Sindrome Aerotossica: Le Scie Chimiche danneggiano i passeggeri degli aerei?

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La sindrome aerotossica è oggetto di un numero crescente di articoli ed inchieste televisive inquietanti. Con l’espressione “sindrome aerotossica” viene designata una serie di danni neurologici derivanti dall’inalazione di aria contaminata a bordo di un aeromobile. Il fenomeno colpisce tanto i piloti quanto il personale di cabina nonché i passeggeri, producendo talvolta conseguenze gravi ed invalidanti. Di solito si attribuisce il problema ai vapori tossici di olio lubrificante che filtrano all’interno delle cabine dei velivoli, ma alcuni ricercatori sospettano che la sindrome sia dovuta, invece, ai composti chimici delle chemtrails. Questi composti penetrano nelle cabine piloti e nelle sezioni passeggeri, visto che l’aria contaminata viene prelevata dall’esterno, solitamente, da uno o più motori. Bisogna, infatti, chiedersi il motivo per cui il problema è nato attorno alla fine degli anni ’90 del XX secolo, proprio in concomitanza con l’avvio del “Progetto Teller“. Il fenomeno infatti è più evidente quando un aereo incrocia la scia lasciata da un altro.

Questa sindrome è il risultato della sistematica inalazione dell’aria che circola all’interno dei moderni aerei passeggeri. Ne soffrono infatti soprattutto piloti e assistenti di volo, che passano buona parte della loro vita all’interno di una cabina pressurizzata.

L’aria che si respira a bordo non può venire presa direttamente dall’esterno, poiché sarebbe troppo fredda, ed ha inoltre una pressione troppo bassa. È molto più comodo prendere quella che circola nelle turbine dei motori, che è già stata surriscaldata e portata ad alta pressione. In questo modo, basta convogliarla all’interno della cabina, e si risolvono sia il problema della temperatura che quello della pressione ambientale. (Normalmente l’aria delle turbine viene miscelata al 50% con quella già presente all’interno della cabina, che viene riciclata. Ma alla fine di ogni viaggio tutta l’aria che sarà stata respirata all’interno della cabina sarà stata comunque prelevata dalle turbine dei motori).

Naturalmente, l’aria da respirare viene presa dai compressori prima di venir mescolata al combustibile da bruciare (il termine tecnico è “bleed air”, cioè “aria che sgocciola”). Si tratta quindi, teoricamente, di aria perfettamente pulita, sottoposta ad alta pressione. Ma i compressori, per poter funzionare, devono essere lubrificati, …

… e non sempre i compartimenti che separano l’olio dall’aria compressa sono a perfetta tenuta stagna. Con il passare del tempo le guarnizioni tendono a logorarsi, ed aumenta il rischio di un “travaso” dell’olio, specialmente quando il motore è sotto sforzo, durante le fasi del decollo.

A volte il travaso può essere violento, e i risultati si vedono chiaramente in cabina, con un fenomeno di rapido offuscamento dell’aria, che prende un colore azzurrognolo. Questi episodi vengono definiti “fume event”, e si registrano, secondo la Commissione inglese per la Tossicità, circa su un volo ogni 100.

Ma anche quando il fenomeno non è violento, è possibile che avvenga un continuo e lento travaso del liquido lubrificante nell’aria che viene respirata in cabina. Questo fenomeno può essere percepito con un odore che viene definito di “calze sudate”, di “cane bagnato”, oppure un “dolce profumo d’olio”.

Potrà anche essere dolce, ma di certo non fa bene ai polmoni, anche perché il lubrificante di queste turbine non è un normale idrocarburo, ma è un composto sintetico, studiato appositamente per lavorare a temperature molto alte. Questi composti contengono diversi additivi, che possono decomporsi a causa del calore, risultando quindi ancora più nocivi per chi li inala (colpiscono il sistema nervoso centrale).

Ed ora preparatevi alla solita sequela di fatti già scontati:

1 – Per quanto sia noto già dai primi anni ’80, questo fenomeno non viene ufficialmente riconosciuto dall’industria aeronautica.

2 – Sotto la crescente pressione del personale di volo, diverse compagnie aeree hanno commissionato delle ricerche scientifiche, che però “non hanno trovato prova” di un diretto legame fra il sistema di pressurizzazione dell’aria e i disturbi fisici denunciati dal personale di volo. (Ohibò, che sorpresa).

3 – Quando il personale di volo si reca alle visite mediche, denunciando affaticamento, visione offuscata, tremori, perdita dell’equilibrio, fatica a respirare, palpitazioni cardiache eccetera, si sente quasi sempre rispondere che “si tratta di un fatto psicosomatico”, probabilmente dovuto al “jet-lag”.

Forse non è un caso che i nuovi Boeing 787 (Dreamliner) adottino un sistema radicalmente diverso di compressione dell’aria da respirare: elettrico, indipendente, completamente separato dalle turbine dei motori.

Nel frattempo però ci sono in volo decine di migliaia di aerei che continuano a diffondere vapori più o meno tossici all’interno della cabina passeggeri (pare che i 757 siano i più pericolosi), a causa del sistema di compressione dell’aria attualmente in uso.

Fonti

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4168

http://www.tankerenemy.com/2010/09/sindrome-aerotossica-probabile-un.html

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Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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