L’alimentazione che sconfigge i problemi cardiocircolatori

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cardiopatia

Cardiopatia significa letteralmente malattia del cuore. Il termine raggruppa tutte le patologie che colpiscono quest’organo. Le cardiopatie possono essere congenite, cioè dovute ad anomalie strutturali presenti fin dalla nascita, oppure possono sopraggiungere durante lo sviluppo o in tarda età. Malfunzionamenti a livello polmonare o circolatorio, difetti funzionali alle valvole cardiache, problemi a livello della regolazione e della conduzione elettrica dell’impulso cardiaco, le cause possono essere molto differenti e complesse, ma più o meno tutte, se non adeguatamente curate, portano inevitabilmente alla morte.

Nella lunga lista spicca sicuramente, in ragione al numero di persone colpite ogni anno, la cardiopatia ischemica. Essa è una sindrome causata dall’insufficiente irrorazione di sangue a livello del tessuto muscolare cardiaco, dovuta a occlusione parziale o totale delle coronarie, cioè le arterie deputate ad irrorare di sangue questa regione. Il cuore è una splendida opera d’ingegneria idraulica naturale, una pompa d’incredibile efficacia e resistenza. 70/80 pulsazioni al minuto, 4500 all’ora, 108.000 al giorno, 40.000.000 all’anno, circa 3.000.000.000 di battiti in una vita di media durata. Sono numeri impressionanti, che ci mostrano quale sia la mole di lavoro compiuta da quest’organo per mantenerci in vita. Ma ci sono altri numeri, che, invece, ci dicono quanto noi lo trascuriamo: in riferimento ai soli Stati Uniti, nel solo tempo necessario a leggere questo breve paragrafo, quattro americani hanno avuto un infarto. Ogni ventiquattro ore ben 3000 saranno colpiti da attacco cardiaco, 1.100.000 all’anno; se avrò la fortuna di vivere per altri quarant’anni, vedrò cadere sotto i colpi della sindrome circa 44.000.000 di americani, numeri inimmaginabili anche per il più sanguinario dei terroristi. Numeri che riportati a livello mondiale diventano spaventosi.

Impossibile parlare di cardiopatia ischemica senza prendere in esempio gli Stati Uniti d’America. Questo paese, in cui le malattie cardiache e circolatorie colpiscono ogni anno il 40% della popolazione, detiene, infatti, un primato veramente poco invidiabile. Per questo motivo, gli studi compiuti in USA sulle malattie cardiocircolatorie sono i più numerosi e approfonditi. Ciò nonostante, i risultati, benché sotto gli occhi di tutti, rimangono per così dire, controversi. Ma vi arriveremo più tardi.

Cerchiamo, ora, di capire cosa sia la cardiopatia ischemica. L’elemento chiave della patologia è la formazione di uno strato di lipidi, tra i quali spicca il colesterolo, proteine, cellule del sistema immunitario e piastrine, detto placca. Essa ricopre la parete interna delle arterie riducendone il diametro fino, nei casi più gravi, all’occlusione. La diminuzione della capacità di un’arteria di trasportare sangue compromette l’efficienza dei tessuti irrorati da questa, fino alla morte del tessuto stesso per carenza di ossigeno e nutrienti, in caso di occlusione totale e trombosi. Ciò può avvenire in vari punti dell’organismo, ma le conseguenze più gravi si hanno sicuramente a livello del sistema nervoso centrale. Si parla allora di ictus, e se l’occlusione riguarda il sistema circolatorio coronarico, del tessuto muscolare cardiaco, di infarto ischemico. Il cuore, sempre al lavoro, è dotato, infatti, di un sistema circolatorio interamente dedicato ad esso, i cui vasi, di vario diametro, formano una vera e propria corona intorno all’organo.

La parziale occlusione di uno di questi vasi può portare ad un debito di ossigeno del tessuto sotto sforzo. La conseguenza è un dolore acuto della durata di qualche minuto, chiamato angina. Il dolore cessa al cessare dello sforzo, quando, cioè, la richiesta di ossigeno diminuisce e la portata del vaso torna sufficiente. In caso di trombosi, però, il tessuto viene privato dell’apporto di ossigeno definitivamente e muore, (necrosi del tessuto). La morte di una porzione del tessuto muscolare cardiaco ne compromette la capacità di pompare il sangue, il movimento dell’organo diventa irregolare, la pressione crolla, il dolore si fa molto intenso e duraturo, si estende agli arti superiori, soprattutto al sinistro, e alle regioni del collo e del petto. Se non si interviene immediatamente, in breve tempo il cuore si arresta e sopraggiunge la morte.

Negli anni ’50 del secolo scorso, durante la guerra di Corea, vennero eseguite autopsie su circa 300 soldati americani morti sul campo di battaglia. Erano tutti giovanissimi, circa vent’anni, nel pieno vigore della loro tristemente breve vita. La scoperta fu inaspettata e, probabilmente, non gradita in certi ambienti di potere. Quale fu? Il 77% dei cuori esaminati, 231 soldati su 300, rivelava la presenza di una cardiopatia. In particolare, un soldato su venti presentava occlusioni dei vasi coronarici vicine al 90%. Quello studio lasciava il campo a tutta una serie di domande di non facile risposta, almeno a quei tempi. Perché una percentuale tanto elevata di giovani americani presentava un tale stato di dissesto delle arterie? E ancora, perché quei ragazzi non erano tutti morti di infarto? Da allora di anni ne sono passati molti e non invano.

Oggi noi sappiamo che se la formazione della placca sulle pareti dei vasi è un fenomeno molto lento, il sistema cardiocircolatorio ha tempo per rimediare, almeno parzialmente, all’occlusione di alcuni vasi. Man mano che il lume a disposizione del letto sanguigno diminuisce, l’organismo pone in atto alcune manovre per far sì che il tessuto interessato subisca meno danni possibile: aumento della pressione sanguigna, potenziamento di alcuni vasi limitrofi a quelli danneggiati, con conseguente creazione di circoli collaterali. Se la riduzione della capacità arteriosa aumenta troppo, il cuore comincerà a soffrire e farà la sua comparsa l’angina, cioè un dolore molto intenso e acuto, vero e proprio segnale di allarme. Difficilmente, però, l’angina porta all’infarto.

Secondo statistiche effettuate negli anni sui casi di tutto il mondo, il pericolo di infarto, infatti, è maggiore nelle persone che presentano occlusioni vicine al 50%. Perché? È presto detto. La placca che ricopre i vasi presenta uno strato di cellule detto cappuccio fibroso, che isola lo strato lipidico profondo dal circolo sanguigno. Il cappuccio, però, è piuttosto delicato. L’aumento della velocità di scorrimento del sangue dovuto alla diminuzione del lume arterioso, può causarne la rottura e il distacco. Ciò provoca l’attivazione delle piastrine e la formazione di coaguli del sangue, trombi, che portano al blocco totale della circolazione, con tutte le conseguenze già viste. Il tutto avviene molto rapidamente, l’organismo non riesce a porvi rimedio e una persona colpita da infarto su tre, muore.

Penso sia chiaro a tutti cosa abbia causato in America un numero tanto elevato di cardiopatie tra ragazzi tanto giovani e cosa stia causando altrettante patologie cardiache in tutto il mondo anche ai giorni nostri. Negli ultimi sessant’anni, ricerche e studi di ogni genere, portati a termine da grandi laboratori di ricerca come da piccoli scienziati sottopagati, da medici di fama mondiale come da dottori di provincia; tutte queste ricerche hanno portato ad un solo unico colpevole: l’alimentazione a base di cibi ricchi di grassi e proteine di origine animale.

Secondo moltissimi studi sperimentali, compiuti in tutto il mondo, ma in particolare negli Stati Uniti d’America, su gruppi di pazienti affetti da angina e con tassi di colesterolo ben al di sopra dei valori di rischio, il miglioramento a seguito di un regime alimentare povero di grassi e proteine animali è rapido nella maggior parte dei casi. Nel giro di pochi mesi si arriva alla sospensione dei farmaci anticolesterolizzanti a base di statine. La percentuale di infarti in questi individui negli anni successivi crolla a zero.

Tratto dal libro “La Frutta che Paradiso

La Frutta che Paradiso
Le sorprendenti scoperte sul rapporto tra Cibo e Salute

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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