I risultati delle ultime ricerche mettono sempre più in relazione la salute del nostro intestino con quella di tutto l’organismo

Indice

Come molti già sanno, lo stato di salute del nostro organismo deve molto all’equilibrio della flora batterica. Tuttavia, un sano microbiota non basta da solo a garantire il benessere: se infatti l’intestino è infiammato, tutto il corpo ne risentirà. Vediamo come l’alimentazione e lo stile di vita possono influire nel provocare infiammazioni croniche all’intestino, e cerchiamo di capire come guarirne.

• L’intestino: facciamo conoscenza

La salute dell’intestino è determinata da due fattori: la barriera intestinale e il microbiota. Alterazioni nell’una o nell’altro possono indurre infiammazioni all’intestino, che tramite una reazione a catena influiranno sul benessere dell’intero organismo.

La barriera intestinale  ↑ 

Si tratta di un sistema multistrato formato da cellule epiteliali (soprattutto enterociti), proteine, muco protettivo e cellule immunitarie.

Inframezzate agli enterociti, le cellule calciformi mucipare (goblet cells) sono responsabili dell’emissione di muco protettivo, che rappresenta l’habitat ideale per la flora batterica e garantisce la protezione dalle infezioni. Enterociti e cellule goblet sono un po’ i “guardiani” del nostro intestino, mediando tra l’attività dei batteri e il sistema immunitario[1].

Le cellule M e le cellule di Paneth rivestono una funzione immunitaria e rilasciano molecole antibatteriche come il lisozima[2],[3]. Nel complesso, la barriera intestinale impedisce il passaggio delle sostanze non nutritive e dei patogeni al sistema circolatorio, favorisce la digestione e regola il sistema immunitario.

Le cellule epiteliali intestinali sono tenute insieme da giunzioni che formano uno strato semipermeabile tra il condotto intestinale e il sistema circolatorio. Questo strato è molto delicato, e condotte alimentari scorrette o stili di vita inadeguati possono facilmente alterarlo.

Quando l’integrità della barriera intestinale è compromessa, molecole presenti nell’intestino riescono a penetrare nel sangue anche nei casi in cui non dovrebbero: questo fenomeno è noto come “permeabilità intestinale”, e provoca stati di infiammazione sia locali sia dell’intero organismo.

Il microbiota  ↑ 

L’intestino dell’essere umano ospita centomila miliardi (1013) di microorganismi con il loro relativo patrimonio genetico, che è almeno 150 volte più grande del nostro[4],[5],[6]. Denominati solitamente “microbiota”, questi batteri influiscono su quasi ogni aspetto della nostra salute, stimolando il sistema immunitario e intervenendo sul grado di infiammazione dell’organismo.

La disbiosi consiste nella compromissione della flora batterica intestinale; può essere dovuta a vari fattori stressogeni, come per esempio alimentazione scorretta o assunzione di antibiotici. Se trascurata, la disbiosi può contribuire alla formazione di patologie croniche intestinali (IBD), cancro al colon, obesità e asma.

• Dieta e stile di vita: 12 fattori che causano infiammazioni intestinali

1: Celiachia o intolleranza?  ↑

Il termine “glutine” si riferisce a una famiglia di proteine contenute principalmente nei chicchi di grano, orzo e segale: per esempio, sono proteine di glutine la gliadina e la glutenina.

Il glutine è causa di infiammazioni non solo nei soggetti celiaci, ma anche in coloro che soffrono di semplice intolleranza (Non Celiac Gluten Sensitivity, NCGS). Facciamo chiarezza. La celiachia è una risposta autoimmune al glutine che consiste nell’alterazione dell’equilibrio e del tessuto gastrointestinali, oltre che da sintomi esterni come eruzioni cutanee e anemia[7]. I sintomi tipici dell’intolleranza si manifestano invece in chi non rientra propriamente nello spettro celiaco[8]: per molto tempo è stato possibile diagnosticarla solo attraverso un periodo di astinenza dal glutine, oggi invece disponiamo di test in grado di rilevarle l’intolleranza anche clinicamente.

Il livello di infiammazione procurata dal glutine varia da individuo a individuo, ed è legato al rilascio nell’intestino di zonulina, una proteina che ne aumenta la permeabilità[9]. Col glutine, inoltre, si ha un rilascio nell’intestino di molecole come l’istamina e la triptasi, che perpetuano l’infiammazione[10],[11].

Va ricordato che questi effetti non riguardano indistintamente tutti: in assenza di celiachia e di intolleranza, il glutine è ben tollerato dall’organismo.

2: Oli di semi indutriali  ↑ 

Gli oli di semi, estratti industrialmente dalla soia, dal mais, dalla colza, dal cotone e dal cartamo, occupano un posto importante nella dieta occidentale, ma rappresentano una alterazione introdotta appena due secoli fa, che si scontra con i lenti processi evolutivi e provoca l’infiammazione intestinale.

L’alta percentuale di omega-6 rende questi oli particolarmente sensibili alle alte temperature e alla luce: i processi industriali di trasformano e possono provocare infiammazioni in chi li consuma. Seguendo una dieta ricca di oli industriali, il rischio di infiammazione intestinale e di altre patologie legate al processi metabolici aumenta[12],[13],[14].

3: Carboidrati acellulari  ↑ 

I carboidrati si dicono acellulari quando la loro struttura manca di barriere cellulari: di conseguenza i cibi che li contengono, come ad esempio zucchero e farina, presentano un’alta densità glucidica. Nella dieta occidentale moderna questi nutrienti tendono a eccedere, con effetti negativi sui tessuti e sulla flora intestinali[15].

I carboidrati cellulari, all’opposto, si distinguono per la presenza di cellule intatte: ne sono un esempio la frutta fresca e le patate dolci. A differenza dei carboidrati acellulari, questi alimentano lo sviluppo di sostanze antinfiammatorie e così promuovono la salute dell’intestino.

4: Additivi alimentari  ↑ 

I cibi molto trasformati e addizionati sono ciò di cui la gran parte di noi si alimenta abitualmente[16]. Sugli additivi alimentari però non sono ancora disponibili studi approfonditi e a lungo termine che accertino la loro innocuità, e resta forte il sospetto che possano causare infiammazioni.

La maltodestrina, un carboidrato sintetico usato come conservante, favorisce l’adesione di batteri nocivi e la formazione di un biofilm sulla superficie dell’intestino[17].Splenda ,un dolcificante artificiale, stimola l’insorgere di infiammazioni[18]. La carragenina, una sostanza adoperata come conservante ed emulsionante, inasprisce la sindrome dell’intestino irritabile IBD. La carbossimetilcellulosa e il polisorbato-80, altri due emulsionanti presenti dappertutto, aumentano la permeabilità intestinale[19],[20]. Il titanio biossido, usato come sbiancante e lucidante, provoca la produzione di citochina da parte dell’intestino[21].

Per stare alla larga dalle infiammazioni, dovrebbe essere una priorità stare alla larga anche da queste sostanze.

5: Parto cesareo e latte artificiale  ↑ 

Il parto cesareo espone il neonato a diversi rischi dovuti all’esposizione improvvisa all’ambiente esterno, invece del passaggio graduale tramite il condotto vaginale della madre. I bambini nati con parto cesareo sono esposti anche agli antibiotici che vengono somministrati alla madre prima dell’intervento per evitare infezioni. Questo contatto precoce con gli antibiotici espone il neonato al rischio di infiammazioni e patologie come asma e obesità, che potrebbero insorgere negli anni a venire[22].

Il latte artificiale mina ulteriormente la salute del bambino, favorendo infiammazioni all’intestino e permeabilità ai batteri[23]. D’altro canto, l’allattamento al seno promuove lo sviluppo di Lactobacillus e Bifidobacteria, microrganismi utili contro l’insorgenza di disturbi cronici e infiammazioni[24].

6: Infezioni intestinali  ↑ 

Infezioni di tipo batterico, virale, fungino e parassitario alterano la composizione della flora intestinale, aprendo la strada a possibili infiammazioni[25],[26],[27],[28]. Per esempio, l’influenzavirus A riduce le difese naturali esponendo al rischio di Salmonella, mentre l’infezione da Helicobacter pylori è legata al rischio di Prevotella, un altro batterio infiammatorio[29],[30].

Forme acute di intossicazione alimentare possono ugualmente provocare infiammazioni e IBS, stimolando una sovrapproduzione di autoanticorpi[31].

7: Stress  ↑ 

Il nostro intestino è molto sensibile allo stress cronico. Una condizione prolungata di stress, accentua la permeabilità intestinale e consente ai lipopolisaccaridi LPS di entrare in circolazione: i disturbi che ne conseguono possono essere locali come sistemici. Lo stress inoltre indebolisce la mucosa intestinale e aumenta il passaggio batterico verso delle cellule epiteliali, causando infiammazione[33],[34].

8: Sedentarietà oppure attività fisica eccessiva  ↑ 

Un’attività fisica moderata apporta molti benefici, anche all’intestino, favorendo la produzione di acidi grassi a catena corta che inibiscono l’insorgere di infiammazioni[35],[36]. All’opposto, uno stile di vita troppo sedentario è associato a un incremento del livello di permeabilità intestinale.

Ma attenzione: quando l’attività fisica diventa eccessiva, sorgono nuovi problemi. Chi è in una situazione di forte stress o soffre di disturbi cronici, farebbe meglio a concentrarsi su sport leggeri, come la camminata, lo yoga o il nuoto non agonistico[38],[39],[40].

9: Alterazione del ciclo sonno/veglia  ↑ 

Il ritmo circadiano consiste di un insieme di processi biochimici che regolano l’alternanza sonno/veglia nell’arco delle 24 ore: se compromesso, per esempio da un’attività lavorativa notturna o da un evento straordinario, anche l’intestino ne risente. Si è trovata una relazione tra la rottura del ritmo circadiano e il livello di infiammazione, permeabilità e assorbimento di sostanze dannose da parte dell’intestino[41],[42].

Anche la perdita di sonno nuoce alla salute: bastano due notti di sonno non regolare per indurre alterazioni significative alla flora batterica ed esporre l’intestino a processi infiammatori[43]. Anche chi soffre di IBD risente, in modo particolare, della mancanza di sonno[44],[45]. Il sonno insomma è un fattore cruciale se vogliamo preservare il nostro benessere[46].

10: Antibiotici  ↑ 

La facilità con cui al giorno d’oggi tanti medici prescrivono antibiotici induce nella gente un senso di sicurezza: dopotutto, quale medico prescriverebbe mai un antibiotico che non sia strettamente necessario? In realtà, purtroppo, nella nostra società la pratica di prescrivere antibiotici con leggerezza è ormai diventata la norma, e gli effetti sul nostro intestino, anche a lungo termine, non vengono evidenziati mai abbastanza[47].

Si è visto inoltre che alcuni batteri, esposti agli antibiotici, hanno sviluppato una resistenza agli stessi[50], mutando in forme più nocive e persistenti[51].

11: Altri medicinali  ↑ 

Non sempre gli specialisti tengono conto degli effetti collaterali che i medicinali, anche se non sono antibiotici, possono avere sulla salute dei loro pazienti. D’altra parte, questa correlazione tra farmaci e disturbi secondari è sempre più confermata dalle ricerche[52].

Gli inibitori della pompa protonica IPP sono sostanze usate per ridurre l’acidità di stomaco. Ma quando l’acidità decresce, aumenta anche la permeabilità dei tessuti alle sostanze batteriche. Gli IPP inoltre riducono la formazione di sostanze anti-infiammatorie[53]; insomma, nel nostro intestino gli IPP combinano veramente guai.

Gli inibitori selettivi alla ricaptazione della serotonina SSRI sono noti per alterare il senso di fame e indurre costipazione; alcuni studi pre-clinici indicano che la fluoxetina Prozac interviene sulla struttura microbica intestinale, aumentando il rischio di disbiosi.

Anche i contraccettivi orali possono innescare infiammazioni, perché aumentano il rischio di contrarre il morbo di Crohn, cioè un tipo particolare di IBD[55],[56].

12: Tossine presenti nell’aria  ↑ 

Migliaia di nuove sostanze vengono sintetizzate e diffuse ogni anno dalle industrie; spesso, tutto ciò avviene senza che vengano effettuati i dovuti controlli sull’impatto che potranno avere sulla nostra salute[57]. D’altra parte, il nostro intestino è proprio una delle parti del corpo che più risentono dell’ambiente in cui viviamo. Il Bisfenolo BPA, presente nella plastica delle bottiglie, nei contenitori per alimenti, nei giocattoli e nella carta degli scontrini, provoca problemi di permeabilità e infiammazione[58],[59]. Sostanze alternative al BPA, presenti negli oggetti dichiarati BPA-free, sono ugualmente tossici, se non di più.

Anche il Triclosano, un agente antibatterico di sintesi usato in cosmesi detergenti per le mani, cura della persona, ecc. ha potere infiammante[60], mentre il Glifosato, usato in agricoltura come erbicida, diminuisce il Lactobacillus naturalmente presente nell’intestino e facilita lo sviluppo di Escherichia Coli, lasciando intuire un effetto sul microbiota analogo a quello degli antibiotici[61].

• Se l’intestino è infiammato… quali conseguenze?

1: Allergie  ↑ 

L’infiammazione intestinale può essere alla base delle allergie stagionali. Un disquilibrio nella flora intestinale può aumentare il rilascio di citochina, che stimola l’attività di mastociti, basofili ed eosinofili, che portano a reazioni allergiche. La disbiosi è alla base di dermatite atopica e allergie alimentari[62].

Un intestino in buona salute, al contrario, è in grado di inibire le reazioni allergiche grazie al rilascio di acidi grassi a catena corta e linfociti T con funzione immunitaria.

2: Patologie autoimmuni  ↑ 

Le infiammazioni intestinali aprono spesso la strada a patologie autoimmuni[63],[64],[65]. Coloro che sono affetti da diabete di tipo 1 presentano livelli più elevati di lipopolisaccaridi rispetto ai soggetti sani[66]. La zonulina, una proteina rilasciata quando la barriera intestinale risulta compromessa, è più presente in chi è affetto da malattie autoimmuni, a conferma del loro legame con il problema della permeabilità intestinale[67]. L’intolleranza al glutine e lo stress cronico sono due attivatori di infiammazione, che spesso fa da anticamera alle patologie autoimmuni[68],[69].

3: Artrite  ↑ 

Alterazioni di tipo infiammatorio presenti nel cavo orale e nell’intestino, compresa Porphyromonas gingivalis responsabile della formazione di carie e la diminuzione dei batteri commensali sono associate con la progressione dell’artrite. Disbiosi e permeabilità intestinale provocano risposte infiammatorie di tipo sistemico, attivando il rilascio di citochina che provoca forma di degenerazione del sistema muscolo-scheletrico[70],[71]. Al contrario, si è visto che bacteria commensali e SCFA contribuiscono ad alleviare l’artrite e proteggono dalla perdita di tessuto osseo[72].

4: Disturbi cardiovascolari  ↑ 

I problemi cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte al mondo, e vengono trattati solitamente con farmaci e interventi chirurgici[73]. Tuttavia, la correlazione tra intestino e cuore è sempre più dimostrata dalle ricerche, e suggerisce che in futuro le terapie più efficaci per il nostro sistema cardiocircolatorio potrebbero dipendere proprio dal benessere del nostro intestino.

I processi che hanno luogo nell’intestino influiscono sul decorso dei disturbi circolatori[74]. In caso di disbiosi, per esempio, vengono rilasciati lipopolisaccaridi e peptidoglicani, sostanze infiammatorie che compongono la membrana cellulare dei batteri Gram-positivi e Gram-negativi, e che oltre ad avere azione infiammatoria possono causare arterosclerosi e ipertensione. La disbiosi interviene anche sul metabolismo acido della bile, compromettendo l’abbassamento di colesterolo e trigliceridi nel sangue[75].

5: Disturbi gastrointestinali  ↑ 

Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI)
Si tratta di patologie come la rettocolite ulcerosa e il Morbo di Crohn: esse dipendono anche da disturbi come disbiosi e permeabilità intestinale[76].

Sindrome dell’Intestino Irritabile (SII)
Fino a poco tempo fa, il legame tra infiammazione intestinale e Sindrome dell’Intestino Irritabile non era chiaro. Tuttavia, ricerche recenti hanno evidenziato il ruolo di mastociti e infiammazioni nella patogenesi di questa malattia[77]. In alcune forme di SII, episodi di intossicazione alimentare occorsi precedentemente possono portare alla produzione di autoanticorpi in grado di danneggiare il tratto gastrointestinale.

Carcinoma colonrettale
Il cancro colonrettale è uno dei più diffusi nella società occidentale (al quarto posto negli USA), e colpisce in pari misura donne e uomini[78]. Le ricerche evidenziano come un’infiammazione gastrointestinale possa preludere allo sviluppo di questo tipo di tumore[79]. Per il cancro colonrettale sono stati individuati diversi fattori di rischio, compresi la presenza di patogeni nell’intestino, bassi livelli di acido butirrico e la dieta Occidentale, solitamente ricca di cibi sottoposti a raffinazione o comunque trasformati industrialmente[80].

Diverticolite
La diverticolite è una forma di irritazione che colpisce le pareti dell’intestino: essa provoca disbiosi e causa a livelli elevati di calprotectina fecale, una proteina generalmente rilasciata dai globuli bianchi durante gli stati infiammatori[81].

6: Depressione e ansia  ↑ 

Nuove ricerche indicato che l’attivazione del sistema immunitario gioca un ruolo centrale nello sviluppo di depressione e ansia[82]. Nell’intestino trova dimora il 70% del nostro sistema immunitario, quindi non sorprende che infiammazioni in quest’area del corpo si ripercuotano anche sulla nostra psiche[83].

L’asse intestino-cervello, che rappresenta un collegamento tra il sistema nervoso periferico e quello centrale, media anche la relazione tra infiammazione intestinale e salute mentale: la prima può provocare una compromissione della seconda, con lo sviluppo conseguente di depressione e ansia.

D’altro canto, infiammazioni all’intestino sono spesso attivate a loro volta da tutti quei casi di disbiosi e di disfunzione della barriera intestinale che così spesso si ritrovano in chi soffre di depressione e stati d’ansia: in questi soggetti si riscontra un livello mediamente basso di SCFA nell’intestino, di qui la scarsa capacità di contrastare l’insorgere di infiammazioni[84],[85],[86],[87].

7: Malattie neurodegenerative  ↑ 

L’asse cervello-intestivo gioca un ruolo anche nelle patologie neurodegenerative. Una infiammazione intestinale può preludere spesso al Morbo di Parkinson, anticipando anche di vent’anni l’insorgere dei sintomi del sistema neurologico[88]. Infiammazioni di tipo intestinale possono anche favorire la sedimentazione di placche beta -amiloidi, che contribuiscono al processo di degenerazione neurocognitiva tipica dell’Alzheimer[89].

8: Disturbi dell’attenzione e dello sviluppo  ↑ 

I disturbi dell’età evolutiva sono ovunque in continua crescita: al 2016, per esempio, l’autismo è arrivato a colpire 1 bambino su 59, mentre l’11% dei bambini e adolescenti sviluppa oggi un disturbo da deficit di attenzione/iperattività ADHD[90],[91]. La Sindrome neuropsichiatrica pediatrica a esordio acuto PANS e i Disturbi neuropsichiatrici infantili autoimmuni associati a infezioni da streptococco PANDAS sono patologie in crescita caratterizzate dall’insorgenza improvvisa di tic e comportamenti ossessivo-compulsivi.

Le ricerche mostrano che disbiosi e infiammazione all’intestino contribuiscono entrambe a questi disturbi: nei bambini con ADHD si osserva un minor numero di specie batteriche presenti nell’intestino cioè una minore biodiversità, valore strettamente legato allo stato generale di salute dell’organismo[92]. I bambini che rientrano nello spettro autistico o che soffrono di PANS/PANDAS, altrettanto accusano forme di disbiosi[93],[94]. Queste alterazioni di tipo infiammatorio compromettono la comunicazione tra intestino e cervello, inducendo potenziali deficit neurologici.

9: Osteoporosi  ↑ 

Molti dati evidenziano come gli stati infiammatori dell’intestino possano favorire l’osteoporosi: alterando l’equilibrio tra osteoclasti e osteoblasti, le cellule deputate alla produzione e al riassorbimento di tessuto osseo, il risultato è un impoverimento netto della massa ossea. Un’altra conseguenza è il minore assorbimento di nutrienti come vitamina D, calcio, magnesio, tutti nutrienti necessari alla naturale rigenerazione delle ossa[95].

10: Stato di salute della pelle  ↑ 

Molto è stato detto a proposito dei legame tra intestino e salute della pelle: proprio come per l’asse enterocerebrale, quello enterocutaneo mette in relazione le cellule di un apparato, in questo caso tegumentario, con la flora batterica intestinale. Tra i disturbi della pelle collegati agli stati infiammatori dell’intestino si possono citare acne, psoriasi, rosacea, eczemi[96],[97],[98].

11: Sindrome metabolica – Diabete di tipo 2 – Obesità  ↑ 

La sindrome metabolica, il diabete di tipo 2, l’obesità e l’infiammazione intestinale formano un circolo vizioso: gli scompensi glicemici e l’eccesso di massa grassa nell’organismo promuovono infiammazioni all’intestino, così come queste ultime sono in grado di esacerbare a loro volta i disturbi del metabolismo.

La presenza di disbiosi e quella di lipopolisaccaridi in circolo possono indurre una maggiore resistenza a insulina e leptina, due sostanze chiave per il buon funzionamento del sistema metabolico[99]. I carboidrati acellulari e l’esposizione a tossine “obesogeniche” presenti nell’ambiente, inclusi BPA e ftalati, alterano il microbiota. Queste alterazioni inducono infiammazione e influenzano l’avanzamento delle disfunzioni metaboliche[100],[101],[102].

12: Patologie del fegato non correlate all’assunzione di alcol  ↑ 

La steatosi epatica non alcolica NAFLD, o “fegato grasso”, consiste nell’accumulo di grasso in eccesso all’interno del fegato, a condizione che ciò non sia da imputare all’assunzione di alcol. Questa patologia si lega a tutti i disturbi metabolici sopra citati diabete di tipo 2, obesità, sindrome metabolica, nel senso che a squilibri alla flora intestinale conseguono inasprimenti della steatosi epatica. All’opposto, terapie mirate a migliorare la salute dell’intestino hanno anche la caratteristica di alleviare le disfunzioni del fegato[103],[104].

• Curare l’intestino quando è infiammato

Come abbiamo visto, è praticamente impossibile identificare un disturbo che in qualche modo non si leghi anche allo stato di salute del nostro intestino. Strategie alimentari e stili di vita volti a sanare gli stati infiammatori intestinali dovrebbero far parte di qualsiasi protocollo clinico mirato alla prevenzione o alla cura di ogni altra patologia cronica.

Segui un’alimentazione nutriente e genuina  ↑ 

Una dieta genuina, cioè composta da cibi per loro natura nutrienti, e quindi non alterati industrialmente, fornisce tutti gli elementi necessari alla flora intestinale per mantenersi in buona salute fibre fermentescibili, polifenoli, ecc., creando una sorta di ecosistema protettivo. Un’attenzione particolare va data ai prebiotici, che possono rafforzare il delicato ecosistema intestinale innalzando la quantità di SCFA. Meglio evitare carboidrati acellulari, presenti soprattutto nei prodotti confezionati, da forno o dolciari, a base di farina bianca raffinata, e gli oli di semi industriali.

Affronta la disbiosi e le intolleranze alimentari  ↑ 

Disbiosi e intolleranze alimentari mantengono l’intestino in un stato di infiammazione continua: se l’obiettivo è tornare in salute, identificare la natura di questi problemi è un passaggio obbligato. I probiotici e i prebiotici possono alleviare le infiammazioni, con tipologie diverse e specifiche in funzione dell’individuo: gli “psicobiotici” per esempio, come il Lactobacillus rhamnosus, agiscono a livello intestinale procurando effetti positivi anche sulla psiche[105].

Gestisci lo stress  ↑ 

Lo stress cronico ha il potere di compromettere anche il funzionamento dell’intestino, ed è per questo che occorre imparare a gestirlo. Tramite la meditazione è possibile migliorare la risposta allo stress, con effetti positivi sullo stato di salute della barriera intestinale e delle infiammazioni[106]. Allo stesso modo, l’esercizio costante e un sonno regolare influiscono positivamente sullo stress, quindi giovano all’intestino.

Fai un uso consapevole dei farmaci  ↑ 

Per limitare le infiammazioni all’intestino, usa sempre coscienziosamente i farmaci, antibiotici e non. Anche se sull’effetto dei farmaci non-antibiotici sull’intestino va ancora fatta luce, le informazioni già a nostra disposizione portano dati preoccupanti. D’altra parte, l’effetto negativo degli antibiotici sull’intestino è acclarato. Se stai fecendo uso di IPP per contrastare l’acidità di stomaco, sappi che l’alimentazione e lo stile di vita possono fare già tanto, e spesso un cambio di regime in tal senso permette di ridurre o addirittura eliminare l’uso di queste sostanze.

Limita l’esposizione alle tossine  ↑ 

Le tossine si trovano ovunque, ma con qualche semplice accorgimento è possibile limitare il loro effetto sul nostro intestino.

Per esempio, laddove possibile, evitando di maneggiare sostanze che contengono BPA: le bottiglie e i contenitori in vetro e acciaio inox sono da preferire a quelli in plastica. Sarebbe meglio bere acqua depurata, servendosi di filtri di buona qualità. Per l’igiene personale è importante fare uso di prodotti naturali contenenti estratti biologici: a questo proposito esistono portali dedicati espressamente alla cosmesi naturale e sostenibile. È sempre sconsigliabile usare pesticidi, in giardino e dentro casa.

Ridurre l’esposizione alle tossine presenti nell’ambiente significa proteggere il nostro intestino e, più in generale, favorire il benessere dell’intero organismo.

Riferimenti Scientifici

Traduzione da: https://chriskresser.com/gut-inflammation-12-causes-and-12-effects/

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