Il termine ‘probiotico’ deriva dal greco “pro-bios” che significa ‘a favore della vita’. I probiotici sono microrganismi viventi e attivi, che troviamo in alimenti o integratori e che possono esercitare un effetto positivo sulla salute dell’organismo rafforzando in particolare il nostro ecosistema intestinale. I probiotici comprendono non solo batteri, ma anche un lievito, il Saccharomyces boulardii.

Le origini

Saccharomyces boulardii è un ceppo di lievito tropicale isolato per la prima volta nel 1923 dallo scienziato francese Henri Boulard dal litchi (o ciliegia cinese), il frutto asiatico che spesso troviamo sulle nostre tavole a natale e dal mangostano, una pianta sempreverde tropicale. La scoperta si deve all’osservazione delle abitudini delle popolazioni locali, che per controllare i sintomi del colera masticavano la buccia dei litchi.

Le proprietà

La sua azione si basa su molteplici meccanismi: effetti immunologici, legame ai patogeni e effetti antitossici. Agisce anche sugli enzimi digestivi. S. boulardii è in grado di creare un ambiente di crescita favorevole per il microbiota intestinale benefico, oltre a costituire una protezione aggiuntiva per lo strato di muco dell’ospite e per la mucosa.

S. boulardii non è un patogeno, e rimane nel tratto gastrointestinale, senza diffondersi in altre parti del corpo. Vive e si riproduce bene alla nostra temperatura corporea, e cioè circa 37 °C.

È resistente agli acidi biliari, alla degradazione proteolitica, ai trattamenti antibatterici e antibiotici, e attraversa indenne lo stomaco. Per questo le sue proprietà sono studiate da anni con grande interesse. La più importante delle quali è sicuramente quella di riuscire a contrastare la diarrea conseguente all’uso prolungato di antibiotici, come ad esempio accade nella terapia dell’Helicobacter Pilori. Gli antibiotici, soprattutto se a largo spettro, possono attaccare il microbioma intestinale e far aumentare la presenza di batteri patogeni, come il Clostridium difficile, che di solito è antibiotico resistente e può causare gravi problemi, soprattutto nei pazienti defedati. S. Boulardii è in grado di inibire la tossina A prodotta da C. Difficile e quindi protegge dai processi infiammatori le mucose intestinali. Si usa come terapia in aggiunta a vancomicina e metronidazolo (AIFA)

In una disbiosi, come durante la diarrea, la principale popolazione microbica (composta principalmente da Lachnospiraceae, Ruminococcaceae, Bacteroidaceae e Prevotellaceae), si riduce drasticamente, di circa un ordine di grandezza. Questo porta ad aumenti transitori di batteri come Enterobacteriaceae, Bifidobacteriaceae e Clostridiaceae che sono potenzialmente patogeni. Il trattamento con S. boulardii nella disbiosi porta ad un miglioramento più rapido e al ritorno ad un microbioma sano in meno tempo. Inoltre contribuisce a far aumentare i batteri produttori di acidi grassi a catena corta che hanno effetto antinfiammatorio e protettivo sulla mucosa.

In anni di studi scientifici su S. Boulardii sono stati identificati diversi effetti sulla salute di bambini e adulti. Infatti il lievito:

  • E’ efficace nel contrastare le diarree di origine infettiva, specie quelle causate da enterovirus, che causano gastroenteriti o la “diarrea del viaggiatore”. Il meccanismo di azione potrebbe essere spiegato con diversi meccanismi, ad esempio un effetto stabilizzante sul microbiota sano e sullo strato di muco. [3] [5]
  • Si può utilizzare con efficacia nei bambini, in caso di diarrea, aiuta infatti a ridurre la frequenza delle scariche e la loro durata. Inoltre contrasta la presenza di Escherichia Coli.
  • Migliora l’infiammazione, i danni della mucosa intestinale e anche la qualità della vita, nelle persone con colon irritabile.
  • Ha effetti anche in caso di infiammazioni croniche dell’intestino, come la colite ulcerosa. Riduce l’infiltrazione delle cellule Th1 nella mucosa del colon, inibisce la formazione di citochine infiammatorie e la colonizzazione da parte di Candida. Si è notata una diminuzione dei livelli ematici e tissutali di citochine proinfiammatorie interleuchina-8 (IL-8) e fattore di necrosi tumorale-α e aumento dei livelli IL-10 antinfiammatori, nonché aumento del Rapporto 10 / IL-12 [1] (IL-12 è un importante iniziatore delle risposte immunitarie cellulari, e IL-10 ne regola l’attivazione)
  • Riduce la frequenza delle scariche e migliora la permeabilità intestinale nei pazienti con morbo di Crohn.
  • In caso di infezione da Helicobacter Pilori, insieme alla terapia convenzionale, aumenta le percentuali di eradicazione e riduce gli effetti collaterali gastrointestinali dei farmaci (diarrea, nausea, vomito, dolori addominali, stomatiti, stipsi…)
  • Nel caso di candidiasi è particolarmente efficace nel ridurre le capacità di adesione della C. albicans e la conseguente reazione infiammatoria dell’ospite.
  • L’assunzione giornaliera ha portato alla riduzione di RLP (remnant lipoprotein – marker predittivo del rischio cardiovascolare) nelle persone con dislipidemia, riducendo quindi il rischio caardiovascolare nei pazienti esaminati [6]
  • In alcuni studi fatti sui topi obesi e diabetici ha modificato profondamente il microbiota intestinale, ridotto la massa grassa, il peso corporeo, la steatosi epatica e lo stato di infiammazione di basso grado. Sul fegato ha agito anche contrastando la progressione della fibrosi. [4]
  • Nei pazienti affetti da HIV riduce sensibilmente la traslocazione batterica e l’infiammazione intestinale. [7]

L’impiego di questo probiotico è considerato sicuro, ad ogni modo non è mai consigliabile iniziare ad integrare i probiotici senza rivolgersi ad uno specialista, soprattutto in corso di malattie gravi e complicate come le malattie croniche intestinali e le infezioni. Lo studio del microbiota infatti non è semplice e il fai da te potrebbe creare danni.

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