Muore Mario Pincherle, archeologo del mistero

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E’ morto pochi giorni fa a 93 anni a Bientina (Pisa) il noto archeologo del mistero e poeta Mario Pincherle. Lo studioso era stato autore di un’affascinante quanto controversa ipotesi sulla piramide di Cheope che supponeva la presenza di uno Zed, una torre, all’interno della struttura, monolite di granito che sarebbe stato pre-esistente alla creazione del monumento. 

Pincherle teorizzò la presenza della torre nel 1965 e la sua scoperta fu annunciata nel 1969 con uno studio pubblicato dalla prestigiosa Accademia dei Lincei. Nello studio si spiegava come la piramide di Cheope non sarebbe affatto la tomba del faraone, come del resto molti archeologi sostengono anche di recente, bensì una struttura costruita proprio a protezione dello Zed con funzioni di calendario cosmico, osservatorio astronomico e bussola. La scoperta di Pincherle  dette a quel punto avvio ad un nuovo progetto di ricerca volto alla ricostruzione delle tecniche di edificazione impiegate nell’antico Egitto. A tutt’oggi tali teorie sono tutte da dimostrare e gli studiosi non hanno prove precise di come effettivamente questi enormi edifici siano stati creati.

Pincherle nelle sue ricerche descrisse a suo parere il sistema utilizzato dagli egizi per sollevare gli enormi blocchi di granito con cui costruiscono le piramidi; ricostruisce il primo modello di bussola; spiega la tecnica utilizzata da Archimede per incendiare la flotta romana, ed espone addirittura il metodo utilizzato dagli antichi per ottenere la granulazione dell’oro.

 

Lo Zed e le piramidi

Nell’ambito dell’ egittologia ha elaborato una teoria sulle modalità di costruzione della piramide di Cheope, ipotizzando nei monoliti di granito interni una presunta “torre” che ha ritenuto preesistente alla piramide stessa e che ha collegato al simbolo dello djed (o “Zed”).

Lo Zed sarebbe la rappresentazione della spina dorsale del Dio Osiride, re dell’Oltretomba. Per gli Egizi, la spina dorsale era sede del fluido vitale, e simboleggiava la stabilità e la vita eterna. Un appunto interessante se si pensa che molti ricercatori convengono che la Piramide sarebbe in realtà parte di un percorso iniziatico che sfrutterebbe la particolare posizione della struttura stessa rispetto all’ allineamento lungo le famose lay line (linee magnetiche che percorrono il globo) e le sue corrispondenze meticolose e soprendenti con i più importanti dati astronomici del pianeta. Il geroglifico che lo rappresenta somiglia a un pilastro ed era un simbolo sacro importante per il popolo del Nilo (tanto che nei dipinti parietali è colorato col prezioso turchese). Lo Zed era un simbolo già presente prima di venire associato a Osiride: nel neolitico era rappresentato come una sorta di feticcio o di amuleto. Un’altra scuola di pensiero lo considera una rappresentazione della vittoria del bene sul male.

In passato, in base al testo dello storico Erodoto Pincherle aveva ipotizzato un metodo per la movimentazione dei grandi monoliti di granito mediante la dilatazione di tronchi di legno bagnati e asciugati dal sole.

 

 

Tale torre “zed” sarebbe stata dapprima trasferita dalla Mesopotamia all’Egitto, per essere posta in cima alla piramide di  Zoser. Successivamente sarebbe stata posta all’interno della piramide di Cheope, o meglio la piramide stessa, secondo Pincherle, costruita attorno allo zed per proteggerlo.

Lo stesso Pincherle, infatti, ritiene che non sia mai esistito un faraone di nome Cheope, ma che tale nome significasse mangiatoia, o culla, del divino: questa sua ipotesi si basa su una personale interpretazione di un passo dalle Storie di Erodoto.  Secondo Pincherle la torre zed e il “sarcofago di Cheope” sarebbero inoltre una sorta di luogo in cui il tempo e lo spazio sembrano modificarsi, per la diffusione di onde alfa verso i lobi frontali.

 

 

Da notare che nella piramide non sono mai state ritrovate nè mummie nè iscrizioni e che le due stanze, quella del Faraone e della Regina, sono state chiamate tali dagli archeologi che le hanno scoperte solo per un parallelismo con altre piramidi chiaramente a scopo funerario. Secondo il noto studioso Graham Hancock il “sarcofago” della sala del faraone è una impossibilità storica: non solo non contiene nessuna mummia o geroglifico ma è fatto da un pezzo unico di granito, che sarebbe difficile da scavare a tutt’oggi con i più moderni trapani a punta di diamante, figuriamoci per una società che in teroia non conosceva neppure il ferro.

 

L’oro dei faraoni

Attraverso alcuni scavi compiuti in Africa Pincherle avrebbe dimostrato come l’antichissima tecnica dell’oro granulare sarebbe stata inventata non dagli Etruschi bensì dai Mesopotami, durante il regno del re Sargon di Akkad.

L’effetto di granulazione si ottiene mediante la caduta libera di minuscole goccioline d’oro fuso. Durante la caduta, l’effetto di annullamento della gravità, dovuto alla caduta libera, si compone con l’effetto modellante risultante dalla rotazione che viene impressa sulle sfere al momento del distacco, e con quello risultante dal successivo raffreddamento per caduta in olio. Le sferule così ottenute compongono una sorta di polvere che viene ulteriormente selezionata mediante agitazione: questo tipo di sollecitazione meccanica, se effettuata in un contenitore adatto allo scopo (i migliori risultati si richiedono – guarda caso!! – una forma piramidale a base quadrata con un rapporto tra altezza e lato di base pari a pigrego /2) così da separare le sfere più grandi o più irregolari dalle sferule più piccole e regolari.

Il processo di granulazione procede poi con l’uso di resina di mirra con la quale vengono incollate le piccole sfere sul gioiello da granulare. Infine, l’opera si completa mediante parziale fusione in uno stampo di incenso. Oro, incenso e mirra… suona familiare? Da notare che alcuni studiosi oggi sostengono che Gesù, che i vangeli ci dicono abbia passato alcuni anni proprio in Egitto per sfuggire alla persecuzione di Erode,  sarebbe stato un iniziato ai misteri delle piramidi: quindi la scoperta di Pincherle suscita delle curiosità in proposito. Il metodo della granulazione viene conosciuto come “caduta dalla torre”, e guarda caso lo zed e la Grande Piramide potrebbero essere una versione gigantesca dell’antico e prezioso metodo dato che la piramide riflette con precisione millimetriche le caratteristiche necessarie per la creazione dell’oro granulare.  Alcuni ricercatori hanno invece recentemente ipotizzato che i faraoni si cibassero di oro mono-atomico: in questa luce le scoperte di Pincherle sull’oro granulare sembra ancora più attuali. La bellezza dell’oro granulato, nel sistema sapienziale orientale, assumerebbe secondo lo studioso il simbolo del pensiero perfetto del “re vero”.

 

Sapere misterico

La granulazione dell’oro sarebbe ben più che un metodo di orificeria dunque. La manifattura della granulazione simboleggia secondo Pincherle  l’unificazione delle diverse forme attraverso cui si manifestano gli archetipi, i principi irriducibili di conoscenza universale e dell’esperienza umana.

Gli archetipi funzionano con una struttura duale, un connubio tra forma e funzione che riproduce la dualità materia/pensiero. Ad esempio ciò che accumuna una bottiglia, un bicchiere e delle mani raccolte a coppa è la funzione di raccogliere un liquido: essi sono la parte materiale di una funzione unica, che corrisponde al pensiero. Come spiegato da Socrate, comprendere gli archetipi significa cogliere gli elementi base  della conoscenza universale:

 

” Si tratta di scoprire in oggetti diversi le parti elementari uguali che si possono avere. Così si svelano i “sacri segni” [attraverso i quali] agisce la “funzione”, la parte  pura, immortale, immutabile, appunto. La materia agisce sui sensi, la funzione sui pensieri. Staccati dal corpo i pensieri agiscono per mezzo di queste invarianti, semplici, indissolubili, costanti e immutabili. Ma quando vedrete chiaramente gli archetipi viventi che da sempre sono in voi, e muoiono con voi, e non muoiono e non nascono, allora vorrei vedere la vostra faccia stupefatta!”” (Fedone)

Ciascuno di questi archetipi corrisponde a uno dei 22 strumenti dispiegati nella creazione dell’Universo stesso.   Ognuno costituisce una funzione elementare: come atomi irriducibili, la loro combinazione è in grado di determinare le infinite forme assunte dalla materia dopo la creazione e quindi, di strutturare e definire il pensiero. Gli archetipi corrispondono biunivocamente alle ventidue lettere originarie che l’alfabeto greco  aveva preso da quello fenicio. Secondo Pincherle la granulazione dell’oro li racchiuderebbe tutti e in questo starebbe il suo valore più alto, tale da volerlo rappresentare nella Grande Piramide stessa.

 

Il fuoco di Pitagora

Pincherle  ha anche riprodotto  la famosa “macchina” con cui Archimede avrebbe incendiato le navi di Siracusa più di 2000 anni fa e che Proclo avrebbe ripetuto nel  514 durante l’assedio di Costantinopoli, compatibile con le tecnologie presenti all’epoca. Una tecnologia potentissima per l’epoca che rendeva la flotta greca invincibile.

Il 22 Marzo 1972 a Osimo Pincherle ha riprodotto questo esperimento.
Secondo lo studioso la “macchina” ustoria di Archimede non si basava su  un grande specchio parabolico (come affermato dalla maggior parte degli archeologi), ma sarebbe composta da numerosi specchi piani. Ciascuno specchio sarebbe  mobile, affinché tutte le immagini riflesse possano essere dirette verso lo stesso punto concorrendo in esso.
Uno storico descrisse la scena: i raggi del sole ricevuti dagli specchi di metallo suscitarono un fuoco così grande che ridusse in cenere i vascelli dei Romani benché fossero ad una distanza di un “tiro di freccia” (circa 200 piedi).

Molti scienziati del passato , tra cui il grande Cartesio , considerarono impossibile e favoloso lo specchio di Archimede, ma ciò deriva da un loro errore di calcolo. Essi infatti ignoravano molte cose che sono state scoperte recentemente e, soprattutto, consideravano i raggi del sole paralleli, cosa non vera. Il sole inoltre, non occupa ai nostri occhi un punto, ma uno spazio, di 32 minuti e quindi nessuno specchio piano può ridurre l’immagine a uno spazio più piccolo di questa misura.
Basandoci sulle cognizioni tecniche di quei tempi potremmo escludere che Archimede utilizzasse specchi curvi, ma veniva usato un grande specchio apparentemente parabolico, in realtà formato da moltissimi specchi piani ravvicinati tra loro.

I Siracusani,  accorrevano nel momento dell’assedio a migliaia sulle mura, sui tetti delle case, sui templi, ognuno con in mano uno specchio e ognuno pronto a bersagliare la vela grande di una nave romana in avvicinamento.
Noi sappiamo che il calore dell’acqua bollente non è che il triplo del calore dei raggi del sole estivo e siccome il riflettere di uno specchio fa diminuire solo della metà il calore, siamo convinti che basterebbero solo sei specchi a far bollire l’acqua. Con queste cognizioni siamo riusciti a ricostruire la macchina ustoria.
Nella riproduzione sono stati usati 40 specchi di circa mezzo piede di diametro posti ad una distanza di 50 metri che furono sufficienti ad incendiare la ricostruzione della nave Romana.

Altri studi

Tra i libri di Pincherle figurano “La nuova Etruscologia” (1999), “Il segreto dell’Arca” (2000), “Il Vangelo della Gioia” (2001), “Il Gesu’ proibito” (1997), ‘’Il Vangelo di Gesu’ bambino” (1999), “La grande Piramide e lo Zed” (2000), “Acquario” (2000), “Il quinto Vangelo” (2001), “Leopardi segreto” (2006), “Il libro di Abramo: i trentadue sentieri della saggezza” (2009), “Giobbe: il segreto della Bibbia” (2009), “Katherine Mansfield, una strana morte” (2005). Grande conoscitore di lingue antiche, Mario Pincherle ha anche tradotto molti testi antichi tra cui gli apocrifi “Il Vangelo di Tommaso” e “Il libro di Enoch”, entrambi tradotti dall’aramaico.

Per chi volesse approfondire il suo pensiero ecco il suo sito www.mariopincherle.it

di Palombella

 

La Grande piramide e lo Zed

 

Archetipi

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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