La carenza di vitamina D è collegata al diabete

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Diversi studi dimostrano che il deficit di Vitamina D si associa al rischio di sviluppare il diabete di tipo 1 e di tipo 2. Vengono qui proposti due differenti ricerche per i due tipi di diabete: uno svolto dal Dipartimento di Medicina dell’Università di Melbourne, l’altro dall’UC School of Medicine dell’Università della California

Voglio ricordare che è abbastanza facile mantenere livelli di vitamina D ottimali con soli 15 minuti di esposizione al sole tre volte alla settimana durante l’estate e con un tempo più prolungato durante l’inverno.

La maggior parte della vitamina D viene infatti sintetizzata dall’organismo, per azione dei raggi del sole, a partire da derivati del colesterolo presenti nella pelle.

Sono quindi i ritmi e gli stili di vita del “nostro progresso” che inducono la formazione di queste malattie che un tempo non c’erano. Il Dott. Michael Holick afferma: Le persone sono realmente molto sorprese dal nuovo messaggio che una sensibile esposizione al sole, con moderazione, è molto importante per una buona salute. Dovremmo apprezzare il sole per i suoi benefici”.

La carenza di vitamina D collegata al diabete di tipo 1

Uno studio condotto da ricercatori della UC School of Medicine di San Diego, ha trovato una correlazione tra i livelli sierici di vitamina D3 e la successiva incidenza di diabete di tipo 1.

I sei anni di studio dei livelli ematici di quasi 2.000 individui suggerisce un ruolo preventivo della vitamina D3 in questa malattia. La ricerca appare sul numero di dicembre di Diabetologia, una pubblicazione dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD).

“Studi precedenti hanno proposto l’esistenza di una correlazione tra la carenza di vitamina D e il rischio di diabete di tipo 1, ma questa è la prima volta che la teoria è stata testata in modo da offrire la relazione dosaggio-reazione” dichiara Cedric Garland, medico di salute pubblica, FACE (membro del American College of Endocrinology), professore del Dipartimento della Famiglia e della Medicina Preventiva presso l’Università della California (San Diego).

Questo studio ha utilizzato estratti provenienti da milioni di campioni di sangue di siero congelati dal Department of Defense Serum Registry per la sorveglianza della malattia.

I ricercatori hanno scongelato e analizzato 1.000 campioni di siero estratti da persone sane che successivamente hanno sviluppato diabete di tipo 1 e di 1.000 soggetti sani il cui sangue è stato prelevato nello stesso giorno, ma che non hanno sviluppato diabete di tipo 1. Confrontando le concentrazioni sieriche della forma predominante circolante di vitamina D – 25-idrossivitamina D (25 (OH) D) – i ricercatori sono stati in grado di determinare il livello ottimale di siero necessario per abbassare il rischio individuale di sviluppare il diabete di tipo 1.

Basandosi principalmente su questo studio, Garland ha stimato che il livello di 25 (OH) D necessario per evitare metà dei casi di diabete di tipo 1 è di 50 ng / ml. Il consenso di tutti i dati disponibili, indica l’assenza di rischi noti associati a questo dosaggio.

“Anche se ci sono alcune condizioni che influenzano il metabolismo della vitamina D, per la maggior parte delle persone, 4000 UI al giorno di vitamina D3 saranno necessari per raggiungere i livelli efficaci”, ha suggerito Garland. Quest’ultimo esorta i pazienti interessati a richiedere presso il proprio medico curante la misurazione dei livelli sierici di 25 (OH) D prima di aumentare l’assunzione di vitamina D3.

“Questo effetto benefico è presente alle assunzioni solo per quanto riguarda la vitamina D3,” ha avvertito Garland. ” Non bisogna fare affidamento in diverse forme di vitamina D o in dosi eccessive, in quanto la maggior parte dei benefici per la prevenzione della malattia sono per dosi inferiori a 10.000 UI al giorno.”

I co-autori di Garland dell’ UC San Diego School of Medicine e del Naval Health Research Center includono Edward Gorham, PhD; Sharif Mohr, PhD, e Heather Hofflich, DO; Alina Burgi, Kenneth Zeng del Centro Naval Health Research e Camillo Ricordi MD dell’Università di Miami Diabetes Research Institute.

Lo studio è stato sostenuto da un finanziamento del Congresso per il Diabetes Research Institute dell’Università di Miami attraverso il Naval Health Research Center, San Diego, California.

Kim Edwards, Senior Public Information Officer presso UC San Diego Health Sciences

[email protected]

Fonte University of California, San Diego School of Medicine

Traduzione di Marta C. per Dionidream

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Concentrazioni sieriche di vitamina D, apporto di calcio e rischio di diabete di tipo 2 dopo 5 anni: risultati di uno studio prospettico su base nazionale

Autori: Gagnon C, Lu ZX, Magliano DJ, Dustan DW, Shaw JE, Zimmet PZ, Sikaris K, Grantham N, Ebeling PR, Daly RM

Department of Medicine, NorthWest Academic Centre, The University of Melbourne, Western Hospital, Melbourne, Australia.

Key Message

Buoni livelli di vitamina D riducono il rischio di diabete.

Background

Diversi studi prospettici suggeriscono che il deficit di vitamina D si associa al rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, ma la maggior parte di questi studi non ha valutato l’apporto alimentare di calcio che può avere un effetto indipendente o sinergico con la vitamina D nel ridurre il rischio di diabete di tipo 2.

Obiettivo dello Studio

Esaminare la relazione tra la 25-idrossivitamina D [25(OH)D] sierica, l’apporto dietetico di calcio e l’incidenza del diabete di tipo 2.

Disegno dello Studio

Un totale di 5.200 soggetti, non diabetici e partecipanti allo studio “Australian Diabetes, Obesity and Lifestyle” iniziato nel 1999-2000, sono stati  richiamati nel 2004-2005 per valutare la tolleranza al glucosio e la sensibilità insulinica.

Risultati

Durante i 5 anni di follow-up, solo 199 soggetti su 5.200 (3,8%) hanno sviluppato il diabete di tipo 2; i diabetici presentavano, rispetto ai non diabetici, un’età più avanzata, una circonferenza vita maggiore, erano fumatori, conducevano uno stile di vita sedentario ed avevano una storia familiare di diabete.

I livelli di 25(OH)D, misurati al basale, erano inversamente associati con il rischio di sviluppare il diabete nei 5 anni di follow-up e, precisamente per ogni incremento di 25 nmol/l di 25(OH)D il rischio di diabete era ridotto del 29%, mentre non c’erano interazioni tra concentrazioni sieriche di vitamina D e apporto dietetico di calcio sul rischio di diabete.

Inoltre, c’era una significativa associazione positiva tra livelli basali di 25(OH)D e l’indice di sensibilità insulinica.

Conclusioni

I dati ottenuti da questo studio supportano l’ipotesi che buoni livelli di vitamina D circolante, ma non l’apporto dietetico di calcio, riducono il rischio di sviluppare diabete di tipo2.

Fonte National Center for Biotechnology Information

Traduzione tratta da http://www.vitaminad.it

 

Per approfondire sull’importanza e le applicazioni clicca su Vitamina D

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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