grassi saturi studio

Per più di 50 anni i grassi saturi sono stati demonizzati come causa delle malattie cardiache. Ma nuovi studi scientifici dimostrano che invece potrebbero avere un ruolo protettivo!

Qualche anno fa nel nostro report Lo zucchero danneggia il cuore e aumenta il colesterolo. Gli studi nascosti per 50 anni spiegavamo:

“Decine di scienziati, negli anni 60, furono pagati dall’industria americana dello zucchero per nascondere il collegamento tra consumo di zucchero e problemi cardiaci e spostare così l’attenzione sui grassi saturi. A rivelarlo sono una serie di nuovi documenti scoperti recentemente da un ricercatore della University of California di San Francisco e pubblicati sul magazine Jama Internal Medicine.

La verità che emerge è sconvolgente: la lobby dello zucchero avrebbe pilotato per più di cinquant’anni studi sul ruolo dell’alimentazione sui problemi cardiaci. “Sono stati in grado di sviare il dibattito sullo zucchero per decenni”, ha detto al New York Times, Stanton Glantz, professore di medicina e autore del paper uscito su Jama.”

L’anno scorso riportavamo i risultati condivisi al più grande congresso europeo di cardiologia al mondo l’ESC (European Society of Cardiology) che ha avuto oltre 500 conferenze di esperti e la discussione di 4500 studi che hanno contribuito all’avanzamento della cardiologia a livello mondiale: Congresso Europeo di Cardiologia: “I grassi fanno bene al cuore. Ridurre zuccheri e carboidrati raffinati”.Uno dei temi più scottanti di questa edizione è stato proprio quello della riscoperta del ruolo benefico dei grassi nella salute cardiovascolare. Infatti i ricercatori hanno dimostrato che l’attuale linea guida di limitare i grassi totali sotto il 30 per cento dell’energia e i grassi saturi a meno del 10 per cento, può essere dannoso. Infatti le analisi hanno mostrato che una dieta ricca di carboidrati (ad alto indice glicemico) è associata a un maggior rischio di mortalità, mentre i grassi fanno bene: i grassi, sia saturi che insaturi, sono associati a un più basso rischio di mortalità.

I dati sull’alimentazione sono stati confrontati con quelli relativi agli eventi e alla mortalità cardiovascolare: in totale 5796 decessi e 4784 eventi. I ricercatori hanno notato che gli individui ad alto consumo di carboidrati avevano una mortalità maggiore del 28 per cento, rispetto a quelli della classe con il più basso consumo di zuccheri, ma non un maggior rischio cardiovascolare. Viceversa, gli individui nella fascia alta del consumo di grassi mostravano una riduzione del 23 per cento del rischio di mortalità totale, ma anche una riduzione del 18 per cento del rischio di ictus e del 30 per cento del rischio di mortalità per cause non cardiovascolari.

Una recentissima ricerca arriva a conferma di tutto questo e dovrebbe far cambiare le linee guida attuali basate su considerazioni che ormai non sono più considerate reali ma anzi potrebbero essere controproducenti.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of the American College of Cardiology il 17 Giugno 2020 e afferma nell’abstract:

“La raccomandazione di limitare l’assunzione di acidi grassi saturi nella dieta (SFA) è persistita nonostante le crescenti prove del contrario. Le più recenti meta-analisi di studi randomizzati e studi osservazionali non hanno trovato effetti benefici nel ridurre l’assunzione di SFA nelle malattie cardiovascolari (CVD) e nella mortalità totale, e invece hanno trovato effetti protettivi contro l’ictus. Sebbene gli SFA aumentino il colesterolo lipoproteico (LDL) a bassa densità, nella maggior parte degli individui, ciò non è dovuto all’aumento dei livelli di particelle LDL piccole e dense, ma piuttosto a LDL più grandi che sono molto meno fortemente correlati al rischio CVD. È anche evidente che gli effetti sulla salute degli alimenti non possono essere previsti dal loro contenuto in nessun gruppo di nutrienti, senza considerare la distribuzione complessiva dei macronutrienti. Latticini interi, carne non elaborata, uova e cioccolato fondente sono alimenti ricchi di SFA con una matrice complessa che non sono associati ad un aumentato rischio di CVD. La totalità delle prove disponibili non supporta ulteriormente la limitazione dell’assunzione di tali alimenti.”

Il Dr. Nicola Triglione, medico cardiologo, spiega nel suo blog:

“La lotta sterile al colesterolo provoca solo l’allontanamento dal reale obiettivo e la prescrizione di terapie spesso non necessarie. Quante persone assumono una statina solo perché i livelli di colesterolo totale sono superiori a 200 mg/dL? Se fate parte di questa categoria chiedete al vostro medico se ha calcolato il vostro rischio di infarto a 10 anni perché la prescrizione dovrebbe basarsi unicamente su questo dato. Chiedetegli anche se ricorda che in prevenzione primaria la maggior parte delle persone necessita di una terapia solo dopo un’adeguata prescrizione nutrizionale e dell’esercizio fisico. […] La scienza ha finalmente scagionato questa categoria, dando via libera anche al consumo di grassi saturi. Uova e burro di qualità fanno parte di un’alimentazione in grado di apportare numerosi benefici. Chi consuma giornalmente questi alimenti è tra le persone con l’aspettativa di vita più alta. Chi in passato si è concentrato sulla riduzione di questi nutrienti ha invece utilizzato in sostituzione carboidrati raffinati e oli vegetali, ritenuti i reali responsabili dell’epidemia di obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Circa il 30% delle calorie totali dovrebbe provenire da grassi alimentari: avocado, cioccolato, uova, formaggio da latte crudo, yogurt, pesce, olio EVO, frutta secca e semi.”

I risultati degli studi sembrano chiari e mostrare ancora una volta come un’alimentazione più vicina alla natura sostiene il nostro benessere.

Riferimenti Scientifici

Arne Astrup et al. Saturated Fats and Health: A Reassessment and Proposal for Food-based Recommendations: JACC State-of -the-Art Review. Journal of the American College of Cardiology, 17 June 2020

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