Lao Tzu e la saggezza del Taoismo

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Sebbene il Taoismo sia stato anticipato da asceti ed eremiti come Shen Tao (che sosteneva la necessità di abbandonare la conoscenza, e scoprire il se), è nel VI secolo prima di Cristo che tale filosofia ebbe realmente inizio, grazie alla opera di Lao Tzu (o ‘Vecchio Saggio’ – al secolo Li Erh).
Alcuni studiosi ritengono che Lao Tzu sia vissuto nella stessa epoca di Confucio (Kung-Fu Tzu, al secolo Chiu Chung-Ni). Altri ipotizzano invece che la opera Tao Te Ching sia in realtà una raccolta di poesie paradossali scritte da diversi filosofi taoisti che vollero firmarsi tutti con lo pseudonimo di Lao Tzu. Esiste inoltre una stretta connessione tra Lao Tzu e il leggendario Imperatore Giallo, Huang-ti.
La leggenda narra che Lao Tzu fosse il custode degli archivi della corte imperiale, e che giunto alla età di ottanta anni, fortemente deluso dal rifiuto da parte della gente di votarsi al percorso della bontà naturale, decise di partire verso quello che oggi è il Tibet. Giunto sul confine cinese (Hank Pass), una guardia, Yin Xi (Yin Hsi), gli chiese di lasciare una testimonianza della sua saggezza, prima di andarsene. Fu così che prese forma una opera composta da 5.000 caratteri: il Tao Te Ching.

Taoismo e Confucianesimo sono dottrine complementari; due risposte che abbracciano le diverse condizioni sociali, politiche e filosofiche della vita. Il Confucianesimo si occupa per lo più di relazioni, comportamenti e società umana; il Taoismo presenta invece un carattere molto più intimistico, individualistico e mistico, fortemente influenzato dalla natura.

Secondo la concezione di Lao Tzu le parole creano azioni innaturali (wei) e desideri (yu). Il processo di apprendimento dei nomi (ming) adottato nelle dottrine umane induce le persone a formarsi una cultura basata sulle distinzioni tra bene e male, bello e brutto, alto e basso, essere (yu) e non-essere (wu). Tutto ciò plasma i desideri. Abbandonare la conoscenza equivale dunque ad abbandonare le nomenclature, le distinzioni, i gusti ed i desideri, facendo emergere la naturalezza (wu-wei).
La filosofia taoista può essere riassunta in una frase di Chuang Tzu: “Considerare la essenza delle cose come il fondamento di tutto; considerare la esteriorità come grossolana; considerare ogni genere di accumulazione come una carenza, e vivere una esistenza tranquilla e solitaria convivendo con lo spirituale e la intelligenza; in questi aspetti si trovano le antiche tecniche del Tao.”

Un elemento importante del Taoismo è una sorta di scetticismo esistenziale, aspetto che può essere riscontrato nella filosofia di Yang Chu (IV secolo aC), il quale scrisse: “A cosa serve la esistenza umana? Che gusto c’è in essa? Si tratta di bellezza e di ricchezza? Di musica e colori? Giunge un tempo in cui bellezza e ricchezza non corrispondono più alle esigenze del cuore, e in cui suoni e colori diventano causa di stanchezza per gli occhi e le orecchie.

“Gli antichi sapevano che la vita giunge e svanisce senza preavviso. Non negavano le loro inclinazioni naturali e non reprimevano le loro necessità corporali. Non sentivano l’impulso di conquistare la fama. Passeggiavano nella vita cogliendone i piaceri e gli impulsi. Dato che la fama perde utilità dopo la morte, si ponevano al di là di simili illusioni. Titoli e lodi, una vita lunga o breve, alla fine erano concetti di ben poca importanza.”
Contemplando la natura Lao Tzu giunse alla conclusione che l’uomo e le sue attività costituiscano una sorta di offesa contro il perfetto ordine delle cose. Di conseguenza il suo principale consiglio alle persone era quello di allontanarsi dalla follia delle occupazioni umane e tornare alla propria origine naturale.
I cinque colori accecano l’occhio. 
I cinque toni assordano l’orecchio. 
I cinque sapori rovinano il gusto. 
La corsa e la caccia instupidiscono la mente. 
Le cose preziose conducono fuori strada.
Pertanto, il saggio è guidato da ciò che sente e non da ciò che vede. 
Egli lascia andare tutto e sceglie questa (via).
Il veicolo principale per conseguire la tranquillità, secondo Lao Tzu è il Tao Te Ching. Il termine Tao è stato tradotto come ‘la strada’ o ‘il percorso.’ Te in questo contesto si riferisce alla virtù e Ching significa ‘legge.’ Così il nome Tao Te Ching potrebbe essere tradotto come Il Percorso è La Legge (o i canoni) della Virtù. Il Tao incarna l’elemento centrale del misticismo di Lao Tzu e dei taoisti; una amorfa, insondabile fonte di tutte le cose.

Guarda, non può essere visto – è al di là della forma. 

Senti, non può essere udito -. è al di là del suono.
Prendilo, non può essere afferrato – perché è intangibile 
Questi tre sono indefinibili, essi sono uno.
Dall’alto non è brillante, 
dal basso, non è buio: 
Ininterrotto collegamento oltre ogni descrizione.
Torna al nulla,
Forma senza forma, 
immagine senza immagini, 
Si chiama indefinibile e si pone oltre ogni immaginazione.
 
Esiste da prima – non ha avuto inizio. 
Seguilo e vedrai che non ha fine. 
Resta con il Tao, Muoviti nel presente.
 
Conoscere l’antico principio è l’essenza del Tao.
Lao Tzu insegnava che qualsiasi sforzo, qualsiasi attività sia non solo inutile, ma perfino controproducente. Si dovrebbe cercare di fare nulla (wu-wei), non certo nel senso di una completa inattività, ma del discernerle in modo tale da assecondare le forze naturali, seguire e fondersi al flusso degli eventi e non opporsi allo ordine naturale delle cose. In primo luogo cercando la totale spontaneità nelle proprie azioni.
In questo senso la dottrina taoista del wu-wei può essere intesa come un modo di comprendere gli eventi esterni attraverso la osservazione della loro natura, per poi adeguare le proprie azioni in accordo ad essi. Tale approccio si è successivamente sviluppato in una corrente del Taoismo, denominata Tai Chi Chuan.
Se da un lato i taoisti respingono i tentativi di regolare la vita e la società di marca confuciana, e invitano invece ad allontanarsi dal ‘sistema società’ e dedicarsi ad una contemplazione solitaria della natura, dall’altro erano convinti che un simile approccio avrebbe consentito – in ultima analisi – di sfruttare i poteri dello universo. Mediante il ‘non fare’ si potrebbe ‘fare ogni cosa.’Scrive Lao Tzu:

Il Tao dimora nella non azione, 
che nulla lascia di incompiuto. 
Se re e signori avessero osservato il Tao, 
le diecimila cose si sarebbero sviluppate in modo naturale. 
Se essi desiderano ancora agire, 
che tornino alla semplicità della sostanza informe. 
Senza forma non esiste desiderio. 
Senza desiderio non esiste guerra. 
Solo così tutte le cose restano in pace.
Sulla base di tali principi il Taoismo porse la mano ai governanti, e diventò una filosofia politica, la quale potrebbe essere sintetizzata in questo modo: Il saggio taoista non ha ambizioni, dunque non può fallire. Colui che mai agisce, sempre riesce. Colui che sempre riesce è onnipotente.
Da una contemplazione solitaria della natura, vissuta lontano dagli affari umani, emerge una filosofia che  può condurre ad una politica pratica.Ancora Lao Tzu:

Perché il popolo muore di fame? Perché i governanti mangiano i soldi delle imposte.
Pertanto, il popolo muore di fame.
Perché il popolo si ribella? Perché i governanti interferiscono troppo.
Pertanto il popolo si ribella.
Perché il popolo pensa così poco alla morte? Perché i governanti pretendono troppo dalla vita. 
Pertanto, il popolo prende la vita alla leggera.
 
Dovendo vivere, meglio non dare troppo valore alla vita.


Articolo in lingua inglese dal sito Chebucto e tradotto in italiano da Anticorpi.info

Aforismi di Lao Tzu
 
Più lontani si va e meno si apprende e ci si avvicina alla verità. Per questo l’uomo saggio non cammina e arriva.
 
Ciò che il bruco chiama morte, per il resto del mondo è una farfalla.
 
Fa più rumore un solo albero che cade che un’intera foresta che cresce.
 

Colui che conosce gli altri è sapiente;
colui che conosce se stesso è illuminato.
Colui che vince un altro è potente;
colui che vince se stesso è superiore.

Sapere di non sapere è la cosa migliore. Fingere di sapere quando non si sa è una malattia.

Più ami più soffri; più accumuli più perdi.
 
Meglio accendere una lampada, che maledire l’oscurità.
 
Il saggio aiuta le innumerevoli creature a realizzare la loro natura e si astiene dall’interferire.

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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2 Commenti su questo post

  1. Se duemilacinquecento anni di illuminati insegnamenti saggi ci hanno portato ad Aushwitz, al Mose di Venezia, all’EXPO di Milano, al Monte dei Paschi di Siena e alla attuale Strage degli Innocenti, forse, e ripeto forse, i Saggi non hanno saputo scegliere i codici facilmente decodificabili dall’uomo comune. In altre parole, hanno dimostrato di essere poco saggi.

    • isabel says:

      ma che cavolo di risposta è?? visto il mondo che è venuto avanti capisci benissimo che questi insegnamenti purtroppo non sono mai stati seguiti, se no vivremmo in una mondo normale

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