La rabdomiolisi è una sindrome caratterizzata dalla necrosi del tessuto muscolare scheletrico e dal rilascio a livello ematico di numerosi composti derivanti dalla disgregazione muscolare, tra cui mioglobine e proteine plasmatiche.

 

Cause e presentazione clinica

I principali incriminati e responsabili dell’insorgenza di tali disturbo sono farmaci e abuso di alcol. Vi sono poi una moltitudine di fattori concomitanti e aggravanti quali la crush syndrome, temperature estreme, stress muscolare ripetuto e continuativo, così come l’immobilizzazione e le infezioni.

Il soggetto che manifesta segni e sintomi quali debolezza muscolare, scarsa produzione di urina e tendenzialmente scura, senso di affaticabilità ingiustificato, indolenzimento generalizzato, presenza di ecchimosi (ematomi) e anche febbre, potrebbe essere di fronte ad un caso di rabdomiolisi. In tal caso, il consiglio è quello di consultare il proprio medico per approfondire tramite esami del sangue specifici la propria condizione, e poter escludere tale condizione.

 

Conseguenze dirette e approccio terapeutico

Il perpetrarsi e il mancato riconoscimento preventivo del processo di rabdomiolisi può portare ad un forte sovraccarico renale, con conseguente danno renale acuto, strettamente relazionato alla difficoltà nello smaltimento e dell’accumulo di mioglobina a livello dei tubuli renali. La mioglobina, infatti, esercita un effetto diretto citotossico a livello delle cellule del tubulo contorto prossimale, con conseguenza diretta di necrosi del tubulo.

Il gold standard terapeutico, ad oggi, prevede tecniche di dialisi, con una risoluzione solo parziale. In integrazione, si consiglia di alcalinizzare più possibile le urine, aumentare l’introito di liquidi (acqua in primis) e in taluni casi forzare la diuresi. In letteratura, alcune evidenze scientifiche hanno portato buoni risultati con metodi e tecniche di depurazione extracorporee, in grado di rimuovere rapidamente alte dosi di mioglobina e creatina chinasi (CK).

 

Possibili interazioni con farmaci e attività fisica

Una delle principali cause dell’insorgenza della rabdomiolisi è di derivazione iatrogena, a seguito di uso e abuso di farmaci. Una delle classi di farmaci maggiormente nota per causare danni muscolari è quella delle statine, che ha comportato nel 2001 il ritiro dal commercio della cerivastatina, a seguito di severi casi di miopatia e rabdomiolisi con esito fatale. I meccanismi patofisiologici alla base di una rabdomiolisi indotta da farmaci sono di vario genere e bisogna distinguere tra le sostanze che possiedono una tossicità diretta sul tessuto muscolare (rabdomiolisi primaria), da quelle che provocano uno stato che predispone il paziente all’insorgenza di una rabdomiolisi, detta secondaria. Quest’ultima può essere dovuta ad esempio a stati di immobilizzazione prolungata e/o di ischemia muscolare (come nel caso di coma indotto da overdose da oppiacei o altri farmaci depressori del sistema nervoso centrale) o a stati che richiedono un apporto energetico aumentato a livello muscolare (come stati di agitazione o crisi epilettiche farmaco-indotte, distonie, ipertermia da farmaci o droghe). Spesso alla base di una rabdomiolisi vi sono più di un fattore eziologico e/o meccanismi implicati. Vanno anche considerate eventuali interazioni medicamentose, legate all’inibizione dei citocromi epatici e/o delle proteine di trasporto, che interferiscono con il metabolismo e l’eliminazione del farmaco, portando ad un aumento della concentrazione plasmatica dello stesso e di conseguenza ad un aumento del rischio di tossicità muscolare, trattandosi di una reazione avversa in genere dose-dipendente. Il rischio di sviluppare una rabdomiolisi può inoltre aumentare in caso di insufficienza renale o epatica, a dipendenza della via di eliminazione del farmaco. Oltre ai farmaci e alle droghe d’abuso, una rabdomiolisi può essere causata anche da diverse sostanze contenute in prodotti utilizzati quali integratori alimentari, per esempio per perdere peso o aumentare la performance fisica, oppure in prodotti fitoterapici. Un esempio è quello del lievito di riso rosso, ottenuto dalla fermentazione del comune riso da cucina cotto ad opera di un fungo (Monascus purpureus o, più comunemente, lievito rosso) che durante la fermentazione produce varie sostanze tra cui la monacolina K, molecola con la stessa struttura chimica della lovastatina e quindi, quale inibitore della HMG-CoA reduttasi, capace di abbassare il tasso di colesterolo nel sangue. Contenendo una statina a tutti gli effetti, il lievito di riso rosso non è privo delle reazioni avverse tipiche di questa classe di farmaci, tra cui miopatie e rabdomiolisi. Altri esempi di sostanze per cui sono stati riportati casi di rabdomiolisi sono efedrina, creatina, caffeina in elevati dosaggi e liquirizia (su diselettrolitemie).

L’esercizio ad alta intensità è un obiettivo raggiungibile per tutti, ma bisogna rispettare la propria condizione iniziale ed i limiti da essa imposti, impostando un processo graduale di adattamenti positivi. Troppo spesso nel mondo del fitness ci si dimentica di questo aspetto fondamentale e si sta assistendo sempre più a soggetti che lamentano disturbi direttamente relazionabili ad un sovraccarico muscolare, in parte assimilabile alla condizione di rabdomiolisi.

 

E il tè verde?

Noi amanti della natura e del benessere ne conosciamo a pieno le proprietà e i benefici che ne derivano dall’assunzione. Il tè verde è una delle bevande più consumate al mondo, soprattutto dalle popolazioni dei paesi orientali. In particolare alcuni studi hanno mostrato che il consumo di tè verde sarebbe associato a una riduzione del rischio relativo di sviluppare malattie cardiovascolari, malattie neurodegenerative e malattie neoplastiche. I potenziali benefici per la salute associati al consumo di tè verde sono stati in gran parte attribuiti alle proprietà antiossidanti dei polifenoli in esso contenuti, in particolare alle catechine, tra cui la più efficace sembra essere l’epigallocatechina-3-gallato (EGCG).
D’altro canto negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni casi di eventi avversi, principalmente a carico del fegato. Inoltre le catechine del tè verde potrebbero essere in grado di legarsi a determinati farmaci, influenzandone le proprietà farmacocinetiche e farmacodinamiche e potrebbero modulare l’attività di specifici enzimi metabolici o addirittura influenzare l’espressione di geni che codificano per i fattori responsabili della biodisponibilità dei farmaci. Sebbene questi effetti siano già stati dimostrati in studi in vitro e in vivo in modelli animali, nell’uomo sono stati osservati solo in un numero limitato di casi ai comuni dosaggi di consumo del tè. Sempre di più sono invece gli studi che riportano effetti indesiderati derivanti dall’assunzione di tè verde in pazienti in terapia con statine. L’interazione tra i principi attivi del tè verde e quelli delle statine sembrerebbero entrare in conflitto con conseguente riduzione dell’efficacia farmacologica e farmacodinamica di quest’ultimo. Il risultato è la graduale comparsa dei sintomi sopracitati, derivanti dal fatto che le statine circolanti selezionerebbero come sito recettoriale le cellule del sistema muscolare scheletrico, comportandone una disgregazione. Sebbene tali eventi siano da considerarsi rari, una recente pubblicazione di Misaka et al., ha rilevato potenziali effetti negativi del tè verde quando assunto contemporaneamente con altri farmaci. Lo studio è stato condotto per valutare i suoi effetti sulla farmacocinetica e farmacodinamica dell’antipertensivo nadololo e per ottenere informazioni sui possibili meccanismi di interazione.

Ecco dunque come sia giusto sottolineare ancora una volta l’importanza di conoscere attentamente tutti i prodotti e gli alimenti che introduciamo ogni giorno e della loro relazione e interazione con altri alimenti e farmaci. Se leggendo questo articolo vi ritrovate in alcuni di queste condizioni, non esitate a contattare il vostro medico o il vostro specialista di fiducia. Insieme sarà possibile inquadrare il vostro caso specifico e poter impostare al meglio il percorso per voi più indicato.

Riferimenti Scientifici

Tofani L., Rabdomiolisi da farmaci antidislipidemizzanti e da funghi: nuovi parallelismi e spunti per una corretta condotta alimentare, in Difesa sociale, LXXXII, n. 4-5, 2003, pp. 47-58.

Cochrane Database Syst Rev 2009;DOI:310.1002/14651858.CD005004. pub2 CDI

Eur J Clin Pharmacol 2009;65:331-41. CDI NS

 

Adv Pharmacoepidemiol Drug Saf 2014;3:170. CDI NS

 

Expert Opin Drug Metab Toxicol 2012;8:677-89. CDI

 

Phytomedicine 2013;20:1186-9. CDI

 

Clin Pharmacol Ther 2014;95:432-8. CDI

 

Riproduzione vietata. Questo articolo ha solo fine illustrativo e non sostituisce il parere del medico. Non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Termini e Condizioni