La plastica nel Mediterraneo è aumentata di 50 volte in 3 anni!

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Cinquemila miliardi di frammenti di plastica per una massa complessiva di oltre 260.000 tonnellate sono dispersi nei mari e negli oceani di tutto il mondo. Anche se un terzo di questa enorme quantità si concentra nel Pacifico settentrionale, i frammenti più piccoli arrivano addirittura nei mari polari e il Mediterraneo, con le sue 25.000 tonnellate, non è affatto messo bene.

È la stima di un gruppo internazionale di ricercatori, pubblicata  su “PLoS ONE”, basata sull’estrapolazione di dati ottenuti da 24 spedizioni di ricerca condotte fra il 2007 e il 2013.

Di queste 269.000 tonnellate, oltre 96.000 si trovano nell’Oceano Pacifico settentrionale, che in questa triste classifica è seguito dall’Oceano Indiano (59.000 tonnellate) e dall’Atlantico settentrionale (56.000 tonnellate). Con oltre 23.000 tonnellate il Mediterraneo è il quarto della lista, un dato sconfortante se si pensa che in questo piccolo bacino c’è più materiale plastico di quello che si trova in tutto il Pacifico meridionale (21.000 tonnellate circa) e nell’Atlantico meridionale (poco meno di 13.000 tonnellate). La situazione è peggiorata esponenzialmente: nel 2011 c’erano “solo” 500 tonnellate nel Mediterraneo (50 volte meno!!)

I frammenti di maggiori dimensioni sono particolarmente abbondanti in prossimità delle coste, mentre quelli di dimensioni intermedie arrivano facilmente fino ai cosiddetti giri (grandi correnti ad andamento approssimativamente circolare) subtropicali. Particelle più minute sono state invece trovate addirittura nelle regioni più remote, come i giri subpolari.

Nel 2009 Chris Jordan ha deciso di denunciare la gravità del fenomeno realizzando un reportage fotografico molto forte che ritrae le condizioni in cui versano questi animali, sia da vivi e agonizzanti, che da morti. In particolare le foto che vedrete testimoniano lo scioccante contenuto dello stomaco di questi uccelli che – ricordiamo – vivono in uno dei santuari marini più remoti del pianeta.

Purtroppo il nostro sconsiderato consumo di plastica sta letteralmente sterminando i cuccioli di questi magnifici uccelli di mare, che in normali circostanze vivrebbero fino a 50 anni, e anche oltre.

Le foto che seguono sono il racconto terribile del danno che tutti noi stiamo commettendo nei confronti della natura e se pensiamo che sia qualcosa di lontano, è più vicino e dannoso di quanto credevamo.

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Le immagini terribili che seguono sono state scattate dal fotografo Chris Jordan su un’isola remota dell’Oceano Pacifico chiamata Midden Atoll. Come suggerisce il nome stesso, questo atollo si trova esattamente a metà tra il Nord America e l’Asia, a più di 2000 miglia dalla costa più vicina.

E’ fino a qui che arriva gran parte della spazzatura generata dal consumismo planetario, nel posto più impensabile, su un’isola sperduta dove da sempre trovano il loro habitat naturale numerose colonie di albatros, i quali purtroppo stanno rimanendo decimati proprio a causa dei rifiuti che hanno invaso l’atollo: durante i primi mesi di vita, i pulcini vengono sfamati dai genitori che spessoconfondono la spazzatura che galleggia nel mare per cibo. Accade così che gli albatros si ritrovino inconsapevolmente ad essere gli stessi carnefici dei loro piccoli, i quali nel giro di poco tempo muoiono a causa di tutta la spazzatura erroneamente ingerita.

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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