Negli ultimi anni si è parlato spesso di microbiota, la nostra “flora intestinale”, composta da miliardi di batteri, virus , lieviti, che abita principalmente nel nostro tratto gastrointestinale. La correlazione con l’insorgenza del cancro al seno è sempre più evidente.

Non solo quando siamo in equilibrio con il nostro microbiota stiamo meglio, ma addirittura una sua alterazione (quella che viene chiamata disbiosi) può peggiorare patologie già in atto, come appunto il cancro al seno.

Disbiosi e aggressività del tumore

Il microbiota influenza l’aggressività del tumore: è quello che ha scoperto un team di ricerca americano, studiando l’intestino dei topi con carcinoma mammario (il cancro al seno) che esprime recettori per gli estrogeni. I topi sono stati bombardati con farmaci per alterare il loro microbiota. Quello che è emerso apre sicuramente la strada a nuovi studi sul collegamento tra cancro al seno e salute del microbiota e chissà, magari a nuove frontiere terapeutiche e diagnostiche.
I ricercatori hanno infatti potuto constatare che un microbiota alterato può rendere il cancro al seno più aggressivo e non solo, potrebbe anche favorire l’aumento delle metastasi, cioè quelle cellule che si staccano dal tumore e finendo in circolo possono portare alla crescita di altri tumori in altri organi.

Lo studio [1] è stato portato avanti dagli scienziati della Scuola di Medicina dell’Università della Virginia che sono giunti alle loro conclusioni bombardando i topi con potenti antibiotici, alterando così profondamente il loro microbiota e causando un’infiammazione sistemica (cioè in tutto l’organismo) e nel tessuto mammario. A causa di questa infiammazione le cellule tumorali hanno così mostrato una maggiore capacità di diffondersi ai linfonodi e ai polmoni, che sono uno dei siti principali in cui il cancro al seno tende a svilupparsi e proliferare. Ovviamente ora questa correlazione andrà dimostrata anche negli esseri umani, ma è sicuramente un punto importante dal quale partire per studiare a fondo il nostro rapporto con i microrganismi con i quali conviviamo.

Il rapporto con il sistema immunitario

Non è la prima volta che si parla di cancro al seno e microbiota: in una rewiew del 2018 [2] gli autori hanno evidenziato come l’infiammazione cronica promossa dalla disbiosi, alteri il rapporto tra morte cellulare e proliferazione cellulare (meccanismo cruciale nella cancerogenesi) e anche nel controllo della risposta del sistema immunitario. Ad esempio i Lactococcus possono modulare l’immunità stimolando l’attività citotossica delle cellule natural killer (NK), fondamentali nella risposta alla malattia. [3]

Altre ricerche hanno sottolineato una possibile riduzione delle funzioni metaboliche del microbiota e l’indebolimento del sistema immunitario del paziente, che farebbe così più fatica a contrastare la malattia. [4]

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Il ruolo degli estrogeni

Nel 2011 Plottel and Blaser [5] hanno studiato l’“estrobolone”, l’insieme dei geni dei batteri che popolano il nostro intestino e i cui prodotti sono responsabili del metabolismo degli estrogeni e dei metaboliti. Un’alterazione del microbiota/estrobolone porta ad alti livelli di estrogeni (e metaboliti) circolanti, aumentando quindi il rischio di cancro al seno (che esprime recettori per gli estrogeni). Il microbiota è infatti direttamente implicato nel metabolismo degli estrogeni, che vengono prima metabolizzati nel fegato, e poi escreti nel lume gastrointestinale con la bile, dove vengono de-coniugati dalla beta-glucoronidasi batterica, e riassorbiti come ormoni liberi attraverso la circolazione entero-epatica, arrivando così ai vari organi bersaglio, come appunto il seno. Sono coinvolti in questo meccanismo soprattutto le famiglie Clostridium e Ruminococcaceae.

Altri metaboliti simili agli estrogeni possono essere prodotti anche da reazioni ossidative e riduttive nell’intestino e da una sintesi indotta di fattori di crescita legati a questi ormoni, che potrebbero avere un potenziale cancerogeno. [6]
Inoltre, la β-glucuronidasi batterica potrebbe partecipare al metabolismo di alcuni xenobiotici (sostanze estranee all’organismo) e / o xenoestrogeni, che entrando così nel ricircolo entero-epatico aumentano il tempo di permanenza nell’organismo e dunque la possibilità di creare danni. Non solo, anche i farmaci utilizzati nella terapia possono subire l’azione del microbiota, e dunque essere metabolizzati in modo diverso in differenti pazienti proprio per le diversità della popolazione di microrganismi, che varia da individuo ad individuo in base a diversi fattori (dalla nascita in poi, il nostro stile di vita influenza il microbiota, cibo, stress, attività fisica, parto naturale, allattamento al seno…)

Altri possibili meccanismi

Altri studi invece si sono focalizzati sulla relazione tra il microbioma intestinale e il rischio di cancro al seno per vie indipendenti da quella degli estrogeni. [7]
Esiste infatti una via che si può definire entero-mammaria, un collegamento tra intestino e seno, che permette ad alcuni batteri intestinali di raggiungere la ghiandola. Ghiandola che possiede già una flora batterica propria, alterata in caso di cancro al seno. È infatti importante sottolineare che il microbiota delle donne affette da cancro al seno è diverso da quello delle donne sane, e questo indica che alcuni batteri possono essere associati con lo sviluppo del cancro ma soprattutto potrebbero essere collegati alla risposta alla terapia. Il meccanismo locale è ancora da chiarire, bisogna infatti stabilire se questa alterazione sia tra le cause o sia invece una conseguenza del tumore.

Insomma, il microbiota che risiede nel nostro tratto gastrointestinale gioca un ruolo molto importante nella nostra salute, è in grado di contrastare i patogeni, contribuire allo sviluppo del nostro sistema immunitario, è fondamentale per l’assorbimento dei nutrienti e potrebbe prevenire la cancerogenesi attraverso diversi meccanismi. Per ora gli studi condotti hanno rivelato l’associazione tra cancro al seno e microbiota, aprendo la strada a nuove terapie ma anche ad importanti mezzi di prevenzione. Si potranno ipotizzare interventi mirati sulla flora batterica sia delle persone a rischio che dei malati. La strada è ancora lunga, ma questo resta un campo assolutamente affascinante che deve essere indagato a fondo.

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Riferimenti Scientifici

[1] Cancer Research, “Pre-existing commensal dysbiosis is a host-intrinsic regulator of tissue inflammation and tumor cell dissemination in hormone receptor-positive breast cancer
Claire Buchta Rosean, Raegan R Bostic, Joshua C. M. Ferey, Tzu-Yu Feng, Francesca N Azar, Kenneth S Tung, Mikhail G Dozmorov, Ekaterina Smirnova, Paula D. Bos and Melanie R Rutkowski

[2] International Journal of Environmental Research and Public Health “Breast Cancer and Its Relationship with the Microbiota”, Mariana F. Fernández, Iris Reina-Pérez, Juan Manuel Astorga, Andrea Rodríguez-Carrillo, Julio Plaza-Díaz and Luis Fontana

[3] The Journal of Immunology, “CD56brightPerforinlow Noncytotoxic Human NK Cells Are Abundant in Both Healthy and Neoplastic Solid Tissues and Recirculate to Secondary Lymphoid Organs via Afferent Lymph”, Paolo Carrega, Irene Bonaccorsi, Emma Di Carlo, Barbara Morandi, Petra Paul, Valeria Rizzello, Giuseppe Cipollone, Giuseppe Navarra, Maria Cristina Mingari, Lorenzo Moretta and Guido Ferlazzo

[4] Plos One “Microbial dysbiosis is associated with human breast cancer” Xuan, C.; Shamonki, J.M.; Chung, A.; Dinome, M.L.; Chung, M.; Sieling, P.A.; Lee, D.J.

[5] Cell Host Microbe. 2011 “Microbiome and malignancy”. Plottel CS1, Blaser MJ.

[6] Breast Cancer March 2017, “Gastrointestinal microbiome and breast cancer: correlations, mechanisms and potential clinical implications” Jiqiao YangQiuwen TanQingyu FuYaojie ZhouYuanyuan HuShenli TangYuting ZhouJunhui ZhangJuanjuan Qiu

[7] Enviromental Microbiology, “Vertical mother–neonate transfer of maternal gut bacteria via breastfeeding”, Ted Jost Christophe Lacroix Christian P. Braegger Florence Rochat Christophe Chassard

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