Quante volte hai sentito dire che il tuo benessere generale passa dalla tua salute intestinale? Lo sapevi che i batteri e la flora presenti nel nostro intestino ci aiutano a digerire correttamente il cibo e a difenderci da agenti patogeni esterni? Ora come non mai siamo bombardati quotidianamente di informazioni e pubblicità che osannano il consumo e l’utilizzo di probiotici e fermenti lattici.

Andiamo con ordine e facciamo un po’ di chiarezza!

Da alcuni anni, la medicina funzionale e i nuovi approcci clinici integrati, hanno dato sempre più importanza agli aspetti alimentare e di integrazione, utili per il raggiungimento di uno stato di salute ottimale. Particolare interesse è rivolto al microbiota intestinale, un ecosistema vario e complesso, composto da batteri aerobi e anaerobi, protagonisti nella difesa del nostro organismo da possibili colonizzazioni patogene, ma soprattutto nella facilitazione dell’assorbimento dei nutrienti ingeriti. Studi recenti hanno inoltre comprovato l’enorme risvolto immunitario, compartecipando alla produzione di alcune vitamine, quali K e B12. Uno squilibrio a livello del microbiota intestinale potrebbe essere causa di alcuni disturbi, tra cui diarrea, allergie alimentari, meteorismo sino alla sindrome del colon irritabile. La gestione di tali disturbi, una volta avuto un parere medico specialistico, possono essere affrontati con una correzione alimentare e con l’integrazione nella propria dieta di probiotici e prebiotici.

Cosa sono i probiotici?

La definizione dell’OMS afferma che i probiotici sono “microrganismi in grado di esercitare funzioni utili per l’organismo, se ingeriti in dosi corrette ed adeguate”. I più utilizzati fanno parte della categoria di batteri e lieviti, quali Lactobacilli (acidophilus, bulgaricus, GG, casei, rhamnosus), Bifidobacterium (bifidus, adolescentis, brevis e longum) e Saccaromiceti. Per esser considerato tale, un probiotico deve necessariamente rispettare i criteri di inclusione delle linee guida OMS inerenti la tollerabilità dell’organismo umano, sopravvivenza nel tratto digerente e replicazione attiva nell’epitelio. La somministrazione specifica dei probiotici determina un riequilibrio della flora batterica intestinale, l’attivazione del sistema immunitario intestinale e l’inattivazione di tossine batteriche, oltre che la produzione di acidi grassi a catena corta (Islam, 2016). Gli effetti benefici dei probiotici sono stati e sono tuttora studiati. La loro presenza è essenziale nei soggetti con un sistema immunitario delicato, per aiutare le funzioni digestive e le infiammazioni intestinali. Alcune ricerche sottolineano l’effetto benefico in caso di IBS (sindrome da intestino irritabile), in caso di dermatite atopica e retto-colite ulcerosa. Anche nel caso dei probiotici vale la regola della giusta misura e del consulto specialistico. Ogni tratto dell’intestino presenta un grado di acidità differente, adatto a ceppi specifici; ciò indica che ogni disturbo deve essere integrato con il tipo di probiotico più idoneo. I dati più significativi riportano effetti benefici della terapia probiotica nel trattamento della diarrea infettiva nei neonati e nei bambini con Lactobacillus GG, con una riduzione vicina al 60% della diarrea stessa associata ad antibiotici. Sono in corso trial clinici nel trattamento di affezioni più complesse quali rettocolite ulcerosa e della recidiva della pouchite e nella prevenzione del cancro al colon. Sono necessarie ulteriori ricerche per analizzare e valutare quali siano i ceppi più indicati per ogni disturbo specifico.

Dove possiamo reperirli in natura?

I probiotici si trovano in moltissimi alimenti fermentati, come yogurt, miso, tempeh, kefir e crauti. La loro assimilazione è di fondamentale importanza nella regolazione della nostra flora batterica. Purtroppo, a causa delle nostre abitudini culinarie mediterranee, non siamo soliti consumare questi alimenti, proprio a causa di una evidente mancanza di tali preparazioni nelle nostre cucine. Le contaminazioni con le tradizioni orientali sarebbero davvero utili per implementare il nostro bagaglio culinario e…batterico intestinale!

 Quando è corretto assumere probiotici?

Il momento migliore per assumere probiotici è dopo cena. In questa fase il pH gastrico si attesta attorno a 4,0 e i vari ceppi probiotici hanno maggiori garanzie di by-passare l’ambiente acido gastrico, grazie al trasporto con il cibo, oltre che il giusto nutrimento per la loro sopravvivenza. In uno studio pubblicato sulla rivista “Beneficial Microbes” è stato dimostrato come l’assunzione di probiotici dopo il pasto garantisse un numero più elevato di sopravvivenza dei ceppi batterici rispetto a probiotici assunti dopo 30 minuti dalla fine dello stesso pasto. Inoltre, un dato ulteriore ha rilevato come l’assunzione di probiotici in contemporanea di grassi “sani” (come olio EVO, avocado,…) aumentasse la resistenza e la sopravvivenza dei ceppi stessi. Assolutamente sconsigliato assumere probiotici al mattino! Perché? Al mattino le condizioni di assunzione e assimilazione non sono ottimali poiché non vi sono alimenti a sufficienza per la proliferazione dei ceppi batterici e l’ambiente acido è prevalentemente acido, attorno a un pH 2,0, come evidenziato dagli studi di Robert Zembroski, specialista in medicina funzionale e autore di “Rebuild”. Non a caso, il nemico numero uno dei probiotici sono propri i succhi gastrici.

Perché assumerli?

Nei casi di stanchezza ingiustificata, sistema immunitario “debole” (facilità ad ammalarsi), difficoltà digestive, diarrea e infiammazioni del cavo orale, l’integrazione con probiotici potrebbe essere la soluzione migliore (Pant Neha et al., 2007). La somministrazione di probiotici, infatti, si rivela utile ed efficace nel trattamento della candida, nel caso di un’alimentazione disordinata, in caso di stress e tensioni psicofisiche. Per una maggiore accortezza e migliore posologia possibile, si consiglia il consulto congiunto di un gastroenterologo e di un nutrizionista, i quali, a seguito di anamnesi specifica e test diagnostici valutativi, quali il disbiosi-test, possono identificare i potenziali disturbi in corso e impostare una corretta terapia.

Disbiosi-Test

Utile per quantificare la presenza di scatolo e indicano, valori indicativi per la misurazione dello stato di eubiosi intestinale. Il primo, se si registrano valori elevati, è associabile ad una condizione definita di “disbiosi putrefattiva”, coincidente con una sofferenza dell’intestino crasso, favorita da una dieta eccessivamente ricca di grassi e proteine animali e povera di fibre e con la presenza di un numero elevato di batterioidi, clostridi e peptococchi. Valori alti di indicano, invece, identificano l’intestino tenue in difficoltà, coincidente con una “disbiosi fermentativa”, caratterizzata da una condizione di relativa sensibilità ai carboidrati o per eccessivo consumo di zuccheri semplici, che comporta fermentazione batterica nell’intestino tenue. Nel primo caso si consiglia l’assunzione, previo consulto specialistico, di probiotici (come lactobacilli e bifidobatteri) e prebiotici, mentre nel casi della disbiosi fermentativa sono fortemente sconsigliati, in quanto potrebbero peggiorare le condizioni già esistenti.

…e i Prebiotici?

I prebiotici sono componenti alimentari non digeribili che influenzano la flora intestinale del nostro organismo in modo benefico, promuovendone selettivamente la crescita. Sono rappresentati da alcune tipologie di fibre alimentari (FOS: fruttoligosaccaridi e inulina), digeribili dagli enzimi batterici. La loro presenza favorisce la crescita e l’attività di Bifidobacterium e di Lactobatteri, specie batteriche importanti per la salute digestiva dell’organismo ospite. Si trovano in legumi, aglio, cipolla e alcune verdure quali cicoria, carciofi, radicchio e in dosi considerevoli nelle banane. Negli ultimi anni sono stati oggetti di studi per comprendere le loro implicazioni in condizioni patologiche quali diabete, sindrome metabolica, obesità (Costa et al., 2012; Andersen et al., 2011), Alzeheimer (Pluta et al., 2020) e la loro importanza nella degradazione proteica, con miglioramenti sostanziali nella gestione delle fermentazione di queste ultime (Wang et al., 2020). I prebiotici giocano un ruolo primario per la contemporanea presenza dei probiotici, microrganismi vivi, di origine umana, capaci di resistere all’acido gastrico e alla bile, di aderire alle cellule, di produrre sostanze battericide (dette batteriocine) e di colonizzare l’intestino, modulando l’equilibrio della flora batterica intestinale e potenziando le difese immunitarie attraverso la stimolazione dell’attività del tessuto linfatico intestinale (GALT). La fermentazione dei prebiotici all’interno del colon dà origine a numerosi effetti fisiologici, quali aumento del peso fecale e dei bifidobatteri nel colon, riduzione del tempo di transito intestinale e dei livelli lipidici nel sangue. Sono spesso consigliati da nutrizionisti e dietologi nel trattamento di stipsi, diarrea infettiva e meteorismo. Si possono ritrovare in diversi alimenti come aglio, cipolle, carciofi, cicoria, porri, soia e topinambur.

Insieme ai prebiotici danno origine ai simbiotici.

Probiotici Vs Fermenti lattici

Probiotico non è sinonimo di fermento lattico e viceversa! I fermenti lattici comprendono tutti quei batteri in grado di fermentare il latte con conseguente produzione di acido lattico. Molti fermenti lattici non sono considerabili probiotici in quanto muoiono nello stomaco, senza giungere nel tratto intestinale e risultando dunque ininfluenti sull’economia generale della flora batterica. Attenzione dunque: quando avete necessità di assumere probiotici, non accontentatevi “solo dei fermenti lattici”!

Probiotici in un contesto integrato multidisciplinare

Disturbi a livello gastroenterico sono talvolta associati e associabili a condizioni infiammatorie e algiche in differenti aree del corpo, una su tutti la regione lombare. I ricercatori parlano in tal senso di riflesso viscero-somatico, secondo il quale l’infiammazione localizzata a livello intestinale potrebbe essere relazionata all’insorgenza del dolore nella corrispettiva area lombare. La spiegazione neurofisiologica potrebbe proprio essere la stretta relazione tra la componente di innervazione viscerale (intestinale) e muscolo-scheletrica (in regione lombare). L’approccio integrato e la valutazione interdisciplinare con i vari terapisti manuali e della riabilitazione offre una visione più completa per l’inquadramento diagnostico e per l’ideazione di un iter terapeutico ad hoc per il soggetto.

…e in futuro?

Anche se oggi il mondo scientifico ha ancora molto da dirci sui probiotici che sono disponibili sul mercato, inclusi i precisi meccanismi d’azione dei singoli ceppi, il corretto dosaggio e i possibili effetti sinergici di diversi ceppi combinati, la ricerca ha già ampliato gli orizzonti nell’ambito dei probiotici e il futuro si apre a nuovi scenari. Grazie alle tecniche di bioingegneria sarà possibile modificare ceppi probiotici attuali in modo da renderli veicoli di molecole utili a svolgere uno specifico obiettivo.

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Riferimenti Scientifici

Yan F. and Polk. D.B. Probiotics and immune health. Curr Opin Gastroenterol. 2011 Oct; 27(6): 496–501.

Tompkins TA1Mainville IArcand Y. The impact of meals on a probiotic during transit through a model of the human upper gastrointestinal tract. Benef Microbes. 2011 Dec 1;2(4):295-303. doi: 10.3920/BM2011.0022.

Ambalam PRaman MPurama RKDoble M. Probiotics, prebiotics and colorectal cancer prevention. Best Pract Res Clin Gastroenterol. 2016 Feb;30(1):119-31. doi: 10.1016/j.bpg.2016.02.009. Epub 2016 Feb 19.

Andersen et al. “Transcriptional and functional analysis of galactooligosaccharide uptake by lacS in Lactobacillus acidophilus”. Proc natl Acad Sci USA, vol 108, n°43, Oct 2011, pp. 17785-90.

Holscher HD. Dietary fiber and prebiotics and the gastrointestinal microbiota. Gut Microbes. 2017 Mar 4;8(2):172-184. doi: 10.1080/19490976.2017.1290756. Epub 2017 Feb 6.

Islam SU. Clinical Uses of Probiotics. Medicine (Baltimore). 2016 Feb;95(5):e2658. doi: 10.1097/MD.0000000000002658.

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