cell integrity brain malattie neurodegenerative

Le malattie neurodegenerative possono essere prevenute e contrastate con un corretto stile di vita e un mix di terapie all’avanguardia.

Le malattie neurodegenerative sono una serie di condizioni caratterizzate dal danneggiamento dei neuroni del cervello e sono considerate non curabili e peggiorano nel tempo portando alla morte delle cellule nervose. I sintomi sono disturbi nel movimento (le cosiddette atassie) o nel funzionamento mentale (le cosiddette demenze).

Le malattie neurodegenerative includono tra le altre il Parkinson, l’Alzheimer e il morbo di Huntington. L’Alzheimer è quella più diffusa e rappresenta all’incirca il 60-70% dei casi.

Prevenire l’Alzheimer

L’Alzheimer è una delle malattie neurodegenerative più diffuse e invalidanti, caratterizzata da una degenerazione progressiva delle facoltà intellettive. Prevenirlo e rallentarlo è possibile, e molto più facile di quello che pensiamo, come afferma anche la Dr.ssa Georgia Ede, MD.

Lo confermano diversi studi (1, 2) secondo cui una dieta a base di verdure, frutta secca, pesce, associate ad un corretto stile di vita e specifici integratori mostrano buone possibilità di prevenire o rallentare l’Alzheimer.

L’Alzheimer è tra le patologie più drammatiche e devastanti non solo per i malati, ma anche per le persone che li assistono, a cominciare dai famigliari. Le malattie degenerative colpiscono perlopiù la terza età, ma con una percentuale del 2 per cento anche persone sotto i 60 anni.

In Europa ci sono 6,5 milioni di malati di Alzheimer. Solo in Italia sono tra gli 850.000 e i 920.000 : tra l’1.4 e l’1.5% della popolazione. Le previsioni, come già annuncitao nel rapporto mondiale Alzheimer del 2012, sono che entro il 2050 queste cifre raddoppino.

Il quadro è tracciato dal World Alzheimer Report 2014, uno studio che ha coinvolto i 27 Paesi dell’Unione Europea più Islanda, Norvegia, Svizzera e Turchia. La media europea di malati è più bassa di quella italiana: 1,14% e l’1.27%. Con percentuali simili all’Italia ci sono solo Spagna a Svezia.

Nel mondo ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza, un tasso di crescita impressionante, pari a 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno.

Cause dell’Alzheimer

Non si conosce di preciso una causa della malattia; tuttavia, gli ultimi studi propendono per un’origine multifattoriale, vale a dire che viene riconosciuta una concomitanza di cause. In alcune famiglie la malattia ha una chiara ereditarietà dominante, ma si tratta di casi molto rari. In un maggior numero di casi si riscontra una certa predisposizione genetica, testimoniata dalla presenza di qualche altro familiare, anche lontano, colpito dalla malattia, ma anche qui niente è testimoniato scientificamente. Molto probabilmente invece, le cause della malattia vanno individuate in uno scorretto stile di vita come: carenza di riposo e sonno, dieta non equilibrata, disfunzione mitocondriale, carenza di antiossidanti ecc.

Le cause della malattia di Alzheimer potrebbero comunque essere attribuite ad atrofia cerebrale dovuta ad alterazioni istologiche: placche senili e degenerazione neurofibrillare. Il perché si verifichino tali alterazioni, non è ancora del tutto noto, ma, studi recenti propendono per un’alterazione genetica degenerativa.

Sintomi

I primi sintomi della malattia possono essere confusi con i normali segni dell’invecchiamento.
La perdita della cosiddetta memoria a breve (recente), consistente nella difficoltà a ricordare anche parole di uso giornaliero è sempre il primo sintomo. In seguito si verifica la perdita dell’orientamento, l’individuo dimostra cambiamenti nelle facoltà di relazione (disturbi del linguaggio e della capacità di muoversi), incapacità nel riconoscere i parenti e gli amici, cambiamenti comportamentali (ansia, insonnia e modificazioni caratteriali), mancato controllo delle funzioni vitali (alterazione del ciclo sonno-veglia, dell’appetito con continua ricerca di cibo ed incontinenza urinaria e fecale), sino al progressivo peggioramento e perdita delle capacità mentali.

I segni più frequenti e più caratteristici dell’Alzheimer e che permettono una diagnosi per esclusione, sono:

  • perdita della memoria in forma progressiva e pervasiva;
  • incapacità di controllare le risposte emotive;
  • confusione e disorientamento spazio temporale;
  • frequente ripetizione delle domande;
  • incapacità di ritrovare le proprie cose, nascoste in luoghi poco usuali;
  • agitazione, inquietudine e nervosismo;
  • motricità afinalistica, che è stata chiamata vagabondaggio;
  • allontanamento da casa non riconoscendola come propria;
  • perdita dell’orientamento anche nelle vicinanze della propria casa;
  • mancato riconoscimento dei famigliari: moglie o marito, figli, nipoti;
  • stanchezza, distacco, tristezza o depressione;
  • segni di tensione eccessiva, di irritabilità ed aggressività;
  • ideazione paranoica, interpretativa e delirante nei confronti di tutti;
  • allucinazioni per lo più visive e uditive;
  • desiderio di andare dai propri genitori (soprattutto la mamma);
  • perdita della coordinazione nei movimenti complessi e poco abituali.

Diagnosi

L’Alzheimer purtoppo può essere diagnosticata solamente dopo la morte del paziente attraverso un esame autoptico, che mette in evidenza una diminuzione di cellule nervose nelle aree cerebrali preposte al pensiero e al ragionamento e un eccessivo numero di proteine amiloidi.

Quando si dice che èstato diagnosticato l’Alzheimer su un malato ci si riferisce in realtà alla fase avanzata della malattia dove i sintomi sono espliciti, ossia dove c’è la perdita delle capacità mentali basilari; da questa diagnosi, l’aspettativa di vita, benché in genere variabile, è solitamente di 2 o 7 anni.

Teoricamente, si potrebbe effettuare una biopsia, ma questa pratica esporrebbe a tali rischi di complicazioni da renderla sconsigliabile. Le tecniche di diagnostica per immagini come la risonanza magnetica nucleare, la PET, la TAC e la SPECT servono più che altro a escludere che la malattia sia dovuta ad altre cause, come ad esempio l’ictus cerebrale.

La dieta per la prevenzione dell’Alzheimer

Secondo uno studio pubblicato su Neurology, si può prevenire la malattia dell’Alzheimer mangiando cibi ricchi di Omega 3 e antiossidanti che hanno la capacità di ridurre i tassi sanguigni della proteina beta-amiloide che è associata ai problemi di memoria e alla malattia di Alzheimer.

Quindi la dieta per prevenire l’Alzheimer deve avere:

  • pesce
  • bacche, mirtilli
  • frutta secca
  • frutta
  • verdura

I ricercatori della Columbia University sono arrivati a queste conclusioni monitorando 1.219 persone con più di 65 anni di età, senza problemi cognitivi. È stato chiesto a loro di compilare un questionario molto dettagliato sulle abitudini alimentari. Un anno e mezzo dopo sono stati sottoposti a un prelievo di sangue che ha misurato il livello della proteina beta-amiloide.

I ricercatori hanno constatato che maggior assimilazione di antiossidanti e omega3 sono legati ad un meno proteine beta-amiloide nel sangue. Lo studio ha anche consigliato una dieta: insalata, pesce, frutta, carne di pollo. Invece gli altri alimenti sottoposti al test non sembrano avere alcuna influenza sul tasso di proteina beta-amiloide circolante nel sangue.

Inoltre, una dieta a base di carboidrati raffinati e quindi che induce picchi glicemici nell’organismo può favorire l’Alzheimer. L’ideale è quindi eliminare dalla propria dieta gli zuccheri e dolcificanti, sostituidendo pasta, pane, snack a base di farina bianca con cereali in chicco integrale e in generale abbinarli a proteine e verdure per abbassare l’indice glicemico del piatto.

Il motivo per cui i cibi ad indice glicemico sono dannosi per il cervello è che inducono insulino-resistenza e riduzione della produzione di insulina nel tempo. L’ippocampo è il centro della memoria del cervello e ha bisogno di insulina per gestire i picchi di glucosio dati dai cibi ad alto indice glicemico, rendendo l’ippocampo particolarmente sensibile ai deficit di insulina. Questo spiega perché il declino della memoria è uno dei primi segni dell’Alzheimer, nonostante il fatto che l’Alzheimer alla fine distrugga l’intero cervello. Senza un’adeguata insulina, l’ippocampo vulnerabile fatica a registrare nuovi ricordi e col tempo inizia a raggrinzirsi e morire. Quando una persona nota i sintomi di “lieve alterazione cognitiva” (pre-Alzheimer), l’ippocampo si è già ridotto di oltre il 10%.

La malattia di Alzheimer è da molti scienziati chiamato diabete di tipo 3 per questo motivo. I principali segni distintivi della malattia di Alzheimer – grovigli neurofibrillari, placche amiloidi e atrofia delle cellule cerebrali – possono tutti essere spiegati dalla resistenza all’insulina. E’ dimostrato che un incredibile 80% delle persone con malattia di Alzheimer ha insulino-resistenza o diabete di tipo 2 in piena regola. La connessione tra insulino-resistenza e malattia di Alzheimer è ormai così stabilita che gli scienziati hanno iniziato a riferirsi alla malattia di Alzheimer come “diabete di tipo 3

Gli studi hanno dato una conferma di una cosa che già si sapeva: la dieta è utile per prevenire le perdite cognitive leggere, che sono il punto di partenza per l’Alzheimer.

Quindi la dieta per prevenire l’Alzheimer deve ridurre:

  • cibi ad alto indice glicemico e in generale pasti ad alto indice glicemico

Il sonno per la prevenzione dell’Alzheimer

Diversi studi hanno collegato i disturbi del sonno con l’Alzheimer. Poco sonno fa aumentare il rischio che insorga o progredisca più velocemente la malattia di Alzheimer. I risultati dell’analisi mostrano che il sonno di breve durata, così come una scarsa qualità sono stati associati a una maggiore presenza di peptidi beta-amiloidi, un noto segno distintivo della malattia. Quindi il corretto stile di vita per prevenire l’Alzheimer è:

  • Dormire almeno 7-8 ore al giorno

L’importanza della Bacopa e della Curcuma per la prevenzione dell’Alzheimer

Recenti studi hanno confermato che la Bacopa protegge le cellule della corteccia prefrontale, dell’ippocampo e dello striato del cervello, aumenta la memoria e la cognizione, e può aiutare a prevenire l’Alzheimer. La bacopa monnieri chiamata anche Brahmi, è un’erba perenne originaria delle zone umide dell’India meridionale usata da secoli nella medicina ayurvedica.

I ricercatori del Medical College of Khon della Thailandia Kaen University hanno condotto uno studio su 60 volontari anziani di un’età media di 63 anni a cui hanno somministrato dai 300 mg a 500 mg di Brahmi per tre mesi. Prima e dopo il periodo di trattamento, i ricercatori hanno testato le capacità di memoria dei soggetti, La loro capacità di attenzione, la velocità di elaborazione cognitiva e il tempo di reazione. Sono state stimate le loro funzioni delle cellule cerebrali. I soggetti sono stati osservati durante il trattamento e quattro settimane dalla fine dello stesso. È stato effettuato il tipico test doppio cieco. I risultati sono stati entusiasmanti: sul gruppo trattato con il Brahmi è stato notato un miglioramento significativo delle funzioni cognitive, compresa la memoria maggiore, tempi di attenzione maggiori e tempi di reazione migliori.

Un recente rapporto clinico ha anche scoperto che 100 mg al giorno di Bacopa possono migliorare in modo significativo i sintomi della schizofrenia. Questo dato proviene dall’India Mahatma Gandhi Medical College and Research Institute.

Il trattamento con la Bacopa diventa una svolta nelle patologie degenerative neurologiche, la conclusione principale di questi studi è che l’erba ayurvedica, Bacopa, aiuta ad aumentare la conoscenza, ridurre l’ansia, prevenire la demenza e diventa uno dei primi trattamenti potenzialmente utili nei casi di Alzheimer.

Un composto presente nella curcuma chiamato ar-turmerone stimola la proliferazione e il differenziamento delle cellule staminali neurali presenti nel cervello adulto. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze e Medicina di Jülich, in Germania, in uno studio pubblicato su Stem Cell Research e Therapy.

I ricercatori, guidati da Adele Rueger, hanno sperimentato l’effetto del turmerone aromatico – che insieme alla curcumina è una delle due molecole bioattive presenti nella curcuma – sia in vitro che in vivo. Gli esperimenti condotti su cellule staminali neurali di ratto coltivate in laboratorio hanno dimostrato che questa molecola non ha nessun effetto sulla morte cellulare, ma a concentrazioni opportune stimola la proliferazione delle cellule staminali neuronali fino all’80% e ne accelera il differenziamento. Studi di imaging sul cervello di ratti adulti ha invece dimostrato che la somministrazione di turmerone è associata a una maggiore ampiezza della zona subventricolare e a un’espansione dell’ippocampo. In entrambe queste aree avvengono fenomeni di neurogenesi, cioè di produzione di nuove cellule nervose.

L’importanza del Glutatione per la prevenzione dell’Alzheimer

L-glutatione è il più potente fra gli antiossidanti prodotti dall’organismo. Cercando su pubmed si scopre che ci sono sono oltre 25 mila studi medici pubblicati relativi alle sue proprietà terapeutiche. E’ dimostrato che il glutatione si esaurisce significativamente nelle regioni dell’ippocampo nei pazienti con compromissione cognitiva lieve e nell’Alzheimer rispetto ai soggetti anziani sani. Quindi i ricercatori stanno studiando come l’assimilazione orale di glutatione possa migliorare le malattie neurodegenerative.

Il glutatione ha numerose altre proprietà come

  • Potenzia l’attività antiossidante di tutti gli altri antiossidanti (come vitamina C, vitamina E, CoQ10, l’acido alfa lipoico)
  • ossigena le cellule
  • disintossica da tutti i metalli pesanti
  • elimina i radicali liberi mantenendo il corpo giovane
  • purifica il fegato
  • combatte le cellule cancerose
  • combatte l’invecchiamento attraverso due vie principali : l’intestino ed il sistema circolatorio.
  • protegge le cellule, i tessuti e gli organi del corpo, che così si mantiene giovane.

L’importanza della Tiamina nella prevenzione dell’Alzheimer

La tiamina o tiammina è la vitamina B1. Una mancanza di tiamina causa un disordine nel metabolismo, e come risultato i nervi diventano irrimediabilmente anormali.
La tiamina ha un ruolo fondamentale nell’attività di molti enzimi. È inoltre essenziale al metabolismo per mantenere efficiente il sistema nervoso, i muscoli e la funzionalità cardiaca. La carenza cronica di tiamina provoca alterazioni del sistema nervoso centrale e periferico e dell’apparato cardiovascolare, con evoluzione subacuta e potenzialmente fatale. Moltissime pubblicazioni son state fatte sull’importanza della tiammina nella prevenzione delle malattie neuro degenerative.

L’importanza dello Zinco nella prevenzione dell’Alzheimer

Un studio dell’Università del Wisconsin-Madison, pubblicato sul Journal of Biological Chemistry, suggerisce che una carenza di zinco può ridurre la stabilità proteica e determinare la formazione di aggregati proteici a livello cerebrale, favorendo l’insorgere di malattie come l’Alzheimer. Il dottor Colin MacDiarmid, insieme al dottor David Eide, hanno studiato il sistema su di un lievito unicellulare, poiché in questo modo è più semplice valutare gli effetti e il ruolo degli ioni di zinco, dato che questo si adatta facilmente sia alla carenza che a un eccesso di zinco.
In questo studio si è scoperto che il gene Tsa1 è in grado di creare delle proteine “accompagnatrici” che impediscono l’aggregazione delle proteine nelle cellule con una carenza di zinco. Mantenendo le proteine in una soluzione, si è anche trovato che Tsa1 previene i danni che, altrimenti, portano alla morte cellulare.
Il Tsa1 è necessario per mantenere le proteine intatte in modo che possano funzionare – spiega il dottor Eide – Se non si dispone di zinco, le proteine si uniscono insieme, e diventano tossiche, perché le proteine non riescono a compiere quello che dovrebbero fare. In entrambi i casi, si finisce per uccidere la cellula.

Anche se saranno necessari ulteriori studi di approfondimento, una carenza di zinco pare possa in ogni caso causare danni cellulari che possono in effetti essere causa di malattia.

I cibi contenenti zinco sono molti tra cui: le ostriche, la carne rossa, in particolare la carne di fegato o il diaframma, le noccioline, i fagioli, il pane integrale, i semi di zucca ed i semi di girasole.

L’importanza del mio-inositolo per la salute mentale

Il mio-inositolo è la forma biologicamente più attiva dell’inositolo altro nome della vitamina B7. E’ una sostanza naturale presente nel cervello di cui tutti i principali neurotrasmettitori hanno bisogno per funzionare. Una sua carenza è legata anche a depressione, ansia, attacchi di panico e disturbo bipolare. La sua assunzione porta a molti benefici in ambito psico-neurologico e ad oggi ci sono più di 4500 studi scientifici pubblicati su di esso.

E’ una sostanza fondamentale per il corretto funzionamento del nostro organismo, si trova in piccole quantità in vari alimenti fra cui meloni, arance, noci e cereali, viene considerata vitamina anche se non dovrebbe essere considerata tale in quanto il nostro corpo è capace di sintetizzarla autonomamente.

Il mio-inositolo viene utilizzato anche clinicamente per la sua attività ansiolitica ed antidepressiva. Il mio inositolo ha la capacità di attraversare senza problemi la barriera emato-encefalica intervenendo sul segnale serotoninergico, stimolando la produzione di serotonina in varie aree della corteccia cerebrale. Sino a poco tempo fa utilizzato quasi esclusivamente nell’ambito della neuro-psichiatria si sono evidenziate delle proprietà benefiche anche in altri ambiti medici, ecco una lista dei benefici provenienti dall’assunzione di mio inositolo:

  • Disturbi della psiche. Trial clinici anno confermato il ruolo del mio-inositolo nel gestire turbe psichiatriche, in particolar modo i disturbi ossessivi-compulsivi e varie forme di depressione. Secondo vari studiosi l’integrazione costante di mio inositolo migliora sensibilmente la sintomatologia di episodi maniacali e depressivi che diminuiscono sia nella frequenza, con un minor numero di episodi che nell’entità delle manifestazioni.
  • Disturbi neurologici. I pazienti di malattie neurologiche come l’Alzheimer traggono beneficio dall’assunzione di mio inositolo che ne controllerebbe l’evoluzione rallentandola, inoltre è stato verificato un aumento della memoria, della capacità percettiva e di tutte le funzioni superiori del cervello dei malati.

I fattori di differenziazione e i fattori di crescita nella prevenzione delle malattie neurodegenerative

Gli studi fatti dal dott. Pier Mario Biava hanno messo in luce l’importanza dei fattori di differenziazione e dei fattori di crescita nella prevenzione e nella cura delle malattie neurodegenerative. In una recente pubblicazione fatta su Cell R4 il dott. Biava spiega come sia possibile riprogrammare in modo fisiologico le cellule degenerate attraverso i fattori di differenziazione embrionali estratti da Caviale di Zebrafish.

L’assunzione degli estratti di embrioni di zebrafish allo stadio di sviluppo iniziale può migliorare l’espressione multipotente da parte delle cellule staminali e attivare gli antagonisti della senescenza cellulare sia telomerasi-dipendenti che indipendenti.  In momenti specifici della crescita degli embrioni di Zebrafish, utilizzando sofisticate tecniche, è possibile ottenere l’intero codice epigenetico in grado per l’appunto di riprogrammare le cellule umane e di differenziarle.

Il Dr. Biava ha isolato i fattori di crescita e differenziazione delle cellule staminaliin grado di inibire o rallentare la crescita di vari tipi di tumori umani e di indirizzare in generale il destino delle cellule staminali normali e patologiche. Ciò ha notevole importanza nella prevenzione e trattamento di vari tipi di malattie come le malattie cronico-degenerative ed in medicina rigenerativa per il rinnovamento e la rigenerazione dei tessuti. 

Cell Integrity Brain

Un integratore studiato mettendo insieme tutti questi studi scientifici è Cell Integrity Brain formulato direttamente dal dott. Pier Mario Biava, medico e ricercatore presso l’I.R.C.C.S Multimedica di Milano, che ha isolato i fattori di crescita e differenziazione delle cellule staminali in grado di inibire o rallentare la crescita di vari tipi di condizioni oncologiche e neurodegenerative.

Infatti una dose giornaliera (3 compresse) di Cell Integrity Brain contiene:

  • Mio Inositolo 90 mg 100*
  • Bacopa e.s. 7,5 mg 100*
  • Curcuma longa e.s. 37.5 mg 100*
  • L-Glutatione 15.32 mg 100*
  • Polvere di Caviale 7.5 mg 100*
  • Zinco 7.26 mg 72%
  • Vitamina C 40 mg 50%
  • Vitamina A 400 mcg 50%
  • Tiamina 0.55 mg 50%
  • Vitamina E 6 mg 50%
  • Vitamina D 2.5 mcg 50%
  • Vitamina B6 0.70 mg 50%

Modo d’uso. Si consiglia di assumere 3 compresse al giorno da sciogliere lentamente in bocca ad intervalli regolari, non ha importanza se prima o dopo i pasti.

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Può essere assunto in modo continuativo e per quanto tempo? Cell Integrity Brain è formulato per soddisfare il fabbisogno nutrizionale di vitamine e minerali. Essendo un integratore alimentare può essere assunto, nel rispetto delle modalità d’uso, anche per periodi prolungati di tempo in quanto fornisce livelli di vitamine e minerali in linea con i fabbisogni giornalieri raccomandati.

Si può acquistare in farmacia? Cell Integrity Brain è presente anche in tutte le farmacie.

Abbinare un corretto stile di vita e una corretta integrazione nutrizionale come abbiamo qui esposto può quindi essere utile per prevenire e rallentare le malattie neurodegenerative.

Testimonianze

Queste testimonianze sono state raccolte online da Gruppi Facebook e siti che vendono il prodotto a cui gli utenti hanno lasciato una recensione.

“Mia mamma usa Cell Integrity Brain associato ad altri integratori ed enzimi seguita da un medico. Lei ha il parkinson. Sta avendo miglioramenti.”

“Esistono molteplici patologie neurodegenerative, una di queste è l’Alzheimer. Fortunatamente però, oggi, grazie ai fattori di crescita e differenziazione delle cellule staminale prelevati in specifici momenti della vita embrionale si può arrestare la senescenza cellulare e prevenire dunque la neurodegenerazione.”

“I telomeri si accorciano ogni volta che le cellule si dividono. Quando il telomero diventa troppo corto, il cromosoma raggiunge una lunghezza critica e la cellula non può più replicarsi. Ciò significa che la cellula invecchia e muore. Tuttavia i FATTORI di CRESCITA e DIFFERENZIAZIONE possono rappresentare uno strumento molto efficace per promuovere gli antagonisti della senescenza cellulare in modo fisiologico. Il risultato è una cellula sana e potenzialmente una inversione del processo di invecchiamento.”

“Glutatione, zinco, curcuma e bacopo sono tra le sostanze naturali più potenti per la prevenzione dell’Alzheimer, riparazione dei danni cerebrali e mantenimento di un sano sistema nervoso. Cercando su pubmed si scoprono che ci sono sono centinaia di studi medici pubblicati relativi ad esse. Tutte queste sostanze sono contenute nel Cell Integrity Brain.”

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Riferimenti Scientifici

1. Y. Gu, N. Schupf, S.A. Cosentino, J.A. Luchsinger, and N. Scarmeas. Nutrient intake and plasma β-amyloid. Neurology, 2012 DOI: 10.1212/WNL.0b013e318258f7c2
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