parlare con gli alberi

“Impara a parlare con gli Alberi” è il libro di Michele Giovagnoli che invita ad usare il potere del bosco per trasformare la propria vita. Di seguito un estratto che spiega come effettuare la comunicazione contemplativa.

di Michele Giovagnoli, dal libroImpara a Parlare con gli Alberi. Manuale pratico per comunicare, evolvere e guarire col bosco” Uno Editori

Attrarre nel proprio orizzonte. Portare a sé. Assorbire. La Comunicazione contemplativa si basa totalmente sul principio secondo il quale le immagini che vengono osservate durante un’elaborazione mentale condizionano l’elaborazione stessa. In altre parole: ciò che i nostri occhi hanno di fronte mentre stiamo pensando a qualcosa, o stiamo ragionando su un qualunque aspetto, influenza lo sviluppo di tale processo. L’immagine osservata ha dunque il potere di veicolare i processi mentali, velocizzarli o addirittura fermali, portarli a livelli logici superiori o disturbarli. L’immagine ha il potere di modificare il nostro pensiero, e dunque il nostro comportamento, e quindi il nostro stato d’animo. I colori dell’immagine osservata giocano un ruolo molto importante.

Ad esempio: cercare tranquillità in una stanza completamente rossa risulta essere molto difficile, mentre è molto più semplice farlo in una di colore verde. Il giallo accentua la vitalità, il blu aumenta la predisposizione a interagire con qualcuno. Lo scuro invita alla concentrazione. Al pari del colore, anche le differenti forme giocano ruoli ben distinti. Osservare un’immagine geometrica irregolare ruba molta attenzione e in un certo modo disturba. Immagini che contengono “subliminali”, ovvero codici visivi che non siamo in grado di riconoscere direttamente ma che la nostra mente avverte invece subito, inducono ad atteggiamenti istintivi e spingono il pensiero su tematiche ben precise.

Osservare invece una forma geometrica che rispetta le leggi di propagazione della natura, ovvero quelle descritte dalla famosa sequenza di Fibonacci, distende e fluidifica ogni processo logico mentale. In definitiva: le immagini parlano, diventano un coro o un sottofondo al nostro dialogo mentale, gridano slogan arroganti o sussurrano suoni sublimi. Quindi possiamo concludere che esistono linguaggi visivi amici della nostra mente e linguaggi visivi avversi. Fra i tanti, quello dell’albero è a mio avviso il più bello, elegante e potente.

L’albero è il simbolo vivo per eccellenza. Le sue forme sono la più diretta espressione della pulsione delle leggi della vita. Risponde alla forza di gravità che lo attira verso il basso, e al richiamo irresistibile del Sole che lo slancia oltre il cielo. Su di lui si accordano le pulsioni di tutte le stelle, e anche la più lontana offre il suo contributo a strutturarne le geometrie. Nella forma di un albero c’è l’accordo assoluto di tutta la volta celeste, ogni piega, ogni linea e ogni apertura ne è il canto più fedele. Nei suoi colori ruotano le ciclicità delle stagioni, e tutte le leggi in base “quattro”. In Autunno si consegna alla terra, in Inverno è nel dominio del basso, in Primavera inverte la proiezione e risale al Sole, in Estate è nel dominio dell’alto.

Nessuna forza interiore ed esteriore all’albero può impedire o deviare questa propensione, e niente nell’albero vive l’intenzione di uscire dalle regole verticali. L’albero è autentico, impeccabile, incorruttibile. Osservare un albero significa quindi assorbire costantemente i codici puri di questa dimensione. Significa tendere ai vuoti interstellari, ai suoni planetari, alle danze dei mondi superiori. In definitiva: quando osservi un albero durante un’elaborazione mentale, il tuo processo si armonizza, si fa più fluido, si arricchisce di ingredienti utili al più alto sviluppo del tuo pensiero, e allo stesso tempo si ripulisce da sostanze contaminanti.

A modo suo, l’albero suggerisce, induce a selezionare sentieri logici ed emozionali, aiuta a trovare risposte. Se interpellato, l’albero si fa il più preciso dei consiglieri, il più saggio degli anziani. Lui conosce gran parte della storia di questo pianeta, attraverso la sua presenza la Vita è uscita dall’acqua conquistando la terra e l’aria. Su di lui premono le volontà evolutive dell’Universo intero.

michele giovagnoli impara a parlare con gli alberi

Il libro “Impara a Parlare con gli Alberi. Manuale pratico per comunicare, evolvere e guarire col bosco” di Michele Giovagnoli, Uno Editori

Parlare con gli Alberi. Come effettuare una Comunicazione contemplativa

Poniti seduto di fronte a un albero, porta il pensiero alla questione scelta e inizia a osservare.
L’operazione è tutta qui: mantenere l’attenzione su ciò che vuoi elaborare, e allo stesso tempo accarezzare con lo sguardo l’immagine dell’albero. Internamente un pensiero ed esternamente un’immagine. Come un ottimo regista, dovrai essere bravo e miscelare le due sostanze nelle stesse dosi e non dare troppa attenzione a una rispetto all’altra. Sarà facile, vedrai! Serve solo un poco di pratica e l’azione diverrà spontanea. Dialoghi mentalmente analizzando l’aspetto in questione e, allo stesso tempo, osservi le bellezze dell’albero. Proverai, nei momenti in cui questa duplice operazione avviene, una sorta di sdoppiamento.

Come se si creasse una divaricazione e si aprisse uno spazio vuoto tra le due situazioni. Ottimo! Quel vuoto è il terreno ideale perché possa giungere l’intuizione che cercavi. Quella creazione è la risposta che l’albero ha per te. Da un piano extra-ordinario, un’energia lo attraversa per giungere a te. L’albero diventa quindi un canale, un tramite. La luce che andrà a illuminare i tuoi ragionamenti, gli alchimisti lo chiamano “Nume”, ovvero l’intelligenza assoluta. Una volta giunta, ti attraverserà lasciando il suo contributo e non chiederà nulla in cambio.
L’invito che ti rivolgo è sempre quello di interfacciarti con lo spirito pulito di chi chiede una cortesia. Questo atteggiamento renderà la collaborazione molto più nobile e farà di te un essere sempre migliore.

Imparerai presto che ogni albero ha forme geometriche peculiari, ovvero ogni specie esprime angoli di propagazione e modelli frattali ben precisi. E quindi, ogni specie predispone a uno stato d’essere particolare.
Nello specifico: una quercia sviluppa i suoi rami seguendo un suo codice personale, sviluppa una corteccia con rughe uniche, invade lo spazio espandendosi in un modo tutto suo. E questo suo “essere” permette l’assorbimento di sostanze che inducono reazioni di un certo tipo. Nello specifico, la quercia dona morbidezze e maestosità al pensiero, richiama le doti del leader o dell’imperatore, attiva simultaneamente l’archetipo del padre e del figlio, è buona ed equilibrata. L’abete è invece molto più introspettivo, verticale, mantiene la sua posizione con fermezza, non cede le foglie all’inverno, non cambia colore.

Estratto dal libro “Impara a Parlare con gli Alberi” di Michele Giovagnoli. Per approfondire e conoscere le altre modalità di comunicazione con il bosco consiglio la lettura del testo.

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