Cos'è Avaaz e cosa vuole da me

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avaazFonte: http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=84823&typeb=0

Tutti i dubbi sulla ong virtuale finanziata da Soros e vicina a Obama. Forse troppo vicina…

Capita che stai su facebook, vedi l’icona di una persona cara sulla colonna delle mail ricevute. Apri impaziente e trovi questo messaggio: “Ho appena firmato questa petizione: ti unisci a me?”. Novanta su cento, è uno spam di avaaz.org. Wikipedia, come faremmo senza?, dice che «è un’organizzazione non governativa internazionale istituita nel 2007 a New York che promuove attivismo su diversi problemi quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti. La sua missione dichiarata è quella di permettere che i processi decisionali di portata globale vengano influenzati dall’opinione pubblica. L’organizzazione opera in quindici lingue diverse, e ad oggi conta, stando al sito ufficiale, oltre 24 milioni di membri iscritti in 194 paesi diversi. Essendo una comunità on-line, i membri effettivi sono considerati gli iscritti al sito. Tutti i membri della community possono essere definti “attivi” dal momento in cui, via web, partecipano, sottoscrivono e diffondono le attività dell’associazione. L’associazione utilizza anche l’attività “concreta” di alcuni membri che agiscono nella vita reale (per esempio la consegna di petizioni direttamente ai referenti politici) e si avvale di alcuni membri stipendiati che sono direttamente assunti dalla Fondazione “Avaaz.org”, con sede a New York. Il quotidiano britannico The Guardian ha scritto: “Avaaz ha solo 5 anni, ma è diventata una delle più grandi e influenti reti di attivismo online”». Il nome deriva dalla radice indo-persiana che indica “il suono che rompe il silenzio”.

Secondo Patrick Boylan, però, avaaz «con grande efficacia, espropria e contamina ideologicamente la Sinistra (pacifista) planetaria».

Boylan, californiano, ex docente all’università Roma Tre, fa parte della redazione di PeaceLink.it e ha co-fondato a Roma gli Statunitensi per la pace e la giustizia e la Rete NoWar. In questo momento, sta pubblicando a puntate su Megachip, un libro sui “Progressisti in divisa: la Sinistra pacifista viene arruolata “, ossia quegli enti che mimano un’azione pacifista senza intaccare i rapporti di produzione che producono la guerra globale. «Avaaz mobilita virtualmente l’opinione pubblica mondiale a favore di varie iniziative politiche senz’altro progressiste… e non pericolose per i piani egemonici delle potenze occidentali. Ma poi promuove altre iniziative che, invece, assecondano quei piani egemonici e non favoriscono la pace, come le petizioni ufficiali a favore dell’intervento militare immediato in Siria (con la scusa di creare zone protette – vedi: bit.ly/link-5 ). Nel contempo Avaaz si astiene dal lanciare petizioni ufficiali per il ritiro immediato e totale delle truppe dall’Afghanistan».

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Insomma, secondo Boylan, Avaaz orienta e manipola l’opinione pubblica di sinistra. Una delle ultime campagne eco-pacifiste di Avaaz (in data 27 gennaio 2013) è una petizione che critica implicitamente Rafael Correa, l’anticonformista Presidente dell’Ecuador – colui che ha offerto asilo, nella sua ambasciata a Londra, al fondatore di Wikileaks, Julian Assange. La petizione chiede a Correa di ritirare la sua (deprecabile) autorizzazione per la ricerca del petrolio a Isla Sani, nel nord-est dell’Ecuador, perché l’eventuale trivellamento rovinerebbe le foreste pluviali e sradicherebbe gli indigeni, a beneficio di una “potente compagnia petrolifera”. «Si tratta dunque di una campagna a favore dell’ambiente, a favore dei diritti umani, e contro una Multinazionale del Male: che c’è di più progressista?

Ma il dubbio di Boylan è che la “potente compagnia” è la PetroAmazonas, la compagnia nazionale, mai nominata dalla petizione, visto che nel 2006 l’Ecuador ha cacciato le sette sorelle Usa. La situazione è ingarbugliata dal fatto che in Ecuador, l’estrazione petrolifera è possibile solo dopo un referendum popolare, che la popolazione di Isla Sani era favorevole ma poi ha cambiato parere grazie a un’imprenditrice inglese. Tuttavia il governo ecuadoriano ha già rinunciato a sfruttare il suo giacimento petrolifero più grande, lo Yasuni, perché si trova sotto una foresta primaria di straordinaria biodiversità. Isla Sani, invece, si trova fuori da quella zona. «Si scopre anche che, se oggi la PetroAmazonas osserva severi vincoli ambientali, nei ventennio prima del 2006 le compagnie petrolifere USA deturpavano senza restrizioni l’ambiente ecuadoriano. Una di esse, la Chevron, deve ancora pagare una multa di sei miliardi di euro per disastro ambientale. In tutti quegli anni non c’è stata una sola protesta ambientalista», aggiunge Patrick Boylan, “vecchia” conoscenza del movimento della Pantera romano.

Washington trova “deprecabile” il Presidente Correa (l’epiteto è della Heritage Foundation) non soltanto perché rifiuta di pagare una parte del debito alla Manca mondiale, offre asilo politico a Julian Assange o perché ha nazionalizzato le industrie petrolifere ma pure perché ha chiuso la base militare Usa e ha scippato i profitti alle case farmaceutiche straniere facendo produrre in proprio i farmaci. E s’è alleato con la Cina. «Avaaz arruola i suoi seguaci per sostenere una causa progressista in teoria giusta, ma, guardando meglio, anche parecchio strumentale. Una causa, dunque, da prendere con le pinze», avverte ancora l’attivista statunitense da tempo trapiantato a Roma, segnalando che Avaaz offre sul proprio sito, per par condicio, anche una petizione che chiede alla Chevron di ripulire l’ambiente che ha devastato in Ecuador ma la petizione contro la PetroAmazonas è stata a lungo sulla prima pagina del sito, mentre quella contro la Chevron sta, da più tempo, nascosta nelle pagine interne senza richiami sulla copertina né email. Le firme sono cinque volte meno.

L’accusa è terribile: «Avaaz sa espropriare abilmente l’area politica progressista per fini non sempre del tutto progressisti. E’ stata creata ex novo grazie alle sovvenzioni di George Soros, speculatore miliardario e – tramite le sue fondazioni – potere forte mondiale». Soros, com’è noto, è lo sponsor di tutte le “rivoluzioni colorate” in alcuni paesi dell’ex URSS nel periodo 2000-2005, rivoluzioni sponsorizzate anche dal governo Usa per introdurre le basi della NATO in quell’area. «Quello che ne è venuto fuori non è il mondo che sognavano tutti coloro che hanno lottato duramente contro il passato regime, convinti che la rivolta avrebbe dato loro finalmente la libertà».

Così, con le sue petizioni, Avaaz, arruolandoci “dalla parte giusta”, ci insegna quali siano i “paesi buoni” e quali siano i “paesi cattivi” nel mondo. Ci arruola per la neo Guerra Fredda che sta alle porte, in cui il pacifismo sarà un orpello».

E’ la post-democrazia, secondo Boylan, ed è già qui. Altrove, nel web, la polpetta si fa avvelenata, ossia non si riesce a distinguere la carne buona dalle gocce di veleno – come è evidente dalle parecchie condivisibili petizioni e si legge spesso che Avaaz ha contribuito a fabbricare le rivolte contro Assad e Gheddafi, che attacca la Cina strumentalizzando la questione della pena di morte o del separatismo del Tibet, che ha strumentalizzato le preoccupazioni degli indios contro Morales oppure che a febbraio, Avaaz ha iniziato una petizione contro il movimento BDS, un “movimento globale per una campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e al diritto dei palestinesi, che è stata avviata dalla società civile palestinese nel 2005.” BDS sostiene gli sforzi del popolo palestinese per essere liberi dalla tirannia genocida impostagli dal governo israeliano controllato dai sionisti. E Avaaz sarebbe contro questa lotta per la libertà. La petizione online di Avaaz ha promesso di fare pressione sui funzionari eletti, in favore dei coloni israeliani “discriminati” dal popolo palestinese.

La faccenda è intrigante: chi è il complottista, chi il complottato? Che si tratti di scampoli di campismo? Di certo che Avaaz sarebbe alla fonte della bufala Sakineh del 2010, la donna iraniana condannata alla “lapidazione” perché “adultera”. In realtà si verrà a sapere che Sakineh è stata condannata per aver assassinato il marito, non per averlo tradito; e in ogni caso la lapidazione nel codice penale iraniano non esiste più da decenni.

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“Avaaz” è stata creata da Ricken Patel, personaggio politicamente ben schierato a destra che gode del sostegno finanziario del patron della multinazionale informatica “Microsoft” Bill Gates e della Fondazione Rockefeller. Collabora strettamente con la famosa Fondazione Soros, una struttura vicina al governo Obama.

Anche Indymedia Barcellona e un sito svizzero di sinistra sostengono che la sigla serva a “coprire a sinistra” gli interessi geopolitici ed economici dei poteri forti occidentali, soprattutto Usa. Tra le centinaia di petizioni su temi umanitari, democratici, anti-corruzione che trovano immediato consenso fra il pubblico di sentimenti progressisti (ma che non sortiranno alcun risultato) il trucco consisterebbe nell’inserire questioni «strategiche per i padroni nascosti di “Avaaz” (governi, multinazionali, eserciti) che così potranno più facilmente superare la diffidenza da parte della popolazione genericamente di “sinistra”, che non sospetterà mai che dietro a questi presunti critici degli USA è nascosto proprio il Partito Democratico del presidente Obama e dell’ex-presidente Cliton, attraverso l’organizzazione “MoveOn” che sta alla base di “Avaaz”».

Dopo un lavoro incessante contro Gheddafi, il nuovo governo liberista libico, secondo i detrattori, non sembra interessare Avaaz nemmeno dopo che ha riabilitato non solo la figura del dittatore fascista Benito Mussolini, ma ha pure definito quale “periodo fiorente” l’epoca in cui il fascismo italiano aveva colonizzato e saccheggiato quel paese. Il lavoro di “Avaaz” in Siria, secondo gli osservatori di www.sinistra.ch, «è molto pericoloso poiché qualora si scatenasse una guerra dell’Ue, di Israele e degli USA contro questo paese mediorientale, molto probabilmente la Cina e la Russia dichiarerebbero guerra per impedire agli occidentali di colonizzare il bacino mediorientale e asiatico».

In fondo all’articolo non so dire se sia vera la teoria di Patrick, o se sia esagerata, ma ogni volta che l’icona di un amico apparirà nella colonna delle mail e leggerò il fatidico: “Bisogna fermare questa cosa. Mi dai una mano? Firma qui», ci penserò su. Ma già ora, che un clic non si nega a nessuno, il senso di impotenza mi assale. Una petizione non cambia il mondo. E la rete può diventare, malgrado noi, uno strumento di passivizzazione di massa.

 

Articolo di Checchino Antonini

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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