Le piante sono capaci di comunicare tra loro, studi scientifici confermano

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Se il basilico “parla”, i peperoncini “ascoltano”: una nuova ricerca suggerisce che le piante sono in grado di emettere vibrazioni sonore, e che le loro “parole” producono effetti concreti sulla crescita e la salute delle altre

Sembra che anche le piante possano “origliare” le conversazioni dei vicini, e che quello che “ascoltano” ne influenzi (bene o male, a seconda dei vicini) la crescita: è quanto emerge da un nuovo studio pubblicato a maggio sulla rivista BMC Ecology, in base al quale le piante ricorrerebbero a segnali acustici per comunicare tra loro.

“Abbiamo dimostrato che le piante sono in grado di riconoscere se quello che gli cresce accanto sia o meno un buon vicino”, afferma Monica Gagliano, ecologa evoluzionista della University of Western Australia, tra gli autori dello studio. “E supponiamo che questa informazione sia veicolata da un segnale acustico”.

La loro scoperta induce a credere che le piante non solo possano “sentire l’odore” di sostanze chimiche e “vedere” la luce emessa dai loro vicini (modalità di comunicazione già note agli scienziati), ma che possano persino “ascoltare i suoni” emessi da altre piante. “Le piante sono organismi molto più complessi di quanto pensiamo”, afferma Gagliano.

Nel recente studio Gagliano e il collega Michael Renton hanno osservato che le piante di peperoncino in compagnia di “buoni vicini”, come ad esempio il basilico, che inibisce lo sviluppo di erbacce e parassiti, crescevano più in fretta e più sane rispetto a quelle isolate.

Incredibilmente, lo stesso risultato si è ottenuto anche dopo aver avvolto le piante in fogli di plastica nera, in modo che non potessero scambiarsi radiazioni o segnali chimici. In un modo o nell’altro le piantine di peperoncino sono riuscite comunque a individuare che tipo di piante fossero i loro vicini, e a reagire di conseguenza.

“L’ipotesi che quello che si scambino sia una vibrazione sonora è la più semplice, e forse la più intuitiva, perché i suoni si propagano molto bene attraverso numerosi mezzi”, spiega Gagliano.

Quest’ultima ricerca di Gagliano è la prosecuzione di un esperimento effettuato lo scorso anno, in cui il suo team ha mostrato che le piante di peperoncino avvertono, allo stesso modo, se si trovano invece fra “cattivi vicini”, come ad esempio il finocchio, che emette sostanze chimiche che inibiscono la crescita delle altre piante.

L’EFFETTO BACKSTER

Nel 1966 Cleve Backster, un tecnico dell’ F.B.I. addetto alla messa a punto ed all’impiego della macchina della verità, scoprì casualmente che la Dracena che aveva in ufficio reagiva quasi “emotivamente” a ciò che accadeva attorno ad essa. Tutto ebbe inizio un giorno in cui volle misurare la variazione di conducibilità elettrica delle foglie della pianta per effetto dell’innaffiamento. Backster bagnò il terreno del vaso e poco dopo effettuò una misurazione. Egli si aspettava un aumento della conducibilità elettrica delle foglie di Dracena ed invece il valore di tale parametro diminuì così come accade di solito in un essere umano che prova una lieve emozione.
Delle reazioni fortissime si ebbero quando dei gamberetti vivi furono buttati nell’acqua bollente in presenza della pianta.

Backster allora compì altri esterimenti e si accorse che la pianta reagiva inspiegabilmente alla presenza di persone che, al cospetto di essa, avevano precedentemente “ucciso” altre piante o piccoli animali – reazione che fu interpretata come espressione di “paura”. Siccome sembra che la pianta ricordasse l’identità di coloro che avevano “ammazzato” altre piante o piccoli animali, ci si potrebbe chiedere se non si tratti di una forma elementare di “memoria”. Le esperienze di Backster mostrano che anche le piante sono in grado di manifestare razioni fisiche e chimiche assimilabili alle risposte biologiche che noi definiamo come “emozioni”. Tali tipi di reazioni sono chiamate “effetto Backster”.

Nel 1966, mentre faceva delle ricerche sulle modificazioni elettriche in una pianta che viene annaffiata, Backster collegò un poligrafo (macchina della verità) ad una delle foglie della piantina su cui stava lavorando. Con sua grande sorpresa, scoprì che il poligrafo registrava delle fluttuazioni nella resistenza elettrica del tutto simili a quelle di un uomo che viene sottoposto a un test della verità. Era possibile che la pianta stesse provando qualche tipo di stress? E se, per esempio, le avesse bruciato una foglia, cosa sarebbe successo? Proprio mentre pensava queste cose, l’ago del poligrafo impazzì, portandosi di colpo al massimo. Backster si convinse che la pianta doveva in qualche modo essersi accorta del suo progetto di bruciarle una foglia – gli aveva letto nella mente!

Fonti

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2013/05/13/news/piante_che_parlano-1649137/

http://en.wikipedia.org/wiki/Plant_perception_(paranormal)

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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