omeopatia rischio

AGGIORNAMENTO. Puoi firmare la petizione per salvare l’omeopatia e difendere il diritto della libertà di cura a questo link www.omeocom.it

Il piano per distruggere l’omeopatia è attivo da tempo in Italia con tariffe alle aziende 700 volte più costose rispetto al resto d’Europa e ora con il nuovo governo che ha deciso di bloccare la proroga alla registrazione dei prodotti.

Sebbene quasi nessuno dei media ufficiali ne abbia parlato, la seduta del 13 Febbraio della Commissione Affari Costituzionali del Senato ha respinto la proroga al rinnovo della registrazione dei prodotti omeopatici in commercio che quindi resta il 30 giugno 2017, come fissato dalla Legge di Stabilità 2015 (legge 190/2014).

Che cosa significa? La scomparsa di decine di piccole e medie aziende, 4.oo0 posti di lavoro in fumo e difficoltà di reperibilità dei prodotti da parte dei più di 8 milioni di italiani che usano i medicinali omeopatici prescritti da più di 20.000 medici. Questo lo scenario che si prospetta secondo Omeoimprese, l’associazione che rappresenta i produttori di prodotti omeopatici, se non sarà prorogato a giugno 2018 il termine per la presentazione dei dossier per il rinnovo della registrazione dei prodotti in commercio da 30 anni.

Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese ha dichiarato al FattoQuotidiano:

Le problematiche venute fuori in fase di predisposizione dei dossier hanno rallentato l’iter di registrazione ed ora i tempi sono davvero ristretti. Si parla di circa 13mila prodotti e, per ognuno, bisogna analizzare qualità, materie prime,tossicità e altre caratteristiche. Al momento all’Aifa (Agenzia italiana dei farmaci) sono stati inviati qualche centinaia di dossier, ma d’altro canto anche qualora arrivassero tutti, per l’agenzia sarebbe impossibile analizzarli entro la data di scadenza”.

Secondo il governo e il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, le aziende di prodotti omeopatici hanno avuto il tempo necessario e non c’è intenzione di prorogarlo. Ovviamente messa così la situazione non è ben chiara, ma se ritorniamo alla mente quello che già avevamo pubblicato nel 2013 si capisce meglio come stanno le cose.

Come afferma Marcello Pamio sul suo sito, la ragione è che

«Le aziende italiane, a differenza di quelle europee, si trovano in questa situazione complicata e difficile per colpa dell’AIFA che ha spedito loro le informazioni utili per la preparazione dei documenti con ben 2 anni di ritardo rispetto alla data stabilita dalla comunità europea.
Perché questo grave ritardo? Semplice incompetenza burocratica o strategia mirata?
Tutto questo vale per i medicinali omeopatici già registrati in passato. Dal 1995 nessuna azienda italiana ha chiesto la registrazione di nuovi prodotti omeopatici, salvo una che, dopo aver spedito i documenti e le varie integrazioni richieste si é vista rifiutare la registrazione e senza motivazione.
Oggi la tassa di registrazione di un nuovo prodotto richiesta dall’AIFA è di ben 26.000 euro!».

E non finisce qui!

 «L’AIFA ci impone burocrazia e costi tali che ci costringeranno a chiudere bottega dopo trent’anni di attività sempre in crescita (più 12% nel 2013). Oggi la super tassa del governo rischia di distruggere tutto».

denuncia Alessandro Pizzoccaro patron della Guna, il colosso italiano con sede a Milano che esporta anche all’estero, che in piena crisi fattura 160 milioni l’anno e dà lavoro a 1.200 addetti.

omeopatia governo blocca proroga

«Il costo altissimo richiesto dal Ministero per la registrazione ed i tempi tecnici per la presentazione dei documenti,impossibili da rispettare, faranno sì che molti omeopatici non potranno essere registrati e quindi non saranno più reperibili in Italia, mentre lo saranno negli altri paesi della comunità europea. Le aziende italiane si vedranno ridurre notevolmente il fatturato a favore di società oltre confine, saranno costrette a ridimensionare il numero dei loro dipendenti, tutto l’indotto perderà lavoro e personale (grossisti, informatori scientifici, ecc) con gravissimi danni per le aziende, i medici omeopati ed i pazienti.
Sottolineo infine che nella maggior parte dei paesi della Comunità europea, il costo delle visite del medico omeopata e/o dell’Heilpraktiker (naturopata) e il costo dei medicinali omeopatici prescritti, così come dei prodotti erboristici, sono a carico del Servizio sanitario nazionale, mentre in Italia sono a carico del paziente».

Silvia Barbieri, della ditta Iride 2000, presente sul mercato sin dall’anno 1987, distribuisce medicinali omeopatici

C’è da dire inoltre che a causa di questi costi altissimi che ingabbiano l’omeopatia molti produttori non hanno registrato in Italia alcune formulazioni e quindi i medici omeopati e i pazienti devono acquistarli on-line e farli arrivare dalla Germania!

Come afferma il Dr. Antonio Abate su InformaSalus:

«Ovviamente un medico omeopata non può assistere impotente allo scadimento della propria professione a causa di norme che uccidono l’omeopatia. Non mi riferisco a Paesi del Terzo mondo, ma alle civilissime Austria, Inghilterra, ecc., in cui le norme sono chiare, efficienti ed efficaci. Ciò significa che nella mia attività professionale, attualmente per circa il 35% delle prescrizioni ricorro all’acquisto all’estero, con aggravio delle spese per i pazienti, con immancabili e fastidiosi ritardi nell’inizio delle cure e non per ultimo con una sottrazione di un ben 35% di denaro che potrebbe andare invece all’industria italiana del medicinale omeopatico».

Insomma la situazione è critica e l’Italia con la sua micidiale burocrazia ridicolizzata in tutto il mondo per la sua inefficienza si pone sempre al primo posto tra i paesi più in regressione in Europa. Speriamo che la situazione cambi e per farlo è necessaria la tua partecipazione. Per una volta ti chiedo di condividere questa notizia il più possibile perché siamo stanchi di come vogliono limitare le cure alternative e affossare le aziende italiane!

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