Il ruolo dell'alimentazione nell'equilibrio biochimico della persona

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alimentazione equilibrio

di Marco Cicolella da http://laviainfinita.com

Questo capitolo è non importante, ma molto di più, perché sono veramente poche le persone che si nutrono correttamente.

Per prima cosa è molto importante sapere che non si può correggere una situazione chimica alterata a causa di un’alimentazione sbagliata, anche se ci si mette, ad un certo punto della vita, ad alimentarsi correttamente: cioè, se si mangia scorrettamente per molti anni, fino al punto di indebolire il fisico, non è sufficiente poi iniziare ad alimentarsi correttamente e sperare di poter ristabilire squilibri chimici ormai radicati da anni, senza dover ricorrere anche ad altri trattamenti di supporto.

Parlando in termini scientifici, si potrebbe vedere l’alimentazione come una scienza esatta, in cui ogni singolo elemento (cibo) ha e deve avere il suo preciso posto.

Purtroppo l’alimentazione non è mai vista in termini scientifici, ma al contrario, un fabbisogno abbinato al piacere del palato.

Una volta, tanti anni fa, prima dell’avvento industriale, non c’erano le conoscenze sufficienti per seguire un’alimentazione corretta, ma la quasi totalità dei cibi era veramente genuina. Ora, invece, le conoscenze sono molto più approfondite, ma la genuinità è scomparsa.

In questi ultimi anni c’è stato il boom del biologico, però, anche mangiando questi cibi, non significa mangiare bene, e anche ricorrere a filosofie particolari, quali il vegetarianismo, non significa assolutamente mangiare sano.

Il solo rispetto della chimica umana  può portare ad una buona salute (per quello che riguarda la parte alimentare, poi è necessario valutare anche l’influenza della psiche, ma non in questo capitolo).

Per rispettare la chimica dell’alimentazione sarebbe necessaria tanta volontà e una conoscenza approfondita sia della composizione chimica dei vari cibi, che anche l’esatto fabbisogno dei singoli elementi che sono necessari per un sostentamento corretto.

Però ogni persona è diversa dalle altre e ha un suo metabolismo e quindi sarebbe necessario preparare un regime alimentare diverso per ognuno. Questo non è possibile e quindi è necessario raggruppare varie tipologie di metabolismo simili in pochi gruppi e poi studiare quale sia il migliore compromesso per ognuno.

Inoltre è necessario essere al corrente della tossicità degli alimenti, perché tutti, anche quelli più puri e sani, hanno un certo grado di tossicità; anche l’acqua potrebbe diventare tossica se assunta in eccesso.

Molte persone sono convinte di mangiare bene perché mangiano biologico: non possono pretendere questo se non hanno la conoscenza di come interagiscono i vari alimenti con la chimica del corpo umano, un esempio su tutti: il pane e la pasta.

Sono cibi che entrano nella tradizione alimentare italiana, ma pochi sanno quali sono i parametri migliori per consumarli.

Le farine raffinate (sia per pane che per pasta) producono un eccesso di muco, che a lungo andare si interpone tra i villi intestinali (fino anche ad intasarli completamente), permettendo così il proliferare di parassiti e della disbiosi intestinale (gonfiore e difficoltà di digestione).

Le farine integrali invece (contenendo fibra) compiono un’azione abrasiva sulle pareti intestinali e quindi limitano molto il formarsi di muco  e di parassiti.

Quindi mangiare biologico raffinato non porta nessun beneficio, mentre il biologico integrale limita il formarsi di disturbi intestinali.

Altro problema di un’alimentazione con prevalenza di farine (sia raffinate che integrali) è un’alterazione del metabolismo, nel senso che tutti i carboidrati hanno una tendenza sedante, cioè tendono a rallentare il metabolismo e quindi si induce la tiroide a lavorare di meno e le ghiandole surrenali a produrre meno energia.

Anche il calcio ha questa tendenza, se assunto in eccesso rispetto al magnesio.

Quindi discreti quantitativi di carboidrati (pane, pasta, dolci) o di calcio (latte, formaggi) assunti regolarmente e continuativamente portano ad un rallentamento del metabolismo.

Una delle conseguenze più importanti del metabolismo lento è la fuoriuscita del calcio dalle ossa, e quindi, potenzialmente, può essere corresponsabile dell’osteoporosi.

Tutto questo anche mangiando strettamente biologico.

Dato che la maggioranza della popolazione italiana predilige il consumo di questi alimenti, si può facilmente capire quanto sia importante approfondire la conoscenza delle conseguenze di questa tipologia di alimentazione.

Altro esempio importante è quello dei pomodori: fanno parte della famiglia delle solanacee, e quindi contengono solanina, che è una sostanza tossica per il corpo.

Dato che quasi tutti mangiano spesso, molto spesso pomodori (anche sotto forma di sughi), lentamente, mese dopo mese, il corpo si intossica, ma l’intossicazione di solanina ha un comportamento subdolo, perché quasi sempre è silente, e quindi non ci si accorge della sua presenza, però sotto sotto lavora, alterando alcune trasformazioni chimiche che contribuiscono al decadimento della salute in generale.

I pomodori vengono decantati per le proprietà antiossidanti (licopeni), però nessuno segnala questa tossicità della solanina, che è molto più importante del beneficio dei licopeni: perciò il pomodoro si può considerare un alimento a rischio se se ne abusa.

Esempi come questi ce ne possono essere tanti, ma adesso vorrei soffermarmi su alcune considerazioni che arrivano dalla naturopatia e da altre discipline olistiche: ognuna mette a punto la sua strategia in fatto di alimentazione, ma è raro che prendano in considerazione il tipo di metabolismo , che può essere veloce, lento o misto.

Ci sono diete in base al gruppo sanguigno, in base alla costituzione diatesica, in base alla massa grassa ecc., però nessuno valuta mai a fondo il metabolismo basale e una maggiore o minore predisposizione all’assorbimento del cibo ingerito.

Il metabolismo basale è influenzato sia dall’alimentazione, sia dalla psiche, mentre la predisposizione a maggiore o minore assorbimento è condizionata solo dalla psiche.

Metabolismo lento significa che le ghiandole surrenali producono poca energia e che la tiroide brucia relativamente poco, nel senso  di trasformare l’energia in calore (la spiegazione è molto superficiale, ma più che sufficiente  per rendere l’idea).

Normalmente nel metabolismo lento molte funzioni sono rallentate, però si sbaglia a valutarlo dalla presenza di eccesso di massa grassa, perché capita, molte volte, che persone con questo metabolismo siano  di costituzione magra.

L’ipossidatore (cioè con metabolismo rallentato) come alimentazione ottimale richiede una particolare dieta basata su un quantitativo limitato di carboidrati (perché sono sedanti) non raffinati, adeguati quantitativi di frutta e verdura crudi e quantitativi abbastanza elevati di proteine (perché sono acceleranti), possibilmente variate, sia di origine animale sia di origine vegetale, e limitati quantitativi di grassi.

L’iperossidatore, invece, avendo metabolismo veloce, brucia molto velocemente l’energia recuperata dal cibo e quindi ha bisogno o di mangiare più spesso, oppure di incamerare alimenti che gli diano una riserva di energia più duratura, cioè cibi grassi. Potrebbe sembrare un controsenso mangiare grassi, ma così si corre minor pericolo di esaurire le scorte energetiche.

Questa distinzione tra i due metabolismi è però poco indicativa, perché è necessario valutare anche altri parametri: ad esempio la struttura e la massa grassa della persona.

La migliore analisi per capire a quale metabolismo si appartiene non è tanto la quantità di grasso presente, ma il calore corporeo, o meglio, la capacità di sopportare o meno il freddo e il caldo.

Dato che l’ipossidatore brucia poco, produrrà meno calore e quindi sopporterà poco il freddo e meglio il caldo. Al contrario l’iperossidatore, bruciando di più e producendo più calore, sopporterà meglio il freddo che non il caldo.

Valutando invece la massa grassa si può essere tratti in inganno perché la maggiore o minore assimilazione del cibo può dipendere anche da un fattore psichico.

Il sistema neurovegetativo è totalmente controllato dalla psiche, e controlla il funzionamento di tutti gli organi. Controlla anche il diaframma, e più precisamente, il suo posizionamento all’interno della cavità toracica.

Oltre a permettere la divisione tra l’apparato respiratorio e quello digestivo, apporta anche una conseguenza che quasi nessuno mai prende in considerazione.

Il posizionamento del diaframma influenza molto l’assimilazione del cibo: quando esso è posizionato troppo in alto, oltre a ridurre la capacità respiratoria, apporta una minore pressione sull’apparato digerente. La conseguenza di questo fatto è che anche all’interno dell’intestino c’è una minore pressione: in questa situazione il cibo subisce una minore spinta verso i villi intestinali (attraverso questi il cibo viene assimilato, passando nel sangue), perciò l’assimilazione è minore. Tanto più sarà minore, tanto più la persona sarà magra o esile.

Al contrario, se il sistema neurovegetativo schiaccia eccessivamente il diaframma sull’apparato digerente, all’interno dell’intestino ci sarà maggiore pressione e quindi il cibo verrà spinto eccessivamente verso i villi: il risultato sarà un’assimilazione nettamente maggiore.

In questa situazione bisogna tenere presente che verranno assimilate molto di più anche le tossine presenti nel cibo o formatesi da abbinamenti alimentari sbagliati.

Normalmente occorrono 3000 calorie in eccesso al fabbisogno ideale per permettere l’accumulo di 1/2 kg di grasso, e in condizioni di diaframma molto basso il fabbisogno calorico può ridursi anche drasticamente, però quello che è peggio sono le tossine, che deteriorano ancora di più la situazione, perché rendono il grasso  più resistente alla lipolisi normale (capacità di bruciare i grassi per produrre energia, in mancanza o riduzione dei carboidrati).

Ne risulta una situazione veramente difficile da sbloccare, tant’è vero che capita, a volte, che anche assumendo poche calorie si continua ad ingrassare, oppure non si perde un grammo.

Riuscire a comprendere questo meccanismo rende leggermente più facile  il lavoro, ma non molto, perché sarebbe necessario, in contemporanea, lavorare sulla psiche per ristabilire l’equilibrio del sistema neurovegetativo.

Un problema altrettanto importante sarebbe quello della masticazione: la saliva contiene molti enzimi, alcuni dei quali sono specifici per la  predigestione  dei carboidrati, altri, invece, servono per l’attivazione dei succhi gastrici.

I carboidrati, per poter essere digeriti in modo ottimale, richiedono un ambiente alcalino, mentre le proteine di origine animale richiedono un ambiente prettamente acido.

Senza una masticazione adeguata, che serve a miscelare il cibo con gli enzimi salivari, per i carboidrati non si riesce a creare la giusta alcalinità, mentre per le proteine non si riesce ad impregnarle abbastanza degli enzimi preposti e quindi non si riesce a stimolare la secrezione, in quantità corretta, degli acidi digestivi.

Perciò, senza una masticazione adeguata, non si riesce a digerire il cibo correttamente, anzi si innesca la produzione di determinate tossine.

Molte persone sono a conoscenza di questo meccanismo, però tutti, o quasi tutti, condizionati dal modo di vivere attuale (sempre di corsa),  quando mangiano, non fanno caso a questo principio fondamentale e masticano velocemente e poco, creando molto, molto spesso le condizioni (come minimo) perché si instauri una disbiosi intestinale.

Altro argomento importante da comprendere è l’argomento carne.

L’intestino umano ha la capacità di digerire la carne (l’uomo è onnivoro, può mangiare di tutto), però questa  ha alcune controindicazioni e per mangiarla sarebbe necessario fare una scelta oculata sul tipo da preferire.

Prima di tutto c’è da sapere (ma molti già lo sanno) che tutta la carne che si trova nei negozi e supermercati tradizionali proviene da bestie allevate con metodo intensivo, e cioè fatte crescere velocemente con la miscelazione nei mangimi di notevoli quantità di ormoni; i mangimi stessi, sono spesso di qualità scadente e poi, vivendo in ambienti  molto stretti e costrette a crescere velocemente, sono sottoposte ad uno stress enorme che le indebolisce notevolmente. Quindi, per evitare che si ammalino, vengono trattate preventivamente con dosaggi elevati di antibiotici.

Il risultato è che le carni di queste bestie sono altamente cariche di sostanze dannose per l’uomo: ad esempio la sempre più elevata resistenza delle malattie umane agli antibiotici è causata  proprio dall’assuefazione a questi farmaci, tramite la continua alimentazione di queste carni.

Quindi  è nettamente auspicabile, per chi vuole mangiare carne, rivolgersi a quella biologica.

Però c’è anche un altro problema (anche con quella biologica), e cioè che la bestia, quando viene portata al macello, sente di dover morire e piena di paura produce un sacco di tossine, che vengono assorbite dalla carne.

Anche queste tossine  sono dannose per la salute umana, quindi anche questo tipo di carne sarebbe da evitare.

Perciò l’unica carne veramente ottimale (per chi non ne può fare a meno) sarebbe la selvaggina, perché vive alla stato libero, senza ormoni, antibiotici e mangimi vari, e non si accorge di morire e quindi non sprigiona tossine nelle proprie carni.

Altro argomento ancora, anche questo importante, è la scelta di mettere nella propria alimentazione molti cibi crudi.

Molti sanno che la cottura distrugge o riduce la presenza delle vitamine, ma pochi sanno che la stessa annulla totalmente la presenza degli enzimi e altrettanto pochi sanno che è più importante una presenza adeguata di enzimi rispetto alle vitamine.

Gli enzimi sono i catalizzatori di tutte le trasformazioni chimiche che avvengono all’interno del corpo umano e che in buona parte si devono assumere con l’alimentazione.

Se si assumono cibi prevalentemente cotti (come la maggior parte della popolazione fa), un po’ alla volta si porta il corpo in notevole carenza di essi e le trasformazioni chimiche non possono avvenire più correttamente.

Per le trasformazioni importanti il corpo ha la capacità di utilizzare enzimi preposti per altre mansioni, dirottandoli appunto dove servono maggiormente.

Quindi questo meccanismo porta una riduzione laddove incidono di meno sulle funzioni di vitale importanza, e quindi il corpo non manifesta subito queste carenze. Però, piano piano, con il passare del tempo, queste carenze creano scompensi tali da portare una reazione a catena, a livello cellulare, compromettendo un po’ alla volta molte funzioni, che poi sfociano nella manifestazione delle malattie.

Perciò l’alimentazione ideale dovrebbe comprendere molti alimenti crudi, però mangiare carne e pesce crudi comporta sempre un minimo di rischio per la possibilità che abbiano una certa carica batterica. Per questo motivo gli alimenti da poter assumere crudi, sempre valutando la provenienza (tradizionale o biologico) e la possibile presenza di agenti patogeni sono: latte crudo, formaggi da latte crudo, uova, verdura, e frutta, ma soprattutto questi ultimi due.

Altro argomento molto importante è quello di imparare a leggere gli ingredienti sui cibi confezionati e comprenderne la spiegazione.

Partendo dal presupposto che i cibi confezionati devono contenere degli additivi, è sempre meglio utilizzare cibi freschi, ma se non è possibile sarebbe importante saper scegliere tra la marea di cibi confezionati a disposizione nei supermercati.

Additivi antiossidanti, antiagglomeranti, aromi, conservanti, esaltatori di sapidità, coloranti sono tutte sostanze chimiche che, accumulandosi lentamente nel corpo, possono sfociare in una intossicazione pesante.

Anche altri ingredienti devono essere valutati attentamente: un esempio su tutti è quello dei grassi, che rappresenta un inganno molto pesante.

Quasi sempre come descrizione dei grassi c’è scritto grassi vegetali, quasi mai la vera composizione, mentre qualche etichetta riporta la dicitura grassi non idrogenati.

Normalmente si tratta di un mix di oli di scarsa qualità, con netta prevalenza dell’olio di palma. Quest’olio è economico e contiene una percentuale molto elevata (circa 80%) di grassi saturi: anche questi sono necessari al corpo, ma in misura nettamente inferiore.

Pochi sono al corrente di questo, comprano magari olio extravergine di oliva e sono convinti di utilizzare i grassi giusti, poi, magari, comprano prodotti già confezionati e li consumano regolarmente.

Il risultato dopo anni di questa abitudine alimentare è uno squilibrio dei grassi corporei difficile da correggere.

Sarebbe necessario addentrarsi molto di più in questo argomento, ma poi diventerebbe troppo difficile riuscire a comprenderlo bene.

Altro esempio è quello degli zuccheri: ormai è diventato di moda produrre e vendere prodotti light, senza zuccheri. Non si trovano quasi più prodotti  con zucchero, ormai gli edulcoranti sono diventati di uso comune perché non apportano calorie, però non tutti sanno, e quasi tutti non ci danno retta, che questi, in primis aspartame e acesulfame, sono sostanze cancerogene.

Perciò quasi tutti, mangiando alimenti che contengono tali sostanze, si mettono nella condizione  di potersi ammalare gravemente.

Tutta l’alimentazione odierna può portare le persone ad essere potenziali ammalati di cancro, ma sembra che siano veramente pochi quelli che pongono attenzione nella ricerca dei cibi più sani possibili.

Ci sarebbe bisogno di parlare ancora molto di alimentazione, ma si dovrebbero aprire molti capitoli sui vari argomenti, e non è il caso di andare oltre in questo sito di informazione superficiale.

Per chi volesse approfondire questo argomento o anche altri, sarebbe meglio prendere contatto direttamente.

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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3 Commenti su questo post

  1. Antonio says:

    Il corpo umano per lavorare bene, quindi rimanere in saluto, deve rimanere alcalino, quindi quando parli di assimilare le proteine devi sapere che il corpo se le assimila dalla carne si ammala in quanto il nostro corpo ha bisogno di produrle non di assumere già belle che fatte…non so se mi sono spiegato, anzi mi scuso per non essere stato contentissimo nel mio italiano, ma penso di aver reso l’idea. In conclusione ti dico che l’articolo è carino ma non eccelle per precisione d’informazione.

    • A Antonio
      La natura tende a rincorrere l’equilibrio, mentre l’uomo spesso si dimentica di questa regola e porta il suo corpo a squilibrarsi.
      Purtroppo c’è molta ignoranza e pressapochismo generalizzato e questo non mette certo min condizione di vivere nell’omeostasi.
      Riflettendo sugli squilibri chimici nell’uomo, molte possono essere le cause di questi.
      Si fa un gran parlare, in questi ultimi anni, di acidosi, ma nessuno o quasi nessuno sa esattamente di cosa si tratta.
      Per trovare l’acidosi normalmente si va ad analizzare il sangue e l’urina, ma il primo è un veicolo di trasporto che porta i nutrienti alle cellule, mentre la seconda contiene tutte o quasi le sostanze espulse dalle cellule.
      Per capire però e trovare la vera acidosi è necessario analizzare l’interno delle cellule, perché è il quel contesto che può originarsi la malattia. Non è assolutamente certo che cibi acidi possano essere assorbiti nella loro totalità oppure che non vengano espulsi dalle cellule tramite l’urina.
      Una cellula sana e in equilibrio sa cosa trattenere e cosa espellere.
      Questo argomento dell’acidosi è un po’ di moda, ma non può da solo orientare la consapevolezza delle persone verso l’omeostasi.
      Si sa che il corpo in acidosi può favorire l’insorgere delle malattie, ma non si considera affatto o quasi che anche l’alcalosi può favorirne l’insorgenza.
      Si parla tanto di ph, ma sfido io a capire qual’è quello delle cellule, anche in presenza di acidosi nel sangue e nelle urine.
      Dato che tutti o quasi tutti hanno un’alimentazione a prevalente base acida, dovremmo essere tutti ammalati, però non è così, quindi significa che questo parametro non viene valutato correttamente.
      In una alimentazione equilibrata (in questo caso intendo la media del ph di tutti i cibi ingeriti) le cellule sono in grado di autoregolarsi e di trattenere solo ciò che a loro serve e il resto viene espulso o non entra neanche.
      Tu mi parli di carne e di acidosi, ma lo sai che anche quasi tutti i cereali (e quindi i carboidrati), e anche i pomodori, sono acidificanti?
      Io non mangio carne perché so bene quali problemi possono derivare dal mangiarla (che sono quelli che descrivo nell’articolo), ma dato che ognuno dovrebbe essere libero di scegliere il proprio modo di vivere e quindi anche di mangiare, non posso certo stimolare le persone a non mangiarla, anche perché se il resto dell’alimentazione è adeguato e in equilibrio, ci pensano le cellule ad autoregolarsi.
      Perciò io posso solo passare informazioni, senza spingere nessuno, per una alimentazione quanto più equilibrata possibile: carne o non carne, perché anche senza di essa si può danneggiare ugualmente il corpo.
      Il mio è solo un sito di informazione leggera, o almeno quanto più leggera possibile, in modo che molti possano comprendere bene i miei messaggi. Se dovessi addentrarmi maggiormente in argomenti più scientifici, quanti mi comprenderebbero? pochi, e allora il mio messaggio andrebbe perso.
      Se tu vorrai approfondire ulteriormente certi argomenti o conoscere il mio lavoro con maggiore dovizia di particolari, ti suggerisco intanto di leggere tutti gli argomenti del mio sito e poi di contattarmi direttamente.
      Marco

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