Babywearing: cos’è e perchè è utile a mamme e bambini

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Il Babywearing, ovvero la pratica di “portare i bambini addosso”, è ben lungi dall’essere soltanto un modo comodo di trasportarli. Rientra, infatti, in un più ampio quadro di pratica educativa e di accudimento ad alto contatto, in cui il genitore si pone in un atteggiamento di ascolto e di disposizione accogliente e proattiva nei confronti dei bisogni del figlio. Il piccolo trova in tal modo risposta immediata ai suoi bisogni primari di contatto, calore, nutrimento, affetto con effetti benefici sullo sviluppo psicofisico e relazionale.

Il Babywearing, cioè il “portare i bambini addosso” con fasce o altri supporti porta bebè, non è soltanto un modo comodo di tras-portarli. Si tratta, in primis, di una pratica antica e da sempre usata in molte culture nel mondo per spostarsi insieme ai propri bambini in modo pratico e sicuro. Ma oggi rappresenta anche una vera e propria modalità di cura e maternage adatta a crescere i propri bambini. Modalità che, qui in occidente, nell’ultimo decennio sta godendo di una riscoperta e di una decisa rivalutazione.

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A mio avviso, il portare i propri figli a contatto non può essere inteso e sopratutto praticato come una moda. E’ piuttosto un modo di relazionarsi, di mettersi in ascolto dei bisogni del proprio bambino.

Per portare non basta indossare la fascia e infilarci il bambino. E’ consigliabile fare un percorso echiedersi cosa vuol dire essere portato per un neonato e per l’adulto stesso, a quali bisogni risponde la pratica del portare e per quali ragioni è cosi importante il contatto. E’ un’occasione per tornare bambini e chiedersi come ci sarebbe piaciuto essere accuditi, soprattutto per noi che facciamo parte di quella generazione degli anni ’60 e ’70  cresciuta nella cultura del distacco e della separazione. Portare, per certi aspetti, è faticoso. Non tanto a livello di fatica fisica, ma piuttosto di disponibilità: la mamma dopo aver fatto spazio nel suo ventre durante la gravidanza fa posto al nuovo arrivato sul suo corpo, nella sua mente, nel suo cuore.Questo contatto intimo tra mamma e bambino, in una dimensione di rispetto, di ascolto, di gradualità, aiuta la conoscenza reciproca e il crearsi di quel legame che tanto più è forte tanto meno doloroso e difficile sarà il distacco.

Quella in cui oggi ci troviamo a vivere è una cultura “a basso contatto”. Pian piano e in contro-tendenza, si sta riscoprendo il valore e l’importanza di un approccio “ad alto contatto” che riconosce, rispetta e risponde diversamente ai bisogni di ciascuno. In quest’ottica, il genitore si pone in atteggiamento di ascolto e disposizione rispetto ai bisogni primari del figlio. E il bambino, da parte sua, trova risposta immediata ai suoi bisogni di contatto, calore, nutrimento e affetto con risvolti positivi sul suo sviluppo psicofisico e relazionale.
Il ritorno all’essenzialità è un trend cui stiamo assistendo in diversi settori della nostra realtà quotidiana, e il Babywearing è un esempio di questa tendenza…

Sempre più mamme si avvicinano a questa pratica, si assiste ad un ritorno ad un modo più naturale di crescere i figli, dove per naturale intendo ritorno alla natura, alle origini. Come spiega bene Esther Weber nel suo libro Portare i piccoli, il cucciolo d’uomo è fatto per essere portato, non solo a livello anatomico, ma anche a livello comportamentale e emotivo.

Portare i Piccoli

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Questo libro cerca di aiutare i genitori a capire perché sia importante portare i loro figli, fornendo dati scientifici, studi e ricerche che complementano il comune buon senso che ci porta sin dalla nascita a voler proseguire quel rapporto così pieno e soddisfacente che abbiamo cominciato a tessere con il bambino già in grembo.

Quali sono i vantaggi del “portare” per mamme, papà e bambini?

“Portare i bambini” è un atto di accudimento naturale e istintivo. Questo è  dimostrato da diverse caratteristiche osservate sia nel bambino che nella madre che inducono a ritenere che il neonato si sia adattato, nel corso dei secoli, alla condizione di “portato”. Secondo questa visione, il “portare” è il comportamento biologico della nostra specie in risposta ai  bisogni di protezione, calore e nutrimento della prole. E’ la soddisfazione di questi bisogni primari che garantisce una crescita ottimale dei cuccioli. E i vantaggi di questa pratica sono numerosi per entrambi, portato e portatore.

Per il neonato l’essere portato (in braccio o con uno supporto porta bebè che ne rispetti la fisiologia) significa sperimentare innanzitutto l’esperienza del continuum e soddisfare il bisogno primordiale di prossimità con la madre durante l’esogestazione. Il cucciolo d’uomo, infatti, nasce immaturo e da lei fortemente dipendente. Grazie al Babywearing, il neonato può sperimentare sensazioni molto simili a quelle vissute nel ventre materno: contenimento, calore, rumori familiari, movimento ritmico, nutrimento. Tutte sensazioni che contribuiscono al suo benessere e che lo predispongono ad un corretto e fisiologico sviluppo.

Il neonato, inoltre, riceve stimolazioni visive, uditive, cinestesiche filtrate dalla vicinanza dell’adulto. Questa condizione favorisce uno sviluppo psicofisico ottimale per il piccolo, che può così partecipare alla vita sociale della famiglia nel rispetto delle esigenze e degli spazi di ciascuno. Inoltre, con questa “intima” vicinanza, la madre impara a riconoscere immediatamente i suoi segnali e ad essere in empatia con lui, soddisfandone prontamente i bisogni.

Il portatore (colui che porta il bimbo: la mamma, il papà o la persona che accudisce il piccolo) ha le mani libere e può dare la giusta dose di attenzioni ai fratelli o portare a termine le proprie incombenze quotidiane con più semplicità. Questo, oltre all’evidente risvolto pratico, è dovuto al fatto che i bambini portati, sentendosi al sicuro, sono sereni, piangono meno e si addormentano facilmente.

Concludo facendo notare che “portare” favorisce la costruzione, la crescita e la sperimentazione del legame di attaccamento con mamma e papà, grazie alla sicurezza e alla fiducia risultati della vicinanza fisica, emotiva e comunicativa. Soprattutto per i padri, il Babywearing è un’ottima occasione per sperimentarsi, sentirsi importanti, partecipare ai nuovi bisogni della famiglia e costruire un legame affettivo col proprio bambino fin dalla nascita.

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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