rischi dieta senza glutine

La celiachia è una malattia di origine genetica altrimenti denominata come malattia celiaca o morbo celiaco. Essa è causata da un’intolleranza e da una reazione infiammatoria ad una proteina contenuta nel glutine, rinvenibile in moltissimi alimenti, che provoca atrofia dei villi intestinali ed è caratterizzata da diarrea cronica e rallentamento della crescita. La dieta gluten free spesso da sola non è sufficiente perchè ci sia un sollievo dai sintomi della malattia.

La celiachia: quali origini e quali sintomi

La celiachia è una malattia caratterizzata da una infiammazione permanente dell’intestino, causata, in soggetti che sono geneticamente predisposti, dall’ingestione di alimenti contenenti glutine. In un soggetto celiaco, l’assunzione del glutine attiva in maniera anomala la reazione del sistema immunitario, che non riconoscendo il glutine, cerca di eliminarlo, danneggiando le pareti dell’intestino. Queste ultime, che fanno parte della mucosa intestinale, sono formate da miliardi di villi, piccole strutture sottili e allungate che formano tra di loro delle anse che  permettono l’assorbimento delle sostanze nutritive.
Nei celiaci questa reazione anomala sulla mucosa intestinale appiattisce le anse formate dai villi intestinali e i villi stessi, causando un cattivo assorbimento nutritivo. I villi subiscono quindi un atrofizzazione e la mucosa un appiattimento con conseguente perdita della sua funzionalità nell’ assimilazione dei nutrienti (ferro e altri minerali, vitamine, zuccheri, proteine, grassi, etc).
La celiachia che viene scatenata dall’ingestione del glutine ha le sue origini in alcuni geni di predisposizione alla malattia, può essere definita infatti una malattia genetica a tutti gli effetti. I geni particolarmente coinvolti nella predisposizione alla celiachia sono quelli che fanno parte del complesso HLA-DQ2 e HLA- DQ8, tale complesso è infatti fortemente associato alla malattia celiaca. Questo non significa che possedere  questi geni sviluppi necessariamente la malattia, ma ha sicuramente una predisposizione in più nel svilupparla.

Per quanto riguarda la diffusione della celiachia, secondo i dati della letteratura scientifica, è interessata circa l’1% della popolazione generale a livello globale. In Italia, quindi, i celiaci dovrebbero essere circa 600.000. Nel nostro paese ci sono meno di 400.000 celiaci non diagnosticati che, usando quotidianamente il glutine, presentano i disturbi (sintomi) della malattia e rischiano di andare incontro a complicazioni. La celiachia è più frequente tra le donne (ben 2 casi su 3 riguardano il sesso femminile) e può svilupparsi a qualsiasi età.

I dati sulla diffusione della malattia in Italia sono contenuti e redatti annualmente dalla Relazione al Parlamento sulla Celiachia, curata dal Ministero della Salute. Inoltre molti approfondimenti su diete idonee senza glutine, alimenti e associazioni locali sono consultabili nel sito web dell’Associazione Italia Celiachia.

La celiachia inoltre, non è l’unica patologia legata al glutine: esiste anche una forma di intolleranza chiamata dal mondo scientifico, sensibilità al glutine. Questa forma di intolleranza provoca spesso gli stessi sintomi della celiachia vera e propria, senza tuttavia avere una base genetica e scatenare una risposta immunitaria, come la celiachia vera e propria. Una larga fascia della popolazione si stima essere intollerante al glutine: si va da un 20% ad un 50%.

La diagnosi di celiachia si effettua tramite analisi del sangue e biopsia intestinale. Si ricercano nel sangue gli anticorpi anti-transglutaminasi, anti-gliadina e anti-endomisio; mentre tramite biopsia intestinale si ricerca, prelevando dall’intestino tenue parti di tessuto da analizzare con esame istologico, il grado di atrofia dei villi intestinali.

I maggiori fattori di rischio di una celiachia non curata o non prontamente diagnosticata possono essere un aumento del rischio di carcinoma gastrointestinale almeno del 30%, 40 volte un aumento del rischio del linfoma di Hodgkin dell’intestino tenue e 77 volte un aumento del rischio di sviluppane un linfoma.

Ma quali sintomi provoca la malattia celiaca? Innanzi tutto, bisogna sottolineare che solo il 50% dei sintomi di celiachia si verifica a livello dell’apparato digerente.

I sintomi più diffusi sia a livello dell’apparato digerente sia ad  livello generale sono:

  • Gonfiore e crampi ricorrenti
  • Diarrea cronica o ricorrente
  • Stipsi
  • Nausea
  • Patologie del fegato e del tratto biliare
  • Perdita di peso
  • Anemia da carenza di ferro che non risponde alla terapia con ferro
  • Fatica
  • artralgia
  • Intorpidimento formicolio alle gambe
  • Piaghe all’interno della bocca
  • Eruzioni cutanee/acne
  • Scolorimento del dente o perdita di smalto
  • Infertilità inspiegabile o aborto spontaneo ricorrente
  • Osteopenia o osteoporosi
  • Ansia e/o depressione

Il glutine: cosa è e cosa scatena?

Facciamo ora un po’ di chiarezza sul glutine, su dove sia contenuto e su cosa possa scatenare.

Il glutine è una proteina che si trova in alcuni tipi di cereali: grano, orzo, segale, avena e farro e negli alimenti che li contengono tra cui pasta, pizza, pane crackers, grissini, torte, snacks, cereali per la prima colazione, carne e pesce impanati. È, inoltre, aggiunto a molti alimenti come additivo durante la fase di trasformazione industriale. Tra questi alimenti ricordiamo alcune salse, i piatti pronti, i gelati e alcuni tipi di yogurt. Anche la birra, prodotta dalla fermentazione dell’orzo, contiene glutine.

Quasi tutti i cibi dei supermercati o dei ristoranti quindi lo contengono e diventa difficile provare ad eliminarlo dall’alimentazione quotidiana: in realtà ciò che bisogna rivedere è il proprio stile di vita, riportandolo ad uno stile di vita più naturale e vario per quanto riguarda l’alimentazione. Esistono infatti molti cerali e pseudo-cereali in chicchi senza glutine, patate di ogni tipo, verdure che sono facilmente reperibili ed economici. Quello che accade, e le persone non se ne rendono conto, è che il glutine dia una dipendenza da cui è difficile sottrarsi.  In realtà il glutine è assente in riso, miglio, grano saraceno, mais, quinoa, amaranto e alcuni tipi di avena certificati.

Esistono vari studi che indicano come il consumo di glutine danneggi le pareti intestinali causando permeabilità intestinale: le giunture serrate che dividono l’intestino dal circolo sanguigno si allargano lasciando passare proteine indigerite, batteri, virus e sostanze che non dovrebbero entrare in circolo nel nostro organismo. Nel tempo la permeabilità intestinale se non curata può portare alla nascita di malattie autoimmuni come artrite reumatoide, morbo di Chron, sclerosi multipla, diabete e celiachia in soggetti predisposti.

IL glutine favorisce la permeabilità intestinale attraverso un’ aumentata produzione di zonulina, una proteina che regola le giunzioni delle pareti intestinali e se in eccesso le allenta. Favorisce inoltre la formazione di anticorpi e di citochine, delle sostanze che scatenano delle reazioni infiammatorie. Si evince quindi come nei soggetti celiaci tutto questo sia aumentato rispetto ai soggetti semplicemente intolleranti al glutine, in quanto in essi si scatenanao delle reazioni immunitarie verso il proprio stesso corpo e tutto ciò favorisce una infiammazione potente e diffusa a livello intestinale.

La dieta gluten free: spesso da sola non basta

È ampiamente riconosciuto che il primo passo nel trattamento della celiachia è la rimozione del glutine dalla dieta con un rigore al 100% (trattamento copiato direttamente dalla National Library of Medicine): in una diagnosi di celiachia infatti ciò che viene detto al paziente è di eliminare totalmente il glutine dalla propria alimentazione, stando molto attenti alle etichette di ogni singolo alimento, considerando quanto sia diffuso il glutine ovunque come abbiamo visto in precedenza. Normalmente viene detto che con una dieta senza glutine quasi tutti i sintomi scompariranno nel giro di un breve o medio periodo e che i villi compromessi del rivestimento dell’intestino piano piano andranno in via di guarigione.

Sicuramente il primo passo verso il trattamento della malattia celiaca è la rimozione del glutine dalla dieta, ma non è il solo trattamento che dovrebbe essere preso in considerazione, se si vuole avere un reale miglioramento e una regressione dei sintomi che la malattia comporta e se si vogliono scongiurare i fattori di rischio descritti in precedenza che inevitabilmente aumenterebbero in caso di una regressione non significativa della malattia celiaca e dei sintomi ad essa connessi.

Per la maggior parte delle persone, seguire questa dieta fermerà i sintomi, guarirà i danni intestinali esistenti e prevenirà ulteriori danni. I miglioramenti iniziano in genere entro poche settimane dall’inizio della dieta e l’intestino tenue è di solito completamente guarito – il che significa che i villi sono intatti e funzionanti – in 6-18 mesi.

Purtroppo alcune ricerche recenti dimostrano che in alcuni pazienti, pur seguendo una rigorosa dieta priva di glutine, non ci sia una guarigione della malattia a livello dell’intestino tenue e della sua mucosa: in essi persiste invece un forte stato infiammatorio associato ad un elevata permeabilità intestinale, che fa sì che essi non riescano con la sola dieta gluten free a beneficiare di una regressione dei sintomi e di un ritorno ad una vita normale. Se il danno intestinale non guarisce mai, non c’è da meravigliarsi se i pazienti con malattia celiaca hanno maggiori probabilità di sviluppare il cancro o qualche altra malattia debilitante.

Per questi pazienti oltre ad una dieta priva di glutine bisogna affiancare delle terapie volte a diminuire il forte stato infiammatorio intestinale ripristinando il più possibile un corretto spazio delle giuntureche diminuirebbe la permeabilità intestinale, assumendo integratori che rigenerano le giunture serrate dell’intestino come la vitamina D (potente modulatore del sistema immunitario e forte riduttore dell’infiammazione intestinale), la glutammina e i probiotici.

Recenti studi  infatti spiegano che andrebbero attuati alcuni comportamenti che, insieme alla rimozione del glutine dalla dieta, servano come terapia per i ripristino della permeabilità intestinale.

Tra questi bisognerebbe:

  • Indagare altre intolleranze alimentari che potrebbero interferire con i sintomi già in atto
  • Identificare e correggere le carenze nutrizionali
  • Ripristinare batteri sani nell’intestino
  • Fornire fattori immunitari e antinfiammatori naturali per aiutare nel processo di guarigione
  • Prendere in considerazione l’uso di un buon enzima digestivo

Risulta quindi di vitale importanza in seguito ad una diagnosi di celiachia o anche solo di intolleranza al glutine, seguiti dalle giuste figure professionali, impostare un adeguato regime alimentare e monitorare l’andamento dei sintomi in modo da attuare se il caso ogni terapia idonea di affiancamento alla dieta stessa.

Riferimenti Scientifici

  1. Regolamento (UE) n. 609/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo agli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia, agli alimenti a fini medici speciali e ai sostituti dell’intera razione alimentare giornaliera per il controllo del peso e che abroga la direttiva 92/52/CEE del Consiglio, le direttive 96/8/CE, 1999/21/CE, 2006/125/CE e 2006/141/CE della Commissione, la direttiva 2009/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e i regolamenti (CE) n. 41/2009 e (CE) n. 953/2009 della Commissione
  2. Regolamento di esecuzione (UE) n. 828/2014 della Commissione, del 30 luglio 2014, relativo alle prescrizioni riguardanti l’informazione dei consumatori sull’assenza di glutine o sulla sua presenza in misura ridotta negli alimenti. Testo rilevante ai fini del SEE
  3. Legge 4 luglio 2005, n. 123. Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia. (Gazzetta Ufficiale n. 156 del 7 luglio 2005) Decreto 17 maggio 2016 del Ministero della Salute. “Assistenza sanitaria integrativa per i prodotti inclusi nel campo di applicazione del regolamento (UE) 609/2013 e per i prodotti alimentari destinati ai celiaci e modifiche al decreto 8 giugno 2001”; Assistenza sanitaria integrativa per i prodotti inclusi nel campo di applicazione del regolamento (UE) 609/2013 e per i prodotti alimentari destinati ai celiaci e modifiche al decreto 8 giugno 2001. (Gazzetta Ufficiale n.136 del 13-06-2016)
  4. Decreto 17 maggio 2016 del Ministero della Salute. Assistenza sanitaria integrativa per i prodotti inclusi nel campo di applicazione del regolamento (UE) 609/2013 e per i prodotti alimentari destinati ai celiaci e modifiche al decreto 8 giugno 2001. (Gazzetta Ufficiale n.136 del 13-06-2016)
  5. Decreto 10 agosto 2018 del Ministero della Salute. Limiti massimi di spesa per l’erogazione dei prodotti senza glutine, di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, della legge 4 luglio 2005, n. 123, recante: «Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia». (GU Serie Generale n.199 del 28-08-2018)
  6. Ministero della Salute. Circolare del 26 settembre 2018, n. prot. 0036901 sui termini di applicazione del DM 10 agosto 2018
  7. Dr. Fasano on Leaky Gut Syndrome and Gluten Sensitivity – glutenfreesociety.org
  8. Fasano A. Leaky gut and autoimmune diseases. Clin Rev Allergy Immunol. 2012 Feb;42(1):71-8.
  9. Alessio Fasano. Zonulin, regulation of tight junctions, and autoimmune diseases. Ann N Y Acad Sci. 2012 Jul; 1258(1): 25–33.
  10. Pioneering Researcher Alessio Fasano M.D. on Gluten, Autoimmunity & Leaky Gut. chriskresser.comù
  11. Mucosal Healing and mortality in coelica disease B Lebwohl  1 F GranathA EkbomS M MontgomeryJ A MurrayA Rubio-TapiaP H R GreenJ F Ludvigsson

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