Azienda agricola nel deserto coltiva 17000 tonnellate di cibo senza terreno fertile, pesticidi, combustibili fossili e acquedotti

23 Commenti

Sundrop Farms

E’ nata la prima azienda al mondo a utilizzare l’acqua di mare e la luce del sole per crescere il cibo nel mezzo di un deserto.

Utilizzando bucce di cocco, 23000 specchi per riflettere l’energia solare e la distillazione dell’acqua salata del mare, l’azienda agricola Sundrop situata a Porto Augusta, una zona desertica australiana, sta facendo davvero dell’incredibile. Il loro sistema si è dimostrato essere una novità eco- sostenibile per la coltivazione di alimenti in un modo nuovo, senza necessità di ricorrere a pesticidi, di affidarsi alla pioggia o di cercare combustibili fossili per alimentare la loro fattoria di 20 ettari.

La popolazione è in aumento, cosi la domanda globale di cibo aumenterà. Anche se avrebbe bisogno di un freno, dal momento che circa un terzo di tutti i prodotti alimentari a livello globale ogni anno viene buttato, al costo di circa 680 miliari di dollari per i paesi industrializzati e 315 miliardi di dollari per i paesi emergenti, esistono modi con cui possiamo creare cibo in modo sostenibile senza pesare sulle risorse del pianeta.

I tre maggiori ostacoli alla crescita di alimenti senza pesticidi per la maggior parte degli agricoltori sono l’acqua, la terra e l’energia. Rompendo la nostra dipendenza da queste risorse limitate, e rispettando le pratiche agricole tradizionali, è possibile coltivare più cibo per più persone.

I cambiamenti climatici, l’erosione dei terreni da parte delle multinazionali agricola (Monsanto, Bayer per citarne alcune), la siccità, le inondazioni e l’invasione di insetti non sono più una preoccupazione per gli agricoltori innovativi. La capacità di Sundrop di potare avanti, nonostante condizioni meteorologiche estreme è stata dimostrata poche settimane fa quando una tempesta come non se ne vedevano da 50 anni ha colpito l’Australia del Sud. La Sundrop Farms è stata in grado di utilizzare la forza del vento e continuare il lavoro nonostante un blackout di massa che ha paralizzato gran parte della zona.

Trattando l’acqua salmastra dal golfo di Spencer e riutilizzandola in un’enorme serra foderata di cartone, la Sundrop evita di dover fare affidamento sulle acque sotterranee. Gli agricoltori devastati dalla siccità della California hanno recentemente utilizzato più di 300 litri d’acqua per far crescere solo una piccola manciata di mandorle, e un uso simile sconsiderato dell’acqua in agricoltura non è raro.

La Sundrop cresce anche idroponicamente riducendo il fabbisogno complessivo di acqua rendendo la necessità di terreno un punto controverso. Utilizzando uno stuolo di specchi per reindirizzare il sole del deserto, tutte le esigenze della fattoria sono soltanto la luce del sole e un po’ di acqua di mare per crescere 17000 tonnellate di cibo ogni anno.

sundrop farms struttura

L’azienda inoltre non utilizza fertilizzanti chimici e pesticidi, in quanto impiega insetti benefici per distruggere i parassiti che potrebbero danneggiare le colture. Crescono solo prodotti non OGM che vengono venduti nei negozi alimentari in Australia. Rappresentano circa il 13% della quota di mercato in Australia e sarà venduta a un prezzo fisso per 10 anni esclusivamente presso i supermercati Coles.

Philipp Saumweber, presidente e CEO della Sundrop Farms ha detto: “Siamo in grado di fornire una reale risposta alla domanda e un prodotto di qualità superiore ad un prezzo migliore tutto l’anno, perché facciamo tutto in un ambiente controllato, sappiamo quali sono i nostri costi di produzione e stiamo facendo tutto su basi rinnovabili.

Come se questo non fosse abbastanza sbalorditivo, l’azienda ha una crescita del cibo coltivato tutto l’anno, grazie al riscaldamento della serra in inverno con 39 megawatt di energia pulita acquisita con l’energia solare.

Anche se l’azienda è costata 200 milioni di dollari per la costruzione, gli imprenditori sanno che gli investimenti varranno a lungo termine, dal momento che non avranno mai a che fare con i combustibili fossili. Sundrop dice che “stanno rompendo la dipendenza dell’agricoltura dalle risorse limitate“.

Oltre alla fattoria australiana, è in costruzione una fattoria nel Tennessee, negli Stati Uniti, ed è stata appena completata la costruzione della loro prima azienda europea in Portogallo.

Questa azienda dimostra, ancora una volta, che il mito promosso dalle aziende biotech di aver bisogno di milioni di chili di pesticidi cancerogeni per far crescere il cibo geneticamente modificato per nutrire la popolazione, è davvero un’invenzione. Dalle piccola aziende biologiche che utilizzano tecniche antiche per aumentare la resa, a questa fattoria che utilizza una versione più recente della tecnologia, si è veramente dimostrato come non abbiamo bisogno di altro se non di un po’ più di olio di gomito e fantasia per sfamare tutti con un’alimentazione sana e sostenibile.

Speriamo che sempre più aziende in tutto il mondo facciano affidamento su questa “tecnologia buona” per salvare il pianeta ed anche la nostra salute offrendo un cibo sano e ricco di nutrienti.

Leggi anche

I pesticidi in frutta e verdura danneggiano il DNA

Frutta e verdura hanno l’80% in meno di vitamine e minerali rispetto a 30 anni fa

Mangiare biologico per una settimana riduce i livelli di pesticidi nel corpo del 90%

Riferimenti
Sundrop Farms
– Desert Farm Grows 17,000 Tons of Food without Soil, Pesticides, Fossil Fuels or Groundwater The Mind Unleashed
– World’s First Farm to Use Solar Power and Seawater Opens in Australia. Ecowatch

Disclaimer: Questo articolo non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento. Disclaimer completo Riproduzione consentita solo se l'articolo non viene modificato, includendo i link incorporati e riportando la fonte attiva. In tutti gli altri casi riproduzione vietata.
Riccardo Lautizi

Autore

Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

Leggi anche
loading...

23 Commenti su questo post

  1. Nemo Faflone Nemo Faflone says:

    Questo secondo me è il vero progresso per l’umanità (non dilapidare immensi capitali per cercare l”acqua su marte ) il futuro è in questa azienda

    • franfil says:

      per produrre con questa “fabbrica”, verdure del valore di 200 milioni di dollari (costo dell’impianto) ci vorranno 80 anni,…nel frattempo sarebbe da rifare ( dopo soli 40 anni ) a causa dell’usura (e’ un fallimento) ,..quelli che hanno speso quei soldi per fare questa cosa , ne avevano a iosa , sia di soldi che di fantasia

  2. Ok…dov’è il trucco..perchè non andare ad investire in Africa, anziché in Portogallo..o altrove? Chiedo..

  3. quando lo sapranno gli arabi, per loro sarà un gioco spendere miliardi per creare aziende agricole nei loro deserti.

    • franfil says:

      no,…che dici ? ….per loro e’ attualmente un gioco comperare derrate alimentari (hanno i soldi derivanti dal petrolio )
      Non credo al tuo oroscopo

  4. Gli arabi sono il futuro del mondo non spendono soldi i puttanate

    • Andrea Pilati per www.traterraecielo.live says:

      …a parte la pista da sci a Dubai, le isole artificiali e i grattacieli oltre le nuvole. Sarà forse la vanità di un bambino che ha troppi giocattoli? Per non parlare degli armamenti dati all’ISIS, ma questo è un altro discorso.

  5. franfil says:

    200 milioni di dollari spesi inutilmente , guardate le montagne con tanti torrenti, , le colline con tante sorgenti milioni di ettari coltivabili con una spesa minima e questi si vanno ad inventare una specie di cibo chimico fatto in “fabbrica

  6. ILIANO GUGLIELMI BOLOGNA says:

    Il conto non va fatto solo in dollari (“immangiabili”), però il reale beneficio o lo spreco nei tempi lunghi va fatto (spesso si “vendono” notizie che poi si dimostrano infondate sul piano della sostenibilità: quindi non mi esprimo in modo netto. Vorrei però ricordare che vi sono altre iniziative di grande interesse fra, cui – sottolineo senza essere unintenditore- la coltivazione idroponica (credo si dica cisì) degli ortaggi. In pratica, in capannoni, senza diserbanti o antiocrittogamici, scorie, scarichi inquinanti delle falde, ecc, le piante assorbono direttamente da acqua circolante i nutrienti ivi immessi in circolo, secondo controllate concentrazioni (elettronica, esperienza, ecc), il tutto anche al riparo da grandine, gelate, ecc…. La qualità organolettica dei prodotti non la conosco, forse non è proprio “DOC”, ma la salute e l’ambiente ne trarrebbero un immaginabile beneficio, aperto anche ad allargamenti di tali procedure produttive.Saluti

    • Andrea Pilati per www.traterraecielo.live says:

      Qui da noi abbiamo un agricoltore che produce ortaggi e frutta senza alcun concime, senza rivoltare zolle (deleterio), senza pesticidi, diserbanti, antiparassitari. È il top del biologico a tal punto da avere superato qualità e produzione dei migliori produttori di frutta e verdura bio. http://www.aziendagricolamanenti.it/

  7. Andrea Pilati per www.traterraecielo.live says:

    Buongiorno a tutti
    È una bella notizia; questo significa che è possibile percorrere strade alternative e con successo. Alcuni piccoli appunti però: a riguardo la produzione di energia elettrica stiamo ancora considerando l’eolico e il fotovoltaico/solare termico come la manna dal cielo ma sono tecnologie vecchie di 100 anni. Consideriamo che Einstein ha vinto il Nobel nel 1921 per avere scoperto l’effetto fotoelettrico dal quale deriva l’odierno pannello fotovoltaico (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein) che ha una resa ridicola e così pure l’eolico se rapportato alla tecnologia ed alla complessità dell’installazione. Oggi giorno abbiamo tecnologie molto più pulite e con rese infinitamente maggiori. È il caso della fusione fredda di Andrea Rossi con il generatore E-Cat (http://www.ecatnews.it/) che sfrutta l’energia dalla reazione del nichel con il quale si può estrarre energia con un rapporto 1/200, abbiamo i generatori a cavitazione che sfruttano la caratteristica di creare plasma ad alta temperatura dalla rotazione di uno speciale tamburo a bagno d’acqua in camera ermetica in grado di fornire calore a fronte di un irrisorio consumo di corrente e elettrica oppure ancora il dispositivo a cavitazione a microonde sviluppato e prodotto da Roger Shawyer in grado di dare propulsione senza carburante. E come non menzionare il dispositivo prodotto e testato da Nikola Tesla con il quale, prelevando energia dal vuoto quantistico, presente in quantità infinita tutto intorno a noi, era in grado di alimentare un motore elettrico installato su di una autovettura. Rendiamoci conto che quello che ci viene proposto sono tecnologie paleolitiche in mano a privati. Per farsi una idea di quello che è stato scoperto nel secolo scorso propongo la lettura di questo articolo: https://traterraecielo.live/2017/01/02/ritorno-al-passato-per-prepararci-al-futuro/
    A noi, in fondo, danno i giocattoli.

  8. Elena says:

    Non ho capito perchè coltivano solo pomodori.

  9. Elena says:

    Consiglio di cercare Pascal Poot (http://www.pianteinnovative.it/2016/05/24/pomodori-senza-acqua-pascal-poot/)
    E leggere la rivoluzione del filo di paglia (Fukuoka)
    se ancora non li conoscete

  10. stefano salvia says:

    interessante. ci sono solo un po’ di cosette che non mi tornano: “senza uso di combustibili fossili”. ok. le bucce di cocco sono emigrate lì di spontanea volontà?
    ma tralasciamo ‘sto punto. tanto, mi par di capire, le bucce di cocco servono solo come substrato passivo, quindi non sono “a consumo” e, portate una volta, le riusi in continuazione.
    ma qui veniamo proprio al punto che mi interessa: in assenza di suolo, i nutrienti per la crescita e la produzione, le povere piantine, da dove li prendono?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *