Il cibo che ingeriamo è una potente informazione energetica

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di Sayer Ji, Vicepresidente della National Health Federation e Fondatore di GreenMedInfo

Il cibo, pur essendo la condizione per cui è possibile ogni vita, è raramente apprezzato per la sua vera potenza. Ben al di là del suo ruolo convenzionalmente definito come una fonte di energia e di materiali per la costituzione del corpo, le nuove scoperte sulle frontiere della scienza rivelano che il cibo è anche una potente fonte di informazioni.

Siamo tutti profondamente preoccupati per il cibo quando abbiamo fame, un interesse che però spegne rapidamente dal momento in cui siamo sazi. Come  oggetto di interesse di tutti i giorni e di ricerca scientifica, il cibo spesso è un argomento blando. Questo è tanto più evidente quando contrapponiamo il suo status tradizionale nelle culture antiche come sacro; o in tradizioni religiose contemporanee come il cattolicesimo, in cui un cracker rappresenta ancora il corpo di Cristo (Eucarestia). Il cibo è uno dei temi più affascinanti e esistenzialmente importanti che esista. Non saremo in grado di capire la nostra vera natura e il nostro destino fino a quando non si capirà la vera natura del cibo.

I moderni concetti occidentali di cibo sono un sottoprodotto di un secolare processo di intensa modificazione. Il cibo è ora in gran parte concepito in termini di valore economico, come una merce, e il suo valore nutrizionale come fonte di sostentamento fisico. Per quanto riguarda quest’ultimo, il suo valore viene quantificato mediante la presenza e il peso molecolare di micro e macro nutrienti e in base alle sue calorie. In questo processo di riduzione di valore a queste dimensioni strettamente quantitative, il cibo ha perso la sua anima. Non  si crede più che possegga una forza vitale, tanto meno che sia sacro.

Il cibo come nutrimento a tutti i livelli

Se si parla di cibo come “sacro” e  come “tutto-fare” suona pseudo-scientifico, bisogna considerare come la Natura ha progettato la nostra prima esperienza di nutrimento: il latte materno preso dal seno della madre è al tempo stesso un vantaggio nutrizionale, fisico, termico, emotivo, genetico, ed è la forma spirituale del nutrimento. Il cibo, quindi, non deve mai veramente essere ridotto a un oggetto di biochimica.

E così, scavando più a fondo, si scopre che il tema del cibo è altamente cerebrale. E questo inizia con qualsiasi semplice atto del mangiare, anche se in modo leggermente diverso. Si chiama la fase cefalica della nutrizione “nella propria testa”, che riflette come in realtà si sta sperimentando il cibo: è delizioso?  si prova piacere? Questi aspetti “soggettivi” incidono profondamente sulla fisiologia della digestione e dell’assimilazione. Il mio collega Marc David ha dedicato molti anni a spiegare alla gente  questo processo stupefacente. Il cibo, quindi, inizia in un contesto che trascende le condizioni meramente fisico-chimiche. I nocebo e placebo effetti, che sono forze potenti nella cornice della medicina clinica, valgono anche per il campo della nutrizione. E’ difficile quindi  ignorare  questo importante livello di nutrizione: l’esperienza di prima mano, e anche la nostra sensazione e il livello di gratitudine, si sono persi nella fissazione sulla chimica e sul riduzionismo della scienza dell’alimentazione. Una mente indagatrice vuole risposte scientifiche più specifiche alla domanda: come fa il cibo a renderci ciò che siamo? In che modo la sua disposizione degli atomi è in possesso di tale potere straordinario per sostenere la nostra specie? Perché non possiamo rispondere alle domande più rudimentali che risalgono a tempi antichi, come il mistero ancora senza tempo del modo in cui il pane è trasmutato in sangue e carne? Forse, è l’informazione all’interno degli alimenti che aiuterà a spiegare una parte di questo mistero. Dopo tutto, “informazioni” significa letteralmente “mettere in forma”. Questa comprensione aggiungerà la profondità necessaria e le sfumature ai concetti nutrizionali convenzionali,dove il cibo è ancora concepito come un insieme di atomi e molecole essenzialmente morti e poco interessanti.

La vecchia storia del cibo visto come un oggetto

Il nostro concetto di cibo è ancora generalmente vincolato alla teoria newtoniana che tutte le cose sono composte da atomi, esternamente legati gli uni agli altri a costruire molecole, cellule, ecc. Si racconta che quando si mangia, la digestione rompe questi legami riducendo le molecole nelle loro parti costituenti e il nostro corpo le assimila per mantenersi in vita. Questa è una visione molto meccanica e semplicistica valida in modo limitato,e  non è più assoluta alla luce della nuova biologia e delle nuove scoperte. Insieme a questa visione del cibo come materia, è correlata la prospettiva che il cibo può essere “bruciato” per  fornire energia e che, come un forn, un alimento fornisce “carburante”, misurato in calorie, per guidare i motori dell’organismo. Naturalmente, questo è rinforzato dalle etichette nutrizionali che descrivono il contenuto calorico e la presenza o assenza di un insieme relativamente piccolo di nutrienti essenziali come carboidrati, grassi, proteine, vitamine, o minerali, definiti dal loro peso molecolare. Questa visione riduzionista del cibo che chiameremo, in onore del pensiero di Charles Eisenstein, “la vecchia storia del cibo”, e questo trattato si concentrano su due dimensioni principali:

Il cibo come materia

Se stiamo guardando gli aspetti “materiali” del cibo, siamo di fronte a elementi fisicamente quantificabili o misurabili. Non si potrebbe ad esempio, misurare il gusto in modo oggettivo, in quanto qualitativamente diverso da persona a persona (la cosiddetta “esperienza soggettiva).  Così, la scienza nutrizionale si concentra su ciò che è presumibilmente oggettivo, vale a dire, le quantità, come il peso molecolare di una data sostanza, ad esempio 50 mg di acido ascorbico, 10 grammi di carboidrati, o 200 mg di magnesio. In realtà, queste quantità oggettive sono influenzate dal tipo di dispositivo che utilizziamo per misurarle- e non ci sono aspetti materiali della loro reale esistenza. Per fare chiarezza, supponiamo questi aspetti materiali sono reali, indipendenti dal dispositivo di misurazione o dalla  persona che effettua la misurazione. Questi aspetti materiali, fornendo informazioni, non sono considerati “informativi”, nel senso di liberare messaggi distinti al DNA nel  corpo, alterandone espressione. Essi sono considerati parte del mondo fisico, e quindi forniscono materiali al nostro corpo, compreso il suo DNA, e non sono intesi ad alterare o controllare l’espressione del DNA in modo significativo. Il cibo, quindi, è considerato “morto”, e non biologicamente significativo oltre alla sua funzione nella costruzione del corpo. L’altra dimensione primaria in questa vecchia visione è …

Il cibo come energia

L’energia viene comunemente definita come il potere derivante dall’utilizzazione delle risorse fisiche, in particolare per guidare le macchine. In questa prospettiva, il cibo fornisce il carburante per alimentare il corpo. L’energia alimentare è convenzionalmente definita in termini chimici. Il concetto di base è che gli animali, come gli esseri umani, estraggono energia dal cibo e l’ossigeno molecolare attraverso la respirazione cellulare. Cioè, il corpo unisce l’ossigeno assunto dall’aria alle molecole di cibo (respirazione aerobica), o in assenza di ossigeno, attraverso la riorganizzazione delle molecole (respirazione anaerobica). Il sistema utilizzato per quantificare il contenuto energetico degli alimenti si basa sulle “calorie” “large calorie” o kilocalorie, pari a 4.184 kilojoule. Una caloria è la quantità di calore necessaria alla pressione di un’atmosfera per aumentare la temperatura di un grado Celsius di un grammo di acqua. Il modo tradizionale per accertare il contenuto calorico di un campione di alimento è nell’utilizzare un calorimetro, che brucia letteralmente il campione alimentare, misurando la quantità di calore emesso (il contenuto calorico). Al fine di tener conto delle diverse densità di materiale all’interno di un campione, ad esempio fibre, grassi, acqua, oggi viene usato un algoritmo più complesso. Ancora una volta, in questa prospettiva, il cibo fornisce informazioni (contenuto calorico), ma non è una sostanza informativa in senso biologico (ad esempio per il DNA), ma semplicemente una fonte di energia che può alimentare il corpo.

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The New Story: Il cibo come fonte di  informazioni

La nuova visione del cibo come sostanza piena di informazioni biologicamente importanti si basa su una serie di  nuove scoperte in vari campi della ricerca scientifica. Per esempio, la scoperta che il cibo contiene gruppi metilici (un atomo di carbonio attaccato a tre atomi di idrogeno (CH3)) in grado di  metilare i geni (silenziarli), ha messo a fuoco la capacità alimentare di incidere profondamente sul rischio dell’espressione di una malattia. I folati, vitamina B12, o betaina – 3, componenti alimentari comuni, possono letteralmente “spegnere” l’espressione genica con alta specificità, il cibo così diventa un potente vettore informativo. Qualcosa che può realmente sopravvenire al DNA all’interno del nostro corpo determinando quali sequenze esprimere.

Questa scoperta del ruolo di primo piano della nutrizione in epigenetica ha aperto un intero nuovo regno di ricerca, comprese le discipline della nutrigenomica, che esamina le interazioni dei gene -nutrienti, e della genomica nutrizionale, che esamina i rischi basati sui geni che forniscono una individualizzazione delle raccomandazioni nutrizionali. Improvvisamente, da un giorno all’altro, il cibo è diventato infinitamente più interessante per genetisti, biologi e medici professionisti, poiché come vettore di informazioni potrebbe influenzare, e in alcuni casi controllare, l’espressione del DNA. Il ruolo del cibo come fonte di donatore di gruppi metilici in grado di modulare l’epigenetica dell’espressione del DNA è un potente dimostrazione delle sue proprietà informative, ma questa non è tutta la storia … Il cibo contiene anche classici vettori di informazione genetica, come RNA non codificanti, che come donatori di metile, hanno la capacità di alterare profondamente l’espressione del nostro DNA. In realtà,  sono stati stimati circa  100.000 siti diversi nel genoma umano in grado di produrre RNA non codificanti, eclissando i circa 20-25.000 geni codificanti proteine. Questi RNA, insieme, orchestrano l’espressione della maggior parte dei geni nel corpo. Essi sono, quindi, le forze  in gran parte responsabili del mantenimento della nostra integrità genetica ed epigenetica.

Questi RNA sono portati da virus di piccole dimensioni  chiamati esosomi, che si trovano in tutto il cibo che mangiamo (sono secreti da tutti i vegetali, animali e cellule fungine),sopravvivono all’ingestione e sono in grado di alterare significativamente la nostra espressione genica. Nel 2012, uno studio approfondito intitolato, “pianta esogena MIR168a” si rivolge in modo specifico ai mammiferi: la prova di un regolamento cross-regno microRNA ha rilevato che l’mRNA esosomiale S dal riso ha alterato i recettori LDL nel fegato di soggetti cinesi, dimostrando che esiste un’efficace regolamentazione cross-regno del microRNA, e si sta verificando su base continuativa attraverso il cibo che mangiamo. Un altro studio sugli animali ha trovato che gli esosomi negli alimenti comunemente consumati, ad esempio pompelmo, arancia, influenzano le vie fisiologiche nei corpi degli animali. In sostanza, questi componenti alimentari ‘parlano’ alle cellule animali regolando l’espressione genica e le conferiscono effetti terapeutici significativi. La capacità di questi esosomi di mediare con l’mRNA attraverso regni ridefinisce la nostra nozione della specie umana come geneticamente  chiusa fuori dagli altri esseri viventi del regno animale, vegetale e funghi. In questo senso, gli esosomi di origine alimentare sono il meccanismo attraverso il quale tutti gli esseri viventi nella biosfera sono strettamente collegati tra loro, forse anche aggiungendo un nuovo livello esplicativo di come l’ipotesi di Gaia potrebbe essere vera.

Un altro importante, ma trascurato, meccanismo attraverso il quale i componenti alimentari possono trasportare e trasferire energia e informazioni è attraverso i cosiddetti stati conformazionali prionici (pattern delle proteine ​​). I prioni sono stati guardati principalmente per il loro effetto patologico e la loro conformazione. Un esempio classico è la formazione del foglio beta di proteine ​​cerebrali nella malattia di Alzheimer. Queste conformazioni proteiche secondarie agiscono come un modello attraverso il quale alcuni stati deleteri vengono trasferiti lateralmente tra le proteine. I prioni non sono sempre patologici. Per esempio, sono essenziali per la salute della guaina mielinica del cervello, e probabilmente eseguono molte altre importanti funzioni anche se ancora in gran parte sconosciute. Così, il fatto che lo stato conformazionale di una proteina è in grado di contenere e trasferire lateralmente informazioni essenziali per la struttura e la funzione di quella vicina, ​​senza bisogno degli acidi nucleici, indica quanto sia importante la morfologia del cibo. È possibile, pertanto, che a seconda di come viene coltivato e preparato un alimento, avrà notevolmente differenti modelli di conformazione delle proteine ​​che realizzeranno diversi tipi di informazioni biologicamente vitali. Questo è un altro esempio in cui non si può e valutare il valore del cibo rigorosamente attraverso metodi quantitativi, ad esempio misurando la quantità di proteina in peso, ma è necessario anche tenere conto di dimensioni qualitative, per esempio la grande quantità di informazioni contenute all’interno della formazione secondaria, terziaia e quaternari di esse.

Il microbioma del cibo è pieno di informazioni

Riconoscendo il ruolo che gioca nel cibo il microbioma i approfondisce la nostra comprensione del cibo visto come informazione. Infatti, il microbiome potrebbe essere considerato il più profondo contributo informativo del cibo. Quando consideriamo il contributo genetico di tutti i batteri, funghi e virus, naturalmente presenti negli alimenti (soprattutto crudi e nelle varietà coltivate), questo rappresenta un vasto archivio di informazioni biologicamente significative. Alcune di queste informazioni microbiche possono anche “saltare” lateralmente da questi microrganismi nel microbioma del nostro corpo, conferendoci significativi “poteri” extra-cromosomici che si estendono in sostanza alle nostre capacità genetiche. Per esempio, un recente studio ha identificato un enzima presente nei batteri marini, nell’intestino dei giapponesi, presumibilmente un sottoprodotto per aver consumato alghe colonizzate  da esso. Questo enzima del batterio marino è in grado di digerire polisaccaridi solfatati – un tipo di carboidrati che gli umani non sono in grado di digerire perché è specifico per le popolazioni marine. Ciò indica che i geni forniti da questi microbi rappresentano una libreria genetica di specie, i cui contributi possono notevolmente estendere le capacità genetiche della nostra specie. In effetti, il genoma umano contiene solo i modelli genetici per 17 enzimi, mentre i batteri intestinali contengono informazioni genetiche in grado di produrre centinaia di diversi enzimi. E questi sono in grado di degradare diversi migliaia di carboidrati! In realtà ci sono molte altre funzionalità offerte da questi “germi”, tra cui la capacità di produrre vitamine (tra cui la vitamina C!) e altri biocomposti essenziali. Il microbioma del nostro cibo potrebbe quindi essere considerato un magazzino di informazioni.

L’acqua come vettore di informazioni nel cibo

Un altro elemento estremamente importante è il ruolo dell’acqua negli alimenti. Non solo è stato trovato che l’acqua trasporti energia e informazioni, ma vi è stato inoltre individuato uno strumento di biosintesi. La componente di acqua nel cibo, di conseguenza, potrebbe contribuire all’apporto di informazioni biologicamente importanti –  anche genetiche ed epigenetiche  – senza bisogno di acidi nucleici.

Come discusso sopra, convenzionalmente la scienza dell’alimentazione inizia su una base completamente disidratata, concentrandosi quasi esclusivamente sugli aspetti materiali misurabili ‘a secco’ del cibo, o sulla quantità di energia che contiene (che ironicamente richiede di bruciare l’acqua per ottenere misurazioni). Tutti gli alimenti  commestibili sono idratati. Se così non fosse, sarebbe “cibo disidratato”, che non è generalmente considerato pronto da mangiare. In quanto tale, non si può parlare di biomolecole senza considerare la loro idratazione come integralmente e inseparabilmente legata ai suoi componenti “a secco”, per esempio amminoacidi, acidi grassi, zuccheri. L’acqua ha la capacità di trasportare informazioni e determina la struttura ,e quindi le funzioni, delle sostanze biochimiche e dei biopolimeri che la circondano. E’ in grado di prendere  energia libera dall’ambiente (calore infrarosso di Pollack), e ha le proprie informazioni e la propria energia. Questo significa, quindi, che il contenuto di acqua nel cibo ha il potenziale per portare relativamente grandi quantità di informazioni al di là di ciò che si trova nella sua composizione materiale. Sia gli elementi quantitativi e sia quelli qualitativi dell’acqua saranno sempre di vitale importanza per comprendere il cibo come informazione.

Implicazioni importanti per il futuro dell’Alimentazione e della Medicina

Quando il cibo è considerato come una fonte vitale di informazioni biologicamente importanti che possono comunicare con l’espressione del nostro genoma, è molto più facile da capire perché i nostri antenati prendevano così tanto in considerazione la sua creazione, la produzione, la raccolta, la cucina, e il consumo. Possiamo anche comprendere come possano essere emersi i rapporti poetici apparenti tra alimenti e gli organismi che si nutrono di essi, tramite ponti informativi sopra descritti (RNA, prioni, acqua), rendendo possibile la loro “connessione”. Oggi, con una vasta gamma di tecnologie agricole industriali che cambiano la qualità (e la componente informativa) del nostro cibo, non è più sufficiente  guardare solo gli aspetti materiali di questi cambiamenti. L’irradiazione, la modificazione genetica, i pesticidi, la qualità del suolo, l’elaborazione e una vasta gamma di altri fattori, possono notevolmente alterare lo stato informativo e la qualità di un bene senza essere riflesse nei cambiamenti evidenti della qualità, come ad esempio le calorie. Non possiamo più guardare la differenza, per esempio, tra il latte artificiale e il latte materno soltanto attraverso l’analisi oggettiva dell’apporto energetico convenzionale. A livello informativo, sono differenti anni luce , anche se hanno tante similitudini nutrizionali, ad esempio i carboidrati e il contenuto calorico. Questo sarà vero per tutti i settori della produzione alimentare. Una volta che abbiamo capito le vere implicazioni del cibo come fonte di  informazioni, la nostra intera visione del mondo cambierà.

Riferimenti

Why Food is Actually INFORMATION – GreenMedInfo

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Disclaimer: Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Disclaimer completo
Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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