NDE – Le esperienze di premorte svelano il mistero della vita?

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NDE

Vissute sempre da più persone in tutto il mondo, sono un fenomeno inspiegabile e affascinante che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di molti medici, ricercatori e scienziati. Secondo alcuni sono la prova che ci sia qualcosa dopo la morte, per altri svelano il mistero della vita. In questo articolo citando fonti autorevoli e testimonianze cercheremo di fare luce e di capire fin dove possibile.

Tornare dai confini della morte, dopo essere rimasti privi di battito e di coscienza, e dimostrare l’esistenza ultraterrena dell’anima, non accade però solo ai giorni nostri. Sull’argomento esiste una letteratura molto nutrita, fin dai tempi più antichi: da Eraclito a Platone, fino ai Veda indiani. Il filosofo greco Platone, nella sua opera La Repubblica, lo aveva rappresentato attraverso il mito di Er. Il soldato dato per morto e risuscitato mentre già era sulla pira funebre pronta ad ardere era infatti stato testimone dell’ Aldilà e lo aveva potuto raccontare.
Una fantasia o una realtà?

COSA SONO LE NDE (Near Death Experience) O ESPERIENZE DI PREMORTE

Le NDE consistono in una serie di esperienze vissute in condizioni critiche cerebrali associate a perdita di
coscienza.
Le principali condizioni in cui si verificano le NDE sono l’arresto cardiaco, i politraumi, il trauma cranico, gli
stati di shock (anafiattico, cardiaco, emorragico, settico).
Le NDE sono decisamente più frequenti di quanto si possa pensare e si è calcolato essere non inferiori al 10-
18% dei pazienti in condizioni critiche.
La conoscenza delle NDE è solo fenomenologia e dipende dal racconto che i pazienti ne fanno: le circostanze
in cui si verificano rendono difficile se non impossibile investigarle con indagini diagnostiche sofisticate in
grado di offrire immagini funzionali del cervello.
Si tratta dunque di un fenomeno caratterizzato da una precisa epidemiologia e da chiare caratteristiche cliniche,
tutt’altro che fatti sporadici e non studiabili con il metodo scientifico, tanto meno di competenza parapsicologica.
Tra gli elementi che caratterizzato le NDE (già descritti da Moody negli anni Settanta) i più rilevanti sono:
-difficoltà del soggetto a trovare le parole per esprimere la propria NDE;
– ascolto delle parole del personale sanitario che annuncia la propria morte avvenuta o imminente;
– percezione di una voce che non appartiene al mondo terreno, senza la visione di alcun essere o entità;
– sensazione di grande pace e tranquillità;
– percezione di rumore o di musica piacevole;
– attraversamento di un tunnel buio, con o senza luce alla sua fine;
– fuoriuscita dal corpo spesso associata alla visione del proprio corpo giacente inanimato;
– revisione della propria vita;
– raggiungimento di un confine o limite che impedisce la prosecuzione del viaggio.”
Tratto da Esperienze di Premorte di Enrico Facco: professore di anestesiologia e rianimazione, studioso senior dell’Università di Padova; è inoltre specialista in Neurologia ed esperto di terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica. Ha condotto numerose ricerche sul coma, sullo stato vegetativo persistente, sulla morte cerebrale, sulla valutazione e terapia delle cefalee, del dolore cronico e dell’ansia preoperatoria. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche.

LA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA DI VAN LOMMEL

La prima ricerca ufficiale su questo fenomeno è pubblicata da Lancet (2001; 358: 2039): lo studio è stato effettuato da Pin Van Lommel e suoi collaboratori, i cardiologi dell’ospedale di Arnhem in Olanda.

Gli autori fanno notare che le NDE non sono la conseguenza di uno stato di ipossia cerebrale, una delle più comuni spiegazioni del fenomeno e nemmeno che si tratti di un effetto dei farmaci utilizzati per la rianimazione.
Alcuni elementi delle NDE (OBE, visione di luci, ricordo di episodi della vita) si riscontrano in alcuni tipi di fenomeni neurofisiologici: stimolazione del lobo temporale durante neurochirurgia, ipossia cerebrale dovuta a forti accelerazioni (addestramento di piloti d’aereo), iperventilazione da manovra di Valsalva, uso di sostanze allucinogene (LSD, psilocarpina, mescalina).  Ma le NDE sono uniche perché gli episodi della vita non si presentano slegati tra di loro ma appaiono come una “panoramica” di tutta la vita.

Van Lommel avanza un’ipotesi, detta appunto della “trascendenza“. La NDE potrebbe essere un particolare stato di coscienza nel corso del quale il senso di identità, la cognizione e l’emotività funzionano indipendentemente dal corpo. Sono per così dire staccate dal corpo e disposte su un piano trascendente. Sarebbe inoltre in funzione una forma di percezione extra-sensoriale. Quest’ultimo fenomeno, da verificare con ulteriori studi, è particolarmente significativo nei casi di OBE (uscita fuori dal corpo). In letteratura esiste un’aneddotica di pazienti ciechi, che dopo rianimazione, hanno descritto le caratteristiche della sala in cui si trovavano quando non erano coscienti.

PERCEZIONE DELLA STANZA MENTRE IL CERVELLO E’ MORTO

Van Lommel riporta il caso di un uomo che ha descritto una OBE, dichiarando di aver visto dall’esterno un infermiere togliergli la dentiera (era incosciente quando è accaduto) e di essersi impegnato per far sapere ai medici che non era ancora morto (i medici all’inizio erano pessimisti e discutevano sulla scelta di continuare la rianimazione).
L’autore scrive: «Come può essere sperimentata una chiara coscienza extra-corporea quando abbiamo le prove elettroencefalografiche che il cervello non sta funzionando?»

E SE NON FOSSIMO CONFINATI AL CORPO?

Sam Parnia, medico specialista in anestesia e rianimazione, una delle massime autorità sullo studio scientifico della morte, sul rapporto mente-cervello umano, e sulle esperienze ai confini della morte, afferma che la NDE non è spiegabile con le nostre conoscenze correnti di neurofisiologia e di neuroscienze. Però non possiamo rifiutare questi fatti perché non collimano con i nostri assiomi e le nostre credenze del momento: sono pochi, pochissimi casi, ma sono così ben documentati da far porre lecitamente il dubbio che la coscienza sia realmente sempre e solo residente nel cervello, e solo un mero epifenomeno dei circuiti cerebrali, che è la visione fisicalista tradizionale che conosciamo.

L’ipotesi che a livello dei neuroni possano avvenire fenomeni quantistici è affascinante quanto suggestiva. Se confermata, potrebbe portare a una radicale rivoluzione delle conoscenze sulla fisiologia cellulare e sulle proprietà della coscienza.

Per alcuni le NDE dimostrano che davvero sfruttiamo una minima percentuale del cervello, infatti in quei momenti vi è una capacità di elaborare informazione e di percezione incredibilmente superiore alla normalità: Non sono un medico quindi non saprei dire quali cause biochimiche inneschino questo effetto, pero’ il risultato e’ quello di riuscire a pensare a una velocita’ straordinariamente alta. Da quando ho avuto quell’esperienza ho capito realmente cosa si intende quando si dice che usiamo solo una piccola percentuale delle nostre capacita’ mentali. In un decimo di secondo, forse anche meno, sono riuscito a pensare a talmente tante cose, esperienze passate, persone, ricordi, sensazioni, preoccupazioni e propositi per il futuro, considerazioni sulla situazione presente, rimpianti, speranze, il tutto con una dovizia di particolari incredibile, che tuttora, ad anni di distanza, rimango allibito, soprattutto nel constatare che impiego non meno di venti minuti a ripercorrere l’intero insieme di tutti quei pensieri fatti in un istante.”

Per leggere più testimonianze questo è un sito dedicato ai racconti di NDE o acquistare il libro dedicato NDE – Near-Death Experiences di Paola Giovetti.

La sensazione più diffusa è quella di una grande serenità, di luce, di pace e di essere fuori dal corpo, di espansione totale. Alcuni rivedono la loro vita, altri eventi futuri, ci sono anche coloro che incontrano degli esseri e chi dice di essere in Paradiso. Quello che è comune è che dopo questa esperienza le persone sono trasformate nella loro vita quotidiana in senso positivo: la vita acquista un altro sapore diventando di grande valore e con molta meno paura di quello che possa accadere, perché “comunque vada sta andando tutto bene”.

La ricercatrice Penny Sartori ha compreso nel corso degli anni che il paradiso non è un luogo, ma una condizione mentale presente in tutti noi. Come disse qualcuno 2000 anni fa “il regno di Dio è già in mezzo a voi”.

Che questo articolo possa svegliare dal torpore quotidiano e stimolare quel qualcosa di profondo e presente in tutti noi.

Esperienze di Premorte
Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica
NDE - Near-Death Experiences
Testimonianze di esperienze in punto di morte
Oltre il Confine della Vita
Esplorare l’aldilà attraverso i racconti di chi ne ha fatto esperienza per comprendere meglio la vita e viverla con pienezza

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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2 Commenti su questo post

  1. É ilare che si cerchi la prova della vita dopo la morte, quando la Vita ne é la prova stessa. É dura credere che veniamo dalla materia, organizzata da cosa? Dalla forza della Vita. É altrettanto difficile che possiamo osservare quelle dimensioni con occhi e strumenti di questa dimensione. Da millenni fortunatamente qualcuno osserva gli effetti e le conseguenze visibili ad occhi nudo delle altre dimensioni, invisibili ma già presenti insieme alla nostra visibile.

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