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Vi siete mai chiesti qual’è il significato della presenza di queste immunoglobuline nel sangue umano? Non voglio insegnare niente a nessuno ma vi faccio notare che le IgG non sono statuine-ricordo di una infezione pregressa e archiviata (i dottrinali usano dire: “tutto ok, sei immunizzato. Da ora in poi, ogni volta che entra questo germe tu lo potrai efficacemente far fuori!”).

Sapete perchè non sono “la memoria immunitaria di quello che fu”? Non sono quello che credete che siano, in quanto, le IgG, possiedono recettori per il virus. A cosa servono questi recettori? Se osservate il frammento di DNA che compone il virus, vi accorgerete che il suo DNA va incontro a continue mutazioni puntiformi che modificano le sue proprietà antigeniche. Se le IgG non si “aggiornassero” rispetto al nuovo “vestito” dei virus, come potrebbero riconoscerlo? E cosa ci fanno le IgG nel sangue di una persona che, a parere dei dottrinali, ha “sconfitto” il virus? In effetti il virus non ha mai lasciato il corpo della persona nella quale si rintracciano IgG!

La positività al test delle IgG ne prova la presenza e l’interpretazione corretta di IgG positive e IgM negative è: INFEZIONE CRONICA. Il virus, dall’epoca del suo iniziale ingresso nel corpo umano e dalla sua iniziale manifestazione infettiva ha fatto un primo salto di qualità, andandosi a intanare dentro altre cellule ma lasciando dietro di sè la traccia che ancora è presente (sulla membrana cellulare lascia un’impronta indelebile).

Dentro la cellula, il virus a DNA compie un doppio ciclo. Uno si chiama “litico” e consiste:

1) nella perdita del suo capside proteico ad opera degli enzimi citoplasmatici
2) nella repllicazione del suo DNA
3) nella espressione del suo minuscolo genoma a riformare le sue proteine, quelle che ricompongono il capside
4) nella moltiplicazione delle neo-formazioni virali
5) fino all’esplosione della cellula con disseminazione del virus
6) nell’infezione di nuove cellule.

L’altro ciclo, si chiama “lisogeno”, è ancora più pericoloso e include i seguenti passaggi:

1) Il DNA virale presente nel citoplasma senza il suo involucro capsidico si dirige fin dentro il nucleo della cellula
2) Il DNA virale si INTEGRA nel DNA nucleare
3) da dentro il genoma replica se stesso e le sue proteine capsidiche
4) fino all’esplosione della cellula, come nel ciclo litico.

E il sistema immunitario, resta come un fesso a guardare? No! Le IgG, ogni qual volta il virus si esprime, colloquiano con i linfociti presentando loro l’ ultima “release” del virus. I linfociti T si attivano inviando presso la sede cellulare indicata dalle IgG, le squadre speciali addestrate per sferrare attacchi alla “baionetta”.

Il fior fiore di queste squadre è rappresentato dalle Natural Killer, le quali, tramite un apriscatole enzimatico creano uno squarcio sulla membrana cellulare, permettendo in tal modo l’ingresso nella cellula delle grosse molecole (le IgG) e dei macrofagi. Certamente questo attacco da parte del sistema immunitario, finalizzato all’eliminazione del virus, crea un danno locale. Questo danno è quello che si manifesta in TUTTE le malattie croniche immuni.

Nessuno di noi può dire con certezza quante volte nella sua vita sia incappato in un evento canceroso poi rientrato senza aver accusato alcun sintomo. A nessuno di noi vengono eseguiti accertamenti, ALLA NASCITA, finalizzati a vedere se … e quali virus ci portiamo in eredità dai genitori. Mai è stato fatto uno studio in proposito.

Un’altra riflessione tengo a fare sull’eventuale riscontro di virus nel DNA: tale riscontro non ci autorizza a dire che la cellula trasfettata (infettata dal virus) si trasformerà in cancerogena o darà luogo ad una malattia autoimmune. Il concretizzarsi di tali patologie è dipendente, oltre che dalla indispensabile presenza del virus, anche da fattori ambientali (alimentazione, aria, acqua, inquinamento chimico e/o elettromagnetico), traumi fisici, fattori psichici, fattori sociali. I fattori elencati agiscono come “disturbatori”, “distrattori” del sistema immunitario e agiscono depistandolo dall’attenzionare i virus che, di conseguenza, possono agire in tutta tranquillità.

C’è, però, un segno indelebile nelle nostre cellule che può aiutare la previsione di un evento autoimmune correlato ad un virus: è il sistema di compatibilità (HLA). Gli HLA hanno l’attitudine a legare in maniera stabile frammenti proteici (antigeni) provenienti dall’attività di digestione endosomica, o di proteine virali prodotte all’interno della cellula infettata, esponendoli sulla superficie cellulare.

D’altra parte i linfociti T sono stati condizionati a riconoscere come non self (cioè come estranee) strutture HLA-I diverse da quelle del proprio organismo. Molecole HLA-I non modificate da legame con antigeni identificano la cellula come self (cioè come “propria”) per i linfociti. Le cellule con HLA-I che portano antigeni o, come nel caso dei trapianti, con HLA diversi, sono riconosciute come non self (cioè come “estranee”) e quindi aggredite dai linfociti T e Natural Killer.

Un ultimo salto di qualità lo fa il virus, quando riesce a prendere possesso del genoma. In tal caso può meglio efficacemente prodursi tutto quello che gli è necessario per mettere a tacere i sistemi di difesa, rappresentati dalle citochine, dalle chemochine, dai macrofagi, dalle Natural Killer. In questa fase, il virus riesce a modificare radicalmente anche il metabolismo della cellula che lo ospita, trasformandolo da ossidativo in fermentativo. E’ l’inizio della cancerogenesi!

Ecco perché risulta importante la ricerca dei virus in presenza di malattie infiammatorie croniche e nei tumori. Ecco perché diventa logico il trattamento con antivirali.

Dott. Giuseppe Trovato – Medico dietologo

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