Uno studio: la radioterapia può rendere il tumore 30 volte più aggressivo

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Recenti studi hanno messo in luce la possibilità che le mammografie a raggi-X potrebbero contribuire a un’epidemia di tumori al seno indotti dalle radiazioni. In uno studio intitolato “I trattamenti da radiazione generano cellule staminali cancerogene dalle cellule aggressive di tumori al seno” pubblicato nella rivista Cancer del 1° Luglio del 2012, i ricercatori del dipartimento di Oncologia dell’ UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center affermano che il trattamento da radiazione effettivamente porta le cellule tumorali del seno a trasformarsi in cellule ancora più maligne.

I ricercatori hanno scoperto che anche quando le radiazioni uccidono la metà delle cellule tumorali trattate, quelle sopravvissute che sono resistenti al trattamento, conosciute come cellule staminali cangerogene indotte (iBCSCs), avevano la probabilità 30 volte maggiore di sviluppare tumori rispetto alle cellule non irradiate. In altre parole, i trattamenti da radiazione fanno regredire la popolazione totale delle cellule cancerogene, generando la falsa apparenza  che il trattamento stia funzionando, ma effettivamente aumentano la probabilità di trasformare le cellule benigne del tumore in maligne, portando eventualmente a una morte iatrogenica (indotta dal trattamento) del paziente.

Uno studio connesso pubblicato nella rivista Stem Cells intitolato “Riprogrammazione delle cellule del seno indotte da radiazione” dimostra come la radiazione ionizzante riprogramma le cellule cancerogene meno maligne (non differenziate) in iBCSCs, aiutando a comprendere perchè i trattamenti convenzionali effettivamente hanno aumentato la popolazione affetta da tumore con alti livelli di cellule resistenti al trattamento.

Per comprendere come i trattamenti convenzionali portino i cancri a diventare maligni dobbiamo prima comprendere cosa è realmente il cancro.

COSA SONO LE CELLULE STAMINALI CANCEROGENE E PERCHÉ SONO RESISTENTI AL TRATTAMENTO?

I tumori sono degli assembramenti altamente organizzati di cellulesorprendemente ben coordinati per essere cellule supposte di essere il risultato di una mutazione random. Sono capaci di costruire le proprie provviste di sangue (angiogenesi), di difendersi dai silenziosi geni tumore soppressori, di secernere enzimi corrosivi che viaggiano liberamente nel corpo, alterare il proprio metabolismo per vivere in assenza d’ossigeno e in un ambiente fortemente acido, infine sanno come rimuovere le proteine transmembrana recettori per sfuggire al rilevamento dei globuli bianchi.

I tumori sono composti da un ampio spettro di cellule, molte delle quali sono completamente benigne.

Le cellule più letali che si possono trovare in un tumore sono conosciute come cellule staminali cancerogene (CSCs), e hanno l’abilità di generare tutte i tipi di cellule trovate nel tumore stesso.

Sono capaci di dividersi con la mitosi per formare altre due CSCs (aumentando la loro popolazione staminale), o in una cellula figlia che può differenziarsi in una varietà di cellule e un’altra cellula figlia che conserva le proprietà della cellula staminale madre.

Questo vuol dire che le CSCs sono tumorigeniche (formano il tumore) e dovrebbero essere il principale bersaglio dei trattamenti al cancro perché sono capaci sia di creare il tumore che di sostenerlo. Sono anche sempre più riconosciute come la causa delle ricadute e delle metastasi che seguono spesso ai trattamenti convenzionali.

Le CSCs sono eccezionalmente resistenti ai trattamenti convenzionali per le seguenti ragioni:

  1. Ci sono meno di 1 CSCs su 10.000 cellule in un determinato cancro, rendendo difficile distruggerle senza eliminare anche la maggior parte delle altre cellule che costituiscono il tumore (1)
  2. Le CSCs si duplicano lentamente, il che rende meno probabile la loro distruzione con la chemio e la radioterapia che puntano a distruggere le cellule che si dividono più rapidamente.
  3. Le chemioterapie convenzionali bersagliano le cellule differenziate, che formano la gran parte del tumore, ma queste sono incapaci di generare nuove cellule come le CSCs che sono indifferenziate.

L’esistenza delle CSCs spiega perché i trattamenti convenzionali al cancro hanno completamente mancato il bersaglio per quanto riguarda l’individuazione della causa primaria dei tumori. Una ragione è il fatto che i trattamenti esistenti sono stati sviluppati soprattutto su modelli animali dove lo scopo è quello di far ritirare il tumore. Poiché i topi sono gli animali più usati e la durata della loro vita non supera i due anni, la ricomparsa del tumore è molto difficile se non impossibile da studiare.

La prima chemioterapia non uccide mai l’intero tumore, ma solo una percentuale. Questo fenomeno è chiamato distruzione frazionata.  Lo scopo è quello di fare cicli di trattamento ripetuti (di solito sei) per far regredire il tumore fino a zero, senza uccidere il paziente.

Quello che normalmente accade è che il tumore uccide in maniera selettiva la popolazione di cellule meno dannosa (cellule figlie), accrescendo la percentuale di CSCs benigne e/o  meno maligne. Non è molto differente da quello che succede quando, per trattare una certa infezione, viene usato l’antibiotico. Il farmaco può eliminare il 99.9% dei batteri incriminati, ma l’1% che rimane possiede o sviluppa una resistenza all’agente, permettendo a quell’1% di tornare più forte di prima nel tempo.

L’antibiotico uccide anche i batteri benefici che aiutano il corpo a uccidere l’infezione naturalmente, nello stesso modo in cui la chemioterapia uccide il sistema immunitario del paziente (globuli bianchi e midollo osseo), supportando in definitiva le condizioni sottostanti che rendono più probabile una recidiva della malattia.

La verità è che la chemioterapia, anche se riduce il volume del tumore, aumentando il rapporto tra CSCs e cellule figlie benigne, può rendere il cancro ancora più maligno.

Anche la radioterapia ha dimostrato di aumentare il numero di CSCs nella prostata, causando una conseguente recidiva del cancro e prognosi aggravate.(2) Le CSCs possono anche spiegare perché la terapia della castrazione spesso fallisce nel trattamento del tumore alla prostata. (3)

 

(1) Human acute myeloid leukemia is organized as a hierarchy that originates from a primitive hematopoietic cell. Nat Med. 1997 Jul ;3(7):730-7. PMID: 9212098

(2) Long-term recovery of irradiated prostate cancer increases cancer stem cells. Prostate. 2012 Apr 18. Epub 2012 Apr 18. PMID: 22513891

(3) Stem-Like Cells with Luminal Progenitor Phenotype Survive Castration in Human Prostate Cancer. Stem Cells. 2012 Mar 21. Epub 2012 Mar 21. PMID: 22438320

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Riccardo Lautizi

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Riccardo Lautizi

Dioni aka Riccardo Lautizi, ingegnere e naturopata olistico specializzato in educazione alimentare e crescita personale, si dedica alla ricerca di tutto quello che riguarda il benessere dell’uomo e alla riscoperta della conoscenza della natura e dell’universo persa in quello che viene chiamato “progresso”. Fin dall’adolescenza indaga tutti i campi della conoscenza per trovare le risposte che ci permettono di avere una vita sana, gioiosa e degna di essere vissuta. Condivide un sapere che collega le più recenti scoperte scientifiche alla conoscenza millenaria di tutte le tradizioni fornendo consigli pratici da attuare nella vita quotidiana. E' fondatore anche del portale www.non-dualita.it

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13 Commenti su questo post

  1. è sempre un piacere Ieggere qst notizie!

  2. Alberto says:

    Ma allora come spieghi che le cure di brachiterapia alla prostata, se il tumore è preso in tempo ( nel senso che non ha invaso più del 30% della ghiandola) sono state tutte positive, da quando all’ospedale di Trento hanno cominciato circa 20 anni fa, e continuano tuttora a praticarle? Eppure le radiazioni indotte molto localmente nella ghiandola, con l’impianto di questi semi radioattivi (Iodio 125) dovrebbero aver dato un esito contrario, stando agli studi che si citano, almeno in qualche caso sui circa 1000 trattati in questi anni. Ma non si riscontrano su circa 1000 pazienti, casi di recidiva.
    (Non riporto articoli, ma le esperienze vissute personalmente e le statistiche dell’Ospedale di Trento).
    Grazie

  3. è quello che è successo a mia madre!

    • Alberto says:

      Non voglio dire che le radiazioni siano inoffensive, ( mi sono laureato in chimica nucleare, e ho lavorato con materiale radioattivo ) ma che si lanci un allarme “sicuro ” del tipo “il trattamento da radiazione effettivamente porta le cellule tumorali del seno a trasformarsi in cellule ancora più maligne,” mentre tutti sappiamo che non esiste una cura con effetto garantito (100%) contro i tumori, mi sembra alquanto “pesante”. Avrei preferito una informazione più equilibrata, anche se è corretto, in senso probabilistico, ciò che è riportato. Mettiamo che si dica invece “le eventuali cellule tumorali sopravvissute potrebbero trasformarsi ….. Questa mi sembra “informazione scientifica” corretta. Grazie

  4. E tutto un giro di soldi

  5. E vero anche mio suocero è peggiorato tantissimo

  6. Anonimo says:

    Dott. Francisco Diaz, anche Lei la pensa cosí, giusto?

  7. Come intuivo…..

  8. Io sono guarita. Dipende.

  9. malcolm says:

    Ma la mammografia e la radioterapia non sono due cose diverse?

  10. malcolm says:

    Come mai leggendo l’articolo della pubblicazione alla fine precisa quanto segue:
    Dr. Pajonk says the study does not discredit radiation therapy. “Patients come to me scared by the idea that radiation generates these cells, but it truly is the safest and most effective therapy there is.”

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