Omega-3 dal pesce: non sono salutari. Studi scientifici dimostrano

8 Commenti

omega_3

Gli acidi grassi omega-3 del pesce sono correlati al rischio di cancro alla prostata
Grazie a un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Epidemiology (Brasky, 2011), le persone ci penseranno ora due volte prima di assumere capsule di olio di pesce – o di mangiare pesce. Risulta infatti che gli uomini con maggiori livelli di ematici di DHA sono a maggior rischio di sviluppo di cancro alla prostata. I ricercatori hanno esaminato i 3.461 partecipanti al Prostate Cancer Prevention Trial, uno studio sulla prevenzione del cancro alla prostata, e hanno riscontrato come i soggetti con i più alti livelli di DHA nel sangue avessero una probabilità di sviluppare una forma aggressiva di cancro alla prostata di due volte e mezza superiore rispetto ai soggetti con i livelli ematici più bassi.

Gli acidi grassi omega-3 del pesce sono correlati al rischio di aritmie cardiache e non prevengono il cancro
Molti studi recenti hanno dimostrato che le promesse pubblicitarie dell’olio di pesce non sono mai state mantenute. Nello specifico, non è di aiuto ai malati di cuore, non serve contro la malattia di Alzheimer, non previene la depressione, e, almeno fino ad ora, non rende i bambini più intelligenti.
Già nel 2005 uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA) evidenziava come, nonostante le supposte proprietà antiaritmiche dell’olio di pesce, in realtà la supplementazione con questo tipo di integratore poteva aumentare il rischio di aritmie cardiache in alcuni pazienti (Raitt, 2005). L’anno successivo, la stessa rivista pubblicava una rassegna sistematica di 38 studi scientifici che avevano valutato gli effetti del consumo degli acidi grassi omega-3 sul rischio di cancro, dalla quale emergeva che l’olio di pesce è inefficace nella prevenzione del cancro (MacLean, 2006).

Gli acidi grassi omega-3 del pesce non sono in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari
Nello stesso anno, compariva anche sul British Medical Journal una rassegna sistematica con le stesse finalità, che, in sintonia con la precedente, confermava non solo che non vi era evidenza di un effetto protettivo della supplementazione con integratori a base di omega-3 a lunga catena sul rischio di cancro, ma nemmeno che questi risultino in grado di ridurre la mortalità totale e gli eventi cardiovascolari (Hooper, 2006).

Gli acidi grassi omega-3 del pesce non risultano protettivi nei confronti dello sviluppo dell’insufficienza cardiaca
Studi successivi confermavano poi l’assenza di un evidente benefico effetto di questi acidi grassi sulla salute cardiovascolare: nel 2009 l’analisi di oltre 5.000 soggetti nell’ambito del Rotterdam Study portava i ricercatori a concludere che l’assunzione di pesce o di integratori di EPA e DHA non risulti protettiva nei confronti dello sviluppo di insufficienza cardiaca (Dijkstra, 2009). Nel 2010 il New England Journal of Medicine riportava i risultati di uno studio condotto su poco meno di 5.000 pazienti che avevano già sofferto infarto miocardico, dal quale emergeva l’assenza di differenze significative nell’incidenza di nuovi eventi cardiovascolari tra coloro che consumavano integratori di omega-3 e il gruppo di controllo che aveva ricevuto un placebo, oltre alla terapia farmacologica standard (Kromhout, 2010).

Gli acidi grassi omega-3 del pesce correlati all’insorgenza del diabete di tipo 2
Inoltre, a sorpresa, uno studio condotto dai ricercatori dell’Harvard School of Medicine ha trovato una correlazione tra assunzioni di pesce e di supplementi a base di acidi grassi omega-3 a lunga catena e il diabete di tipo 2.

Gli acidi grassi omega-3 del pesce correlati all’insorgenza del diabete mellito
Seguendo 195.204 adulti per un periodo di 14-18 anni, i ricercatori hanno evidenziato come ad un maggior consumo di pesce e integratori di acidi grassi omega-3 a lunga catena corrispondesse un maggiore il rischio di sviluppare il diabete mellito (Kaushik, 2009).

Gli acidi grassi omega-3 del pesce non migliorano le funzioni cerebrali negli anziani
Nel frattempo, i produttori di olio di pesce hanno puntato tutte le loro speranze sulle funzioni cerebrali. Forse l’olio di pesce vi renderà più intelligenti, hanno pensato. Ma l’anno scorso, la ricerca in questo campo di applicazione ha distrutto anche questa speranza. A un gruppo di 867 anziani è stato assegnato, in modo casuale, un integratore di olio di pesce contenente elevate quantità di DHA ed EPA o un placebo (una pillola senza alcun supposto contenuto attivo) a base di olio di oliva. Dopo due anni, gli anziani che consumavano l’integratore di acidi grassi omega-3 a lunga catena non hanno mostrato alcun beneficio aggiuntivo, sulle funzioni cognitive, rispetto ai soggetti che assumevano l’olio di oliva (Dangour, 2010).

Gli acidi grassi omega-3 del pesce non migliorano lo sviluppo cognitivo dei nascituri
Uno studio successivo pubblicato sul JAMA ha confermato che i supplementi di omega-3 (in questo caso, DHA) non sono in grado di rallentare la progressione del declino mentale e dell’atrofia cerebrale nei malati di Alzheimer (Quinn, 2010). Né, dall’altro lato dello spettro dell’età, i neonati sembrano ottenere benefici. Infatti un altro studio pubblicato sempre su JAMA ha mostrato che il consumo di olio di pesce ricco di DHA delle donne in gravidanza non migliora il successivo sviluppo cognitivo dei nascituri nel corso dell’infanzia e nemmeno l’incidenza di depressione post-partum della madre (Makrides, 2010).

Conclusioni
Questi dati portano quindi a considerare l’olio di pesce come il falso elisir di lunga vita degli imbonitori del passato. La nuova, ennesima segnalazione che collega i livelli ematici di DHA al cancro alla prostata (Brasky, 2011) è un motivo in più per evitare il pesce e gli integratori di olio di pesce.
Gli acidi grassi omega-3 del pesce (DHA ed EPA) NON sono nutrienti essenziali. Il nostro organismo può infatti produrre gli acidi grassi omega-3 a lunga catena, cioè quelli presenti nel pesce, a partire dal loro precursore naturale, l’acido alfa-linolenico, l’unico acido grasso omega-3 essenziale, il quale deriva da fonte vegetale (semi di lino, noci, soia).

Questo meccanismo permette all’organismo di regolare le quantità di acidi grassi a catena più lunga, cioè DHA ed EPA, sulla base delle sue necessità, evitando quindi di doversi cimentare con elevate quantità di questi grassi che, come deriva da questo breve commento, risultano, se non dannosi per la salute, sicuramente inefficaci e comunque dannosi al portafoglio non solo dei consumatori ma anche del Sistema Sanitario Nazionale, dal momento che vengono forniti gratuitamente sotto forma di farmaco ad alcune categorie di pazienti.

Fonte:

Omega-3 Fatty Acids Linked to Prostate Cancer Risk con approfondimenti e commenti aggiuntivi di Luciana Baroni presidente di Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana

Riferimenti degli studi citati:

Brasky TM, Till C, White E, et al. Serum phospholipid fatty acids and prostate cancer risk: results from the Prostate

Cancer Prevention Trial. Am J Epidemiol. Published ahead of print April 24, 2011. doi: 10.1093/aje/kwr027.

Raitt MH, Connor WE, Morris C, et al. Fish oil supplementation and risk of ventricular tachycardia and ventricular

fibrillation in patients with implantable defibrillators: a randomized controlled trial. JAMA. 2005;293:2884-2891.

MacLean CH, Newberry SJ, Mojica WA, et al. Effects of omega-3 fatty acids on cancer risk: a systematic review.

JAMA. 2005;295:403-415.

Hooper L, Thompson RL, Harrison RA, et al. Risks and benefits of omega-3 fats for mortality, cardiovascular

disease, and cancer: systematic review. BMJ. 2006;332:752-760.

Dijkstra SC, Brouwer IA, van Rooij FJA, Hofman A, Witteman JCM, Geleijnse JM. Intake of very long chain n-3 fatty

acids from fish and the incidence of heart failure: the Rotterdam Study. Eur J Heart Fail. 2009;11:922-928.

Kromhout D, Giltay EJ, Geleijnse JM. n-3 fatty acids and cardiovascular events after myocardial infarction. N Engl J

Med. 2010;363:2015-2026.

Kaushik M, Mozaffarian D, Spiegelman D, Manson JE, Willett WC, Hu FB. Long-chain omega-3 fatty acids, fish

intake, and the risk of type 2 diabetes mellitus. Am J Clin Nutr. 2009;90:613-620.

Dangour AD, Allen E, Elbourne D, et al. Effect of 2-y n3 long-chain polyunsaturated fatty acid supplementation on

cognitive function in older people: a randomized, double-blind, controlled trial. Am J Clin Nutr. 2010;91:1725-1732.

Quinn JF, Rama R, Thomas RG, et al. Docosahexaenoic acid supplementation and cognitive decline in Alzheimer

disease. JAMA. 2010;304:1903-1911.

Makrides M, Gibson RA, McPhee AJ, et al. Effect of DHA Supplementation During Pregnancy on Maternal

Depression and Neurodevelopment of Young Children. JAMA. 2010;304:1675-1683.

Disclaimer: Questo articolo non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Disclaimer completo Riproduzione consentita solo se l'articolo non viene modificato, includendo i link incorporati e riportando la fonte attiva. In tutti gli altri casi riproduzione vietata.
Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

Leggi anche
loading...

8 Commenti su questo post

  1. Babj Ravagni says:

    Ci sono nelle piante, non servono i pesci!

  2. “Se non dannosi per la salute lo sono per il portafoglio”…….ma che razza di conclusione è?a parte che il cancro alla prostata lo fanno di più i lattici,non si capisce che tipo di prove abbiano fatto.Quindi,chi vive in zone vicino al mare o nei paesi nordici dove il pesce e la carne sono l’alimento principale dovrebbero essere tutti malati di cancro alla prostata e questo non risulta.Se si devono fare delle ricerche,che almeno le facciano incominciando ad osservare la natura che è meglio

  3. e quelli delle alghe marine ?

  4. ahahah perche’ lo studio non lo hanno fatto sugli eschimesi???? ahahahah

  5. Semmi di lino. Enoci

  6. Troppe notizie contradictoires……..confusione…

  7. Troppe notizie contradictoires……..confusione…

  8. Ho letto un’altro articolo in cui si spiegava che le capsule di olio di pesce che si trovano in commercio, contengono solo una piccola parte di olio di pesce. L’olio di pesce utilizzato potrebbe essere inquinato da PCB, diossine e mercurio proveniente da pesce di origine sconosciuta. La restante parte di prodotto contenuto nelle capsule non è identificabile. Forse il cancro alla prostata non deriva dall’omega 3..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inline
Inline