I nostri avi parlavano di ‘mens sana in corpore sano’; moderni studi scientifici hanno dimostrato come l’esercizio fisico abbia risvolti benefici per il cervello.

Ma quali sono i reali risultati e gli aspetti sui quali agisce l’attività fisica, come per esempio il peso corporeo, i livelli di glucosio nel sangue, l’istruzione, l’età e molto altro ancora? Sapete che dai 60 anni in poi il cervello perde circa lo 0,2 % del proprio volume? Un buon metodo per contrastare questa perdita è quello di svolgere una leggera attività fisica quotidiana, come 19/20 minuti di camminata. È quanto emerge da numerosi studi, tra cui quello pubblicato della Boston University School of Medicine nel 2019.

 

Attività fisica: definizione e caratteristiche

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per attività fisica si intende “qualunque sforzo esercitato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un consumo di energia superiore a quello in condizioni di riposo”.

L’attività può variare in relazione alla durata, all’intensità, alla frequenza, al numero di gruppi muscolari interessati, determinando adattamenti diversi a livello degli apparati e delle strutture coinvolte. In questa definizione rientrano quindi non solo le attività sportive ma anche semplici movimenti quotidiani come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici.

 

I benefici dell’attività fisica

Lo sport apporta diversi benefici a livello psicologico, fisico e sociale: riduce la pressione arteriosa, controlla il livello di glicemia, modula positivamente il colesterolo nel sangue, aiuta a prevenire le malattie metaboliche, cardiovascolari, neoplastiche, le artrosi e riduce il tessuto adiposo in eccesso. Inoltre, riduce i sintomi di ansia, stress, depressione e solitudine e comporta benefici evidenti per l’apparato muscolare e scheletrico. L’esercizio fisico, preferibilmente di tipo aerobico, non deve essere necessariamente intenso: per essere fisicamente attivi sono sufficienti semplici movimenti che fanno parte della vita quotidiana, come il camminare, ballare, andare in bicicletta e fare i lavori domestici. Infatti, l’attività fisica è definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come “qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico”.

 

Attività fisica e attività cerebrale

Dal punto di vista fisiologico, fa bene alla salute cardiovascolare e respiratoria, ma anche al cervello, quando facciamo attività intensa. Lo sport interviene regolando la secrezione di neurotrasmettitori delle cellule chimiche, responsabili della comunicazione tra neuroni. D’altro canto, interviene la neurogenesi, un processo grazie al quale si creano nuovi neuroni e si rigenerano quelli vecchi, contribuendo alla salute cerebrale e al corretto funzionamento cognitivo. l modo in cui l’attività fisica incide sulla neurogenesi non è del tutto chiaro. Eppure, sono state raccolte prove a sufficienza sul fatto che i livelli di BDNF e di VEGF aumentano dopo l’allenamento. Il BDNF (o fattore neurotrofico cerebrale) e la VEGF (o fattore di crescita dell’endotelio vascolare) sono proteine che contribuiscono rispettivamente alla sopravvivenza dei neuroni e alla formazione di vasi sanguigni.

 

BDNF E VEGF

Si è osservato che il BDNF aumenta da 2 a 3 volte nel nostro cervello quando facciamo attività fisica e i suoi livelli tornano alla normalità circa un’ora dopo. L’aumento dei livelli di questa proteina è associato all’aumento del 2% l’anno del volume dell’ippocampo, il quale decresce dell’1-2% per effetto dell’età.

Per riassumere, l’attività fisica aumenta l’espressione del recettore NMDA nei neuroni dell’ippocampo. L’attivazione di questi recettori incrementa i livelli di calcio nelle sinapsi, favorendo, inoltre, l’attivazione di alcune vie che regolano l’espressione delle proteine BDNF, favorendo così la creazione di nuovi neuroni.

Sebbene il meccanismo che mette in relazione il VEGF e la neurogenesi non è chiaro, sappiamo che è associato alla neurogenesi sia in modo diretto, provocando un cambiamento nelle cellule progenitrice neuronali, e in modo indiretto, aumentando il numero e il perimetro dei vasi sanguigni.

L’incremento dei vasi sanguigni e l’estensione del loro perimetro favorisce una migliore circolazione e, quindi, una migliore salute cellulare. Per quanto riguarda gli effetti dello sport sul cervello, si è notato che l’allenamento stimola l’aumento di cellule progenitrici e riduce la morte cellulare, regolando l’espressione dei macrofagi.

Nell’immagine sottostante, una risonanza magnetica funzionale nella quale è possibile paragonare l’attività cerebrale di un soggetto a riposo e l’attività cerebrale di un soggetto dopo 20 minuti di camminata.

 

Gli studi recenti a supporto di questa tesi

Grazie a un ampio studio, ricercatori tedeschi dell’University Hospital di Muenster hanno dimostrato che essere allenati è associato a una migliore struttura e funzionamento del cervello nei giovani adulti. Un dato che apre alla possibilità che l’aumento dei livelli di fitness possa portare a una migliore capacità cognitiva, nonché a cambiamenti strutturali benefici nel cervello. Lo studio, presentato al Congresso dell’European College of Neuropsychopharmacology di Copenaghen, è pubblicato su ‘Scientific Reports’.

Gli scienziati tedeschi hanno utilizzato un database con 1.206 scansioni cerebrali (risonanza magnetica) all’interno del progetto Human Connectome, e i volontari (età media di 30 anni) sono stati sottoposti a ulteriori test. A ciascun soggetto è stato chiesto di camminare il più velocemente possibile per 2 minuti (è stata poi misurata la distanza coperta), oltre a una serie di test cognitivi per misurare memoria, lucidità, giudizio e ragionamento. Tali aspetti positivi sono stati comprovati su campioni di popolazioni varie. Qualcuno potrebbe supporre che le modificazioni sopracitate siano più facilmente riscontrabili in soggetti giovani a discapito dei più anziani, ma fortunatamente il luogo comune è stato sovvertito.

L’esercizio fisico si può rivelare di importanza fondamentale anche per riprendersi dopo un ictus. Lo rivela un nuovo studio finanziato dalla Heart Foundation che si è avvalso dell’imaging cerebrale proprio per comprendere gli effetti dell’attività fisica sul cervello. I rischi maggiori di una persona che è sopravvissuta ad un ictus risiedono nelle aree relative all’elaborazione delle informazioni, della parola e nelle aree maggiormente a rischio di demenza o di causare la paralisi.
Si tratta del primo studio che mostra che l’esercizio fisico può aiutare i sopravvissuti agli ictus tramite l’imaging a risonanza magnetica. I ricercatori scoprivano un aumento della crescita della lato del cervello danneggiato dall’ictus del 2,9% nell’ippocampo rispetto ai sopravvissuti all’ictus che non avevano seguito questo programma di allenamento.

 

Conclusioni

E’ ormai chiaro a tutti il legame inscindibile tra attività fisica e benessere psico-fisico. Il supporto scientifico e i miglioramenti tecnologici sono al nostro servizio per aiutarci e sostenerci quotidianamente nella scelta dell’esercizio fisico a noi più idoneo. E’ fondamentale al giorno d’oggi prendersi cura di noi stessi, a partire proprio dall’attività fisica.

 

Riferimenti Scientifici

Cristy Phillips 1 “Brain-Derived Neurotrophic Factor, Depression, and Physical Activity: Making the Neuroplastic Connection”. Neural Plast. 2017;2017:7260130. doi: 10.1155/2017/7260130.Epub 2017 Aug 8. PMID: 28928987

 

Naiman A Khan 1Charles H Hillman “The relation of childhood physical activity and aerobic fitness to brain function and cognition: a review”. Pediatr Exerc Sci

. 2014 May;26(2):138-46.  doi: 10.1123/pes.2013-0125.Epub 2014 Apr 10.

PMID: 24722921

 

Kirsten Hötting 1Brigitte Röder “Beneficial effects of physical exercise on neuroplasticity and cognition” . Neurosci Biobehav Rev. 2013 Nov;37(9 Pt B):2243-57.doi: 10.1016/j.neubiorev.2013.04.005. Epub 2013 Apr 25. PMID: 23623982

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