossico” Stephen Ildari

Vivere delle situazioni di stress continuo come la maggior parte degli esseri umani  risulta dannoso per via di alcune neuro-sostanze come la dopamina e la serotonina che possono portare disturbi del sonno, danni cerebrali e indebolimento immunitario.

La civiltà moderna è la causa della depressione

Gli epidemiologi hanno stilato una lunga lista di patologie correlate allo stress, definendole: “malattie della civiltà”. Malattie come

  • asma
  • diabete
  • arteriosclerosi
  • allergie
  • obesità
  • cancro

si sono diffuse in tutto il mondo, ma sono praticamente assenti nelle popolazioni aborigene. In uno studio su duemila Kaluli, popolazione aborigena della Nuova Papua Guinea, è stato riscontrato un solo caso di depressione. Perché? La causa è lo stile di vita dei Kaluli identico a quello dei nostri antenati cacciatori/raccoglitori nel periodo, durato circa due milioni di anni, prima dell’avvento dell’agricoltura.

Ildari afferma:

“Il 99,9% dell’esperienza umana si è sviluppata in un contesto di tipo raccoglitori/cacciatori, la maggior parte delle pressioni selettive che hanno plasmato il nostro genoma lo hanno ben addestrato a quello stile di vita.”

Considerando un esistenza umana di circa 3 milioni di anni, a partire dal periodo in cui l’homo habilis iniziò ad utilizzare strumenti in pietra, il nostro genere ha subito drastici cambiamenti ambientali circa 12000 anni fa con l’inizio dell’agricoltura e 200 anni fa con la rivoluzione industriale. Sempre secondo quello che egli sostiene, la nostra specie ha dovuto far fronte a ciò che lui chiama “mutazione ambientale radicale”.

A differenza dell’ambiente, completamente mutato, il nostro genoma è rimasto essenzialmente quello di 200 anni fa, in pratica otto generazioni, un tempo troppo breve per adattamenti genetici significativi.

Tra i geni che trasmettono le informazioni per la “costruzione” dei nostri corpi, cervello, ecc… e l’ambiente in cui viviamo, vi è una mancata corrispondenza. Non siamo “progettati” per una vita sedentaria, sempre al riparo, isolati socialmente, schiavi dei fast-food, privati del sonno da un ritmo frenetico come quello della vita moderna.

L’antica cura per la depressione

Ildari, non contrario alle cure farmacologiche, è dell’idea che tutti gli antidepressivi dovrebbero essere gettati nella spazzatura.

L’uso di questi farmaci è aumentato del 300% negli ultimi 20 anni, senza arrestare la crescita del tasso di depressione. Un americano su nove, di età superiore ai 12 anni, è in cura con farmaci antidepressivi mentre uno su cinque confessa di aver pensato di farne uso.

La sua soluzione è un cambiamento dello stile di vita. Sostiene di aver ottenuto risultati, al di là delle sue più rosee aspettative, seguendo il suo programma in sei punti:

  1. Esercizio
  2. Acidi grassi Omega3
  3. Luce solare
  4. Sonno
  5. Non rimuginare
  6. Socialità

L’esercizio fisico è la medicina più potente per la depressione

Ildari sostiene che i risultati dell’esercizio sulla depressione sono così grandi che se potessero essere trasformati in un pillola… sarebbe la pillola più costosa al mondo. Il problema è che circa il 60% degli italiani non compie nessun tipo di attività fisica. Ma lui non gliene fa una colpa e punta il dito sulle lunghe giornate lavorative, le responsabilità domestiche e la famiglia. Chi ha il tempo o l’energia di andare in palestra? Egli afferma anche che l’esercizio fisico in palestra non è naturale.

Siamo progettati per una fisicità attiva che persegua un obbiettivo e non per correre sulla ruota del criceto.

I raccoglitori/cacciatori, quotidianamente, dedicavano quattro o più ore ad attività fisiche vigorose. Ma se gli aveste chiesto se si fossero allenati vi avrebbero risposto di no. Questo perché per loro sarebbe stato assurdo… Loro vivevano!

“Se metti un topo su di un tapis roulant… Si accovaccerà rischiando di ferirsi”. “Quando vedi un tapis roulant ascolta la parte del tuo cervello che ti urla di non farlo, tanto non ti porterà da nessuna parte!”

Se non puoi raccogliere le tue bacche, noci e andare a caccia egli consiglia di camminare a ritmo sostenuto, magari in compagnia di un amico, per quaranta minuti tre volte a settimana. Funziona meglio dello zoloft (antidepressivo) e se lo sia fa nella natura è ancora più potente. Ed è la stessa conclusione del Dott. Soresi.

La mancanza di connessioni sociali autentiche è una delle maggiori cause di depressione

Una delle maggiori cause della depressione è l’assenza di connessione sociale all’interno della famiglia. Abbiamo mille possibilità di connessione, ma siamo sempre più distanti, isolati davanti al nostro schermo. E aggiunge:

“I nostri antenati cacciatori/raccoglitori trascorrevano tutte le giornate in compagnia dei propri cari.”

Purtroppo la depressione ci porta all’isolamento, e la solitudine non fa altro che aggravare la situazione.

“Resistete alla tentazione di isolarvi” esorta Ildari “quando si é malati l’organismo ci esorta a ritirarci e riposare, questo va bene se abbiamo l’influenza. Nei casi di depressione é la scelta peggiore che si possa compiere”.

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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4 Commenti su questo post

  1. teresa says:

    Grazie mille!

  2. Interessante articolo.

  3. anna.g says:

    nel mio paese e pieno di persone deppresse, ma nessuno gli aiuta,
    anzi li isolano, dove amore pace e libertà.

    salut da anna

    • dioni says:

      Purtroppo oggi per qualunque cosa ti riempiono di farmaci, non riuscendo a capire quello che davvero c’è dietro ogni cosa..

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