Incamerato dalla Svizzera l'oro che Hitler rapinò alle banche e agli ebrei?

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Hitler nel maggio 1934 mentre inaugura la nuova sede della Banca del Reich

La «caccia» é partita quando il deputato laburista britannico Greville Janner, vice presidente del Congresso ebraico mondiale, ha affermato che Londra avrebbe dovuto riconoscere di aver avuto parte e i 400 milioni di dollari in Iingotti d’oro accumulati dai nazisti nelle banche svizzere. La «spartizione» sarebbe avvenuta nel 1945 tra Gran Bretagna, Stati Uniti e Svizzera.

Secondo L’Independent, Londra e Washington avrebbero ricevuto 60 milioni di dollari ciascuna, mentre Ia Svizzera avrebbe tenuto il resto. Medaglie, monili o altri oggetti d’oro sequestrati dai nazisti furono fusi in lingotti stampigliati con il nome della Reichsbank, per confonderne l’origine, e una parte di essi fu depositata in forzieri segreti in Svizzera, dove secondo organizzazioni ebraiche internazionali si trovano tuttora. I britannici, secondo il rapporto di 23 pagine reso noto daI ministro degli Esteri Malcolm Rifkínd, hanno calcolato che i nazisti confiscarono oro per un valore di 550 milioni di dollari che attualmente varrebbero 1I.500 miliardi di lire).

Ma solo una parte di quest’oro, secondo il rapporto, fu restituito alla fine della guerra dai banchieri svizzeri agli Alleati vincitori. Dalla Confederazione elvetica piovono però smentite: «Nulla indica che nelle banche svizzere possa ancora essere depositato oro confiscato dai nazisti», ha affermato il segretario dell’Associazione svizzera dei banchieri (Asb). La storia dell’oro nazista risale a quando Ie armate tedesche, dopo la fulminea avanzata all’inizio della Seconda guerra mondiale, e Ia successiva sconfitta culminata nella distruzione del Terzo Reich, portarono in Germania le riserve auree delle banche centrali dei paesi occupati. Gli agenti della Gestapo e delle SS che prelevavano gli ebrei destinati alle camere a gas confiscarono le ricchezze dei deportati. L’oro, per mascherarne Ia provenienza, fu fuso in Iingotti stampigliati «Reichsbank», la banca centrale del Terzo Reich, e parte di esso, prima della sconfitta di Hitler, fu depositato in segreto, in paesi neutrali come la Svizzera, insieme a quello sequestrato nei paesi invasi. Londra, secondo iI rapporto Rifkind, calcola in 550 milioni di dollari (aI valore attuale poco meno di I0.000 miliardi di lire) il valore totale dell’oro saccheggiato dai nazisti in Europa. La cifra tiene conto di 23 milioni di dollari in oro delle riserve del Belgio e di 193 milioni dell’Olanda.

Una parte dell’oro fu ritrovato in Germania e in Austria dagli eserciti vincitori e trasferito nei forzieri della Federal Reserve Bank degli Stati Uniti e della Bank of England, per la restituzione. Con la fine della guerra cominciarono le trattative con la Svizzera. I banchieri elvetici, che da sempre sostengono di non aver mai ricevuto oro illecito dai nazisti e soprattutto che non c’è nessuna base legale per passare agli alleati i diritti sui depositi nazisti in Svizzera, durante le trattative ammisero di aver acquistato 88 milioni di dollari di oro del Belgio, all’interno di un totale di depositi tedeschi di oro che tra il 1939 e il 1945 ammontó a 4I5 milioni di dollari. Solo una parte di quest’oro, secondo iI rapporto, fu restituito dagli svizzeri alla fine della guerra mondiale agli Alleati vincitori. Nel 1947 gli elvetici pagarono 2 50 milioni di franchi svizzeri aI fondo per i risarcimenti istituito presso la Fed Usa nel quale era confluito l’oro preso dai vincitori. La somma fu accettata perché Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, ritennero che era impossibile ottenere di più. Il movimento dell’oro tedesco fu sempre seguito con forte interesse dai servizi segreti britannici e degli altri paesi alleati. La questione era di vitale importanza perché dall’oro dipendeva iI potere della Germania di acquistare all’estero materie prime per la produzione di armi. II ministero britannico per la Guerra economica mise in piedi una rete per la raccolta di informazioni che, oltre alle spie tradizionali si serviva anche di diplomatici, organizzazioni per il controllo dei contrabbando in varie parti dei mondo e un sistema consolare per tenere sotto controllo il blocco economico imposto dagli Alleati contro Ai Germania. A partire dal 1942 britannici e statunitensi decisero che ara arrivato il momento di interrompere i rapporti commerciali tedeschi con i paesi neutrali, soprattutto Svizzera, Portogallo, Svezia e Spagna. Una dichiarazione del 1943 invalidò tutti gli accordi o gli interessi accumulati su proprietà situate in territorio occupato militarmente dai tedeschi. Ma informazioni raccolte da varie fonti indicavano che la Svizzera continuava a ricevere oro destinato ai depositi oppure a paesi terzi. Solo il 16 febbraio 1945 i beni tedeschi in Svizzera furono bloccati su ordine dei consiglio federale. Allora si parlò di circa 400 tonnellate di oro tedesco sepolto nei forzieri svizzeri. Per riparazioni ne fu versato circa il 10 per cento. SuIIa vicenda si innesta anche iI sospetto che i bottini nazisti viaggiassero su alcune ambulanze o veicoli con il contrassegno della Croce Rossa. «Ma dai nostri archivi non c’è alcuna prova di questi traffici», dice Tony Burgener, uno dei portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa. Della «Croce Rossa controllata dai servizi segreti nazisti» si parla invece in documenti dell’ “Intelligence” americana stilati in tempo di guerra e tenuti segreti fino a poco fa in cui si afferma anche che «ogni rappresentante della Croce Rossa deve essere considerato un agente tedesco reale o potenziale». E vi é anche una «tranche» dell’ oro nazista che riguarda da vicino l’Italia. Infatti, l’oro italiano trafugato durante la guerra dalle truppe naziste in ripiegamento venne prelevato dai caveau della Banca d’Italia e proprio negli archivi dell’Istituto di emissione si trovano documenti e ricostruzioni che permettono di gettare un po’ di luce sulla vicenda. Innanzitutto sulle quantità: dalle ricostruzioni sembrano mancare all’appello circa 25 tonnellate di lingotti. Secondo i calcoli finali, furono circa 69 le tonnellate trafugate dai forzieri di Fortezza {in Alto Adige) per andare ad ingrossare iI tesoro Reichsbank. Nei forzieri di Fortezza rimasero, al momento della liberazione da parte elle truppe alleate, circa 23 tonnellate d’oro che nel maggio del ’45 vennero automaticamente restituite dalle autorità militari alleate alla Banca d’Italia e riportate a Roma. Dell’oro trasferito neI Reich circa 44 tonnellate risultano i «rientrate» da tempo in Italia almeno virtualmente. L’ora definitivamente scomparso durante il conflitto mondiale, dopo una serie di calcoli di rettifica delle quantità asportate, risulto pari a poco meno di 25 tonnellate. Ma, per quel che riguarda l’oro «italiano» non sembrano esservi misteri: Ie famose 80 tonnellate di oro che i nazisti caricarono sui vagoni durante la fuga da Roma nell’autunno del I943 non sarebbero nascoste da nessuna parte né tantomeno seppellite nelle banche elvetiche. Ne é convinto Io storico italiano Marino Viganò, che ne ha ricostruito la storia per la Tsi, la televisione della Svizzera di Iingua italiana. «Undici tonnellate di quell’oro – ha spiegato Viganò – furono versate alla Confederazione elvetica dalla Repubblica di Salò quale rimborso di una prima rata di un debito contratto dall’Italia. Le altre 70 tonnellate rimasero sepolte fino al I948 nella Fortezza, la roccaforte in Alto Adige, rima di essere utilizzate daI governo italiano per saldare altri impegni contratti prima e durante la guerra». Viganò avrebbe avuto conferma di questo fatto da documenti conservati negli archivi della confederazione e in quelli di Bankitalia che certificano l’avvenuto pagamento.

Ad alzare nuovamente un alone di mistero sull’oro di Fortezza é però un anziano ex sottufficiale tedesco il quale, in recenti dichiarazioni al quotidiano popolare “Bild”, aveva sostenuto che parte dell’oro trafugato dai nazisti dalla Banca d’Italia nel 1943 é ancora sepolto in Alto Adige («ho visto in una cavitá deI bunker di Fortezza quattro vagoni carichi d’oro), precisando le modalità con cui avrebbe comunicato alle autorità italiane i suoi sospetti ricavando pero’ l’impressione che si volesse «insabbiare» Ia sua segnalazione. L’ex maresciallo capo «Anton W.» (cui la «Bild» assicura il semi-anonimato} ha detto di aver dovuto «descrivere l’esatta situazione ad un sottosegretario all’Interno a Roma» nell’agosto 1986. Il quotidiano tedesco afferma che esistono motivi per cui l’Italia non avrebbe interesse a ritrovare i Ignoti, precisando di aver appreso dal «ministero degli Esteri italiano che la Germania ha pagato alI’Italia le riparazioni per quell’oro già oltre 40 anni fa: se venisse trovato oggi apparterrebbe ai tedeschi». Sempre per quel che riguarda l’Italia, la televisione svizzera romanda (Tsr), ha lanciato un’ipotesi xxx non si sa ancora quanto fantasiosa. E cioè che parte dell’oro italiano sottratto dai nazisti alla Banca d’Italia nel 1944 e portato in Svizzera potrebbe essere stato usato, secondo quanto “fanno pensare certi indizi”, per finanziare la Loggia P2 e le attività di Licio Gelli. Sulla valutazione complessiva dei tesoro deI Reich esistono comunque versioni differenti. Secondo Ia tv pubblica tedesca, ad esempio, i nazisti trasferirono in Svízzera, durante Ia Seconda guerra mondiale, Iingotti d’oro e altri valori per 18 miliardi di Reichsmark, equivalenti attualmente a píu’ di 90.000 miliardi di líre, per finanziare la loro guerra di conquista. Solo due giorni prima il ministero degli Esteri britannico aveva parlato di valori saccheggiati a possidenti ebraici e banche centrali e per 550 milioni di dollari dell’epoca, quasi 11.000 miliardi di lire. Secondo la tv tedesca, invece, l’esorbitante cifra di I8 miliardi dí Reichsmark (il tesoro era composto soprattutto di lingotti d’oro) è contenuta in una nota “segreta” del dipartimento di Stato americano deI 27 maggio 1945. Ma c’é anche chi sostiene che l’oro nazista potrebbe essere molto di piu’ di quanto sia stato stimato fino a oggi. E’ iI settimanale londinese Jewish Chronicle secondo il quale alcuni docuunenti dei servizi segreti americani dimostrerebbero che le razzie dei tedeschi del Terzo Reich ai danni di perseguitati e banche centrali ammonterebbero a 2,5 miliardi di franchi svizzeri (circa 3.000 miliardi di lire). Con un tasso d’interesse calcolato tra iI 5 e l’8 per cento quel tesoro oggi oscillerebbe tra i 86 mila e I50 mila miliardi i Iire. La Svizzera sarebbe stato l’unico paese neutrale a comprare l’«oro nazista» depredato dall’esercito tedesco alle banche centrali dei paesi conquistati. Secondo una Iista del ministero delle Finanze statunitense deI 1946, i tedeschi avevano trafugato oro in undici paesi per un valore di 648 milioni di dollari dell’epoca (valore attuale: 6,48 miliardi di dollari, quasi 10mila miliardi di Iire. Ad essere colpiti furono soprattutto ii Belgio (228 milioni di dollari), e l”Olanda (l68 milioni). Ail’oro nazista é ovviamente interessato anche il Congresso ebraico mondiale. E per suscitare i sensi di colpa delle potenze mondiali, viene sostenuto che gran parte dell’oro trafugato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale potrebbe essere stato ricavato da capsule dentali prelevate agli ebrei e alle altre persone internate nei campi di sterminio. Anche quest’affermazione sarebbe contenuta in un documento deI governo americano rimasto segreto per anní. Il documento, una lettera ínviata nel 1946 da un diplomatico dell’ambasciata Usa a Parigi aI segretariato di Stato, si riferisce a 8.507 lingotti d’oro scoperti da soldati americani in una miniera di sale nei pressi di Merkers, in Germania, assieme a gioielli, fedi nuziali e altri oggetti d’oro, barre di platino, soldi in contanti e centínaia di antichi dipinti di grande valore. II tesoro era stato nascosto nella miniera su ordine deI capo della propaganda nazista Joseph Goebbels, iI quale voleva evitare che i depositi della Reichsbank e i capolavori della galleria nazionale di Berlino finissero nelle mani delle truppe sovietiche in marcia verso la capitale tedesca.

La lettera del diplomatico è stata ritrovata da ricercatori del Congresso mondiale ebraico nell’archivio nazionale degli Stati Unití. «II contenuto del documento ci ha riempiti d’orrore ma ci siamo sentiti impeqnati a renderlo noto per le esigenze della storia e della giustizia. E’ un documento semplicemente terrificante», ha detto Elan Steinberg, direttore del Consiglio ebraico. Nella lettera, Livingston Merchant, consigliere per gli affari economici dell’ambasciata Usa, si interrogava sulla provenienza dei lingotti d’oro rinvenuti nella miniera tedesca e chiedeva una serie di esami per accertare se essi fossero stati ricavati da «capsule dentarie e quindi classificabili come oro non-monetízzabile». In attesa di verificare la veridicità dell’affermazione, resta il fatto che per finanziare la loro guerra di conquista, i nazisti razziarono una grande quantità d’oro e di altri valori a possidenti ebrei e a banche centrali. E che agli ebrei e agli altri internati nei campi di concentramento usavano estrarre Ie capsule dentarie d’oro. Ecco quindi che secondo il direttore del Consiglio ebraico i lingotti della miniera di Merkers furono ricavati proprio dai denti strappati alle vittime dell’0locausto. Pressato da più parti, iI governo svizzero ha comunque deciso di sospendere iI segreto bancario e aprire un’inchiesta sui patrimoni in denaro, oro e preziosi depositati dai nazisti in banche svizzere durante la seconda guerra mondiale. L’intenzione è quella di emanare un decreto che ordini agli istituti di consegnare a un’apposita commissione d’inchiesta tutta la documentazione relativa ai rapporti finanziari del tempo di guerra con i nazisti. Un provvedimento che comunque verrà sottoposto a referendum popolare. II governo di Berna si propone così di affrontare una questione rinverdita dalle recenti rivelazioni e rivelatasi assai imbarazzante. Il decreto dovrebbe dare carta bianca agli inquirenti che potranno controllare ogni movimento dei conti, gli archivi storici e anche la documentazione relativa ai depositi bancari delle vittime dei nazisti, ed é concepito in modo che gli inquirenti possano indagare «su tutti gli aspetti dello Stato nazionalsocialista: istituzioni, rappresentanti, persone fisiche e giuridiche a lui connesse e transazioni finanziarie collegate». I commissari saranno designati daI governo federale attingendo tra gli esperti dei settori più svariati e dovrebbero cominciare il loro Iavoro quanto prima. La commissione speciale d’inchiesta – che dovrebbe essere costituita all’inizio del 1997 e potrà disporre di un finanziamento governativo di 5 milioni di franchi (quasi 6 miliardi di lire) – cercherà di far chiarezza anche su un’altra nota dolente: Ia fine che hanno fatto i soldi depositati in Svizzera da molti ebrei, poi morti nei campi di concentramento hitleriani. La vicenda dell’oro nazista non resta comunque circoscritta ai confini svizzeri. Per Ruben Beraja, vicepresidente del Congresso ebraico mondiale, una parte dell’oro trafugato dai nazisti a cittadini ebrei durante la seconda guerra mondiale sarebbe stata depositata in alcune banche argentine alle quali sarebbe stata inviata da banche svizzere. Sempre secondo il World Jewish Congress, buona parte delle riserve auree trafugate dai nazisti alle vittime dell’Olocausto tra il 1938 d il 1945 sarebbe stata depositata anche in Portogallo. E pure la Francia si sarebbe appropriata illecitamente dei beni sequestrati agli ebrei negli anni deI governo filo-nazista di Vichy. L’avvocato Serge Klarsfeld, presidente dell’Associazione dei figli dei deportati ebrei francesi, sostiene infatti che Parigi, dopo la guerra, si é «arricchita» tenendosi i beni sequestrati per mancanza di eredi o rifiutandosi di versare ai figli francesi degli ebrei stranieri deportati gIi indennizzi che erano stati versati alla Francia dalla Germania. Inoltre, secondo quanto rivelato dal giornale ebraico “Jewish week”, almeno due tonnellate del metallo prezioso sarebbero depositate nella «Federal bank reserve» di New York, mentre altre quattro giacerebbero nelle casseforti della «Bank of England» di Londra. Documenti del dipartimento di Stato americano relativi a ingenti depositi di oro sarebbero stati custoditi per oltre 50 anni, coperti dalla massima segretezza, negli archivi nazionali di Washington. Vi é poi un’altra imputazione per la quale la Svizzera é “alla sbarra”: aver fatto da spregiudicata cassaforte al Terzo Reich. Oltre a tonnellate d’oro e a pingui conti bancari, la Confederazione avrebbe infatti incamerato anche un enorme patrimonio artistico, frutto di razzie ai danni degli ebrei. I capolavori spariti avrebbero aI giorno d’oggi un valore da capogiro (23 miliardi di dollari, 36.800 miliardi di lire) e, dopo la caduta di Hitler, sarebbero finiti in parte in America latina, Spagna e Portogallo con la fattiva complicità di mercanti d’arte elvetici. Lo afferma il «Daily Telegraph» che ha ricostruito la clamorosa vicenda sulla scorta di documenti ufficiali appena usciti dal principale archivio britannico (il «Public Record Office» di Londra) e dagli Archivi Nazionali di Washington.

Fonte http://www.storiain.net/arret/num1/oronazi.htm

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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