Possiamo ascoltare la malattia?

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Vediamo costantemente un accrescersi continuo di disturbi fisici, un aumento delle allergie, nuovi virus e un incremento costante delle malattie degenerative.  Esistono malattie che vengono definite “incurabili” (tumori, morbi del sistema nervoso/motorio) e tante altre che sono definite “gestibili” (diabeti, allergie, eczemi, ecc..) ma che, nonostante vari e differenziati approcci, sembrano non voler cedere il loro territorio, presentandosi ripetutamente nel tempo.

Si parla sempre di “lotta” contro qualcosa, ma ritengo che questo sforzo enorme di allontanare il “nemico” non solo non dia risultati, ma neppure mette le persone nello stato di buon umore; al contrario può amplificare un malessere che ci si porta dietro magari da anni.
La cosa migliore è quindi iniziare considerare la possibilità che quella malattia abbia un compito e sia l’ambasciatrice di un messaggio più profondo: imparando a conoscerla e ad ascoltarla, la vita può cambiare in meglio sotto tutti gli aspetti: relazionale, professionale, spirituale e materiale.

I nuovi insegnamenti che ci giungono dalla fisica quantistica, dimostrano come l’intelligenza non sia un bene di esclusiva proprietà del cervello umano, ma sia presente in tutte le forme viventi e, più nel dettaglio, in ogni singola cellula: significa che il nostro corpo è composto da miliardi di “esserini intelligenti”, in grado di rispondere e adattarsi a tutto quanto captano e ricevono dal “padrone di casa”, cioè dalla persona che nel corpo ci vive. [Vedi “La separazione è un illusione e viviamo in un universo olografico]

In altre parole esiste una strettissima “relazione intelligente” tra la persona ed il suo corpo.
Se consideriamo per esempio un veicolo, questo funziona in base a ciò che farà il conducente: senza il conducente il veicolo non funziona. Analogamente, la persona può essere vista come il “pilota” ed il corpo come il “veicolo”: in riferimento a quanto detto sulla “relazione intelligente”,il corpo percepisce ogni singolo input che gli arriva dalla persona, sia esso un pensiero, un sentimento, un’emozione, un’azione.
Il corpo percepisce inoltre la qualità di quell’input, quindi se i miliardi di cellule intelligenti del corpo ricevono costantemente stimolazioni felici, si plasmeranno di conseguenza e saranno anch’esse felici e forti; ma se le stimolazioni inviate sono basate su pressioni, senso del dovere, sfiducia o svalutazione di sè, scarso piacere, vecchi rancori e poco divertimento, accadrà che il corpo non ha scelta: si adatterà a quelle stimolazioni.

Esso non è programmato per indebolirsi o autodistruggersi, ma se la persona che lo guida non sa amarsi, e lotta ripetutamente contro se stessa, anche il corpo nel tempo comincerà a lottare contro se stesso, arrivando addirittura ad autodegenerarsi.
Le persone che non sono consce delle proprie azioni, non sanno esattamente cosa vogliono e cosa per loro significhi vivere qualitativamente, saranno inevitabilmente più soggette a malattia. In questo senso allora ogni sintomo può essere visto come una possibilità di comprensione che qualcosa nel “pilota”, e solo conseguentemente nel corpo, non sta funzionando correttamente: ogni sintomo può essere letto come un messaggero che indica un’anomalia nel vivere.
La “chiave di volta” sta nel percepire questa relazione tra noi ed il nostro corpo utilizzandolo con una nuova attenzione, ascoltandolo consapevolmente.
Con l’intelligenza possiamo guidare i sensi nella percezione del nostro corpo e quindi di noi stessi, possiamo allenarci a “sentire” come stiamo e se quello che stiamo facendo nella vita risuona con noi e con il corpo. La paura del sintomo, legata all’ignorare che cosa esso sia veramente, scomparirà e, al contrario, lo sapremo accogliere.
Potremo percepire che la “malattia” è qualcosa di vivo che accade dentro di noi, una parte di noi che vuole manifestarsi ed evolversi. Se quella malattia ritorna con insistenza è perchè porta con sè una forte intenzione di evoluzione, e non perchè è contro di noi.
Nella malattia possiamo trovare preziose indicazioni sulla nostra vita…malattia, amica mia!!!

Roberto Abheeru Berruti

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Riccardo Lautizi

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Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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Commento su questo post

  1. L’uomo deve smettere di lottare e imparare invece che cosa ha da dirgli la malattia. Il paziente deve guardare dentro di sé ed entrare in comunicazione coi propri sintomi, se proprio vuole conoscerne il messaggio. Deve essere pronto a mettere in discussione tutto ciò che pensa di se stesso e a integrare consapevolmente quello che il sintomo cerca di fargli capire a livello fisico.
    La guarigione è sempre collegata ad una dilatazione di coscienza e ad una maturazione. Se il sintomo è sorto perché una componente dell’ombra è precipitata nel corpo e lì si è manifestata, così la guarigione è il processo inverso: il principio del sintomo viene portato a livello di coscienza e redento quindi dalla propria esistenza materiale. Citazione da ” Malattia e Destino”

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