In un momento storico come quello che stiamo attraversando da diversi mesi a questa parte, il nostro corpo e la nostra mente sono soggetti a stati d’animo differenti e a situazioni antitetiche tra loro. Da una parte la necessità di guardare positivamente al futuro e di riprendere in mano le nostre vite, dall’altra il timore di una condizione di profonda incertezza economica, politica e sociale. Il risultato, dalle prime indagine sulla nostra popolazione, è un incremento deciso dei nostri livelli di stress, oltre che di sentimenti ed emozioni quali ansia, paura, sconforto, sino a stati depressivi e di isolamento. In tal senso, l’approccio clinico integrato potrebbe rivelarsi un valido sostegno per tutti i soggetti che si ritrovano in questo stato di “stress acuto”. L’analisi degli aspetti legati allo stress (positivo e/o negativo) e la comprensione degli effetti stressi dello stress nella vita di oggi (in termini percettivi e ambientali), aiutano a capire il ruolo di psicologi, psicoterapeuti, nutrizionisti e osteopati nella gestione dello stress.

 

Lo Stress

Il termine “stress” è stato introdotto da Hans Selye, il quale ha contribuito allo studio scientifico sullo stress, introducendo il termine “sindrome generale di adattamento” poiché riteneva che molte parti dell’organismo fossero coinvolte e influenzate dalle reazioni corporee. Si è evinto che il meccanismo alla base dello “stress” coinvolga i sistemi psico-neuro-endocrino-immunitario e determini il nostro stato di allerta e di riposo. Quando tale equilibrio viene conservato nella sua dinamicità si parla di omeostasi; quando avviene un’alterazione dell’equilibrio dinamico interno si parla di allostasi (o carico allostatico). Questa seconda condizione dà origine a un circolo vizioso, sempre più dispendioso energeticamente, che porta ad una condizione sempre più degenerativa, fino alla comparsa sintomatica a vari livelli.

 

Segni e sintomi dello Stress

La presenza duratura di alti livelli di stress si manifesta con un’alterazione dell’equilibrio psicologico e fisico che può portare a complicazioni importanti come irritabilità, intolleranza, ansia, spossatezza, abbassamento delle difese immunitarie, secrezione irregolare di ormoni come adrenalina, noradrenalina e cortisolo, aumento della frequenza cardiaca, aumento del ritmo respiratorio, alterazione della sudorazione, fino ad alterazioni del tratto gastro-enterico e disturbi del sonno. Oltre a danneggiare fisicamente colpisce tendenzialmente anche la sfera psichica e comportamentale, portando ansia, nervosismo, sindromi depressive, abuso di sostanze sedative ed abitudini scorrette e dannose.

Studi Scientifici a sostegno di un approccio integrato

Diversi studi recenti hanno supportato la reale necessità di rinnovare l’approccio clinico ai pazienti che manifestano disturbi legati allo stress. In particolare, in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of the American Osteopathic Association”, realizzato dai colleghi del CIO di Parma, ha confermato come l’osteopatia abbia effetti positivi sullo stress.

Si tratta di uno studio rivoluzionario nel suo genere: rispetto ad altre ricerche effettuate in passato, sono stati raccolti dati biologici che riescono a misurare il livello di stress in individui sottoposti a trattamento manipolativo osteopatico. Si è così scoperto che quest’ultimo riduce notevolmente l’incremento di una serie di parametri che normalmente si registra in condizioni di stress psicologico.

In un secondo articolo, condotto da alcuni ricercatori del New York College of Osteopathic Medicine, è stato comprovato come i trattamenti osteopatici aiutino ad aumentare i livelli di IgAs (Immunoglobuline A secretorie) in persone sottoposte a forti stress emotivi. I markers considerati sono stati gli indici cardiaci, gli aumenti del flusso linfatico attraverso il dotto toracico e la diminuzione del tono simpatico in pazienti appena operati o in terapia intensiva. Da qui, l’ipotesi secondo cui l’Osteopatia possa aumentare i livelli di IgAs in soggetti esposti ad alti livelli di stress emotivo, incrementando le difese immunitarie e, di conseguenza, facilitando la prevenzione di infezioni.

 

Osteopatia e Stress

Come può dunque agire l’osteopata nei confronti di un paziente che presenti segni e sintomi chiaramente legati allo stress?

Rispettando uno dei paradigmi fondamentali della disciplina osteopatica, ovvero la relazione tra struttura e funzione, l’osteopata, trattando e approcciando i tessuti, influenza l’intera fascia. 
In essa ritroviamo tutto il nostro sistema recettoriale, come confermato dagli studi di Schleip e Stecco. Il discorso sarebbe molto articolato, ma cerchiamo di semplificare. Dopo aver raccolto le informazioni necessarie, l’osteopata farà una valutazione completa (viscerale, cranio-sacrale, strutturale e fasciale). Individuerà, quindi, possibili alterazioni di specifici parametri tissutali e, di conseguenza, delle regioni corporee con un carico allostatico maggiore. Le disfunzioni somatiche saranno trattate con precise tecniche manipolative scelte in relazione ai parametri palpatori e ai distretti corporei coinvolti.

Negli ultimi anni l’Osteopatia viene definita come una forma di medicina “salutogenica“, un neologismo che spiega la caratteristica fondante dell’osteopatia stessa. Il Dott. A.T.Still, per contraddistinguere la medicina che stava proponendo, diceva: “compito dell’osteopata è trovare la salute, tutti possono trovare la malattia“. Concetto filosofico particolare, ma efficace per spiegare che l’osteopata è in grado di supportare tutti i processi biochimici che il corpo e il sistema nervoso centrale devono fare per ottimizzare le risorse e dare alla persona una più efficace percezione della salute.

Qual è dunque la relazione tra Stress, Sistema Nervoso e Trattamento Osteopatico?

Lo stress, prolungato nel tempo, iperattiva il sistema nervoso simpatico, il quale innesca dei meccanismi ormonali e di risposta di allarme che determinano un aumento della tonicità fasciale. Le forti tensioni muscolari che molti di noi manifestano a livello cervicale, a livello delle spalle e della colonna in toto, possono avere questo tipo di derivazione. Per anni i ricercatori hanno cercato di trovare il 
link diretto tra iper-ortosimpaticotonia e aumento della tensione della fascia senza successo.  La scoperta è avvenuta nel 2009 grazie ad un gruppo di ricercatori, i quali hanno individuato che il rilascio di TGF-β1 crea un abbassamento del pH tissutale, con conseguente aumento della contrazione dei miofibroblasti. 

Ecco il meccanismo di insorgenza del circolo vizioso: l’aumento della tonicità fasciale stimola le terminazioni nervose del SNA che, a loro volta, aumentano il rilascio di TGF-β1 e mantengono la tensione tissutale.

A livello sistemico il tocco attenua la risposta fisiologica allo stress e fa diminuire l’espressione del cortisolo (tipico marker legato all’attivazione dell’asse HPA). 
Inoltre regola i livelli dell’ossitocina, della vasopressina, il tono vagale, diminuisce la percezione dello stress e quella del dolore, migliora l’umore e aumenta la fiducia nelle altre persone, favorendo comportamenti pro-sociali. Tale condizione era possibile unicamente attraverso il tocco, e dunque il trattamento dei tessuti e della fascia del paziente stesso. Altri studi recenti in campo meccanobiologico hanno confermato come le tecniche manipolative, così come il massaggio e altre manualità proposte da altri terapisti quali massaggiatori, fisioterapisti e chiropratici, agiscano sul sistema nervoso e sono in grado di modulare il sistema nervoso autonomo (SNA), stimolando l’attività parasimpaticotonica, con conseguente effetto anti-infiammatorio e anti-dolorifico.

Non sempre è possibile utilizzare parametri misurabili scientificamente nel trattamento osteopatico, ma spesso si ottengono miglioramenti della qualità della vita come diminuzione della percezione della stanchezza o del dolore.

In conclusione, il ruolo primario dell’osteopatia è quello di facilitare la capacità innata del corpo di adattarsi alle continue richieste dell’ambiente interno ed esterno. Così, l’osteopata, vede il malessere o la malattia come un’interruzione nella normale interazione fra l’anatomia, la fisiologia e la psiche.

Rinnoviamo l’importanza di un approccio integrato e di un dialogo tra i professionisti, con l’intento comune di valutare e individuare i reali disturbi dei pazienti, e di impostare insieme la miglior strategia possibile, in un’ottica di ricerca di salute e benessere duraturo.

 

 

 

Riferimenti Scientifici

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