Il simbolismo del Centro del Mondo

Nessun Commento

Non è un caso se tutte le antiche tradizioni, anche quelle considerate preistoriche, abbiano associato lo stesso simbolismo al punto di partenza del tutto, del macrocosmo, dell’universo conosciuto (come di ogni sua sottoparte), dello spazio e del tempo, il punto da cui si è irradiato tutto il “creato”, etc… e questo non poteva che essere evidentemente rappresentato da un “Punto”. Un punto quindi che contiene anche il germe primordiale o comunque dove è già incluso il tutto, un punto che non solo ha funzione di “principio” ma anche quella fondamentale di “centro”. Questo simbolismo per altro rimane immutato per ogni suo sottoinsieme o microcosmo, cosa che è per altro riscontrabile in ogni civilizzazione che ha infatti stabilito un proprio centro culturale “relativo”, riflesso di quello “assoluto”.

Per la cultura orientale il Centro del Mondo ha assunto anche il particolare significato di annullamento degli opposti, quindi prediligendo prevalentemente il carattere di equilibrio assoluto, apparentemente statico (e questo influenzerà profondamente tutte le religioni orientali), più che per l’aspetto di fulcro del dinamismo che genera la molteplicità. Per la maggior parte delle culture questo punto è stato inoltre associato anche al Sole, in quanto principale riferimento astrologico, nonché fonte di luce e vita, principio divino da cui viene irraggiato il creato. Per questo motivo l’archeologia ha erroneamente ridotto spesso questo simbolismo al solo aspetto “solare”.

Il Cerchio che ha come centro questo punto diventa quindi in questa concezione una manifestazione emanata dal centro, una particolare grado dell’esistenza, detto anche, con apparente incongruenza, “piano” dell’esistenza, definizione dovuta alla trasposizione di questo simbolismo in un altro sistema di riferimento geometrico come vedremo in seguito. Il creato o l’universo così come percepito dall’uomo, che è solo la parte a noi sensibile del tutto, è stato rappresentato quindi con il simbolo del Punto nel Cerchio che anch’esso troviamo sempre diffuso nelle più svariate culture dell’antichità.

Da questo cerchio tutti i simbolismi circolari, come per esempio lo zodiaco, ma anche le varie ruote sacre fino ad arrivare a quella cristiana raffigurata nel “rosone” nelle facciate delle chiese, oppure per esempio a quella celtica, di cui la sua forma più nota è quella che ha dato origine alla tavola rotonda di Re Artù.

Da questo simbolismo deriva direttamente quello dell’Asse del Mondo, che non è altro che una proiezione del punto in una concezione dimensionale tridimensionale, a cui fa riferimento tutto il simbolismo detto “polare”, e che diverrà il cardine di tutte le culture antiche. Questo non vale solo per quelle che hanno una concezione progressiva della storia, che quindi deve necessariamente cominciare da un punto iniziale “assoluto”, ma anche per le culture “cicliche” orientali per le quali l’asse del mondo contrassegna comunque un inizio e una fine “relativi” del ciclo. A questo solitamente viene aggiunto un secondo asse orizzontale, terrestre, che segna invece la metà degli emicicli, ottenendo così i punti equinoziali nella concezione astronomica e in generale un primo simbolismo a croce che verrà ripreso anch’esso da molte culture.

Questa concezione del centro o asse del mondo relativo nelle varie culture lo troviamo per esempio ogni volta che incontriamo una “Montagna Sacra”, o un “Albero della vita”, o un particolare Tempio o un Oracolo o un qualsiasi altro luogo sacro di principale riferimento per una cultura, o ancora un “cromlech”, una piramide o un obelisco o anche solo una “pietra angolare”, o una particolare sacra reliquia, o un aerolite come la “pietra nera” conservata a La Mecca o la “Pietra di Giacobbe” (o “Pietra del Destino”), conservata per secoli sotto l’antico trono ligneo dei reali inglesi. Uno dei concetti che più facilmente richiama ancora al simbolismo del centro del mondo in tutto il suo significato originario, rimane però quello di “Omphalos”, ovvero di “Ombelico” del Mondo, che anche questo troveremo nei più disparati angoli del globo.

Dopo aver introdotto la questione nella maniera più semplicistica possibile, passiamo ad una descrizione più particolareggiata e composita degli aspetti storico-filosofico-culturali di questo fondamentale simbolismo. Per fare questo non si trova qui miglior strumento della citazione di un testo che con buona approssimazione può considerarsi il più importante studio sull’argomento: “Il simbolismo della Croce” di René Guénon del 1931.

Il Centro è, prima di tutto, l’origine, il punto di partenza di tutte le cose; è il punto principiale, senza forma e senza dimensioni, dunque invisibile, e, di conseguenza, la sola immagine che si possa dare dell’Unità primordiale. Da esso sono prodotte, per irradiazione, tutte le cose, come l’Unità produce tutti i numeri, senza che la sua essenza ne riesca modificata o intaccata in alcuna maniera.

Il punto centrale è il Principio, l’Essere puro; e lo spazio che esso empie del suo irradiamento e non esiste che per questo stesso irradiamento (il “Fiat Lux” della Genesi), senza il quale lo spazio non sarebbe che «privazione» e nulla, è il Mondo nel senso più ampio della parola, l’insieme di tutti gli esseri e di tutti gli stati d’esistenza che costituiscono la manifestazione universale. La rappresentazione più semplice dell’idea da noi appena formulata, è il punto al centro del cerchio: il punto è l’emblema del Principio, il cerchio quello del Mondo. È impossibile far risalire l’uso di questa raffigurazione a una qualsiasi origine nel tempo, poiché la si incontra frequentemente su oggetti preistorici; indubbiamente bisogna scorgervi uno dei segni che si ricollegano direttamente alla tradizione primordiale. Talvolta, il punto è circondato da più cerchi concentrici, che sembrano rappresentare i diversi stati o gradi dell’esistenza manifestata, disponentisi gerarchicamente secondo la loro maggiore o minore distanza dal Principio primordiale.

Il punto al centro del cerchio è stato anche assunto, e probabilmente fin da un’epoca assai remota, come una figura del sole, perché esso nell’ordine fisico è realmente il Centro o il «Cuore del Mondo»; e tale figura è rimasta sino ai nostri giorni come segno astrologico e astronomico usuale del sole. Forse per questa ragione la maggior parte degli archeologi, dovunque incontrano questo simbolo, pretendono di assegnargli un significato esclusivamente «solare», mentre esso ha in realtà un senso ben altrimenti vasto e profondo; dimenticano, o ignorano, che il sole, dal punto di vista di tutte le tradizioni antiche, è in sé soltanto un simbolo, quello del vero «Centro del Mondo» che è il Principio divino.

Il rapporto che esiste tra il centro e la circonferenza, o tra ciò che rispettivamente rappresentano, è già indicato abbastanza chiaramente dal fatto che la circonferenza non potrebbe esistere senza il suo centro, mentre questo è del tutto indipendente da quella. Tale rapporto può essere raffigurato in modo ancor più evidente ed esplicito con raggi provenienti dal centro e terminanti sulla circonferenza; questi raggi possono evidentemente esser tracciati in numero variabile, dal momento che sono realmente in quantità indefinita come i punti della circonferenza; ma, di fatto, si sono sempre scelti, per le raffigurazioni di questo genere, dei numeri che hanno di per se stessi un particolare valore simbolico.

Qui, la forma più semplice è quella che presenta solo quattro raggi che dividono la circonferenza in parti eguali, cioè due diametri retti formanti una croce all’interno della circonferenza. Questa nuova figura ha lo stesso significato generale della prima, ma vi si aggiungono alcuni significati secondari che vengono a completarla: la circonferenza, se la si immagina percorsa in un certo senso, è l’immagine di un ciclo di manifestazione, del genere di quei cicli cosmici di cui la dottrina indù in particolare fornisce una teoria estremamente sviluppata. Le divisioni determinate sulla circonferenza dalle estremità dei bracci della croce corrispondono allora ai diversi periodi o fasi in cui si divide il ciclo; e una tale divisione può esser considerata, per così dire, con metri diversi, a seconda che si tratti di cicli più o meno estesi: si avranno così, per esempio, e per limitarci al solo ordine dell’esistenza terrestre, i quattro momenti principali della giornata, le quattro fasi della lunazione, le quattro stagioni dell’anno, e anche, secondo la concezione che troviamo tanto nelle tradizioni dell’India e dell’America centrale che in quelle dell’antichità greco-latina, le quattro ere dell’umanità.

Qui ci limiteremo a indicare sommariamente queste considerazioni, per fornire un’idea complessiva di quel che esprime il simbolo in questione; esse sono d’altronde legate più direttamente a quanto avremo da dire in seguito. Tra le figure che comportano un maggior numero di raggi, dobbiamo menzionare in special modo le ruote o «rotelle», che ne hanno per solito sei o otto. La «rotella» celtica, che si è perpetuata attraverso quasi tutto il Medioevo, si presenta sotto l’una o l’altra di queste forme; queste stesse figure, e soprattutto la seconda, s’incontrano assai spesso nei paesi orientali, particolarmente in Caldea e in Assiria, in India (ove la ruota è chiamata “chakra”) e nel Tibet. D’altra parte, c’è una stretta parentela fra la ruota a sei raggi e il monogramma di Cristo, che ne differisce in definitiva solo per il fatto che la circonferenza alla quale appartengono le estremità dei raggi di solito non è tracciata; ora, la ruota, invece di essere semplicemente un segno “solare», come s’insegna comunemente ai nostri tempi, è prima di tutto un simbolo del Mondo, cosa che si potrà capire senza difficoltà. Nel linguaggio simbolico dell’India, si parla costantemente della «ruota delle cose» o della «ruota della vita», il che corrisponde evidentemente a questo significato; si parla anche della «ruota della Legge», espressione che il buddismo ha desunto, come molte altre, dalle dottrine anteriori, e che, almeno in origine, si riferisce soprattutto alle teorie cicliche.

Ma torniamo ai significati del Centro. Finora ci siamo soffermati soltanto sul primo e più importante, quello che ne fa l’immagine del Principio; ne troveremo un altro nel fatto che il Centro è propriamente il “mezzo», il punto equidistante da lutti i punti della circonferenza, e che divide il diametro in due parti uguali. Fin qui, il Centro era considerato in qualche modo prima della circonferenza, la quale ha realtà solo in quanto irradiamento di esso; ora invece lo consideriamo in rapporto alla circonferenza realizzata, vale a dire che si tratterà dell’azione del Principio in seno alla creazione. Il mezzo fra gli estremi rappresentati da punti opposti della circonferenza è il luogo ove le tendenze contrarie, che fanno capo a tali estremi, per così dire si neutralizzano e si trovano in perfetto equilibrio. Alcune scuole di esoterismo musulmano, che attribuiscono alla croce un valore simbolico della più grande importanza, chiamano «stazione divina» (el-maqamul-ilahi) il centro di questa croce, che esse designano come il luogo in cui si unificano tutti i contrari, in cui si risolvono tutte le opposizioni. L’idea che si esprime qui in modo particolare è quindi l’idea di equilibrio, che fa tutt’uno con quella di armonia; non sono due idee differenti, bensì due aspetti della stessa idea. Vi è inoltre un terzo aspetto, legato in special modo al punto di vista morale (benché suscettibile di accogliere anche altri significati), ed è l’idea di giustizia; si può, così, ricollegare tutto quanto abbiamo detto alla concezione platonica secondo la quale la virtù consiste in un giusto mezzo fra due estremi. Da un punto di vista molto più universale, le tradizioni estremo-orientali parlano continuamente dell’«Invariabile Mezzo», che è il punto in cui si manifesta l’«Attività del Cielo»; e, secondo la dottrina indù, al centro di ogni essere, come di ogni stato dell’esistenza cosmica, risiede un riflesso del Principio supremo.

Invece della rotazione di una circonferenza intorno al suo centro, si può anche considerare quella di una sfera intorno a un asse fisso; il significato simbolico è esattamente lo stesso. Per questo le rappresentazioni dell’“Asse del Mondo» sono così numerose e importanti in tutte le tradizioni antiche; e il loro significato generale è in fondo lo stesso di quello delle figure del «Centro del Mondo», salvo forse per il fatto che esse evocano più direttamente il ruolo del Principio immutabile nei riguardi della manifestazione universale, che non gli altri aspetti sotto i quali può essere ugualmente considerato il Centro. Quando la sfera, terrestre o celeste, ruota intorno al suo asse, ci sono su di essa due punti che rimangono fissi: sono i poli, che sono le estremità dell’asse o i suoi punti d’incontro con la superficie della sfera; per questo l’idea del Polo è anch’essa un equivalente dell’idea del Centro. Il simbolismo che si riferisce al Polo, e che assume talora forme assai complesse, si ritrova anch’esso in tutte le tradizioni, e vi occupa un posto considerevole; che la maggior parte degli studiosi moderni non se ne siano accorti, è la riprova che la vera comprensione dei simboli sfugge loro completamente.

Una delle figure più sorprendenti, nelle quali si riassumono le idee che abbiamo appena esposto, è quella dello swastika (in sanscrito), che è essenzialmente il «segno del Polo»; pensiamo per altro che finora nell’Europa moderna non se ne sia mai fatto conoscere il vero significato. Si è cercato vanamente di spiegare questo simbolo con le teorie più fantasiose, giungendo addirittura a vedervi lo schema di uno strumento primitivo destinato alla produzione del fuoco; in verità, se esso ha talvolta un certo rapporto con il fuoco, è per tutt’altra ragione. Il più delle volte, se n’è fatto un segno «solare», cosa che esso è potuto divenire soltanto accidentalmente e in modo abbastanza indiretto; potremmo ripetere qui quel che dicevamo prima a proposito della ruota e del punto al centro del cerchio. I più vicini alla verità sono stati quelli che hanno ritenuto lo swastika un simbolo del movimento, ma anche questa interpretazione è insufficiente, poiché non si tratta di un movimento qualunque, ma di un movimento di rotazione che si compie intorno a un centro o a un asse immutabile; ed è precisamente il punto fisso l’elemento essenziale a cui si riferisce direttamente il simbolo in questione. Gli altri significati sono tutti derivati da quello: il Centro imprime il movimento a ogni cosa e, siccome il movimento rappresenta la vita, lo swastika diventa per ciò un simbolo della vita, o, più esattamente, della funzione vivificante del Principio in rapporto all’ordine cosmico. Se confrontiamo lo swastika con la figura della croce inscritta nella circonferenza, possiamo renderci conto che sono, in fondo, due simboli equivalenti; ma la rotazione, invece di esser rappresentata dal tracciato della circonferenza, è indicata nello swastika soltanto dalle linee aggiunte alle estremità dei bracci della croce e formanti con essi degli angoli retti; queste linee sono delle tangenti alla circonferenza, che segnano la direzione del movimento nei punti corrispondenti. Poiché la circonferenza rappresenta il Mondo, il fatto che essa sia per così dire sottintesa indica assai chiaramente che lo swastika non è una figura del Mondo, bensì dell’azione del Principio in rapporto al Mondo [La stessa osservazione varrebbe anche per il monogramma di Cristo paragonato alla ruota].

Lo swastika è lungi dall’essere un simbolo esclusivamente orientale come si crede talora; in realtà, è uno di quelli più generalmente diffusi, e lo si incontra quasi dappertutto, dall’Estremo Oriente all’Estremo Occidente, poiché esiste persino tra certi popoli indigeni dell’America del Nord. Al giorno d’oggi, è conservato soprattutto nell’India e nell’Asia centrale e orientale, e probabilmente solo in quelle regioni se ne conosce ancora il vero significato; tuttavia anche in Europa non è interamente scomparso [Non alludiamo qui all’uso del tutto artificiale dello swastika, in particolare da parte di taluni gruppi politici tedeschi, che ne hanno fatto con totale arbitrio un segno di antisemitismo, con il pretesto che tale emblema sarebbe proprio della presunta «razza ariana»; questa è pura fantasia]. In Lituania e in Curlandia, i contadini tracciano ancora questo segno nelle loro case; molto probabilmente non ne conoscono più il senso e vi scorgono solo una specie di talismano protettore; ma la cosa forse più curiosa è che essi gli danno il suo nome sanscrito di swastika [Il lituano è d’altronde, fra tutte le lingue indoeuropee, quella che ha una maggiore somiglianza col sanscrito]. Nell’antichità, troviamo questo segno in particolare tra i Celti e nella Grecia pre-ellenica [Esistono diverse varianti dello swastika, per esempio una forma a bracci curvi (simile a due S incrociate), che abbiamo già visto in particolare su una moneta gallica. D’altra parte, certe figure che hanno conservato un carattere puramente decorativo, come quella cui si dà il nome di «greca», sono all’origine derivate dallo swastika]; e, sempre in Occidente, come ha detto Charbonneau-Lassay [“Regnabit», marzo 1926, pp. 302-303], esso fu anticamente uno degli emblemi di Cristo, e restò in uso come tale fin verso la fine del Medioevo. Come il punto al centro del cerchio e come la ruota, questo segno risale incontestabilmente alle ere preistoriche; e da parte nostra non esitiamo a scorgervi un vestigio della tradizione primordiale.

[to be continued]

by ActualProof (appuntidiviaggio)

Disclaimer: Questo articolo non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Disclaimer completo Riproduzione consentita solo se l'articolo non viene modificato, includendo i link incorporati e riportando la fonte attiva. In tutti gli altri casi riproduzione vietata.
Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

Leggi anche
loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inline
Inline