La Dea Madre come Rana o Rospo

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E se la storia della nostra civiltà europea non fosse iniziata con la vittoria del patriarcato, con le guerre e le gesta gloriose degli eroi e degli dei dell’Olimpo? E’ quanto dimostra l’archeologa Marija Gimbutas che ha riportato alla luce nelle sue campagne di scavo nel cuore dell’Europa le tracce di una raffinata civiltà protoeuropea pacifica, da lei chiamata civiltà dell’Antica Europa, che non conosceva l’uso delle armi, non aveva fortificazioni, la cui cultura era legata al ciclo della natura: vita, morte e rigenerazione, simboleggiate dalla Dea. Saranno le progressive ondate migratorie di popolazione indoeuropee provenienti da est e dalle steppe, che dal 3500 in avanti arrivano con il cavallo e la spada, e con una precisa struttura gerarchica e guerriera alle spalle – i cosiddetti Kurgan – a demolire lentamente ma inesorabilmente la pacifica civiltà dell’Antica Europa, e con essa la religione che venerava la Dea, origine di tutte le cose viventi, energia incessante che genera tutte le forme. Ma il femminile come presenza sacra con cui dialogare permane lungo i millenni nelle figure, nei simboli negli oggetti, nei canti e nelle danze, nel folclore, memoria iscritta nelle nostre cellule.

rospo madre

La “Grande Dea” non è la versione femminile del Dio monoteistico trascendente, ma il simbolo dell’unità di tutte le forme di vita in natura. I poteri della Dea non si limitano alla fertilità e alla maternità, ma si estendono a tutti i processi del divenire, dunque anche a quello della morte e della rinascita. La Dea è perciò rappresentata nei suoi molteplici aspetti; è una rappresentazione fluida, aperta, che cambia.

Nel corso di una ricerca su questo animale particolare, è stato notato che il rospo viene sempre menzionato, dalle civiltà primordiali fino ad arrivare ai nostri giorni, sotto varie forme.

La Regina Madre dell’Ovest, la dea XIWANGMU è una delle divinita’ piu’ importanti del pantheon Taoista, suprema matriarca che governa tutte le divinita’ femminili. La Regina Madre nel suo palazzo sul Monte Kunlun ( EDEN) e’ associata all’energia Yin econtrolla le forze cosmiche e la costellazione dell’Orsa Maggiore. La Dea coltiva le pesche dell’immortalità e produce elisir per gli 8 immortali che vanno almeno una volta all’anno nel Paradiso dell’Ovest a mangiare le pesche, altrimenti perdono l’immortalità. Nella pietra tombale di epoca Han (206 a.C. -220 d.C) è raffigurata seduta tra una tigre e un dragone. Alla sua sinistra una lepre regge un candelabro (il fuoco), mentre davanti a lei danza un ROSPO che simboleggia la luna e l’acqua . In altre raffigurazioni ( sempre su stendardi funerari) invece della lepre vi è un corvo. Nella letteratura e nell’iconografia il corvo/lepre e il rospo sono rispettivamente i simboli del Sole e della Luna. Essi si contrappongono come essenze complementari del fuoco e dell’acqua, dello Yin e dello Yang, dell’ombra e della luce, della passività e dell’attività. Mu vuol dire “madre” e Wang “sovrana”. Wangmu vuol dire nonna, come si trova nell’ I Ching (libro dei Mutamenti), esagramma 35: “Riceve questa grande gioia dalla Regina Madre”, il termine wangmu era usato come onorifico per le antenate.

Novemila anni fa, nelle culture pre-indoeuropee dell’antica Europa, dell’antica Anatolia e del Mediterraneo, la Dea Madre veniva raffigurata come un rospo.
Le raffigurazioni del rospo e dell’ibrido donna-rospo nel corso dei millenni fino al giorno d’oggi vengono sempre associate alla Madre Terra, simbolo di fertilità e maternità, ma anche di morte e quindi di rigenerazione all’interno dei cicli del tempo.

Ad Hacilar, Anatolia centrale (fine VI millennio), una rana di terracotta con testa e seni di donna è raffigurata in forma di M aperta, nella tipica posizione del parto e una rana in pietra nera proveniente da Achilleion (6300 a.C.) è raffigurata nella stessa posizione, con una vulva dentellata che era stata forata per essere usata come
amuleto. L’usanza di scolpire rane e ibridi donna-rana in associazione con la nascita e la rigenerazione continua anche in epoca storica.

Anche nel Nord che nel Sud America sono presenti un insieme di miti che mettono in relazione il rospo con la terra come rappre­sentazione animale della Dea Madre Terra, contemporaneamente distruttrice e generatrice della vita.

Le civiltà dell’America centrale vedono il rospo come dualità, benefico divoratore,che si trasforma in una sciamana femmina padrona della terra e del fuoco, creatrice delle arti magiche come delle arti pratiche dell’agricoltura che lei ha donato all’umanità attraverso la mediazione di un eroe mitologico.

In una leggenda azteca, la rana era origine dell’intero universo: Quetzalcoatl, il dio serpente-uccello e Tezcatlipoca, il dio mago-giaguaro, la trovarono nel mare primordiale. Ne divisero il corpo a metà e con esso crearono il cielo e la terra.

Nelle tradizioni dell’America precolombiana la rana era portatrice di salute, teneva lontano il male e le energie negative. La dea Ceneotl, patrona delle nascita e della fertilità, era rappresentata come una rana.

Presso gli Olmechi, promotori di quella che è considerata la cultura madre dalla quale originarono le diverse civiltà messicane, i re­perti archeologi hanno evidenziato l´ossessionante presenza dell´immagine del rospo, accanto a quella del giaguaro,nell´iconografia religiosa e mitologica . Nel centro cerimoniale di San Lorenzo è stata rinvenuta una grande quantità di resti ossei di Bufo marinus, conservate in cavità isolate e rappresentanti chiaramente resti di pranzi rituali, o, meglio, di “comunioni” sacramentali a base di rospi.
L´associazione del rospo con la fertilità è evidente anche in uno schema iconografico comune dell´arte olmeca in cui il rospo è in posizione “a gambe di rana”. Questa postura, chiamata anche “postura india”, è le posizione normale del parto fra le antiche e attuali popolazioni locali. Inoltre, le secrezioni del rospo sono dotate della proprietà di aumentare le contrazioni durante il parto, per cui l´associazione rospo/fertilità acquisisce un significato che va oltre quello meramente simbolico.
Gli Olmechi dell´America Centrale ritenevano che i poteri dello sciamano derivassero dagli inse­gnamenti diretti dei rospi: molto significativa al riguardo è la scultura Olmec (800 a. C.) in cui uno sciamano è sul punto di trasformarsi in un rospo.
La mitologia olmeca ha creato l’immagine di un rospo-dio della rinascita, che mangiava la sua stessa pelle e poteva rinascere in un ciclo continuo di nascita e morte (si tenga presente che tutti gli anfibi mangiano la propria pelle in occasione delle mute periodiche).

Nelle leggende cinesi, il rospo è un mago che detiene segreti preziosissimi. In un racconto popolare, quello inerente alla festa di Mezz’autunno, tratta di “Chang E, la Signora della Luna” che si trasformò in un rospo a tre zampe quando salì sulla luna. Dai tempi più antichi, vari elementi di questo mito sono stati intrecciati: la luna, l’essenza femminile (yin), l’acqua e gli anfibi (il rospo). Questo racconto, di origine indiana, viene narrato e ripetuto ancora oggi alla Festa di Mezz’autunno.

Nell’antico Egitto la dea Heket, la Dea-rospo (o Dea-Rana) assiste le donne nel parto, rappresenta lo stadio germinale del grano e aiuta ogni giorno il sorgere del sole. Come dea della nascita assiste al parto dei figli dei re, ed ha un ruolo importante nel mito della morte e della rinascita del dio Osiride. Protettrice delle nuove vite, era invocata come protezione durante il parto o per difendere l’unità familiare e custodire la casa.

Il motivo stilizzato del rospo è così comune da convincerci che l´animale anche inEuropa fu sacralizzato e il misterioso potere sulla vita che a lui si attribuisce continuò a manifestarsi nella coscienza dei popoli europei anche molto tempo dopo la dissoluzione dell´Europa antica; anzi, si può dire che il rospo come archetipo della fecondità femminile è giunto fino ai giorni nostri, come dimostra la tradizione tirolese e tedesco-meridiona­le attraverso i “rospi votivi” offerti dalle donne nelle chiese locali allo scopo di ottenere figli, per avere un parto facile, per guarire da malattie ginecologiche.
Famosa, al riguardo, è la statuetta conosciuta come ceramica di Maissau (Austria inferiore) risalente all´IX secolo a.c. La statuetta mostra sul lato superiore un rospo e su quello inferiore una donna nuda con la vulva evidenziata.

Nel MedioEvo le streghe usavano i rospi per i loro infusi e per gli incantesimi, soprattutto quelli d’amore o di malocchio, e a questi animali venivano attribuiti oscuri e arcani poteri.
Una comune credenza attribuiva alle streghe la facoltà di trasformarsi in rospi; i rospi erano spesso gli “spiriti alleati” (familiari) di streghe e stregoni; ma ancora, troviamo il rospo sia come ingrediente delle pozioni magiche, sia nel recinto che precedeva lo spazio della cerimonia del sabba: questo recinto si trovava di solito nelle immediate vicinanze di un corso d´acqua o di uno stagno dove numerosi vivono i rospi.
Nella ricetta del famoso unguento delle streghe per volare , oltre a piante e altri animali, si trovano varie parti organiche della più comune specie di rospo.
Questo culto era probabilmente ancora relativamente diffuso nel medioevo e praticato dai seguaci di un´antica religione che la Chiesa bollò come “stregoneria”.
A questo punto, il rospo assume definitivamente la sua immagine di beniamino delle streghe, le quali lo tenevano al loro servizio e ne usavano principalmente la saliva, composto essenziale di una particolare miscela che avrebbe dovuto rendere invisibile chi ne avesse fatto uso. Le posteriori leggende sorte intorno ai Sabba, le riunioni delle Streghe, raccontavano come questi animali venissero vestiti di seta scarlatta, con piccoli berretti di velluto verde e minuscoli campanelli intorno al collo.

Questo fatto ha portato a considerare il piccolo anfibio come un centro di accumulo di tutte le sostanze velenose: la sua “orina”, la sua traspirazione, il suo fiato, la sua ” saliva”, addirittura il suo “sguardo” rappresentavano pericoli mortali.
Il rospo nei dialetti italiani è conosciuto come fata, in quelli tedeschi come hexe (strega), in quelli ucraini come bosorka (strega), in quelli polacchi come czarownika (strega). Sempre nell´Italia settentrionale i rospi o le rane vengono spesso chiamati con nomi quali il Signore, la Madonna, San Giovanni, San Martino , evidenti cristianizzazioni di una sacralità anteriore.
In conclusione, p er capire meglio il ruolo sacro del rospo è necessario comprendere gli aspetti fondamentali che hanno portato alla formazione di un culto universale del rospo; tra i vari elementi possiamo sottolineare:
1 – l´assunzione del rospo, per la sua fecondità, come simbolo di “generazione” ;
2 – l´assunzione del rospo come simbolo di “trasformazione” per la sua capacità di trasformarsi da girino (acquatico) in rospo (anfibio);
3 – l´identificazione del rospo con lo sciamano;
4 – il carattere pscicoattivo della secrezione delle ghiandole e della pelle di alcune specie di Bufo e il conseguente uso di questa secrezione nelle pratiche magico-religiose precristiane.

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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