grasso bruno benefici

Dott. Michel Brack e Dott. Arnaud Cocaul, estratto dal loro libro “Depurate il grasso interno

Piatta, a tartaruga, molliccia o spudoratamente traboccante, la nostra pancia è oggetto di tutte le attenzioni. E lo è a ragion veduta perché, a quanto pare, molti dei nostri mali nascono proprio dalla pancia, dai disturbi lievi alle malattie più gravi, come la poliartrite reumatoide, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e persino l’Alzheimer e l’autismo.

Dopo aver rivelato l’importanza del microbiota (la flora digestiva che popola l’intestino) per la nostra salute, i ricercatori hanno recentemente scoperto un altro colpevole, un nuovo organo collegato direttamente al cervello: il tessuto adiposo periviscerale, anch’esso pieno di neuroni, ma al tempo stesso aspiratore di sostanze nocive e tossiche.

E tutti possono essere colpiti, le persone in sovrappeso e quelle magre, perché si tratta di un grasso interno. Ora, il tessuto adiposo periviscerale (il grasso interno addominale) e il microbiota dialogano sia tra di loro che con il cervello, operando giorno e notte, producendo ormoni, inviando segnali al cervello e occupandosi del nostro sistema immunitario, mentre l’intestino smista il cibo meticolosamente.

Di norma, il cervello è in grado di adeguare l’apporto di cibo alle reali esigenze del nostro organismo ma, nell’ambiente inquinato in cui viviamo, alcune microparticelle e altri pesticidi penetrano nel nostro tessuto adiposo che li immagazzina – il grasso assorbe tutto! – e li comunica al microbiota e alla sua popolazione batterica.

Questo tessuto adiposo si trasforma fino a modificare i nostri gusti e il nostro comportamento alimentare, inviando messaggi contraddittori al cervello. La conseguenza è che il nostro appetito può aumentare, anche se siamo sazi, e le nostre scelte alimentari possono portarsi sul dolce, il grasso o il salato… in funzione dei desiderata dei nostri batteri.

Conoscevamo già il fegato, i reni, il cuore e il cervello, organi ben circoscritti, e altri più estesi come la pelle, organo barriera, e il sangue, organo liquido. Negli ultimi anni abbiamo scoperto dei piccoli nuovi arrivati che non mancano di originalità. Il primo, il microbiota, gode ultimamente di un grande successo scientifico e mediatico.

Esso costituisce un mondo a sé stante, un pianeta popolato da 100.000 miliardi di abitanti microscopici, un popolo di esseri viventi ultra-ridotti dai nomi «orecchiabili» di Firmicutes, Bacteroidetes e Attinomiceti. Tutto questo piccolo mondo forma il microbiota, con il quale ci scambiamo intelligentemente favori reciproci, e che gioca, tra l’altro, un ruolo fondamentale nello smaltimento dei nostri alimenti.

Scombussolati dal cibo spazzatura e dall’inquinamento, questi batteri, originariamente benefici, contribuiscono, ahinoi, allo sviluppo delle nostre rotondità esterne e interne e hanno delle ripercussioni sulla nostra salute. È qui che interviene un piccolo nuovo arrivato: l’organo adipocitario! Finora chiamato ingiustamente «tessuto adiposo », esso è in realtà molto ricco e complesso.

Si tratta di un vero e proprio organo, composto da miliardi di cellule molto attive, capaci, tra l’altro, di moltiplicare il loro volume per un fattore di 50. Anch’esso è oggetto di migliaia di pubblicazioni scientifiche in tutto il mondo e stravolge il nostro modo di intendere numerose malattie, in primo luogo i problemi di sovrappeso e obesità. Ma non solo. Chi dice organo dice cellule, vasi sanguigni e fasci nervosi. Chi dice organo dice malattie potenziali. Spesso ci ammaliamo perché uno dei nostri organi è malato.

L’epatite è una malattia del fegato, l’insufficienza renale una malattia dei reni, l’Alzheimer una malattia del cervello. Queste patologie organiche hanno tutte degli effetti sul corpo nella sua totalità. Un organo malato ha delle ripercussioni su altri organi, nonché su numerose funzioni ed equilibri del nostro organismo.

Anche l’organo adipocitario (il grasso) può ammalarsi. Non è tanto il fatto di avere del grasso a essere nefasto per la salute, quanto la presenza di grasso malato, in particolare nella parte più bassa del ventre. Gli studi scientifici più recenti mostrano quanto possano danneggiare la salute le malattie di questo nuovo organo. A causa della sua sofferenza, esso detta il suo modo di vedere le cose al cervello, il quale, in preda alla confusione, ci invia a sua volta informazioni sbagliate sul nostro modo di alimentarci.

La malattia lo porta a ordinare azioni deleterie ai batteri intestinali e a produrre i suoi ormoni per fini del tutto personali, vale a dire la sua sopravvivenza ed espansione. Intossicato, esso crea un’infiammazione sorda e insidiosa che prepara il terreno a numerose patologie, dal diabete al cancro, passando per le malattie reumatiche e alcuni disturbi psichiatrici.

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In condizioni normali, il grasso presente nell’organismo costituisce un deposito di riserve tenute ben al caldo per ipotetici periodi di bisogno. Dinanzi all’immagine delle folle che si precipitano nei supermercati per fare il pieno alla minima minaccia di povertà, il nostro corpo previdente immagazzina energia. Ma i periodi di scarsità, perlomeno alimentare, si sono notevolmente ridotti e, nei Paesi economicamente avanzati, si chiamano ormai diete.

Lo stoccaggio dell’energia, assorbita sotto forma di calorie alimentari, non avviene in un grasso qualsiasi, ma essenzialmente in quello brutto, quello dei rotoli di ciccia e delle culotte de cheval. Questo grasso è sgradevole e bianco, talvolta cattivo, e viene chiamato «tessuto adiposo bianco». Dal momento che questo immagazzinamento è pressoché illimitato, si può prendere peso in maniera molto consistente e ingrassare aumentando la massa grassa, composta da tessuto adiposo bianco. Non è un caso che il tessuto adiposo sia l’organo preferito per lo stoccaggio dell’energia.

Il vantaggio di immagazzinare energia sotto forma di grasso sta nel fatto di poter accumulare una quantità importante di riserva energetica in un volume ridotto: 1 grammo di grasso corrisponde a 9 calorie, mentre 1 grammo di carboidrati o di proteine corrisponde a 4 calorie. Se immagazzinassimo energia sotto forma di carboidrati o proteine, avremmo bisogno del doppio dello spazio. Conseguenza: peseremmo due volte di più e questo renderebbe la nostra esistenza sulla Terra ancora più complicata!

L’obesità può essere definita come una malattia dello stoccaggio del tessuto adiposo bianco, ossia un eccesso di massa grassa in rapporto a quella non grassa, detta massa magra. S’ingrassa a livello di tessuto adiposo e non a livello di muscoli od ossa. Non s’ingrassa irrobustendo le ossa, questa è solo un’immagine che serve a tenere la coscienza a posto quando si tratta di ingozzarsi in tutta tranquillità.

L’obesità galoppante è una realtà, una conseguenza della nostra incapacità di adattamento psicologico alla società moderna. L’obesità è una malattia sociale e, dinanzi a essa, non siamo tutti uguali.

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Grasso bianco e Grasso bruno la differenza

I bianchi, un ruolo di primo piano nella regolazione del peso

I più conosciuti sono gli adipociti bianchi, o gli adipociti del tessuto adiposo bianco. Essi sono caratterizzati da un unico, grande serbatoio, detto «vacuolo», pieno di lipidi. Questo adipocita bianco sembra semplicemente immagazzinare energia. D’ora in avanti, sapremo che la sua presenza in eccesso è responsabile dell’obesità. Oltre a costituire questa grossa sacca di grasso, che ricopre un ruolo importante, l’adipocita bianco resta una vera e propria cellula, con un nucleo e tutto un apparato di sintesi di proteine, certo un po’ sacrificato nello spazio che resta libero, ma incredibilmente efficace. Grazie a questo equipaggiamento, degno di qualsiasi altra cellula, l’adipocita bianco partecipa pienamente al metabolismo generale dell’organismo e secerne, tra l’altro, alcuni ormoni che giocano un ruolo fondamentale nella regolazione del peso.

I bruni, un equipaggiamento estremamente funzionale

Gli adipociti bruni sono molto diversi. Essi devono il loro colore a una grande ricchezza di mitocondri e ferro (vedi p. 104). Vere e proprie fabbriche del trattamento del glucosio, i mitocondri, contenuti in ciascuna delle nostre cellule, hanno come funzione principale quella di fornire al corpo l’energia di cui ha bisogno. Grazie a questa grande ricchezza di mitocondri, il tessuto adiposo bruno sprigiona energia sotto forma di calore, bruciando le calorie. Inoltre, gli adipociti bruni godono di una grande rete di vasi sanguigni e di una innervazione diretta attraverso le fibre del sistema nervoso autonomo, quello che agisce senza il nostro consenso, o quasi. Si tratta di cellule più complesse che possiedono, al posto del grande sacco di grassi dei bianchi, numerosi vacuoli sottili, che lasciano tanto spazio a tutto un armamentario molto funzionale.

Questa non è una differenza di poco conto tra gli adipociti bianchi e quelli bruni: i primi fanno stoccaggio, credendosi ancora all’epoca delle carestie, i secondi bruciano calorie e producono calore.

Dott. Michel Brack, specialista in medicina della prevenzione,
fondatore dell’Oxidative Stress College

Dott. Arnaud Cocaul, medico nutrizionista,
coautore dell’applicazione per la salute KcalMe

Estratto dal libro “Depurate il grasso interno” Edizioni Età Dell’Acquario

Photo Credit: Wikimedia Commons / molecola di grasso bruno

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