G. I. Gurdjieff. Le memorie dell’allieva e segretaria Louise Goepfert March

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Gurdjieff e Louise Goepfert March

Quello che segue è un estratto dalle memorie di Louise Goepfert March che è stata allieva, segretaria di George I. Gurdjieff e la traduttrice dell’edizione tedesca della sua celebre opera “I racconti di Belzebù a suo nipote”. Il suo rapporto con il maestro è durato dal 1929 fino alla morte di Gurdjieff nel 1949. Ha dedicato il resto della sua vita alla trasmissione del suo insegnamento.

“Durante la Seconda Guerra Mondiale, Gurdjieff e alcuni dei suoi studenti vissero e lavorarono a Parigi. Quando la guerra finì, le comunicazioni tra Gurdjieff e l’altra parte dell’Oceano Atlantico ripresero nuovamente. Nel 1947, quando P. D. Ouspensky morì, la signora Ouspensky spedì i suoi uomini fidati dai Gurdjieffiani di Parigi. Poi, nel dicembre del 1948, Gurdjieff ritornò in America. Immediatamente subito dopo il suo arrivo, fece visita alla signora Ouspensky, adesso costretta a letto, presso la Franklin Farm, la casa in campagna a Mendham, nel New Jersey, che gli Ouspensky avevano acquistato per la loro attività nel 1942. Gurdjieff voleva portare il “popolo di Ouspensky”, che viveva attorno alla signora Ouspensky, a contatto con la dozzina o giù di lì del “popolo di Gurdjieff”, molti dei quali provenivano dai gruppi originali di Orage.

Molti degli uomini di Ouspensky avevano fatto visita a Gurdjieff, o negli anni Venti al Prieuré o più tardi a Parigi. Durante l’inverno del 1948-49, come conseguenza della visita di Gurdjieff alla Franklin Farm, il Signore e la Signora Pentland, Christopher Fremantle, Aubrey Wolton, e Tom Forman, si recarono spesso alla suite di Gurdjieff all’Hotel Wellington a New York City. Alfred Etievant era stato mandato a New York una settimana prima di Gurdjieff per insegnarci alcuni dei Movimenti, o danze sacre.

Praticavamo ogni giorno, a volte anche due volte al dì. Imparai che si può iniziare a comprendere i Movimenti soltanto facendoli. Una sera, mentre mi accingevo a lasciare lo studio nella Carnegie Hall, dove venivano praticati i Movimenti, Gurdjeff mi venne incontro nel corridoio. Mi chiese: “Dove vai?”, “Che fai?”, esattamente come aveva fatto venti anni prima, quando ci incontrammo per la prima volta nello stesso posto. Rimasi in piedi ancora immobilizzata. Lui disse “Ti stupisci della mia memoria?”. Gurdjieff aveva o era la memoria stessa di questa nostra Terra. Una volta si definì “il santo patrono”, per ricordare il suo personale carattere!

Ora era Alfred, il cuoco nella suite dell’Hotel di Gurdjieff. Preparava le verdure, l’insalata, il riso, il bulgur e le patate. Alfred lavorava e sudava. Aveva appena un po’ di tempo per dormire. Era il tuttofare, sempre pronto ad aiutare Gurdjieff. I pasti al tavolo di Gurdjieff a New York erano cerimoniosi come sempre. Il rito del brindisi agli idioti accompagnava ancora ogni pasto. L’unica decorazione sul tavolo era una coppa riempita di dragoncello, aneto e cipollotto. Le erbe, insieme a tutti i tipi di pesce affumicato, venivano mangiate con le mani, non appena l’Armagnac veniva versato. Gurdjieff non concedeva mai che venissero usati fiori come decorazione sul tavolo. Irrompeva “La sciocchezza dei fiori rovina il cibo”.

Gurdjieff stesso faceva le compere, come aveva fatto nelle sue precedenti visite, al mercato della carne e delle verdure fresche. Come in passato, venivano serviti meloni, anche quando non era la stagione. Ora, in questa sua ultima visita, ogni pasto iniziava, dopo le obbligatorie erbe fresche, con metà avocado servito con sale e peperoncino, e qualche volta anche con dell’olio di oliva. Quando gli avocadi non potevano essere reperiti nei negozi di New York, gli amici ne mandavano dal Sud America. Era mio compito, quello di portare a pranzo il piatto con la carne, principalmente pollo fritto o goulash ungherese, ogni giorno da casa nostra nella West 88th Street all’hotel di Gurdjieff. A volte le persone andavano al suo tavolo e dicevano ”Oh, mi scusi, ma ho già mangiato”. Gurdjieff rispondeva “Non importa. Vieni, siediti, mangia di nuovo. Lo stomaco è fatto di gomma.”

Dopo ogni pranzo veniva letto un capitolo dell’opera di Ouspensky, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”. La signora Ouspensky lo aveva inviato a Gurdjieff insieme alla richiesta “Può essere pubblicato?”. Gurdjieff faceva spesso degli elogi “Veramente esatto. Ottima memoria. E’ vero, è così.” A volte però era in disaccordo “Troppo scorrevole. Perde qualcosa.” Lo stesso rituale del pasto era ripetuto a cena.

Una donna inglese di Mendham, che aveva un ristorante a New York, riforniva la cena richiesta. “Nuove persone” potevano arrivare per il pasto serale. La signora de Salzamm aveva il compito di decidere chi poteva sedere al tavolo di Gurdjieff. Gurdjieff era sempre molto attento ai suoi ospiti. Lui riconosceva a quale tipo essi appartenessero da come loro rispondevano al brindisi e in base a quale categoria di idioti sceglievano per loro stessi. Quale idiota avrebbero scelto? Arcidiota? Idiota Zigzag? Idiota Dubbioso? Idiota Illuminato? Idiota Recalcitrante? Super Idiota? Gurdjieff stesso era sempre l’ultimo idiota, l’Idiota Unico. Non appena si brindava ad un idiota, questo veniva descritto. Nulla era così impressionante come il quarto brindisi, “Alla salute di tutti gli Idioti Senza Speranza”. La spiegazione doveva provenire da qualcuno che aveva ricevuto insegnamenti al tavolo di Gurdjieff a Parigi. “E ci sono gli Idioti Senza Speranza Oggettivi e gli Idioti Senza Speranza Soggettivi. I primi moriranno come cani sporchi, non possiamo brindare a loro. I secondi possono imparare a lavorare su loro stessi e alla fine creare un’anima.”

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A volte, mentre ero ancora al Prieuré, dovetti personificare l’idiota che altrimenti non sarebbe stato rappresentato. Negli ultimi anni avevano spesso brindato a me come “Idiota Circolare, quello che mai si ferma, ma che continua a girare notte-giorno-tutto l’anno.” Ad un’altra persona avevano brindato come “Idiota Quadrato, si ferma, viene verso se stesso e alla fine va ai suoi quattro angoli.” Ricordo ancora molti degli studenti e degli amici di Gurdjieff in base alla categoria degli idioti alla quale appartenevano. Per molto tempo mi interessai a capire se amavo o non amavo le persone della mia stessa categoria di idioti. J. B. Bennet, che aveva incontrato Gurdjieff molto presto e trascorso poco tempo al Prieuré, era stato lontano da Gurdjieff per molti anni. Ora negli ultimi anni della vita di Gurdjieff, Bennet era tornato al tavolo di Gurdjieff e si autoproclamò come il più vecchio seguace di Gurdjieff.”

Estratto dal libro “Gli anni di Gurdjieff 1929-1949 Memorie di Louise Goepfert March” di Annabeth McCorkle 

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