curcuma epatite

Il caso. Nelle ultime settimane sono stati segnalati 16 casi di epatite colestatica acuta, non infettiva e non contagiosa, che si suppone causati da integratori di curcuma. Tutti e 15 i casi si sono risolti positivamente con la sospensione dell’assunzione dell’integratore di curcuma.

La causa. Le autorità sanitarie non hanno ancora reso noto se i casi di epatite sono stati causati da problemi nella formulazione degli integratori o da un uso scorretto da parte dei consumatori. Sono in corso verifiche sul territorio da parte delle autorità sanitarie per individuare la causa responsabile dei casi di epatite.

Cosa dicono di fare. Nel frattempo le autorità sanitarie raccomandano di sospendere il consumo dei 16 integratori di curcuma considerati rischiosi. Per leggere l’elenco completo clicca qui.

Quali sono le possibili cause di questi eventi. Poiché le indagini sono ancora in corso, e non sappiamo se arriveranno mai ad una conclusione, cominciamo subito a delineare i due scenari possibili che possono intrecciarsi eventualmente tra loro:

  1. qualità della materia prima
  2. condizioni di salute delle persone che ne facevano uso

1.  Curcumina sintetica

Pochi lo sanno ma la curcumina può essere sintetizzata in laboratorio a basso costo a partire da fonti petrolchimiche. Leggiamo infatti sul sito del laboratorio di analisi Beta Analytic:

“Come molti altri ingredienti naturali, la curcumina è soggetta ad adulterazione con sostanze sintetiche derivate dal petrolio e la sua autenticazione è diventata cruciale per i produttori e i fornitori di questo prodotto.

La curcumina naturale viene estratta dalla curcuma. Questo processo è però più costoso rispetto alla produzione della curcumina per via sintetica a partire da composti derivati dal petrolio. Molti dei metodi di produzione sintetica della curcumina attualmente utilizzati sono variazioni del metodo di Pabon, che prevede l’uso di acetilacetone e vanillina. L’acetilacetone viene prodotto industrialmente a partire da sostanze petrolchimiche. La vanillina naturale è scarsamente disponibile e costosa, ma la vanillina può essere prodotta anche per via sintetica a un costo molto inferiore.

L’uso di curcumina sintetica nelle formulazioni può avere ripercussioni legali. Le linee guida abbozzate, ad agosto 2016, dalla US Food and Drug Administration (FDA) riguardo ai nuovi ingredienti alimentari evidenziano che le sostanze sintetiche che imitano gli estratti vegetali non sono identiche a questi e perciò non sono idonee ad essere utilizzate come ingredienti alimentari secondo la sezione 201(ff)(1)(C) del Federal Food, Drug, and Cosmetic Act.”

Questa ipotesi di utilizzo di curcumina illegale nei prodotti che viene poi “tagliata” con polvere di curcuma sembra molto plausibile. Infatti una motivazione data dal Ministero della Salute per il ritiro di alcuni integratori di curcuma è stata proprio di: rischio chimico.

Inoltre è stata stilata una lista di prodotti di cui si consiglia di sospendere l’assunzione ma di questi prodotti quelli che sono stati effettivamente ritirati sono quelli che contengono l’estratto secco titolato al 95%.

2. Curcuma non idonea all’uso

Un altra ipotesi molto plausibile è che è stata usata in questi integratori, non la Curcuma Longa, ma altri tipi di curcuma che hanno un aspetto simile ma contengono sostanze chiamate terpeni, tra cui per esempio lo zederone, che possono avere un effetto epatotossico. La Curcuma Longa è l’unico tipo di curcuma ammessa per uso medicinale.

3. Disfunzioni epatiche

Come avevo scritto in un mio articoli di anni fa, la curcuma (e in particolar modo il suo principio attivo principale curcumina) ha molti benefici terapeutici dimostrati, ma come ogni altra sostanza ad effetti farmacologici, può avere effetti collaterali.

Tra gli effetti collaterali e interazioni farmacologiche della curcuma che ho menzionato, appare subito in evidenza:

“Problemi alla cistifellea. Nonostante il fatto che la curcumina presente nella curcuma svuota con successo la cistifellea e riduce il rischio di creazione di calcoli biliari e cancro colecisti, si consiglia ai pazienti con ostruzione delle vie biliari di evitare questa spezia perché se i calcoli sono troppo grossi potrebbero sorgere dei problemi. A causa della possibile stimolazione della secrezione biliare, la curcuma longa non è raccomandata oltre che in caso di ostruzione del dotto biliare, anche nei casi di colangite, malattie del fegato, calcoli biliari e altre malattie biliari.”

Come afferma anche questo studio scientifico.

Tuttavia c’è un’ipotesi di disfunzione epatica mai menzionata dai media, che è emersa dopo una mia ricerca approfondita sull’argomento. Il caso dell’epatite autoimmune farmaco-indotta.

L’anno scorso, nel 2018, si è avuto il primo caso indotto proprio dalla curcuma. 

È noto che in circa il 10-15% delle persone con epatite autoimmune, la condizione è scatenata da farmaci o integratori. In questi casi, la condizione è chiamata epatite autoimmune indotta da farmaci. Non è chiaro come farmaci o integratori scatenano l’epatite autoimmune indotta da farmaci, ma si ritiene che in alcuni casi, la digestione dei farmaci possa portare alla formazione di molecole che scatenano una reazione immunitaria, secondo il NIH. Quando gli autori del nuovo rapporto hanno esaminato 35 studi precedenti sugli integratori di curcuma nelle persone, hanno scoperto che circa il 5% dei partecipanti a quegli studi aveva problemi al fegato legati agli integratori. Può darsi che alcuni pazienti, come gli anziani o coloro che consumano alcol, siano più inclini a questi problemi legati agli integratori.

Conclusione. Diversi studi scientifici (qui) e (qui) hanno valutato effetti epatoprotettivi e positivi della curcumina sul fegato, quindi diciamo che dipende sia dalla propria condizione di partenza che dalla qualità della materia prima che ovviamente dal dosaggio. Dubito che le persone hanno usato dosaggi maggiori di quelli riportati in etichetta e comunque negli studi scientifici spesso hanno usato dosaggi molto elevati per fini terapeutici senza gravi effetti collaterali. Quindi sicuramente le principali ipotesi rimangono la qualità della materia prima (curcumina sintetica e curcuma non idonea al consumo umano) in combinazione alle condizioni di salute iniziali delle persone coinvolte. Rimaniamo ovviamente in attesa dei risultati delle indagini da parte del Ministero della Salute.

Finiamo con le parole di https://www.corriere.it/salute/19_maggio_23/allerta-integratori-base-curcuma-almeno-10-casi-epatite-non-infettiva-5a69f50a-7d3d-11e9-bf38-280379b6a560.shtml?fbclid=IwAR0Tj27MCbxn5SiTPlX3sU1jYEB4AiEOBrMF_rIPH5aZXTcMQ33zfm4MW3s Fabio Firenzuoli, responsabile del Centro di Ricerca e Innovazione in Fitoterapia e Medicina integrata all’Ospedale Careggi di Firenze e docente all’Università degli Studi di Firenze, al Corriere:

«I casi di epatite sono probabilmente frutto di un incidente che va analizzato e capito, ma le proprietà della curcuma – che ha peraltro effetti epatoprotettivi e antinfiammatori – non sono messe in discussione».

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