demetra archetipo

di Domenico Moksha Frenda

Bentrovati al quinto appuntamento di questa serie di articoli dedicati agli archetipi femminili.

Oggi parleremo dell’archetipo Demetra, seconda del gruppo delle dee vulnerabili.

Mitologia

Demetra dea delle messi, nutrice e madre conosciuta dai romani col nome di Cerere da cui deriva la parola Cereale. Nell’inno a Demetra di Omero, viene descritta come una sontuosa figura matriarcale dalle forme generose e dai folti capelli biondi. Figlia di Crono e Rea condivise la stessa sorte con le dee sorelle che abbiamo analizzato nei precedenti articoli (Estia ed Era). Venne inghiottita dal padre e quando ne fuoriuscì divenne sposa di Zeus.

Zeus ebbe sette mogli e un’infinità di amanti. Demetra fu la quarta sposa e dalla loro relazione nacque Persefone. Era fu la settima e ultima consorte ufficiale. La storia di Demetra e Persefone descritta da Omero si incentra sulla reazione della dea al rapimento della figlia da parte del fratello Ade. Quando Persefone fu rapita, Demetra la cercò senza sosta per mari e monti senza riuscirci. Nel suo girovagare incrociò Poseidone dio del mare che approfittandosi del suo dolore la possedette. Ormai esausta dalle fatiche e dai soprusi cercò consiglio presso Elio dio del sole come Apollo. Il dio le confessò che il fratello Ade aveva rapito sua figlia portandola nel mondo degli inferi e che Zeus aveva dato il suo benestare. Delusa dalla vicenda Demetra cambiò sembianze trasformandosi in una vecchia nutrice e nel suo pellegrinare giunse alla città di Eleusi dove divenne la nutrice di Demofonte figlio del re Celeo. Le sue cure lo resero sano e forte e per di più la notte lo immergeva in un fuoco sacro che lo avrebbe reso immortale. L’ultima notte la madre la scoprì e Demetra si infuriò e si rivelò nel suo aspetto originale. Non potendo svolgere la sua funzione materna, chiese che le venisse eretto un tempio con la promessa che più nulla sarebbe cresciuto nei campi finché non si sarebbe riconciliata con la figlia. Dopo qualche tempo Zeus preoccupato per le condizioni della terra diede il suo consenso affinché la figlia tornasse tra le braccia della madre. Fu Ermes dio viaggiatore a essere incaricato di prelevare Persefone dall’oltretomba. Quando le due dee si ritrovarono immediatamente la terra tornò a dare i suoi frutti. Ma Persefone ormai aveva mangiato dei frutti offertigli da Ade che la costrinsero a passare due terzi dell’anno negli inferi. Facendo sì che ogni anno la storia si ripeta. Questa storia è parte centrale dei misteri Eleusini, culto che si è tramandato per più di duemila anni e che venne inglobato nella tradizione cristiana conosciuta da tutti come la Pasqua o resurrezione cristica. La prima processione storica viene descritta proprio all’interno di questo culto, rendendolo nei fatti il folclore più famoso mai tramandato.

La dea vulnerabile

Demetra è l’archetipo della madre. Rappresenta l’istinto materno che si realizza nella gravidanza o nel dare agli altri nutrimento fisico, psicologico o spirituale. Questo archetipo può determinare il corso dell’esistenza di una donna, avere un influsso significativo sulle sue amicizie, ma può anche predisporla alla depressione nel caso il suo bisogno di “essere nutrice” venga rifiutato o ostacolato.

La madre

Il ruolo principale della dea è la cura genitoriale. Ma ci sono altri aspetti importanti che la vedono come dispensatrice di cibo (come dea delle messi) e di sostegno spirituale nei misteri Eleusini. L’immagine della madre e del figlio, il più delle volte rappresentata nell’arte occidentale come la Madonna col bambino, corrisponde a un’immagine interiore che ci tocca profondamente. La donna con un forte archetipo Demetra è impaziente di essere madre. E una volta che lo è diventata, si rende conto che quel ruolo la realizza come donna. L’archetipo può rivelarsi così forte nelle giovani donne tanto da scatenare il desiderio di diventare madre ancor prima della maturità.

La nutrice

La donna Demetra ama occuparsi degli altri e si pone con loro in modo materno. Il desiderio di maternità è forte e non si esaurisce con l’accudimento del figlio. Per lei è importante essere una buona madre e ama organizzare feste o pranzi che vengono curati nel dettaglio. Anche a lavoro ama occuparsi delle piccole cose.

 Come sviluppare la dea Demetra?

Quando le donne cominciano a pensare seriamente alla maternità, coltivano senza rendersene conto l’archetipo Demetra, aprendogli la strada perché diventi più attivo. Nel momento in cui prendono in considerazione questa ipotesi, cominciano a frequentare le amiche mamme che la possono consigliare, rafforzando così la propria immagine di madre. Tenere in braccio neonati e prestare ai bambini un’attenzione totale, sono i primi passi per sviluppare l’istinto materno.

Adolescenza e rapporto con i genitori

Le bambine Demetra sono facili da riconoscere perché amano giocare a fare la mamma con le loro bambole. Le adolescenti sceglieranno di fidanzarsi con ragazzi bisognosi delle loro cure.  L’istinto materno potrà essere adoperato per l’accudimento di fratelli minori o degli stessi genitori nel caso lei li ritenga infantili. Se i genitori rispecchieranno il modello mitologico del padre severo e della madre impotente, la ragazza Demetra dovrà confrontarsi con continue svalutazioni, sensi di colpa e prepotenze. Nel caso in cui i genitori siano equilibrati e accetteranno le tendenze e le scelte della figlia, questa sarà sicura di sé, premurosa e aperta al confronto.

Lavoro

L’archetipo Demetra predispone a intraprendere professioni che esprimono il suo istinto alla cura degli altri. Lavori come: l’insegnante, il medico, la pediatra, l’assistente sociale, la psicoterapeuta le sono congeniali. Anche se facesse altri tipi di impieghi, sentirebbe sempre l’esigenza di esprimere il suo istinto materno. Prendendo a cuore i dipendenti che lavorano nel suo negozio o organizzando pranzi di lavoro cucinati da lei stessa.

Relazioni di coppia

Solitamente la donna Demetra attira a sé uomini di carattere ma non del tutto autosufficienti che lasciano a lei la gestione della casa. Per lei è importante diventare madre e il matrimonio diventa solo un mezzo per realizzare il suo obiettivo, un passo necessario che creerà le condizioni ideali per la maternità. Il partner, a meno che non siano attivate altre dee, resta una figura di secondo piano rispetto ai figli.  

I figli

I rapporti con i figli possono essere di due tipi (positivi o negativi, seguendo le logiche del mito, rinominati in maternità prima del ratto e maternità dopo il ratto). La maternità “prima del ratto” si compone di felicità per la gravidanza e l’allattamento e di una appagante crescita di complicità madre-figlio. Dando progressiva libertà di esplorazione alternata a momenti di ristoro familiare. Prassi che potrà estendersi fino alla maturità del figlio. La “maternità dopo il ratto”, è una maternità vissuta in modo ossessivo. La paura che possa accadere qualcosa al bambino in sua assenza o la paura del progressivo distacco, possono sviluppare nella madre un atteggiamento possessivo nei confronti del bambino, facendo di tutto per cercare di ritardare il più possibile il momento del distacco. A volte anche quando il bambino diventa un adulto si innescano sensi di colpa per un eventuale trasferimento per studio, lavoro o futura convivenza con svalutazioni del tipo “non troverai mai nessuno come la mamma”. Ovviamente se la dea Demetra vive fortemente l’accezione negativa una volta che i figli saranno andati via di casa soffrirà la “sindrome del nido vuoto”.

La mezza età

La donna che in età avanzata non ha ancora avuto un figlio, perché troppo impegnata col lavoro o per problemi di relazione, sentirà la forza della dea pressare per una maternità biologica. Se questo non sarà possibile verrà valutata anche l’idea dell’adozione. Anche nel caso di una madre di famiglia, la dea in questa età può spingere la donna a pensare ad un’ultima gravidanza. Oggigiorno la vita è sempre più stressante e i ritmi della società frenetici. Per questo è importante rallentare e sfruttare i momenti di pausa per rielaborare le proprie priorità. Diventa essenziale l’integrazione delle altre dee  se non si vuole vivere una vita regolata dalle esigenze di dee inconsce o di una dea predominante.

Speriamo che l’articolo sia stato di vostro gradimento.

Per un maggior approfondimento consultare i libri consigliati.

Nel prossimo articolo affronteremo l’archetipo Persefone “regina degli inferi”.

Domenico Moksha Frenda

Gli articoli della serie Gli dei dentro di noi:

1. Artemide. Gli dei dentro di noi, archetipi che caratterizzano la nostra personalità

2. Atena. Gli dei dentro di noi, archetipi che caratterizzano la nostra personalità

3. Estia. Gli dei dentro di noi, archetipi che caratterizzano la nostra personalità

4. Era. Gli dei dentro di noi, archetipi che caratterizzano la nostra personalità

Immagine di copertina. Demetra e Aretusa – William Hamilton – 1751-1801

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