Il metodo Pascal per far crescere le piante ricche di nutrienti senza annaffiarle

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pascal poot

Pascal Poot, è un contadino francese che sta passando alla storia: fa germinare i semi e poi li pianta sul terreno (il suo è arido e pieno di sassi) e non se ne occupa più fino alla raccolta. Facendo così per anni ha attivato i geni inattivi nel DNA delle piante che li ha resi sempre più adattabili alle condizioni atmosferiche e ne ha concentrato i nutrienti oltre a rafforzarne il gusto. Questa è la prova di come la natura abbia un’intelligenza superiore a quella dell’uomo che invece ha selezionato e modificato sementi che oggi sono sempre più deboli.

Biologi, ricercatori e aziende agricole stanno andando alla fattoria di Pascal Poot sulle alture di Lodève (Hérault), una zona della regione francese Linguadoca-Rossiglione-Midi-Pirenei, perché il suo metodo lontano anni luce dall’agricoltura moderna, oltre ad essere iperproduttivo è anche naturale e poco costoso.

Senza irrigazione malgrado la siccità, senza canna (supporto verticali dove vengono fatti arrampicare), senza cure e alcun pesticida ne concimi, le sue migliaia di piante producono fino a 25 kg di pomodori ciascuna.

Pascal Poot, ha 52 anni, è figlio di agricoltori ed ha lasciato la scuola a 7 anni. Ha allevato pecore e coltivato castagneti prima di specializzarsi nelle sementi. Ecco in cosa consiste la sua tecnica che ha sviluppato e perfezionato negli anni.

Germinazione

Semina su del terriccio, dentro una serra, quindi mette i vasetti su un enorme mucchio di letame fresco, per cui la temperatura nei giorni successivi arriverà a 70 gradi, riscaldando la serra e permettendo la germinazione dei semi. La tecnica del letto caldo è molto antica. Questo permetteva agli orticoltori del XIX secolo di raccogliere meloni in città dalla fine della primavera.

Travaso su terreno e raccolta

E questo permette a Pascal Poot di far germinare ogni anno migliaia di piante di pomodori, zucchini, peperoni, poi li pianta in piena terra e non se ne occupa più fino alla raccolta.

Così infatti afferma Pascal:

“Pianto gli ortaggi così germinati in piena terra e non me ne occupo più fino alla raccolta, niente acqua, cure varie, ecc, dal momento che le piante sanno badare a sé stesse.”

E continua raccontando la sua storia:

“La maggior parte delle piante che oggi chiamiamo “erbacce” erano piante che si mangiavano nel Medio Evo, come l’amaranto o il dente di cane. Mi son sempre detto che se loro sono così resistenti è perché nessuno se ne è più occupato da generazioni .

Tutti cercano di coltivare gli ortaggi proteggendoli il più possibile, io invece cerco di incoraggiarli a difendersi da soli.

Ho cominciato a piantare pomodori su un terreno pieno di sassi vent’anni fa, e all’epoca non c’era una goccia d’acqua.

Tutti pensano che facendo così le piante muoiono, ma questo non è vero, in effetti tutte le piante sopravvivono.

All’inizio abbiamo pomodori piccoli, ridicoli.

Ma bisogna raccogliere i semi dei frutti e seminarli l’anno seguente. Allora si cominciano a vedere veri pomodori, possiamo raccoglierne 1 o 2 kg per pianta.

Meglio ancora se aspettiamo un anno o due. All’inizio mi hanno preso per matto ma alla fine, i vicini hanno visto che io avevo più pomodori di loro e senza peronospora, allora la gente ha cominciato a parlarne e dei ricercatori sono venuti a vedere.”

Tra questi ricercatori c’è Bob Brac de la Perrière biologo e genetista delle piante e coordinatore dell’associazione ambientale Bede. Ecco cosa ci dice di Pascal Poot.

“Alla fine degli anni 90, durante la lotta contro gli OGM, ci siamo detti che bisognava lavorare anche sulle alternative, ed abbiamo cominciato a fare l’inventario degli agricoltori che si facevano le proprie sementi. Ne abbiamo trovati tra 100 e 150 in Francia.

Ma il caso di Pascal Poot era unico.

Il minimo che si può dire è che lui ha una grande indipendenza di spirito, segue le sue regole, e per mia conoscenza nessuno fa come lui. Lui seleziona le sue sementi in un contesto molto difficile e di stress per le piante e ciò le rende estremamente tolleranti, migliora le loro qualità gustative e fa si che i nutrienti sono più concentrati.Oltre ciò lui coltiva diverse centinaia di varietà differenti, pochi agricoltori hanno una conoscenza così vasta”

I ricercatori cominciano solo ora a capire i meccanismi biologici che spiegano il successo del metodo di Pascal Poot, assicura Véronique Chable, specialista in materia a l’INRA-Sad de Rennes che ha realizzato delle ricerche sulle selezioni di Pascal Poot dopo il 2004.

“Il principio base è di mettere le piante nelle condizioni in cui vogliamo che crescano. L’abbiamo dimenticato ma da molto tempo fa parte del buon senso contadino, oggi si chiama ereditarietà dei caratteri acquisiti in altre parole c’è una trasmissione dello stress e dei caratteri positivi delle piante per più generazioni.

Bisogna comprendere che il DNA è un supporto di memorizzazione plastico, non è solo la mutazione genetica che causa il cambiamento, c’è anche l’adattamento, con geni che sono dormienti, ma che possono  risvegliarsi. La pianta produce dei semi dopo aver vissuto il suo ciclo, e conserva memoria di alcuni aspetti acquisiti.

Pascal Poot gestisce bene questo, le sue piante non sono molto differenti dalle altre a livello genetico ma hanno una capacità di adattamento impressionante.”

Questa capacità di adattamento ha un valore commerciale. Durante la mia visita, molti hanno chiamato Pascal per ordinare delle sementi. L’agricoltore vende i suoi semi a molte aziende bio, come Germinance. Kevin Sperandio, artigiano sementiere di Germinance, ci spiega:

“Il fatto che le sementi di Pascal Poot si siano adattate a un territorio difficile fa si che hanno una capacità di adattamento enorme, valida per tutte le regioni e per tutti i climi. Non non abbiamo i mezzi di fare questo genere di test ma sono sicura che se facessimo un confronto tra una varietà ibrida, quella di Pascal Poot e un seme bio classico sarebbero quelle del conservatore dei pomodori che otterrebbero i migliori risultati”

Una parte dei semi sono venduti illegalmente, perchè non sono iscritti nel catalogo ufficiale delle specie e varietà vegetali delGNIS (raggruppamento nazionale interprofessionale delle sementi e delle piante)

Dice Pascal:

“Una delle mie migliori varietà è la Gregori Altaï. Ma non è iscritta nel catalogo, forse perché non è abbastanza regolare. Molte varietà sono come questa. L’autunno scorso, la sementiera  Sementi del Paese a un controllo di repressione frodi ha trovato 90 infrazioni nel loro catalogo, il principio stabilisce che siamo autorizzati a vendere i semi che danno frutti tutti uguali e danno gli stessi risultati in ogni luogo.

Per me questo è il contrario della vita, che riposa sull’adattamento permanente.

Questo porta a produrre dei cloni ma vediamo sempre più che questi cloni sono come zombi.”

Alla domanda su questi controlli, un rappresentante di GNIS spiega:

“Il nostro obiettivo è quello di fornire una protezione per l’utente e il consumatore. Il settore francese delle sementi è molto importante, ma ha bisogno di un’organizzazione e di un sistema di certificazione”.

Tuttavia la standardizzazione della frutta e dei semi si fa spesso a scapito del gusto e delle qualità nutrizionali. E potrebbe, in futuro, danneggiare gli agricoltori, dice Veronique Chable.

“Il lavoro di selezione dei semi dimostra che siamo in grado di far crescere la pianta in condizioni molto particolari. Ma l’agricoltura moderna ha perso di vista che tutto questo si basa sulla capacità di adattamento.

In un contesto di rapidi cambiamenti climatici e ambientali il mondo agricolo avrà bisogno di questo. Dovremo preservare non solo i semi, ma anche la conoscenza degli agricoltori, le due cose vanno insieme”.

Per condividere questa conoscenza, ho chiesto a Pascal di spiegare come si selezionano e raccolgono i suoi semi. Ecco i suoi consigli

  • Bisogna raccogliere il frutto più tardi possibile, appena prima del primo gelo così avrà vissuto non solo la siccità estiva, ma anche le piogge autunnali.
  • Il pomodoro è molto speciale. Quando si apre un pomodoro , i semi sono in una specie di gelatina, come un bianco d’uovo. Questa gelatina impedisce ai semi da germogliare all’interno del frutto, che è caldo e umido . I semi non germoglieranno fino a quando la gelatina non sarà marcita e fermentata.
  • È necessario dunque far fermentare i semi . Per questo bisogna aprire il pomodoro , togliere i semi e lasciarli per alcune ore nel loro succo , per esempio in una ciotola e ci sarà poi una fermentazione lattica.
  • Dobbiamo monitorare la fermentazione come il latte sul fuoco, può durare tra 6 e 24 ore, ma non deve formarsi  della muffa. Poi se prendendo un seme col dito si stacca bene dalla gelatina allora è pronto.
  • Si mette il tutto in un colino da tè, si lava con l’acqua e si mette ad asciugare. così si ottiene una percentuale di germinazione tra il 98 % e il 100 %
  • Il peperone è diverso, basta lavare i semi, asciugarli su un setaccio fine e conservare. Per il peperoncino è lo stesso ma occorre fare attenzione perché i semi sono molto piccanti, e questo passa anche attraverso i guanti . Una volta che ho raccolto i semi di peperoncini Espelette senza guanti, ho dovuto passare la notte con le mani in acqua ghiacciata !

Gli scienziati pensano di trovare grazie alle scoperte di Pascal delle risposte ai cambiamenti climatici che rendono la coltivazione moderna sempre più difficile.

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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28 Commenti su questo post

  1. ha ragione la natura

  2. La pensò esattamente così’ nel mio parco ci sono piante di rose che hanno quaranta anni e che non ho mai innaffiato ne concimato, così dica sì per alberi di però mele gelsomini salvie gyarana’ ogni specie di fiori e frutta! Non le innaffio più’ da cinque anni… E sono splendide e sans!

  3. Che meraviglia !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. Paola Lore Paola Lore says:

    Condivido!!!la natura e’ generosa!!!

  5. Dalle mie parti si coltivano alcune varietà locali di pomodoro senza l’apporto di acqua (SICCAGNU) i frutti sono piccoli e molto saporiti. Purtroppo, date le dimensioni del frutto piccole, (simile al ciliegino, ma non a grappoli) la raccolta è faticosa. La coltivazione sta scomparendo a favore delle nuove varietà imposte dalle ditte smentire, ma il gusto ne viene a perdere.

  6. Quest’uomo è un grande, meriterebbe il premio Nobel.

  7. Giovanni Sochman leggi l’articolo

  8. I biologi HahHah i vecchi soldologi tutto ciò che l uomo tocca non è bio! Pure la pasta non può essere bio

  9. ci vuole uno stato di “tranquillità totale” per immergerti nei ritmi della terra in cui vivi e interagire con le eperienze in atto in altri luoghi del mondo. E’ tutto giusto&documentabile e in linea con maestri come Masanobu Fukuoka, Emilia Hazelip, Rudolf Steiner e chi + ne ha + ne metta …

  10. Molto interessante!

  11. una volta era così invece oggi con la geoingegneria no

  12. Anche io nel mio piccolo orto non innaffio, e gli ortaggi crescono molto più buoni!

  13. Interessante! Ma le lumache e insetti? Come fa a tenerli a bada senza pesticidi?

  14. Qui usano solo pesticidi e diserbanti nelle coltivazioni….basta trattori e spruzzatori. …non serve toccare terra….

  15. Magari venisse applicato!

  16. Fiore Felice says:

    Mio suocero che viveva vicino a Santo Stefano d’Aveto (Liguria) a 770 metri di altitudine coltivava l’orto senza mai innaffiare gli ortaggi. Dalle patate alle zucchine ai pomodori alle insalate, alle carote alle bietole al sedano e prezzemolo ecc. perchè diceva che ci pensava la natura con la rugiada mattutina, e tutte queste verdure crescevano rigogliose e piene di gusto e nutrienti. Concimava il terreno una volta l’anno (verso Febbraio) con il letame delle loro mucche e la cenere delle loro stufe a legna per tenel lontano insetti e parassiti. Purtroppo, morto lui a 94 anni e noi vivendo in Riviera a 50 km di distanza non abbiamo più avuto modo di coltivare quell’orto che ci dava delle verdure biologiche impagabili.

  17. Straordinario! Grazie Sister

  18. IMPROPRIO RAGIONAMENTO INDUTTIVO.

    rispetto il buon intento dei contenuti, e in quanto biologo con buon background in genetica e ecologia del suolo condivido la possibilità di adattamento che la natura ha…tuttavia.. questo articolo fa un bel po’ d’acqua da tanta parti. rispondere a tutti i punti è cosa lunga. riassumendo il mio punto di vista:

    1) ciò che ha ottenuto il buon pascal in un posto…NON è assolutamente detto possa essere applicato ad altri posti…cambiano mille mila cose. Ecosistema microbiologico del suolo (a cui si deve probabilmente l’80% del miracoloso effetto adattativo), clima etc..

    2) le norme agricole cambiano da paese a paese, sono frutto di anni i studi e tentativi, e vengono applicate a circostanze diverse (in primis il tipo di pianta!) e non si puo paragonare il buon pascal….al mondo!

    3) ma chi l’ha detto che sono state prodotte specie di piante sempre piu deboli!?!? vatti a cercare da quale specie originano i moderni pomodori o il grano…

    4) ripeto, rispetto il buon intento e la buona “scoperta” del buon pascal..ma non ci precipitiamo a sventolare inferenze dal titolo “l’agricoltura prima, e dopo, l’avvento del buon Pascal!”

    baciuzzi

    (ps senza atteggiamenti altezzosi ti dico che ti scrive è il buon Roberto, un biologo laureato in genomica funzionale e con una borsa di dottorato di ricerca in ecologia microbica agraria)

  19. Matteo says:

    Tutto questo ha un nome ben preciso, SELEZIONE MASSALE .
    Prima della genetica il contadino propagava e selezionava le piante che si erano rivelate più resistenti, produttive e adatta al microclima.
    Le varietà più deboli (ndr inadatte alle condizioni microclimatiche) non vivono o vengono scartate, selezionando così gli “individui” più “adatti”….
    … così come funziona il pianeta 😉
    Non occorre scomodare la genetica, i pomodori non diventano “Heroes” perché gli si “risveglia” il DNA.

    • Mario Franco BASILICO says:

      E’ come se tra gli esseri Umani si affiderebbe la riproduzione solo ai più forti.

  20. Faudto says:

    A Pantelleria Italia si fa da sempre

  21. Liliana Vallese says:

    PASCAL POOT è il VERO RICERCATORE. Uomo di conoscenza e di intelligenza. FARE BON USO DEL SUO LAVORO SAREBBE OPERA DI GRANDE SAGEZZA per la SALUTE di produttori e consumatori. E l’intero pianeta.

    • alfio pappalardo says:

      il sistema e molto buono: mi piace molto. complimenti a PASCAL-

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