Ecco svelate le origini del Carnevale e il suo vero significato

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carnevale

Milioni di persone gettano da parte le loro inibizioni e festeggiano abbandonando ogni morale, facendo scherzi anche poco piacevoli e riempiendosi di dolci per celebrare l’inizio della Quaresima cristiana. Cosa c’entra tutto questo con la religione?

Da Rio a Berlino, da Torino a Trinidad, da Colonia a Venezia, la folla riempie le strade delle città nel giorno che precede la festa cattolica conosciuta come il Mercoledì delle Ceneri. Ma qual è la vera origine del Carnevale?

L’opinione comune è che il Carnevale, o Martedi Grasso, è, alla sua origine, una festa cristiana che precede la Quaresima, il periodo di 40 giorni che precede la Pasqua, che si rifa al periodo di digiuno di Gesù nel deserto.

Infatti la parola Carnevale deriva dal latino carnem levare che significa “togliere la carne” dato che nel periodo di Quaresima c’era l’invito di astenersi dal mangiare carne, e quindi si festeggiava e ci si abbuffava il giorno prima di carne e altre pietanze appetitose prima della negazione che dovrebbe accompagnare la Quaresima.

Le prime testimonianze documentarie del carnevale risalgono ad epoca medievale (sin dall’VIII sec.) e parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l’ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere. I festeggiamenti culminavano solitamente con il processo, la condanna, la lettura del testamento, la morte e il funerale di un fantoccio, che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di “cuccagna”, sia il capro espiatorio dei mali dell’anno passato.

Tuttavia le vere radici del Carnevale sono molto anteriori al Cristianesimo.

Nella Roma antica il mese di febbraio era un tipico periodo di passaggio, dall’anno vecchio al nuovo. Infatti in latino, febrarius– da februare significa purificare. In questo periodo si svolgeva la festa dei Lupercali, legata ai riti di fecondazione dove avvenivano delle situazioni grottesche che ricordano gli scherzi di carnevale. Infatti Febbraio è un mese di passaggio dall’inverno alla primavera e quindi si facevano dei riti per auspicare un nuovo anno fecondo e fertile.

Il periodo carnevalesco coincide anche con l’approssimarsi dell’inizio dell’anno agricolo, legato alle feste greche di impronta dionisiaca: le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica, che sfociavano in vere e proprie orge.

La festa dei Lupercali ha origine dalla celebrazione pagana più antica dei Saturnali: durante i festeggiamenti in onore di Saturno erano necessario darsi alla pazza gioia per favorire un raccolto abbondante ed un periodo di benessere e felicità. In questo periodo di sette giorni si conducevano per la città carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati ed il popolo si riuniva in grandi tavolate, cui partecipava persone di diverse condizioni sociali e si abbuffavano tra lazzi, danze ed oscenità. L’antica figura del re dei Saturnali ha continuato a vivere nella burlesca figura del re del carnevale: inizialmente impersonato da un uomo che veniva sacrificato per il bene della collettività, poi sostituito con un fantoccio di paglia. La sera del martedì grasso veniva bruciato come una specie di vittima designata che morendo purificava la comunità, di modo che si potesse intraprendere un nuovo anno sotto diversi auspici.

La storia antica ci insegna che la religione è iniziata a Babilonia e si è sviluppata in Egitto, e ha passato le sue tradizioni ai greci e romani. Infatti è comune a questa religione arcaica i rituali nel periodo invernale dove si cessava l’attività agricola e si celebrava per anticipare una nuova fertile primavera.

Infatti come afferma lo storico Alexander Hislop nel suo libro “Le due Babilonie”, non ci sono resoconti della Quaresima nel cristianesimo primitivo, ed è stata aggiunta successivamente come del resto quasi tutto quello che conosciamo del cristianesimo.

L’uso della maschera e del travestimento ha una forte valenza psicologica e simbolica. Indossando la maschera possiamo concederci una pausa dalla nostra personalità e comportarci come non ci concediamo nella vita quotidiana.

La maschera nell’antichità era usata per incarnare particolari energie che venivano associate alle divinità o alle forze della natura, mentre oggi riguarda per lo più una rappresentazione di violenza, distruzione e deviazione sessuale.

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Riccardo Lautizi

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Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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Commento su questo post

  1. veronica says:

    Praticamente tutte le festività cristiane sono festività di religioni precedenti, inglobate e modificate.
    Perfino le “verità” più basilari del cristianesimo sono una rielaborazione di religioni precedenti.
    E anche il cristanesimo è fatto di una quantità elevata di sette, con riti e santi differenti, riunite sotto lo stesso ombrello.

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