La punizione è la via più efficace per reprimere tuo figlio

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di Antonio Panarese e Roberta Cavallo

Questo articolo non vuole convincerti. Non è un nostro interesse indottrinare le persone e convincerle di qualcosa.

Vogliamo solo condividere con te le riflessioni che abbiamo fatto tramite l’esperienza massiva a contatto con bambini ritenuti difficili, disadattati, capricciosi, violenti e asociali e che ci hanno permesso di risanare le loro ferite emotive e di recuperare la loro fiducia nei confronti degli adulti.

Sono le stesse riflessioni che hanno fatto negli ultimi anni migliaia di famiglie italiane che, spinti dalla lettura dei nostri libri, hanno cambiato il modo di considerare i vizi, i capricci dei propri figli e che, giorno dopo giorno, hanno consentito loro di costruire una relazione di fiducia, di stima e di complicità totale con i propri figli.

La grande illusione delle punizioni: oggi punisci e domani raccogli rabbia e rancore

Le punizioni sembrano funzionare alla grande per risolvere una situazione nell’immediato: la maggior parte dei bambini si cristallizza davanti a un urlo ben piazzato, si congela davanti all’umiliazione di essere messo all’angolo o di allontanarsi dalla stanza o dal gruppo di compagni, si deprime e si addolora (per usare un eufemismo) vedendo il proprio genitore infuriato, infastidito o deluso.

Ma a lungo termine cosa comportano? Sappiamo tutti molto bene come, appena girato lo sguardo, il bambino sembri dimenticare la punizione o l’urlo o la minaccia e sia pronto per tornare all’occorrenza a rifare l’azione per cui era stato sgridato o punito.

Come se si dimenticasse, come se di punizione in punizione diventasse sempre più immune (bene, vuol dire che il suo sistema di difesa funziona alla perfezione!). E quindi, ogni volta è tutto da rifare con grande rammarico e fatica da parte di mamma e papà.

Vediamo ora cosa con tuo figlio potrebbe non funzionare e che lo porta, con il tempo, a non fidarsi di te e a ribellarsi.

L’arma supersonica più inefficace per risolvere capricci, lotte di potere, gelosie e litigi dei bambini

Ti sarà capitato probabilmente di dover ricorrere alle punizioni, anche se di base ti definisci contrario al loro utilizzo.

Le hai provate tutte, sei stanco, non sai più cosa fare ed ecco che ti senti pervadere da una forza più grande di te, che non riesci a controllare e che “ti fa scappare” la tanto odiata punizione…

  • “Adesso basta, vai di là e non esci finché non ti chiamo io!”
  • “Finiscila! Adesso spengo e per una settimana niente televisione!”
  • “Stop! Adesso ti siedi qui, stai fermo e zitto finché non mi chiedi scusa!”
  • “Smettila! Questo gioco adesso te lo ritiro e te lo scordi! Salutalo perché non lo vedrai più”
  • “Adesso ti metto in castigo: vai di là e metti a posto tutti i giochi mentre tua sorella finisce di guardare i cartoni!”
  • “Più niente dolci/tv/gioco preferito/partita di calcio/coccole finché non lo decido io!”

Aaaahhhh……!!!!!

Lo sporco lavoro della punizione

Non si sa perché, ma una cosa così innaturale come la punizione lascia in chi la infligge una sorta di soddisfazione, una sensazione di rilassamento… Siamo dei mostri? Niente affatto!

La punizione fa il suo “sporco” lavoro. Fa quello per cui è nata: aiuta l’artefice a liberarsi da un’emozione negativa (rabbia, nervosismo, impazienza…).

Hai mai notato che, anche se ti dispiace, dopo che l’hai fatto tiri un sospiro di sollievo? Ti senti alleggerito?

La punizione serve unicamente a chi la infligge per sfogare la tensione emotiva, per scaricare la rabbia, per sentirsi più forte, per avere la sensazione di avere tutto sotto controllo così da soffocare e negare la vera emozione sottostante (il disagio per non saper gestire il figlio, il nervosismo, la rabbia, la paura di essere prevaricati, il fastidio di sentirsi dire di no, di non essere ascoltati, ecc.).

La punizione non ha nulla a che fare con il bene del bambino. Non è mai per lui una lezione da cui può imparare qualcosa (non è vero, una cosa la impara bene: assorbe questo comportamento e di conseguenza userà  lui le punizioni nel relazionarsi con gli altri, compreso te!!!)

Perchè? Quello che stiamo per scriverti all’inizio ti sembrerà romantico, troppo sdolcinato. Ti sembreranno giustificazioni che vengono da un altro pianeta, dal paese delle meraviglie e che non possono valere o essere efficaci con i nostri bimbi di oggi che invece sono “tosti”, ne sanno una più del diavolo, non si arrendono mai, non riesci a farli ragionare, ecc.

Invece, vogliamo che tu le legga e che abbia la possibilità ancora una volta di allontanarti in fretta dall’idea che i bambini siano degli adulti (soltanto un po’ più bassi e con meno competenze) e che ragionino come loro.

Per fortuna i bambini, anche se ti sembrano “tosti” (è un atteggiamento difensivo che assumono in automatico per proteggersi e preservare la loro natura) mantengono il loro animo sensibile, dolce e docile, aperto (se ne hanno la possibilità) e amano le maniere dolci (dolce non vuol dire “molle”).

Le punizioni costituiscono un trauma e insegnano a tuo figlio che, a sua volta, da grande potrà punire anche lui (compreso te!)

Tuo figlio ti percepisce come un riferimento, l’unico, il più importante. Da te vuole amore, comprensione, aiuto, protezione.

Se tu, invece di capirlo (andando sempre alla sua motivazione profonda), di aiutarlo a risolvere la sua difficoltà, di non giudicarlo, lo punisci, per lui è un trauma.

Non stiamo esagerando. Sappiamo che forse per te i traumi violenti sono altri, per esempio una brutta caduta, un lutto, un grande spavento, una grave violenza e che la punizione non può essere annoverata in questo elenco.

Ti diciamo dal più profondo del cuore che non è così: la punizione rappresenta un trauma per il bambino. Hai mai provato a distanziarti per un attimo dalla tua rabbia, dal tuo fastidio subito dopo aver punito tuo figlio per fermarti e guardarlo?

Cosa vedi? Hai mai provato a guardarlo negli occhi mentre lo fai? Forse ti è sembrato ma non lo hai fatto veramente.

Perché, se così fosse, vedresti nei suoi occhi la paura, l’umiliazione e in certi casi la disperazione. Sentiresti una morsa al petto così forte, riceveresti uno schiaffo morale così lacerante che ci penseresti davvero più di una decina di volte all’occasione successiva, prima di ferire i suoi sentimenti.

Quello che vogliamo fare in questo articolo è proprio aiutarti a conoscere la sua natura e a darti le giuste soluzioni così che tu possa avere dei buoni strumenti per sostituire tutti quegli atteggiamenti che lo danneggiano. Non sentirti in colpa se fino a ieri le punizioni erano il tuo pezzo forte.

Annulliamo il tuo senso di colpa

Non hai di fatto responsabilità: non sapevi cos’altro fare e magari anche tu da piccino sei stato vittima di punizioni più o meno dure.

È normale che, anche se ti sembra un paradosso, se non ci badiamo, in caso di difficoltà mettiamo proprio in campo le risorse che abbiamo appreso (anche se subite) durante la nostra infanzia. E i nostri genitori e loro volta hanno subito lo stesso trattamento (e spesso anche peggiore!) dai loro genitori.

In più possiamo dirti che, se tuo figlio si trova in questa fascia di età e se inizi oggi a mettere in pratica un modo più ideale di affrontare le difficoltà, non porterà con se delle conseguenze e le eventuali ferite affettive saranno rimarginate dal tuo nuovo atteggiamento.

La punizione costringe tuo figlio a perdere i suoi riferimenti, lo fasentire solo, abbandonato, tradito. Le persone che lui ama non lo capiscono, perdono il controllo: “di chi mi posso fidare?”

Tuo figlio resta allibito e confuso davanti alla punizione

Dato che tuo figlio sa come vorrebbe che tu risolvessi i suoi problemi o lo aiutassi (peccato che non abbia ancora sviluppato quella capacità razionale di analisi che gli permette di darti dei suggerimenti a parole su cosa gli serve), davanti alla punizione non comprende perché lo stai facendo.

Pensa che tu sia impazzito, pensa che ti stai confondendo…

…ecco il suo punto di vista…

  • “ma cosa fa? Aiuto! Non l’ho fatto apposta e invece di aiutarmi fa così?”
  • “ma davvero non ho voglia di spegnere la tv, mi sta facendo compagnia, poi mi sento solo, non riesco proprio a staccarmi, non so come fare è più forte di me, perché non lo capisce e invece di aiutarmi si sta arrabbiando?”
  • “perché mi dà la colpa?”
  • “Non sopporto che mia sorella tocchi i miei giochi è più forte di me non ce la faccio a non scaricare la mia rabbia su di lei! Perché tu non mi capisci?!”

Più tuo figlio è piccolo, meno ha la capacità di comprendere i suoi atti e più resta confuso. Il messaggio che riceve è del tutto contraddittorio:“ricevo aggressività, giudizio e intolleranza da chi dovrebbe amarmi, aiutarmi e proteggermi”.

Proprio le persone per le quali si dovrebbe essere sempre speciali, fanno capire che si è sbagliati, cattivi, inadeguati. Come si può tenere alta l’autostima del bambino? Come può fare affidamento sulle sue capacità, se mamma e papà sono i primi che non ci credono?

Le punizioni inibiscono il desiderio di sperimentare e quindi di apprendere

Siamo noi per primi, anche se involontariamente, a causare loro una limitazione. Corriamo a comprare un sacco di giocattoli all’avanguardia e fatti per “l’apprendimento” perché imparino più in fretta e poi li “castriamo” la maggior parte delle volte in cui iniziano a fare delle scoperte, a soddisfare la loro curiosità e le loro intuizioni (il modo migliore e più veloce perché possano imparare).

I nostri “no” ogni 3×2, le nostre occhiatacce, i nostri indici alzati, sono tutti freni che si accendono in automatico e che gli lanciano il segnale:“non va bene, sei sbagliato, non puoi crescere come vuoi, non puoi usare le tue risorse interiori su cui pensavi di poter fare affidamento”.

Le punizioni spingono tuo figlio a raccontare bugie e a fare le cose di nascosto

Nonostante la punizione, dato che non va a risolvere la motivazione dell’azione, l’impulso a fare una determinata cosa resta sempre più forte.

Se tuo figlio aveva bisogno di scoprire il funzionamento di qualcosa, se voleva verificare una sua intuizione o soddisfare un desiderio oppure ancora liberare un’emozione, stai pur certo che anche di nascosto cercherà di farlo. È più forte di lui.

Davanti ai desideri, ai bisogni, alle emozioni, ai sentimenti e alla forza della vita che lo spinge a crescere, imparare, soddisfare e sperimentare non c’è nulla che tenga. Inoltre ricorda sempre che le cose vietate sono quelle che si tendono a fare di più (e vale anche per noi adulti!)

I modi duri e colpevolizzanti creano blocchi emotivi. Per i motivi che già abbiamo anticipato, la punizione insieme a un tono duro, un messaggio comunicativo (verbale o non verbale) colpevolizzante, crea in tuo figlio una ferita affettiva.

Più si sente sbagliato e non amato, più la sua autostima decresce, aumenta il senso di debolezza e di fragilità che fa aumentare l’ansia e le paure.

Queste micro ferite si accumuleranno negli anni e peggioreranno sempre di più la vostra relazione fino a sfociare nelle tanto temute ribellioniadolescenziali e in relazioni conflittuali fra genitori e figli adulti.

Ecco perchè poi si arriva a litigare per delle “sciocchezze”, nel senso che la pentola a pressione interiore è così piena che basta un piccolo evento quotidiano (la famosa goccia che fa traboccare il vaso) per scatenare rabbia e liti.

Inoltre, siccome assorbono come spugne i tuoi modelli comunicativi e comportamentali, i tuoi figli apprenderanno che la punizione si può usare e la useranno per relazionarsi con te (Ahhh… il karma!!)

Punizione, giudizio e disapprovazione inducono all’aggressività

Cosa succede se metti a bollire l’acqua per la pasta in una pentola troppo piccola? Anche se metti il coperchio, nel momento del bollore, straborderà comunque, sporcando tutto il piano cottura e a volte spegnendo addirittura la fiamma del gas.

Cosa succede quando l’uomo cerca di far deviare i fiumi dove vuole lui o cerca di rubare terreno al loro letto per costruire abitazioni o strade? Il fiume, prima o poi, se lo riprende originando quelle che noi chiamiamo catastrofi.

Cosa succede se tieni un animale in gabbia per troppo tempo? Anche se noi siamo umani, i principi di natura sono alla fine semplici e uguali per tutti.

Anche i bambini hanno bisogno di contenimento, di sapere come fare le cose, ma se le indicazioni che ricevono sono strette o non adatte, prima o poi anche loro scoppiano!

Un bambino aggressivo è sempre un bambino represso, che non viene compreso in modo adeguato, che viene eccessivamente limitato, che viene considerato più grande di quello che è in realtà.

Oppure è un bambino che ha al suo fianco esempi di aggressività, nervosismo e intolleranza (adulti di riferimento che alzano la voce, che criticano, che si lamentano, che hanno scatti di rabbia o di isterismo, che perdono la pazienza, che si agitano).

Meglio tirarsi su le maniche e con calma correre ai ripari, piuttosto che trovare delle giustificazioni (“e va bè, ma come fai a non arrabbiarti?”, “e va bè, ma capita a tutti ogni tanto”, “e va bè ma tu non conosci mio figlio/tu non sai com’è disastrata la mia vita”, “e va beh ma che sarà mai”, ecc.).

Le 7 riflessioni (sincere e scomode) che dovremmo fare tutti noi adulti

  1. Come ti sentivi quando ti punivano?
  2. Come ti sentivi quando avevi bisogno di sostegno, di essere compreso e accolto e invece arrivavano ceffoni, urla e punizioni?
  3. La punizione risolveva il tuo disagio interiore?
  4. Che considerazione hai oggi per chi, quando eri bambino, ti puniva ignorando i tuoi sentimenti senza chiederti come stavi e di cosa avevi bisogno?
  5. Quanta fiducia e stima avevi negli adulti che ti punivano?
  6. Se tu oggi venissi punito e sgridato (anche davanti ai tuoi colleghi) per ogni svista sul lavoro come ti sentiresti?
  7. Che cosa vedi dentro gli occhi di tuo figlio mentre lo sgridi e lo punisci?

Domanda finale da appendere al frigorifero

In questo momento, se io fossi al posto di mio figlio, come mi sentirei?

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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4 Commenti su questo post

  1. Perdonate la mia piccola mente……….ma un ‘articolo così ben proposto non dimentica dopo tanta disquisizione di regalare a noi genitori la chiave di lettura di questo pensiero e di come attuarlo? Chiunque è capace di muovere critiche sia pur fondate e condivise senza assumersi l’onere di dare il suo contributo alla stessa …… 🙂

  2. Dunque: le botte ( ovviamente ) no, le punizioni no, le sgridate no … Scrivete ciò che NON si devono fare, consigliate dunque ciò che bisogna fare. Con mio figlio ho iniziato con la tecnica della calma assoluta e delle spiegazioni e comprensioni, lui purtroppo ne ha approfittato ed ogni qualvolta voleva disubbidire lo faceva con tranquillità, sapendo che tanto, nella peggiore delle ipotesi, saremmo stati lì tre ore a chiacchierare… Sono assolutamente contraria alla violenza, ma le punizioni ( no TV, no gioco preferito, no parco ecc ) servono a far capire che, ad ogni sua azione negativa ( ovviamente voluta ) corrisponde una reazione. Se sbaglio ditemi una valida alternativa…

  3. Dionidream says:

    I genitori sbaglieranno sempre, l’importante è che facciano i genitori divertendosi.

  4. ……anche quando mio figlio diciottenne si diverte a prendermi in giro ……….ovviamente con il mio goliardico benestare……. 🙂
    ……. ora mi è più chiaro oltre che condiviso……..buona vita a voi tutti 🙂

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