libro antivirali naturali

Estratto dal libro “Antivirali Naturali” di Stephen Harrod Buhner, Macro Edizioni

Tanto per cominciare, se avete mai letto qualcosa sui virus, o se avete osservato bene le parole che ho usato per scriverne, forse avete notato che spesso ci riferiamo ad essi come a “particelle”.

C’e una credenza molto diffusa tra gli scienziati, secondo la quale i virus non sarebbero vivi. Molti sostengono che si tratterebbe di semplici strutture organiche che interagiscono con gli organismi viventi. Altri che sarebbero “organismi ai margini della vita”, anche se in realta non si puo parlare di organismi in senso stretto.

Questo perché – secondo alcuni – mancano di una struttura cellulare e di un metabolismo proprio e possono replicarsi solo all’interno di strutture cellulari. In piu, per farlo, non usano nemmeno il meccanismo della divisione cellulare. Se chiediamo da dove venga questa definizione di vita che esclude i virus, i biologi ammettono, ma solo se costretti, che anche se la definizione e pura invenzione, sarebbe lo stesso vera (questo spiega perché i produttori dei parasole che in estate si collocano sul parabrezza per proteggere l’interno dell’auto applicano sui loro prodotti l’avviso di sicurezza: “Attenzione: non guidare con lo schermo sul parabrezza”). Stranamente alcuni procarioti, come quelli della rickettsia e della clamidia, sono considerati batteri e cioe formazioni viventi nonostante abbiano limitazioni molto simili.

Anche la Terra non e viva, eppure puo “comportarsi” come un sistema vivente. Perché? Perché consuma i suoi scarti, cosa che – come tutti sanno – nessun organismo vivente fa mai… e evidente che chi lo ha detto non ha mai incontrato il cane del mio vicino). Su questo pianeta sono presenti tantissimi virus. Si pensa che la Terra contenga 10alla31 virus, una cifra pari a un 10 seguito da 31 zeri. Tecnicamente (per i secchioni) si tratta di un ordine di grandezza compreso tra il quintilione e il decilione (ma anche il fantastilione ci si avvicina abbastanza). Insomma, stiamo parlando di una bella quantita. E ve ne sono tanti di ogni diverso tipo. In 200 litri di acqua (cioe il contenuto medio di uno scaldabagno grande) sono presenti circa 5000 diversi genotipi virali. Troviamo virus nelle zone piu fredde e inospitali del pianeta e ne troviamo nelle sorgenti di acqua bollente. Ce ne sono negli strati alti dell’atmosfera e nei pozzi piu profondi della Terra. Sopravvivono in alta montagna e nelle profondita degli oceani. Qualche volta viaggiano perfino nello spazio. Sono parte integrante della vita di questo pianeta; non c’e modo di evitarli.

A differenza dei batteri, i virus non hanno nucleo ne membrana cellulare. Sono il gradino piu basso della vita, ma una vita di una raffinata semplicita strutturale. Anche se ne esistono di molti tipi, in generale un virus e un filamento di DNA o di RNA circondato da una struttura poliedrica di matematica eleganza (capside) la cui forma e specifica per quel virus. Alcuni virus (detti anche “virus rivestiti”) sono dotati di un involucro piu esterno, detto pericapside, composto da una o piu proteine. In virtu di questa struttura molto semplificata si differenziano dai batteri, senza per altro essere meno vivi. Sono infatti una forma di vita assai peculiare (ma questa non e una buon ragione per discriminarli). In gran parte sono come semi (o spore), che crescono solo quando trovano il terreno adatto per farlo.

E proprio come i semi, monitorano costantemente il mondo che li circonda, anche nelle fasi inattive. La superficie dell’involucro proteico del virus e costellata di recettori, un tipo molto particolare di organi di senso in grado di descrivere al virus cio che lo circonda. I virus usano questi sofisticati organi di senso per analizzare l’ambiente in cui si trovano e per trovare le cellule piu adatte a loro. Un processo che il medico e ricercatore Frank Ryan descrive cosi: ≪I virus hanno una sorta di sensazione classificabile come intermedia tra un olfatto e un tatto rudimentali… Hanno modo di identificare la composizione chimica della superficie delle cellule… Questo da al virus una raffinata capacita di individuare la superficie cellulare giusta [consentendo di trovare la cellula ospite perfetta], che riconosce grazie a una percezione tridimensionale della chimica di superficie≫

I virus hanno una sofisticata capacita di percepire l’ambiente circostante, di determinarne la natura, di identificare gli organismi cellulari all’interno dei quali sara piu facile riprodursi e di stimolare poi gli organismi nei quali risiedono tali cellule, per fare in modo che diffondano i virus a nuovi possibili ospiti. Hanno un’elevatissima capacita di sopravvivere. Possono analizzare la natura della risposta immunitaria alla quale vanno incontro e a quel punto trasformarsi, o alterare le difese immunitarie dell’ospite, in modo da aggirare l’ostacolo. Sono in grado di ragionare, in tutti i sensi del termine con qualche utilita, ovvero: riescono ad analizzare i dati in arrivo e organizzare nuovi comportamenti basati su cio che hanno determinato come il significato di quegli stessi dati.

I virus si differenziano per una pluralita di aspetti: forma e dimensione, presenza o assenza del capside (non tutti ce l’hanno), DNA o RNA come materiale genetico (e una volta stabilito questo, presenza di filamenti singoli o doppi e con rotazione a senso positivo o negativo), struttura della loro proteina e modalita di replicazione. I virus a DNA sono abbastanza affidabili perché sono dotati di una sorta di meccanismo di verifica della trascrizione, che manca invece nei virus a RNA.

Questo significa che, quando un virus a DNA si sta replicando dentro una cellula ospite, usa un circuito di biofeedback per assicurarsi che le copie prodotte siano ragionevolmente fedeli. Per contro, un virus a RNA non puo farlo e tende invece a produrre molte copie, che spesso risultano anche molto diverse dall’originale. Alcune di queste differenze vengono indotte intenzionalmente dai virus a RNA allo scopo di favorire la loro variabilita genetica e di conseguenza la propria sopravvivenza nella cellula ospite. Per questo motivo, se e quasi sempre possibile realizzare un vaccino duraturo per un virus a DNA, e piuttosto difficile, se non impossibile, realizzarlo per un virus a RNA. Per lo stesso motivo e arduo riuscire a curare i virus a RNA con prodotti farmaceutici; come i batteri, infatti, questi virus cominciano a creare soluzioni per combattere i medicinali nel momento stesso in cui li incontrano. E stato provato, per esempio, come il ritmo delle mutazioni del virus dell’epatite C acceleri in risposta alla terapia a base di interferone e di ribavirina, in modo assai simile a come, in presenza di antibiotici, cominciano ad alterarsi i batteri.

L’infezione con un virus a RNA come il West Nile virus (virus del Nilo occidentale) o quello dell’encefalite giapponese e in effetti piuttosto diversa da quella con i virus a DNA. Mentre i virus a DNA si riproducono in miliardi di copie, quelli a RNA assemblano miliardi di virus simili ma non proprio identici. Un po’ come uno sciame di api: tutte simili ma tutte diverse. In effetti è molto piu accurato pensare a un’infezione da RNA come a un’infezione presa da uno sciame virale. I virus piu simili tra loro sono quelli che muoiono appena si attiva il sistema immunitario umano o si prende una medicina capace di individuarli. Questo lascia liberi tutti gli altri di moltiplicarsi indisturbati, cosa che fanno davvero molto in fretta (alcuni virus arrivano al ritmo di una nuova generazione al minuto), peraltro con continue mutazioni di ogni virus prodotto.

E’ stato dimostrato anche che tanto i virus a DNA quanto quelli a RNA, e cosi pure i batteri, condividono tra loro le informazioni necessarie a proteggersi dalle terapie farmacologiche e dai sistemi immunitari. Virus di questo genere condividono attivamente la loro struttura genetica fino a creare infezioni molto difficili da curare. I virus influenzali, per esempio, riaggiornano specificamente (e intenzionalmente) le proprie strutture genetiche, anche inserendovi con regolarita geni completamente nuovi, allo scopo di rendersi invisibili al sistema immunitario degli esseri umani. E si riforniscono di queste nuove sequenze di geni in Asia, dai maiali e dagli uccelli. E per questo motivo che ogni anno occorre mettere a punto un nuovo vaccino antinfluenzale.

I virus, quando non si trovano all’interno di una cellula vivente, vanno in stato di ibernazione in modo molto simile ai semi dei vegetali. In questo stato di quiescenza si spostano con le correnti d’aria, nell’acqua o semplicemente restano in letargo a terra finche non vengono in contatto con una forma di vita che contiene le cellule necessarie a risvegliarli dal loro lungo sonno. In quel momento, il compito primario di un virus e attaccare un nuovo organismo, aggirare i suoi meccanismi protettivi e trovare la cellula ospite giusta. Per affrontare queste difficolta, i virus utilizzano un sistema assai raffinato: iniziano cioe a sperimentare nuove combinazioni di geni fino ad adattarsi all’ambiente col quale hanno a che fare.

Molti di loro hanno anche prodotto una struttura genetica volta a favorire la diffusione del virus ad altri organismi ospiti. Il virus della rabbia, per esempio, colpisce una parte del cervello inducendo un bisogno incontrollato di mordere. Subito le particelle virali (dette anche “virioni”) sciamano a miliardi nella saliva degli animali infetti cosi, ogni volta che l’animale da un morso, trasmette il virus a un nuovo ospite. L’influenza, e altri virus respiratori, entrano nelle goccioline di muco dell’apparato respiratorio, dove stimolano colpi di tosse e starnuti, attraverso i quali le stesse goccioline vengono poi inalate da nuovi ospiti.

E cosi altri virus vengono diffusi dalle zanzare penetrando nel sangue e da li rilasciano sulla superficie della pelle sostanze chimiche che richiamano altre zanzare verso l’ospite infetto, in modo che il virus possa essere raccolto e diffuso ad altri. I virus sono bravissimi ad andare da qui a . I virus diffusi da zecche o zanzare sfruttano i composti presenti nella saliva degli artropodi, che favoriscono la penetrazione nel nuovo ospite. I composti salivari riducono infatti certe risposte immunitarie dell’ospite, consentendo all’artropode di nutrirsi e contemporaneamente, in alcuni casi, anestetizzano la sede del morso. La riduzione delle difese locali consente ai virus di penetrare nel nuovo ospite in un punto di bassa resistenza. Una volta all’interno, i virus si fanno strada fino ai linfonodi piu vicini e da li, con la linfa, vengono trasportati fino alla milza, dove cominciano ad alterare le funzioni immunitarie dell’ospite, riducendo la capacita delle cellule del sistema immunitario di riconoscere i microrganismi invasori e ucciderli.

A questo punto i virus si fanno portare in giro per tutto il corpo dalle cellule del sistema immunitario, in genere macrofagi o monociti, infettandolo tutto. Questo processo, per esempio, e molto comune per i virus dell’encefalite, che viaggiano nella linfa fino alla barriera di confine tra cervello e resto del corpo, rilasciano sostanze in grado di renderla piu porosa, poi penetrano nel cervello, dove trovano le loro cellule preferite: i neuroni cerebrali.

Altri virus raggiungono gli organismi per inalazione (influenza), durante un contatto sessuale (HIV) o per ingestione (enterovirus). Una volta penetrati nel corpo, scroccano passaggi da qualunque cellula di loro gusto (in genere sono cellule del sistema immunitario, perché hanno la caratteristica di andare davvero dappertutto) e vanno attivamente in cerca della loro sede preferita. E quello che avviene con il virus HIV, che vede i linfociti T4 come gli ospiti perfetti, con l’Epstein Barr, che presenta una forte affinita per i linfociti B, e con l’encefalite giapponese, che ha la stessa attrazione per i monociti. Per scroccare passaggi, i virus utilizzano composti chemiotattici che permettono loro di aderire alla “cellula-taxi” preferita. I recettori presenti sulla superficie del virus ingannano la cellula convincendola che, ad attaccarsi a essa, sia una proteina compatibile e poi, con una serie di messaggi chimici, il virus la persuade a lasciarlo entrare. Fondamentalmente il virus si guadagna la fiducia della cellula e poi ne abusa.

Da li in poi si fa trasportare ovunque desideri all’interno del corpo. Una volta raggiunta la sede preferita, lascia la cellula che l’ha portato li e aderisce a un’altra, piu specifica per il suo bisogno, poi convince anche questa a lasciarsi penetrare. A questo punto comincia a replicarsi in milioni di copie. Una volta nell’habitat primario della cellula, il virus si spoglia del suo involucro proteico e comincia a colonizzare la cellula ospite. Innanzi tutto le impedisce di morire, come le cellule infette sono programmate a fare, e li rimane, ben protetto dagli attacchi del sistema immunitario. Poi rilascia alcune particelle e le invia al nucleo della cellula, costringendolo con l’inganno a produrre copie del virus utilizzando come modello le proteine virali.

Questi nuovi virioni lasciano il nucleo, viaggiano all’interno delle pareti cellulari e infine vanno incontro a un processo detto gemmazione, durante il quale la cellula esplode e muore e il virus si appropria di parti della membrana cellulare con le quali produce un nuovo capside con recettori destinati alla nuova cellula ospite. Tutto il processo avviene molto in fretta. Cosi comincia la piu antica delle lotte di potere, volta a determinare se sia piu in forma il sistema immunitario dell’organismo o il virus che si sta replicando. Se un virus e particolarmente potente o il sistema immunitario risulta anche solo parzialmente compromesso, il virus puo prevalere, rendendo inevitabile la malattia, le cui conseguenze possono essere anche gravi.

Estratto dal libro “Antivirali Naturali” di Stephen Harrod Buhner, Macro Edizioni

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